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lo scorfano

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come ho imparato a leggere

09/02/2009 di lo scorfano

non-e-uno-sport-per-signorine1Certe cose si vedono con gli occhi, altre si immaginano con il pensiero: è ovvio, non occorre nemmeno dirlo. Leggere invece è un’operazione un po’ più complicata: perché leggere pretende che, mentre gli occhi vedono, il pensiero immagini qualcosa di cui non c’è traccia, se non nei piccoli segni alfabetici che punteggiano la pagina. Ecco perché leggere richiede un vedere diverso; ed ecco perché la letteratura è parente del cinema ma non ne è sorella; così come non è sorella della pittura e nemmeno lontana cugina della televisione. Perché non le è mai sufficiente il vedere senza l’immaginare.

Questo mi dico, spesso, quando realizzo che i miei alunni leggono poco, perché fanno troppa fatica a leggere. Come se non fosse nemmeno del tutto colpa loro, ma di una fatica divenuta assolutamente troppo grande. Cerco anche delle spiegazioni, leggo saggi di esperti e di sociologi, ma non trovo nulla che mi soddisfi in pieno. Tutte le spiegazioni mi sembrano troppo generiche e a tratti anche un po’ moralistiche, incapaci di rispondere davvero con precisione alle mie domande. Perché è così più faticoso leggere per i ragazzi di oggi di quanto non lo fosse per noi vent’anni fa? Perché noi cercavamo risposte nei libri (e anche nelle poesie, alcuni di noi) e a molti di loro invece non verrebbe neppure in mente? È qualcosa che ha a che fare con la concentrazione del “vedere” i segni alfabetici, o invece con lo sforzo dell’immaginare con la fantasia?

Ecco, non ho risposte, ma credo si tratti più di una debolezza relativa al secondo aspetto, quello legato alla fantasia e all’immaginazione. Non ho nessuna prova, naturalmente. Ma ho un piccolo indizio. Che non fa una prova, ma è pur sempre un indizio.

L’indizio si chiama pornografia.     

onan-un-espertoMi spiego subito: c’è una cosa che indubbiamente i diciottenni di oggi affrontano con la stessa identica e focosa passione dei diciottenni di vent’anni o di cinquant’anni fa. È la masturbazione. I diciottenni (e i quindicenni, i sedicenni, tutti gli adolescenti, insomma) si dedicano all’autoerotismo con dedizione e abnegazione. E ricavandone grande soddisfazione. Lo facevamo anche noi. A volte mi chiedo persino come potessimo reggere certi ritmi. Ma lo facevamo, eccome. Ed era gratis soprattutto. Ci si chiudeva in bagno o in qualsiasi luogo in cui la privacy lo consentisse (i genitori erano piuttosto avari di privacy in quegli anni), e in clandestinità ci si faceva una pippa. Era bellissimo a volte. Ad occhi chiusi, con il “coso” in mano, ci si immaginavano amiche, attrici, compagne di scuola e di sport… Ci si immaginava di tutto, appunto. Con gli occhi chiusi.

Oggi, però, le modalità di approccio alla pippa mi sa che sono un po’ cambiate. Quando chiedo ai miei alunni se usano internet, per esempio, mi parlano di due cose soltanto: feisbuk e lo scaricamento di film pornografici. Io, alla loro età, nemmeno sapevo cosa potesse essere un film porno. C’era un solo cinema a luci rosse nella mia città, e già soltanto il passarci davanti e sbirciare le locandine pareva un gesto di perversione estrema. Le videocassette non esistevano ancora. A volte poteva succedere che qualcuno, a scuola o nello spogliatoio della piscina, portasse un giornaletto porno e tutti riuscissero a intravvedere qualcosa: ma insomma, era più goliardia che sesso solitario. Anche perché lì, in piedi, tutti ammucchiati, farsi una sega era sostanzialmente impossibile.

(Viene in mente l’Amarcord di Fellini e l’indimenticabile scena della masturbazione collettiva nell’auto… ma è un film, la realtà era spesso meno comica di così; e non è un caso che si chiami sesso solitario.)

Quindi si tornava a casa e si cercava di recuperare con la memoria qutipica fantasia erotica dell'insegnanteelle fotografie intravviste sul giornale. Con gli occhi chiusi, le immagini scorrevano nella mente e si passava dalle attrici del porno alle ragazze della squadra di nuoto, dalle star del cinema alle signore del vicinato. Era un caleidoscopio di ragazze e donne immaginate nude, un montaggio sempre più frenetico di fantasie, di inquadrature meravigliose e arditissime.

Oggi è diverso, mi sa. Oggi, se proprio ci devo pensare, sono costretto a immaginare i miei alunni con il loro “coso” in mano davanti a uno schermo  a cristalli liquidi. Con un film porno che scorre, quei gemiti artefatti, quella sessualità così plastificata. Nessuna trama (io non riesco a guardarli i film porno, perché non c’è la trama), nessun dialogo, solo gesti così meccanici che un rito di accoppiamento tra gatti mi pare quasi più eccitante (che lì, tra botte e miagolii, una specie di trama c’è). Gli adolescenti, invece, guardano quelle immagini che scorrono e nel frattempo si toccano, senza doversi immaginare niente. Ma quello dei film non è sesso, figuriamoci, non c’entra quasi niente; e quella degli adolescenti quindi non è masturbazione, non nel senso tradizionale, non per come l’ho sempre intesa io.  È una variante geneticamente e tecnologicamente modificata della masturbazione. La quale, almeno per come la praticavamo noi, era tutt’altra cosa: era il non-vedere per eccellenza, l’immaginare dentro le palpebre abbassate, con i pantaloni al ginocchio, con la mente che si inoltrava impavida nei più tenebrosi misteri del sesso e negli angoli più nascosti della biancheria intima muliebre.

(Scusate, lettrici, mi rendo conto che parlo solo di masturbazione maschile e questo potrebbe essere anche scambiato per vile e primitivo sessismo. È che l’autoerotismo femminile rientra ancora, per me, in quei misteri insolubili che pervadono la coscienza indistinta di un maschio e la turbano indefinitamente. Resta inteso che potete pure voi riconoscervi in tutto quello che credete, se vi piacere. Ma le vostre pratiche autoerotiche mi sfuggono, quasi desidero che mi sfuggano. E ora basta, però, che qui si scivola…)

Dunque, riprendo il filo: masturbarci tanto e con passione ci ha insegnato a immaginare. Perché lo facevamo con gli occhi chiusi e cercavamo nel nostro ridotto repertorio fantastico quell’immagine che ci conducesse con soddisfazione all’auspicato lieto fine. E abbiamo imparato a farla bene, con gli anni e la frequente esperienza, questa operazione di arrivare a un fine davvero lieto… Abbiamo imparato a fantasticare, a immaginare. E forse, senza rendercene conto, a leggere.

cavi-usb-e-cecitaAltro che cecità. Ci hanno per decenni minacciato con il fantasma della cecità e non sapevano che si stava in realtà parlando di un modo diverso e più intenso di vedere. Masturbarci ci ha insegnato a vedere meglio, anche e soprattutto con gli occhi chiusi. Anche quando avevamo davanti semplici segni alfabetici. Verrebbero quasi da scomodare gli indovini ciechi delle tragedie classiche, che vedevano più in là di tutti gli altri, dotati di occhi normali; ma forse è troppo. Ci basta l’aver imparato a vedere anche quello che non era su uno schermo e che non c’era, se non nella nostra testa di adolescenti.

In conclusione, benché cosciente che un indizio è solo un indizio e che di prove non ce ne sono, visto che comunque non vi costa niente perché continua (ci mancherebbe ancora) a essere tutto gratis, vi lascio una sola raccomandazione, eventuali giovani internauti di passaggio. Non dedicatevi alla lettura senza aver prima praticato in sana cecità un bel po’ di autoerotismo. L’amore rende liberi, ma il sesso solitario rende consapevoli e capaci di forti immaginazioni e di forte sentire. Lo diceva anche Vittorio Alfieri. Praticate il vostro sesso solitario senza schermi e senza mouse, se potete. Ve lo dico così, da fratello maggiore. Chiudete gli occhi e provate. Ci vediamo tra qualche settimana in libreria, e mi racconterete.

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Pubblicato in cronache scolastiche, varia umanità | Contrassegnato da tag fantasia, immaginazione, letteratura, masturbazione, poesia, pornografia | 9 commenti

9 Risposte

  1. su 09/02/2009 a 12:06 Miscel

    ah ah. Non so se sentirmi un giovane atipico, anormale, o uno che si salva; ma non penso di essere l’unico. Come te, Scorfano, non son mai riuscito ad apprezzare pienamente la pornografia, ho sempre prediletto, piuttosto, quelli erotici, con trama allegata, una storia, bella o brutta che sia, insomma. è verissimo, la pornografia è solo un gesto meccanico che secondo me non arreca nemmeno piacere. Personalmente in un ventennio di vita non ho mai praticato questo “rito” aiutato dalla tecnologia; ho sempre usato fantasia e immaginazione. Sentendo magari i discorsi degli amici, i quali si mettono in postazione davanti a un computer, mi sono sempre messo in condizione di essere un diverso, magari uno “sbagliato”, allora preferivo tacere e non parlare della mia ritualità per non essere giudicato, cosa che poi è passata (l’istinto a tacere, ovvio). Personalmente, invece, non posso confermare quanto quest’immaginazione abbia a che fare con la masturbazione, ma proverò a capire meglio in futuro.


  2. su 09/02/2009 a 14:25 www.filmalcinema.com

    [...] Link fonte: come ho imparato a leggere « lo scorfano [...]


  3. su 09/02/2009 a 15:44 lo scorfano

    Non hai detto, però, quanto e se questo ti abbia aiutato nella lettura dei libri…


  4. su 09/02/2009 a 16:47 Perché posso… ecco tutto. « Diventare Gandhi

    [...] nikink ha condiviso questo, che è un po’ un aspetto dell’abitudine. In fondo chi viene dopo di noi ha la pappa [...]


  5. su 09/02/2009 a 21:56 Sogliola

    Caro scorfano, lu tua interpretazione della presa di possesso letterario attraverso il possesso della presa del sesso (il proprio), suscità curiosità, domande e dubbi. Sarebbe curioso riconoscere alla Chiesa, e ai suoi padri fondatori, l’origine di tale pratica, fin dal nome derivato da un personaggio biblico che, facendosene un bel po’ per lasciare in bianco la sposa, fu fatto fuori con un fulmine dall’alto. E fu sempre la Chiesa, nel tentativo di metter freno alle nascite, a imporre l’astinenza per almeno 5 mesi l’anno e concedere gli amplessi solo nei giorni pari. E’ provato che la presa di possesso del sesso dilagò proprio allora, come sostiene il famoso storico anglosassone Charles Saw. Ancora una volta, l’ingiusta imposizione di regole bacchettone ha prodoto, anzichè gli effetti sperati, effetti tristemente noti come collaterali. Tra questi, però, non trovo quello di aver prodotto, fin dai secoli bui, un mondo di letterati. E qui, la tua teoria, stuzzicante di certo, comincia a fare acqua. La diffusione massiccia dell’onanismo (da Onan il fulminato) nella nostra generazione (e parlo soprattutto per te, che immagino povero di diottrie quanto ricco d’ingegno), non ha fatto che perpetuarsi sotto forme diverse della medesima cattiva abitudine: gli onanisti di allora sono gli onanisti di adesso. Poveri di spirito, privi di fantasia, ricchi soltanto di quel linguaggio nevrotico che li definisce a pieno diritto come “segaioli mentali”. Credo quindi che la tua teoria vada comunque sottoposta al giudizio della scientificità. Per ora apprezzo il tuo coraggio, e il desiderio di liberare l’umanità dagli stupidi sensi di colpa: meglio Libera nos a Malo che tre pater ave e gloria.


  6. su 09/02/2009 a 23:14 lo scorfano

    Mah, io continuo a pensare che il tempo ci dirà quanto la pornografia inciderà sullo sviluppo futuro dei discendenti di Onan. Il fenomeno è molto recente, tienine conto. Duemila anni di masse non alfabetizzate non possono fare testo, direi. Saranno i decenni futuri a darmi torto, semmai, non certo storici anglosassoni dall’ambiguo cognome.


  7. su 11/02/2009 a 17:33 L'amico..

    …come ben sai, essendo coetanei, ho iniziato anch’io a praticare il sublime passatempo con l’immaginazione…
    anche se nella categorie “soggetti del desiderio mai appagato”
    hai dimenticato “mamme di amici” o amiche della mamma, protagoniste indiscusse degli adolescenziali tumulti..
    comunque siccome hanno sempre detto che stare al passo con i tempi è un dovere per un uomo di successo….
    sono passato alla connessione veloce..:-)


  8. su 15/02/2009 a 19:48 SOCCI

    il mio compagno anche se non ha mai letto molto dice che l’immaginazione non gli e’ mai mancata….


  9. su 01/04/2009 a 17:52 kristalia

    Se può essere utile un contributo femminile, ti dico che anche per le donne l’immaginazione ad occhi chiusi, facilita quel meraviglioso viaggio verso mete… se posso dire… sconosciute.
    Dico ciò perché ogni volta è una emozione nuova e inesplorata.
    Io, pur avendo una vita sessuale appagante, non rinuncio a questo appuntamento con la mia fantasia, a patto che sia “al buio”.
    proprio come te.

    Ciao,
    Kristalia



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