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lo scorfano

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prima la valutazione; poi, al limite, l’impiccagione

15/04/2009 di lo scorfano

un-cappio-al-collo-e-viaQuando un argomento è in grado di scatenare anche piccoli dibattiti, è evidente che si tratta di un argomento delicato, su cui vale la pena di tornare. È per questo che torno volentieri sulla questione della valutazione degli insegnanti, che qualche giorno fa ha suscitato più di un commento in varia misura perplesso e qualche misurata discussione interna al blog.

Ci torno e dico subito, con chiarezza, che sono assolutamente favorevole alla valutazione dell’operato degli insegnanti. Che anzi, lo ritengo uno dei passi decisivi in direzione di una scuola pubblica di maggiore qualità (l’altro passo, se mi è permesso, consisterebbe nell’avere classi poco numerose, non più di 20-22 alunni: è una misura costosa, lo so, ma è anche l’unica garanzia vera di insegnamento attento al singolo studente; anche perché comunque, nella scuola, per motivi idioti, di soldi se ne spendono già parecchi).

Naturalmente, valutare gli insegnanti è un’operazione complessa, che non può ridursi a un semplice voto buttato dal primo che passa addosso al malcapitato prof di turno. A me, finora sono venuti in mente quattro criteri, che credo dovrebbero essere applicati contemporaneamente. Li espongo uno per uno, lasciando in coda quello che mi pare essere il più delicato.     

che-il-prof-sia-un-asino-innanzitutto1. La preparazione. Anche questo è un mio piccolo cruccio: chi mi conosce, lo sa. Credo che la preparazione sia la prima cosa, quella assolutamente decisiva. Credo che un insegnante ben preparato, per quanto noioso, finirà nel tempo per far passare molte più informazioni e idee di un insegnante poco preparato e magari brillante. Non ho dubbi, su questa faccenda. Prima di tutto sapere. E per valutare la preparazione di un insegnante sono necessarie delle commissioni ad hoc, che sappiano bene cosa valutare. La prima idea che mi viene in mente è quella di una valutazione su una lezione preparata con poco tempo a disposizione; un sistema già in uso per alcuni concorsi da ricercatore. Si assegna un argomento e il giorno dopo un insegnante deve esporre una lezione ben congegnata ed efficace su quell’argomento. Per esempio, nel caso mio e della letteratura italiana, si assegna il tale sonetto di Cavalcanti: la lezione dovrà essere preparata tenendo conto che si tratta di una tale classe di una tale scuola, con tutte le variabili del caso. Le informazioni sono ormai alla portata di tutti: saperle selezionare è un po’ più difficile. Ecco, quindi, che una tale verifica potrebbe avere il suo effetto. Potrebbe essere, ovviamente, una verifica  triennale o quinquennale, in grado di assegnare un certo punteggio da incrociare con gli altri dati a disposizione. Ma le modalità sono naturalmente tutte discutibili: la questione importante è che la preparazione va valutata, non si può pensare che non conti nulla, come si è pensato tante volte.

impedire-che-gli-alunni-si-distraggano2. La preparazione degli studenti. Che si può anche chiamare l’efficacia didattica, la capacità di trasmettere il sapere, o come si vuole, non è importante (gli studenti, per esempio, la chiamano la capacità di appassionare a una materia). Quel che è importante, invece, è che in qualche modo si possa misurare la ricaduta che la preparazione di un insegnante ha sui suoi studenti. Vale a dire: quel che hanno imparato, dopo un certo percorso, gli studenti di un tale insegnante. A questo scopo potrebbero essere allestiti dei test appositi, su scala nazionale; oppure, per la conclusione del ciclo di studi, potrebbe bastare l’esame di maturità, se la commissione fosse composta tutta da professori esterni alla scuola. In un modo o nell’altro, o forse incrociando più modi contemporaneamente, è un altro dato che deve entrare nella valutazione complessiva dell’operato di un prof. Se i tuoi studenti sanno molte cose, sei stato bravo; se ne sanno poche, lo sei stato di meno. È ovvio che può capitarti una classe meno brillante di altre, ma, a parte il fatto che sta a te far esprimere tutte le potenzialità dei tuoi studenti, in ogni caso è raro che ti capitino sempre, per anni, classi meno brillanti. Insomma, nell’arco di cinque o sei anni la valutazione attuata sulla base di questo parametro potrebbe cominciare a essere assolutamente attendibile.

individualismo3. La propensione a lavorare dentro una squadra di colleghi. So bene che appare un dato secondario, a chi vive la scuola dal di fuori, ma non lo è. Anzi, l’individualismo dell’insegnante, proprio perché non è soggetto a nessuna forma di critica, finisce per essere riconosciuto come un diritto e rischia di fare parecchi danni entro una classe. Lo so per certo; anche perché è forse la voce su cui, personalmente, prenderei il punteggio più basso. Ma forse sarebbe proprio questa un’occasione, anche per me, per migliorare un po’. La scuola non può essere soltanto un luogo in cui si entra, si fa lezione e si esce. Collaborare a progetti, anche pomeridiani, mettere a disposizione le proprie capacità per costruire percorsi di apprendimento nuovi e più stimolanti, lavorare insieme a colleghi e famiglie per risolvere problemi degli studenti, tutto questo è un elemento importante della professione di un insegnante. Perché tutto questo contribuisce a creare un ambiente in cui fare scuola, e imparare, sia più facile. Naturalmente, non si può pensare che a valutare questo aspetto del lavoro di un prof sia un esterno: in questo caso il ruolo del preside, o dirigente scolastico, dovrà essere decisivo: e alla sua imparzialità e capacità di giudizio il ministero dovrà affidarsi per raccogliere delle valutazioni attendibili sul lavoro di tutti i singoli docenti. Può essere pericoloso, lo so, ma non vedo altri sistemi.

crocifisso-in-sala-mensa4. Il giudizio degli studenti e delle famiglie. È il punto più delicato, naturalmente. E confesso che non sono sicuro al cento per cento di avere del tutto ragione. Ma si scrive anche per confrontarsi. Innanzitutto, comunque, le famiglie. Non credo a una semplice valutazione fatta dagli studenti, tirata giù in un quarto d’ora alla fine dell’anno, tra una risata e l’altra. Mi piace pensare che uno studente che debba coinvolgere madre e padre in questa operazione finirà per essere uno studente più attento a quello che sta facendo. Ovviamente, coinvolgendo pure le famiglie, la valutazione non potrà essere anonima. E d’altronde i giudizi anonimi non sono mai belli né auspicabili, in nessun caso. Diciamo, magari, che non è necessario che tutti i singoli giudizi siano portati a conoscenza di tutti i singoli insegnanti. Sarà sufficiente che la media complessiva assegnata dalla classe possa essere pubblicata all’albo nell’edificio scolastico: per ogni insegnante, il voto assegnatogli dalla classe che lui ha avuto nel corso di quel dato anno scolastico: che è la media dei voti assegnatigli da tutti i suoi studenti insieme alle loro famiglie. Le quali, ci si augura, sapranno valutare anche la serietà del lavoro svolto, non solo la generica benevolenza.

Sarà poi il preside a decidere se far vedere al docente qualche singola scheda; sarà lui a tranquillizzarlo sul suo operato o invece a spronarlo affinché cambi alcune delle sue metodologie di lavoro. Toccherà al preside custodire le schede di ogni famiglia, firmate dallo studente e dai genitori, e valutarne l’attendibilità; se è il caso, convocando la famiglia stessa per capire meglio i problemi emersi.

Niente anonimato, quindi, secondo me; e sì, invece, alla pubblicazione dei risultati. Ma, appunto, con qualche accorgimento che eviti l’impiccagione metaforica di chi comunque ha provato a fare del suo meglio. Il tutto secondo una logica di trasparenza che, negli anni, dovrebbe servire proprio a mutare la percezione del proprio lavoro che hanno oggi gli insegnanti. E dunque, garantirebbe, anche nella persona del dirigente scolastico, qualsiasi ragazzo dal dover subire ritorsioni o “vendette” a causa della valutazione espressa sul conto di un prof.

So bene che ha un difetto clamoroso tutta questa proposta: e cioè prevede che tutti, studenti e insegnanti, siano sempre in perfetta buona fede, incorrotti e puri nell’animo, privi di qualsiasi malvagità innata o acquisita. E invece gli uomini sono per natura corrotti, malvagi, vendicativi ed egoisti. Che c’è il peccato originale, insomma. Lo so bene, lo so. E questa è anche la principale obiezione che mi aspetto, infatti.

Ma d’altronde pensare a un sistema di valutazione che si fondi sul presupposto della implicita vigliaccheria e cattiveria di insegnanti, studenti e famiglie mi pareva troppo. E poi, forse, anche la correttezza e la fiducia si possono costruire con delle regole trasparenti. O almeno è quello che ancora mi auguro io, nonostante quindici anni di scontri e di delusioni; se vi pare che tutto questo sia veramente da poveri ingenui un po’ rincoglioniti, probabilmente avete ragione.

Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag didattica, dirigenti scolastici, genitori, preparazione, scuola, valutazione | 3 Commenti

3 Risposte

  1. su 15/04/2009 a 10:38 Ipazia Sognatrice

    Posto che, come sembre, il post mi sembra animato e concepito, come sempre, da una grande dose di buon senso, esprimo, nel mio piccolo, qualche perplessità. Il sistema è buono, in sé, ma mal si adatta all’attuale situazione concreta della scuola italiana per questi motivi.

    a- Preparazione degli insegnanti (supponendo che la detta valutazione si faccia su tutti gli insegnanti in anni prefissati, a prescindere dall’inizio della carriera di ciascuno): temo che una valutazione simile, per quanto giusta nei suoi principi, favorirebbe gli insegnanti più vecchi e con più esperienza, a scapito di quelli giovani. Un esempio: se io, laureata in lettere classiche, venissi a insegnare nella tua scuola, e facessimo il test portando, non so, una lezione introduttiva su Quintiliano, io dovrei prepararmela materialmente, non avendolo mai spiegato prima. Ovvio che SO chi è Quintiliano, ma dovrei come minimo leggere il testo in adozione, integrandolo con altri testi in mio possesso, o andare in biblioteca a procurarmeli, selezionare le cose da dire… Tutte cose che un insegnante DEVE fare, ma che tu hai già fatto anni prima, preparandoti la lezione su Quintiliano. Mentre io dovrei fare il lavoro da zero o quasi, tu te la caveresti con una piccola ricerca nel tuo archivio personale, magari con un miglior risultato.

    b- preparazione egli studenti: non è un criterio universalmente accettabile, specie con classi che, magari nella medesima scuola, si trovano ad avere storie molto diverse. Se magari tu hai avuto una classe per, poniamo, tre anni di fila, a me capita una classe che ha avuto il primo anno il ‘docente vecchio e pazzoide che poi è stato pensionato’, e al secondo la ’supplente che non faceva nulla’ (sarà per questo che io di arte non so quasi nulla?) e che quindi arrivati al terzo anno non sapranno nemmeno distinguere un congiuntivo da un indicativo. Anche fossi la migliore insegnante del mondo, i miei allievi sarebbero un gregge di capre, in confronto ai tuoi, nel latino.

    c-anche la valutazione degli allievi coi genitori favorisce magari il docente più anziano, con cui sia gli allievi che le famiglie hanno instaurato un rapporto nel tempo; non avranno la stessa quantità di dati per giudicare l’insegnante più giovane, appena arrivato.

    Scusami la prolissità.


  2. su 15/04/2009 a 10:51 ilcomizietto

    Dico la mia:
    Punto 2)
    (Caspita che foto! Come si fa a studiare con una simile bellezza, specialmente in primavera? E le primavere adolescenziali sono impietose…)

    Punto 4)
    Dissento sul fatto dell’esistenza del peccato originale in genere. La cattiveria si acquisisce, non è innata. Sono convinto che la maggioranza sia senza peccato. E’ che la minoranza peccatrice è molto, ma molto più visibile della maggioranza onesta.

    Per rendere la maggioranza ancora maggiore (mi si permetta il gioco di parole) io agirei su 3 punti:
    1) responsabilizzazione (il coinvolgimento delle famiglie potrebbe funzionare, ma non lo vedo necessario). Ovvero: far capire che la valutazione degli alunni è importante e necessaria e che verrà presa in considerazione e non cestinata.
    2) nessuna possibilità di avere vantaggi diretti o indiretti a causa della valutazione dell’alunno. Se l’alunno non ha nessun vantaggio dal valutare negativamente l’insegnante, sarà molto più onesto. La valutazione di ex alunni potrebbe essere la più obiettiva.
    3) giustificare il giudizio. Non dire semplicemente che il prof. X fa schifo, ma spiegare perché fa schifo.


  3. su 15/04/2009 a 17:00 lo scorfano

    @ipazia:
    pur essendo io uno dei più giovani insegnanti della mia scuola (il che lascia francamente delle perplessità) credo che sia anche giusto premiare l’esperienza. E tieni conto che oggi si premia solo quella, con gli scatti di anzianità. Diciamo che in questo modo sarebbe garantito un certo valore all’esperienza, senza però farne l’unico metro di giudizio, com’è ora. E non è proprio vero che i rapporti delle famiglie con il docente più anziano siano necessariamente migliori: in genere, anzi, la novità garantisce un certo appeal: non sempre, ma spesso.
    Sulla questione delle classi, hai ragione, assolutamente: quello che dici è del tutto vero. Ma non so comunque trovare un altro metodo per valutare l’efficacia pratica del mio lavoro.
    @comizietto
    Mi piace molto l’idea della valutazione fatta dagli ex alunni, che è un elemento che si potrebbe anche aggiungere in effetti. Ma mi permetto di insistere sulla questione del peccato originale: benché ateo e materialista, come si diceva un volta, trovo che tutta la civiltà sia una spaventosa lotta contro il male di cui siamo fatti. Ho letto troppo Manzoni, mi sa.



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