A me, questa storia del “product placement” non so mica se mi convince. Ancora se ne parla poco, ma immagino che presto, a legge approvata (cioè mercoledì), fioccheranno i commenti anche sui quotidiani. In sostanza si tratta di rendere lecita la pubblicità di prodotti anche all’interno dei programmi televisivi, mediante il posizionamento strategico di marchi, di loghi e di oggetti all’interno di una qualsiasi inquadratura. E i programmi televisivi coinvolti saranno tutti, dalle fiction ai programmi sportivi, dai giochi a premi ai reality show. Si tratta, in poche parole, di quella che fino a ieri, e ancora per poche ore, abbiamo chiamato pubblicità occulta.
I commenti allarmati «fanno cadere le balle», si dice su seguitissimi e stimatissimi (anche da me) blog. E forse è vero. Ma forse, essendo le mie cadute già da un bel pezzo, non rischio più niente e un po’ mi allarmo. Ma no, non è vero, non mi allarmo. Però non mi piace, ecco. Lo so che è una battaglia di retroguardia; so anche che c’è da recepire una normativa europea (ma non è un obbligo e non che i nostri vari governi le abbiano proprio recepite tutte tutte, tra l’altro); lo so che siamo circondati da loghi e da marchi e da marchette in tutta la vita reale, finanche sul sacchetto della spesa, e che dunque l’impatto sarà minimo, se non trascurabile; e lo so che nei film questo tipo di pubblicità è consentita da moltissimi anni (ma al cinema uno ci va, sua sponte; la tv invece ti entra in casa soprattutto quando sei stanco e poco lucido); non riesco a preoccuparmi nemmeno troppo dei danni che ne riceveranno i giornali, sempre meno appetibili per il mercato pubblicitario, come qualcun altro invece lamenta; e so fin troppo bene che i programmi tv fanno abbastanza schifo già da soli, senza che un qualche piccolo marchio li possa anche solo in parte peggiorare.
Eppure, nonostante io sappia tutte queste cose, il “product placement” continua a non piacermi. Forse perché non mi piace essere circondato da marchi in genere, né nella vita reale né in quella televisiva. O forse semplicemente perché ha un nome davvero orrendo. Magari perché penso che sia una piccola forma di corruzione; o perché non capisco come una cosa che è stata da sempre occulta possa per decreto, dall’oggi al domani, smettere di esserlo. O invece perché ancora mi illudo che un giorno potrà esserci in Italia una rete televisiva pubblica completamente priva di pubblicità e del tutto svincolata dalla logica dell’audience, per cui varrà finalmente la pena di pagare il canone.
Senz’altro sono io, quello retrogrado e poco lungimirante. Non ho dubbi e non intendo provare a convincere nessuno. Però a me sembra un ulteriore piccolissimo passo verso la diminuzione intellettuale del pubblico, delle persone singole e individuali che costituiscono quella somma indistinta che poi chiamiamo pubblico. E a forza di diminuire non resterà nulla, se non quel po’ di iniziativa personale che servirà a uscire di casa e ad andare a comprare quel paio di scarpe e quella marca di lavatrici.
Magari basterà ad aumentare pil e fatturati vari e ad essere tutti più felici, magari sì. Mi tengo solo il piccolo diritto di non crederci, ecco.


bah, il product statement c’è stato per una vita ed è tornato da un pezzo al cinema; se uno sceglie un prodotto perché lo vede alla tv in sovraimpressione vuol dire che tanto il cervello all’ammasso l’aveva già consegnato.
E non è che aiuta a consegnarne anche altri già un po’ in pericolo?
only the strongest will survive.
Siamo troppo deboli per poter cambiare le cose
Il marchio lo cerca la persona debole e soprattutto la pigra. Debolezza e pigrizia fanno l’uomo, e la donna, stupidi.
Fai bene a ribellarti.
Che il motto sia: Cornovaglia libera, libera Cornovaglia!
Magari potresti chiedere un piccolo contributo all’azienda di soggiorno di Truro…
Cioè legalizzano quanto già succede ora. O vedo solo io pubblicità occulta (?) ovunque?
[...] teme che a farne le spese saranno soprattutto i programmi rivolti agli adolescenti”) e Scorfano (”penso che sia una piccola forma di [...]