Settimana di film a relazione parentale, direi: due coppie di fratelli registi, un matrimonio, un legame non convenzionale e parecchio morboso tra un padre e una figlia, un’amicizia tra due piccoli ma evolutissimi elettrodomestici. Una buona settimana cinematografica, in casa dello scorfano, nel complesso: con Il matrimonio di Lorna dei fratelli Dardenne, Il papà di Giovanna di Pupi Avati, Wall-e di Andrew Stanton e Burn after Reading dei fratelli Coen.
Il matrimonio di Lorna, di Jean-Pierre e Luc Dardenne
Dizionari Mymovies: 3 stelle; in casa scorfano: 3 e mezzo, senza esitazione.
Storia di immigrazione e di disumanità legata all’immigrazione. Lorna, albanese, si è sposata solo per ottenere il passaporto belga e ora dovrà, a qualunque costo, divorziare, per diventare sposa di un altro immigrato che avrà a sua volta necessità del passaporto. Il film procede sempre più ansiogeno verso un finale con tantissime ombre. È il ritratto di individui isolati nella loro marginalità, ma anche di un mondo che li (r)accoglie senza accorgersi della loro esistenza. Ed è un mondo di cui si vedono con insistenza ossessiva sempre e solo i soldi (dappertutto, continuamente, banconote inquadrate che passano di mano) e le chiavi: esemplare la scena nel negozio di duplicazioni chiavi, infatti. I fratelli Dardenne hanno abbandonato il rigore della camera a mano dei film precedenti; e il risultato, pur sempre di grande realismo (nemmeno una nota di colonna sonora), è a mio parere ancora migliore. Uno dei loro film più belli.
Il papà di Giovanna, di Pupi Avati
dizionari Mymovies: 2 stelle e mezzo; lo scorfano: 3 stelle, anche se con qualche incertezza, soprattutto per il finale.
Storia, ambientata negli anni del fascismo, di un rapporto complesso tra un padre (insegnante) e sua figlia diciassettenne, Giovanna, bruttina e “strana” nella sua patologica timidezza. Quando l’amore, che sembrava aver baciato anche la vita di Giovanna, si rivelerà una grottesca illusione, le reazioni di padre e figlia saranno terribili e quasi incomprensibili. Raccontato con intelligenza e con una regia attenta e calibrata, il film perde di mordente nella seconda parte, quando l’affresco storico (piuttosto generico tra l’altro) prende troppo il sopravvento sulla vicenda familiare. Resta la prova d’attore notevolissima di Silvio Orlando, il color seppia che riesce a conferire una credibile atmosfera primonovecentesca alla storia, il ritratto di una classe di perdenti che non è lontana dalle classi perdenti di oggi. Peccato per gli ultimi 60 secondi, assolutamente superflui.
dizionari Mymovies: 4 stelle e mezzo; casa scorfano: 3 stelle, che l’animazione non mi ha mai molto convinto e non sono riuscito a convincermi nemmeno questa volta.
La storia è bella e ben raccontata. L’argomento “rifiuti” è quanto di più attuale ci possa essere. Detto questo, non riesco a unirmi del tutto al coro di entusiasmo che ha accolto questo film anche in rete e tra i blogger: mi resta sempre quell’impressione di leggerezza molto vana di quando assisto a qualunque film della Disney. Intendiamoci, lo si guarda volentieri e si aspetta che la storia finisca con ansia fanciullesca; ed è vero che il piccolo robot è più umano degli attori di qualunque fiction televisiva italiana e dei protagonisti siliconati di qualunque reality; ma il tutto continua ad essere una gigantesca e commovente consolazione serale. Ne abbiamo bisogno, lo so, ma forse non dovremmo.
Burn after Reading, di Ethan e Joel Coen
dizionari Mymovies 3 stelle; lo scorfano non lesina sugli spazi siderali (che tanto non sono suoi) e ne aggiunge mezza: 3 e mezzo.
Raffinatissima commedia che fa il verso alle spy-stories di genere hollywoodiano, con esiti brillanti e di un’intelligenza a volte vertiginosa. George Clooney e Brad Pitt danno vita a due protagonisti strepitosi, per superficialità (Clooney) e idiozia (Pitt). Ma non c’è solo comicità surreale. Si sente (e forte) uno sguardo cinico sul mondo della politica e dei costumi americani, con l’insistenza assolutamente grottesca sulla chirurgia estetica, gli appuntamenti al buio concertati sul web, i tradimenti di tutti verso tutti, il finale iperbolico ai piani alti della sede della CIA. È vero, i fratelli Coen sono sempre terribilmente intellettuali nel loro fare cinema; ma a volte vale la pena di fare lo sforzo.


