Qualche giorno fa sono entrato in una terza del liceo, classe mai conosciuta prima, per una supplenza. Era l’ultima ora, ero stanco e immaginavo che lo fossero anche i ragazzi. Come al solito, come faccio tutte le volte che entro in classi non mie, ho chiesto loro se volevano che parlassi di qualcosa o se preferivano studiare autonomamente. A differenza del solito, però, pur esitando un po’, loro mi hanno detto che avrebbero preferito sentirmi spiegare una cosa. «Che cosa?» ho chiesto. «Ci hanno detto che lei è un appassionato di Dante» mi ha detto uno di loro. «Magari qualcosa sulla Divina Commedia, magari sulla numerologia».
Io li ho guardati: «La numerologia dantesca? Ma siete proprio sicuri, sì?» Loro hanno annuito. Ho parlato per un’ora di architettura cosmica e numerica, di poema come specchio dell’universo, di proporzioni aritmetiche come effetto misurabile dell’incommensurabile amore divino. Loro sono stati quasi tutti attenti; hanno fatto domande; hanno preso qualche appunto; mi ascoltavano.
È stata una bella e faticosa ora di supplenza. Perché a volte i ragazzi ti sanno ancora sorprendere, così, proprio quando non ti aspetti più niente.


Bell’episodio. E alla faccia di Davide Rondoni, tra l’altro.
io lo dico sempre che i ragazzi sono pieni di risorse e che i più grandini devono avere benzina o ciccia. certo che se vuoi fare il distributore e poi sei sempre a secco, dico io ma ti lamenti? che ti lamenti!
cmq, dove si prendono lezioni e ripetizioni? voglio sapere tutto su specchi e numeri!
Si, vabbè, non vi esaltate però, che è un episodio isolato…
Poi, per quanto riguarda le lezioni sugli specchi, è un po’ come arrampicarcisi. Si rischiano troppe figuracce, scusatemi.