Ultima piccola considerazione sulla questione delle veline che dovevano essere candidate e che poi non sono state candidate, tranne una. E poi basta, che non se ne può assolutamente più, e che non ne posso più nemmeno io.
E la considerazione è sulla laurea.
L’insistenza ossessiva dei giornali sul fatto che queste siano laureate è onestamente poco rilevante e anche un po’ fastidiosa. Altrimenti dovrebbe valere assai anche per Gabriella Carlucci, che di lauree ne ha due, una addirittura con 110 e lode; e che ha recentemente e ampiamente dimostrato che le lauree possono anche non bastare. E dovrebbe valere anche per Eugenio Montale, magari, che invece non si laureò mai; e per mille altri come lei e come lui, in entrambe le direzioni. (more…)
Quando entro in classe, alla prima ora, Paolo è già seduto al suo posto. E questa è già una notizia incredibile, se vi fosse sfuggito: perché Paolo è sempre in ritardo alla prima ora, per motivi non chiari, visto che abita nello stesso paese dove ha sede la scuola e ci viene a piedi. Ma è comunque sempre in ritardo, con una precisione asburgica. Ed è brutto dirlo, ma ci si abitua, anche se non si dovrebbe: e si accetta che lui arrivi sempre un po’ in ritardo, con il fatalismo con cui si accettano i riti e le pratiche misteriose.
A un certo punto del quinto anno, succede, immancabilmente. Ti prende una strana agitazione serale e non riesci più a dormire. Nella testa ti frullano le immagini di tutte le loro facce, quelle dei tuoi studenti di quinta, quelli che per tre anni sono stati ad ascoltarti (la tua maledetta letteratura, i versi e i capoversi), seduti al loro posto, facendo più o meno fatica, crescendo. E sono cresciuti, infatti. Talmente cresciuti che tra qualche settimana se ne andranno, e tu ripartirai da capo.
Le ragazze piangono. Prendono i voti brutti, restano deluse, si mortificano, si vergognano, si arrabbiano e quindi piangono.
Ecco un dibattito a cui vale la pena di dare un’occhiata, perché piuttosto indicativo dell’omofobia latente di tutti, forse degli stessi omosessuali, sicuramente della nostra e della mia, in particolare. Lo trovate sul blog di Cristiana Alicata, nei commenti a
Mi piacciono le persone che dicono «buongiorno», quando entrano in un posto. Mi piace dirlo, «buongiorno», quando entro io in un posto. Mi piacciono le persone che chiedono «mi scusi», quando ti urtano per sbaglio per la strada. «Scusi lei», rispondo io, subito e cerco di sorridere. Mi piacciono le persone che mi chiamano al telefono e mi chiedono, per prima cosa, «ti disturbo?»; cerco di ricordarmi sempre di farlo io, quando chiamo qualcuno. E ogni volta rispondo: «Ma figurati…!»
Non è affatto impossibile che sia io quello noioso e precocemente invecchiato e ancora attaccato a vecchie logiche politiche del secolo scorso: un attardato cronico, insomma, e tutti gli altri dei precursori, può darsi. Però, ogni volta che mi imbatto in
Da qualche giorno, nella colonna di destra, figura un nuovo riquadro, appena al di sotto dei commenti recenti, dall’ambigua titolazione di placent. Sono i link a ciò che trovo di interessante girando tra i blog, giorno per giorno. Niente di straordinario o di originale, intendiamoci: i blogger (tra tumblr e friendfeed e tutto il resto) li conosceranno già tutti. Ma forse qualche non-blogger potrà ricavarne una piccola utilità. E d’altronde non sapevo mai dove infilarli, questi link: e farci un post ogni volta mi pareva stancante. Così provo questa soluzione; e ci ho fatto anche questo post un po’ pedante al proposito. Noioso al quadrato, insomma.
Il mio collega Arturo era un vero disastro. Non sapeva fare scuola, non sapeva stare con i ragazzi, non sapeva bene nemmeno cosa insegnare. Io lo conobbi tanti anni fa, quando lavoravo in una scuola privata, e lo trovai insopportabile fin dal primo giorno. Poi piano piano la mia avversione si trasformò in compassione e alla fine quasi in affetto.
Basta un minimo cigolio, e l’uomo reagisce. Il cigolio era la polemica sui soldi non risparmiati a causa della data del referendum (quanti soldi, non importa, in questo discorso). E il cigolio era intenzionalmente prodotto dal leader del Pd Franceschini, che su questa storia dei milioni buttati via stava insistendo, con un certo cipiglio e un certo successo televisivo.
Il merito. E ci mancherebbe, il merito. 
Oggi una mia alunna mi ha chiesto se le prestavo il libro con tutte le poesie di Gozzano. Mi ha detto che lo ha cercato nella libreria del nostro paese e nella biblioteca di un altro paese senza trovarlo. Questo tanto per smentire tutte le considerazioni
L’aspetto più rilevante di tutta la puntata che Report ha dedicato, domenica sera, all’istruzione pubblica è stato questo: che è da considerarsi un dato di fatto, ormai, che la scuola, ogni singola scuola, sia un’azienda, che vada gestita come un’azienda, che debba produrre risultati più o meno come una qualsiasi azienda. E quindi che sia guidata da un manager, il quale deve reperire i fondi disponibili, anche sul territorio, e che tali fondi deve redistribuire, seguendo i criteri più chiari e trasparenti possibile. E che il male della scuola sta proprio nel pessimo utilizzo e nella poco trasparente distribuzione di tali finanziamenti.
