Grazie a due recenti e interessanti film francesi sulla scuola pubblica, La classe e Stella, ho scoperto che si possono fare gli scrutinii alla presenza degli alunni. O almeno, ho scoperto che in Francia questa è la normale procedura, anche alle scuole medie, e che ancora nessuno ha ucciso nessuno, né prof né ragazzi, che io sappia. Quindi, mentre si stabiliscono i voti finali, studente per studente, e in alcuni casi si decide anche della promozione o non promozione di qualche ragazzo, ci sono due rappresentanti degli alunni che assistono alla discussione, che possono esprimere la loro opinione e che soprattutto possono, una volta terminato lo scrutinio, riferire all’esterno, agli interessati, quanto è stato detto e le motivazioni di tutte le decisioni che sono state prese.
Sono rimasto sbalordito, all’inizio. Ho pensato che fosse un’idea un po’ folle. Poi però ci ho ripensato bene e ora non riesco a togliermi dalla testa l’impressione che sarebbe assolutamente una buona idea. Innanzitutto per un criterio di trasparenza, la quale non è mai un limite o un ostacolo; ma soprattutto, e lo so che non si dovrebbero nemmeno pensare certe malignità, perché impedirebbe a molti di noi, insegnanti, di dire una cosa a lezione, davanti alla classe, e poi sostenerne un’altra, di segno totalmente opposto, allo scrutinio, quando è il momento di decidere davvero e di votare.
Non ho capito se abbiano anche il diritto di voto, gli studenti, o se si limitino a una partecipazione pura e semplice. Forse la possibilità del voto sarebbe eccessiva, perché immagino si schiererebbero sempre dalla parte dei compagni, anche nel caso di evidenti ragioni contrarie; e che si tratterebbe quindi di un voto predeterminato, con scarsissimo valore.
Ma, fatta questa precisazione, mi piacerebbe un sistema un po’ più francese, anche in Italia. Che se non altro aiuterebbe a eliminare quell’idea di mistero massonico e di rituale misterico che accompagna sempre la visione esterna di uno scrutinio, come se fosse un rito in cui si mescolano chissà quali assurdi ingredienti, un’alchimia esoterica che produce, secondo imperscrutabili criteri, l’elenco dei salvati e quello dei condannati.
Noi, invece di trasparenza, produciamo griglie. E diciamo che le griglie di valutazione servono alla trasparenza. Poi, invece, non servono a niente, ma non importa. Quello che importa è sempre e solo la forma, la carta, la facciata. E finiamo per convincere i nostri ragazzi e le loro famiglie che sono davvero le griglie a fare la differenza, tanto che ce le chiedono, come se fossero importanti. E nessuno, invece, durante i quindici anni in cui io ho lavorato nella scuola, ha mai fatto una battaglia per una maggiore trasparenza negli scrutinii; a nessuno, credo, è mai venuta in mente.
Certo, affinché venisse in mente, bisognerebbe guardare ogni tanto qualche film francese; e bisognerebbe anche far sapere ai ragazzi che esistono certi film francesi, non solo Notte prima degli esami; e bisognerebbe che anche i professori guardassero ogni tanto qualche film francese; e bisognerebbe farglielo sapere, che esistono quei film, anche attraverso un po’ di pubblicità; ma sarebbe troppa grazia, suppongo. E l’esigenza di trasparenza potrebbe pericolosamente mutarsi in istigazione all’attenzione critica, che non è esattamente l’obiettivo che si sta perseguendo negli ultimi vent’anni.


Siccome sono tanti anni che non ho più contatti con la scuola francese, ho chiesto delle precisazioni a mia nipote. Mi ha spiegato che agli scrutinii assistono i delegati di classe degli alievi ed anche delegati dei genitori. Possono solo difendere gli allievi sul giudizio ma non sui voti.
Mersì bocù!
Che ridere! letto alla francese vuol dire “grazie bel culo”. Peccato, il mio non lo è