Questa settimana (e anche le prossime due o tre), per ragioni personali che non ho alcuna intenzione di rivelare, mi toccano solo film “classici”, quelli che hanno fatto la storia del cinema. Tutto sommato è un bene, perché altrimenti finisce che uno non li vede mai. Certo, il post finirà per risultare molto pesante per quelli che non sono cinefili (come non lo sono io, in senso tecnico) e invece sarà insopportabilmente naïf per quelli che lo sono davvero. Pazienza. Non leggetelo, che non se la prende mica nessuno.

La grande illusione, di Jean Renoir
(Morandini 5 stelle; e, più modestamente, anch’io)
È sempre parecchio difficile dire qualcosa su questi grandi classici del cinema. Questo è un film che risulta nella top ten di tutti i tempi in quasi tutte le classifiche che siano mai state stilate (è anche ripetutamente citato da Woody Allen, in Manhattan, come suo film preferito). Pacifista e antimilitarista, è una storia di prigionia e di evasione, con alcuni personaggi e attori straordinari (Jean Gabin che interpreta Marechal; Pierre Fresnay che è il capitano de Boeldieu; Erich von Stroheim: nei panni del carceriere, il capitano von Rauffenstein). Indimenticabili soprattutto i guanti di Boeldieu e la fuga finale in mezzo alla neve. E niente di dimenticabile, invece.
Il disprezzo, di Jean-Luc Godard
(Morandini 3 stelle; anch’io, ma solo per la Bardot)
Storia di una crisi matrimoniale, ma anche dei compromessi tra il mondo un po’ pavido della cultura e dell’arte con quello ben più spietato del potere e del denaro. Indimenticabile è Brigitte Bardot, bellissima nella scena in cui elenca parolacce e in quella in cui è coperta soltanto da un libro aperto sulle natiche; ma anche alcune scene girate sulla costa di Capri, di una luminosità accecante. Dimenticabili tante altre cose, secondo me, e quasi tutti i personaggi maschili, molto stereotipati: un film su cui si sente molto il peso degli anni.
I soliti ignoti, di Mario Monicelli
(Morandini 4 stelle; e anch’io)
Una commedia che è diventata un classico, forse più citata che vista. Ma il confronto con qualsiasi commedia girata in Italia negli ultimi vent’anni è davvero impietoso: perché troppo si nota che qualche decennio fa avevamo tante idee e tanto talento per realizzarle. Indimenticabili gli attori protagonisti (da Totò a Mastroianni a Gassman) e alcune situazioni comiche davvero irresistibili (tra cui ovviamente il mitico finale a pasta e ceci).
Ladri di biciclette, di Vittorio de Sica
(Morandini 5 stelle; ovvio)
Non dico nulla. Solo che non l’avevo mai visto (mi devo vergognare? Mah, ho come l’impressione che siano in tanti a parlarne senza sapere di cosa parlano), perché credevo fosse troppo“pesante”, e rimandavo sempre. E invece: un’ora e mezzo con gli occhi che non possono staccarsi dallo schermo, un finale da brividi, personaggi strepitosi. Quando li guarda, uno capisce perché si chiamano “classici”.
Fronte del porto, di Elia Kazan
(Morandini 4 stelle; per me 3 e 1/2)
Storia di colpa, dannazione e redenzione, ambientata nel porto di New York, dove il racket imperversa e sfrutta i lavoratori. Certo, essendo noi abituati a ben altro, ci saltano agli occhi molte ingenuità e molte situazione datate. Ma c’è Marlon Brando, che riscatta tutto il resto, con il suo modo di recitare tutto sguardi, smorfie e sopraccigli.

