Non è una scoperta, lo ammetto: che anzi, questi fanno musica da quindici anni e io, colpevolmente, me ne sono accorto solo tre mesi fa. Però, da quel giorno, li ascolto continuamente, una volta un disco una volta l’altro, e sono sempre più entusiasta. Ammetto anche che i dischi più belli sono anche quelli più vecchi, degli anni Novanta. Con una netta predilezione mia per Tindersticks II, che davvero mi pare eccezionale.
Ma anche il loro ultimo disco, uscito nel 2008, The Hungry Saw, è a mio parere di ottimo livello. Un po’ per la voce di Staurt Staples, ruvida e calda, un po’ per le orchestrazioni sempre così complesse, anche se meno barocche che negli altri dischi più recenti. E ci sono poi alcuni pezzi indimenticabili, davvero: a me fa impazzire la nostalgia energica di Yesterday Tomorrows, che trovo il brano più imponente e coinvolgente dell’intero disco; ma anche The Other Side of the World e All the Love sono brani riuscitissimi, che trainano tutto il disco su livelli di quasi eccellenza.
Scoprirlo, insieme a tutti i precedenti, è stata una specie di ubriacatura o di indigestione. Scusatemi per il ritardo.


Quoto in pieno il tuo entusiasmo per i Tindersticks, scorfano. Forse perché mi ricordano (e a quanto pare, curiosando qua e là in rete, non solo a me) il sound nostalgico di Leonard Cohen, artista che seguo e amo da un po’. Oltre a “Yesterday tomorrows” e “All the love” però mi sento di includere fra le migliori tracce di “The hungry saw” anche “Boobar come back to me”. Sarà probabilmente la più commerciale del disco ma, secondo me, con il suo arrangiamento acustico e un gran testo, merita decisamente più di un ascolto.
Per quanto riguarda i dischi precedenti, ottimo è anche “Tindersticks I”, con “Blood”, “Patchwork” e “Drunk tank”, giusto per citarne alcune.
Nonostante continui a preferire Cohen (ma forse perché lo ascolto da più tempo), i Tindersticks rimangono un gruppo eccezionale, in grado di raggiungere, con l’armonia di musica e testi, una perfezione che non molti possono sperare di eguagliare.