Oggi, in Terza, comincio una piccola serie di lezioni sulla Commedia di Dante. Non dovrei, visto che ho solo la cattedra di latino, ma ho accettato la proposta della collega di italiano, in qualità, come dice lei, di “esperto”. Parlo di metafora del viaggio, di trasmissione del testo, di numerologia e di allegoria: cioè di argomenti che conosco bene. A sentire la lezione c’è anche un’altra collega, che mi ha ripetutamente chiesto di poter venire. Tutto congiura affinché io mi senta un po’ lusingato e parecchio motivato.
Ed è così infatti. Sento (e sono cose che ogni tanto si sentono) che la lezione viene bene, che forse la collega presente parlerà bene di me, che addirittura anche i ragazzi, magari, potranno essere un po’ contenti. Eppure.
Eppure è come se qualcosa sfuggisse un po’ sempre dalle mani, negli ultimi anni. Anche quando gli occhi sono attenti. Anche quando sembra che la faccenda abbia un qualche senso. Alla fine della lezione sono quasi in apnea, ho solo voglia di fumare, di uscire, sono stanchissimo. E, mentre esco e saluto, è quasi come se mi vedessi dall’esterno e compatissi in qualche modo il mio stesso entusiasmo. Mi faccio un po’ ridere insomma. E lo so che non dovrei, lo so già da solo.


perche’ sai benissimo che anche se i tuoi alunni si ricorderanno delle tue stupende lezioni, e i colleghi parleranno bene di te, ti accompagnera’ sempre la sensazione che le tue fatiche non saranno comunque abbastanza gratificate dai ricordi dei tuoi alunni e dai quattro soldi che ti arrivano a fine mese…………..con affetto