Ancora un piccolo tentativo di lettura in diretta via web, per i più ostinati. Sempre leggendo Il bambino che sognava la fine del mondo di Antonio Scurati, mi soffermo su un breve paragrafo che mi pare fotograre con una certa lucidità l’ossessione della cronaca contemporanea per i peccati e i vizi. Ma, mentre la fotografa, il passo ne individua anche le cause e la modalità della rimozione: una rimozione mediatica, potremmo dire, che non passa più per il tramite dell’occultamento ma per quello, ben più spettacolare, dell’ostensione, della mostra esibizionistica di sé e delle proprie debolezze.
Ecco il brevissimo passo, alla pagina 210:
Se in un passato remoto il potere si era fondato sull’arcano, ormai si rifondava sull’osceno. Da parecchi anni l’istituto cattolico della confessione era chiaramente diventato un metodo di governo: finite le ideologie, con la complicità diretta o indiretta dei media, ora i politici di ogni schieramento rinnegavano disinvoltamente il proprio passato, abiuravano i propri errori, ostentavano i propri vizi, dichiaravano le proprie peggiori intenzioni, ricevendo da un’opinione pubblica assuefatta una generosa assoluzione plenaria. Invece di rischiare la vergogna si era scelto di confessare sponteneamente e in anticipo ogni colpa. Ovviamente, si trattava di una confessione che non purificava la coscienza. La cancellava.


[...] Il blog dello Scorfano scova e commenta un passo dal libro di Antonio Scurati, Il bambino che sognava la fine del mondo, dove si definisce così la mutazione antropologica nell’Italia berlusconiana: Se in un passato remoto il potere si era fondato sull’arcano, ormai si rifondava sull’osceno [...]