È morto John Updike, uno degli scrittori americani più amati in patria. Ha scritto molto, raccontando soprattutto quell’America che noi chiamiamo «profonda», con le sue ipocrisie e la sua adulterina rivoluzione sessuale di quartiere (io mi ricordo di Coppie, per esempio). Poi, nel 2006, ha pubblicato il romanzo Terrorista, che aveva fatto storcere il naso a tanti, ma a me era piaciuto abbastanza, benché visibilmente provocatorio e costruito forse un po’ troppo “a tesi”. Presentando quel libro alla stampa, aveva dichiarato: «Io credo di avvertire il declino dell’America – chiamiamolo con il suo nome – e, senza sentirmi meno americano di altri, il sudiciume di tutti noi».
Non so da che parte stesse, a proposito dell’elezione di Obama. Però ha fatto in tempo a vederlo, e a vedere le code degli elettori fuori dai seggi, questo senz’altro.
(update: qui c’è una breve ma splendida video-intervista del New York Times a Updike, dell’ottobre 2008: stava dalla parte di Obama)

