Mi piacciono le persone che dicono «buongiorno», quando entrano in un posto. Mi piace dirlo, «buongiorno», quando entro io in un posto. Mi piacciono le persone che chiedono «mi scusi», quando ti urtano per sbaglio per la strada. «Scusi lei», rispondo io, subito e cerco di sorridere. Mi piacciono le persone che mi chiamano al telefono e mi chiedono, per prima cosa, «ti disturbo?»; cerco di ricordarmi sempre di farlo io, quando chiamo qualcuno. E ogni volta rispondo: «Ma figurati…!»
Mi piace l’educazione, insomma. Mi piace quel poco di forma che garantisce una convivenza più serena tra le persone. Mi piace quando le persone sono gentili, nelle piccole cose, nei fatti senza importanza; per esempio, quelli che quando sei sulle strisce pedonali si fermano, con la loro auto, e ti fanno passare. E mi dispiacciono invece parecchio i maleducati, gli sgarbati, i poco gentili, quelli che sembra che tu non sia nemmeno una persona, ma un sasso o un pezzo di niente.
È una delle ragioni per cui vivo male, questa: perché mi sembra (ma magari mi sbaglio) di essere sempre circondato da persone poco educate. Per esempio, al supermercato, dove nessuno si preoccupa di lasciare il carrello della spesa in mezzo alla corsia, laddove intralcia e impedisce a chiunque altro di passare; oppure in macchina, dove la prepotenza si traveste e si giustifica al riparo delle carrozzerie blindate delle auto e diventa insopportabile, quasi un costume nazionale irrinunciabile; o anche nei treni affollati, dove tutti spingono, urlano, rendono sgradevole qualunque contatto umano; o in coda alla posta, mentre tutti urlano nei loro cellulari discorsi del tutto rimandabili. Sono cose piccole, lo so, ma sono le piccole cose a fare le giornate normali, non il lancio della bomba atomica. Ed è con queste che mi misuro tutti i giorni.
E quindi finisce che esco sempre meno, limitando l’andare in giro allo stretto necessario, perché è troppo il fastidio che la maleducaziuone mi provoca ed è troppa, e crescente, la maleducazione che incontro in giro. Un mio alunno di quinta, non so quanto scherzando, mi ha detto una volta che lo fa ridere il fatto che io dica «buongiorno» a voce alta ogni volta che un bidello entra in classe (il che succede un paio di volte ogni ora, per i motivi più disparati e inutili); mi ha detto che lo trova strano; e ha aggiunto che si capisce che io pretendo la stessa cosa, lo stesso saluto. Ed è un alunno educato, tra l’altro.
Non so perché questa cosa lo faccia ridere, ma ha senz’altro ragione: mi comporto così. E mi pare anche bello farlo, onestamente: che la forma sia una cosa brutta e ipocrita e falsa è un’invenzione assai recente e molto discutibile, secondo me. Come se la forma fosse sempre formalismo. Mentre la forma è invece semplicemente educazione, un modo con cui mettiamo a loro agio gli altri, che ci frequentano, e in cui noi siamo messi a nostro agio da quelli che frequentiamo. Un amico che mi riceve a casa sua in mutande (a meno che non sia un’emergenza, è ovvio: ma non saprei dire quale tipo di emergenza…) e magari mi dice «fai come fossi a casa tua», non mi mette a mio agio. Perché io non sono affatto a casa mia e lui è in mutande. E questo è disagio, è un modo lieve e inutile delo stare male, provocato dalla scarsa forma.
Ma forse sto un po’ perdendo il filo. Il quale filo è quello della buona educazione semplice, quella che ci insegnavano mamma e papà quando eravamo piccoli, quello dei minimi atti del quotidiano: saluta la signora, non essere prepotente, lascia passare prima il signore, che è più anziano di te, non indicare con il dito, mettiti la mano davanti alla bocca quando sbadigli, non urlare per strada. Il quotidiano che è la dimensione in cui viviamo, in cui possiamo essere o non essere sereni.
A volte mi dicono che non si possono più educare i bambini a una certa forma di educazione e di rispetto per gli altri; mi dicono che a fare così li si rende dei disadattati, perché tutti gli altri sono diversi. Non è vero, non tutti gli altri. Conosco tanti bambini e ragazzini educatissimi. Una si chiama Margherita, per esempio, ed è la figlia dei miei vicini di casa; un’altra si chiama Sara. E poi avrei un lungo elenco di nomi di miei alunni, che è inutile fare. Quindi non è inevitabile crescere maleducati, è proprio una scelta, una determinazione, una volontà di chi fa crescere i bambini in questo modo.
Ed è una scelta di inciviltà, come tante che vedo in giro e di cui, tante volte, parlo anche su questo blog: una scelta che produce anche inciviltà.
A scuola, per esempio, vedo tanto ragazzi beneducati. Ed è una delle prime cose che dico sempre ai colloqui con i loro genitori, perché credo sia uno dei più bei complimenti che si possa fare a un padre o a una madre: «Sì, fa fatica, ha preso 4, forse avrà il debito; ciò non toglie che sia un ragazzo molto educato e piacevole…». È un merito grande, no? Essere portati per la matematica o per il latino è un merito molto inferiore, secondo me. E quando lo dico, se lo dico, è perché è vero; quando non dico niente, be’, forse non se ne accorge nessuno. Perché contano di più i voti di latino, naturalmente.
Ma sempre di più, evidentemente invecchiando, comincio a credere che i voti di latino e di italiano e la letteratura contino tutti insieme assai meno dell’educazione. E uno dei compiti che mi prefiggo, fin dai primi giorni di scuola, è di non transigere sulle norme di base dell’educazione a scuola. Il che mi rende un po’ noioso all’inizio (e anche alla fine, ovviamente; e anche a metà anno, ci mancherebbe: sempre e costantemente noioso, insomma). Ma insisto. E credo non sia superfluo farlo.
Una volta, invece, ho avuto una risposta da uno studente che non sono più riuscito a dimenticarmi. C’era stato un consiglio di classe molto agitato un pomeriggio, con un collega che si lamentava in modo pesante di una classe che a suo dire lo trattava molto male, non solo in termini di studio e di attenzione. La mattina dopo sono entrato in quella classe, che era una quarta, e ho chiesto ai ragazzi che cosa stesse accadendo. Ho ascoltato le loro ragioni e lamentele, ho cercato di convincerli che un clima del genere era negativo e controproducente prima di tutto per loro, poi ho detto: «Ma voi siete comunque educati, vero?». E uno di loro mi ha risposto: «Noi siamo educati perché voi ci obbligate…»
Strana risposta.
Che sottintendeva un potere dell’insegnante di obbligare a un atteggiamento che avrebbe dovuto essere assolutamente normale; una risposta che si poteva anche parafrasare così: “noi siamo educati perché voi altrimenti ci date un brutto voto”. Il che, francamente, non è il massimo.
Da quel giorno tante volte ho avuto la tentazione di entrare in classe e di dire che garantivo il 6 a tutti, alla fine dell’anno, anche a chi non avesse studiato niente. Lo avrei fatto solo per vedere chi mi avrebbe ancora normalmente rispettato e ascoltato (in quanto persona, non in quanto insegnante) e chi invece no. Chi mi sarebbe stato comunque a sentire, nella fatica delle mie spiegazioni quotidiane, e chi invece sarebbe costantemente uscito dal’aula fregandosene magari di salutarmi. Lo avrei fatto perché l’educazione è molto molto (molto) più importante di qualunque opera letteraria e scientifica e filosofica, secondo me.
Poi non l’ho mai fatto, perché il mio mestiere è un altro e mi tocca fare quello, dare i voti e darli giusti, se ci riesco, e interrogare sulla letteratura italiana e latina. Ma continuo a dire «buongiorno» a voce alta quando un bidello entra in classe; e, da quando ho capito che loro lo notano, uso una voce ancora più alta di prima. Sono noioso parecchio, lo so. E mi illudo che serva, lo so. E morirò illuso, so anche questo.
Ci sono un sacco di cose che so e che non mi servono a niente. Lo so.


Buon giorno
Professore
E’ un piacere leggere ciò che scrive.
Buona giornata
Paolo Falconi
Condivido pienamente il suo amaro sfogo. Ho una certa età equindi sono abituato ad agire in ben altro modo. Che dire di quando andiamo a rispondere al telefono e ci sentiamo chiedere chi sei? Senza prima presentarsi. La scuola certamente si è adeguata ai tempi, le famiglie che scaricano su di essa il compito di educare e di far studiare i figli perchè i genitori non hanno tempo, scusa banale. La verità è che: primo educare i figli è faticoso e poi sono i genitori che non hanno il senso del vivere in un paese civile. Un episodio: un bambino con in mano una pietra si divertiva a schiacciare un canale di scarico delle acque piovane del tetto, di fronte alle rimostranze di un signore la madre stizzita rispondeva , dimostrando la propria mancanza assoluta di educazione e usando un linguaggio, purtroppo comune alle donne moderne, volgarissimo, rispondeva ripeto: “non sta mica schiacciando i tuoi attributi!!!!” Cosa dire?
Parole sante.
Sulla questione telefono ormai rasentiamo quasi il ridicolo.
Dovrei consultare qualche vecchio numero della gazzetta ufficiale perchè mi deve essere sfuggita una “nuova legge”
Sembra che quando suona un cellulare la persona che chiama abbia diritto della massima attenzione ad ogni costo, anche per delle sciocchezze .
Raramente la persona che abbiamo davanti risponde con un: “ti richiamo io tra un attimo”.
Ci molla nel bel mezzo della nostra discussione e si perde in bla bla bla….
…e comunque buongiorno scorfano
Buongiorno a tutti e tre. E grazie. Che siete stati gentilissimi…
Complimenti per il bellissimo post e per il suo educato modo di scrivere (ho usato quell’aggettivo volutamente, per farle il più grande dei complimenti).
Un medico ormai dis-illuso
Dr. Forrest
Troppo gentile, dottore.
Glielo dice un insegnante che cerca la forza per non dis-illudersi.
E il pronome di cortesia in disuso, non lo vogliamo citare?
ed io ho messo un cartello, perchè mi sembra giusto che nei pochi minuti che il SSN stabilisce si dedichino ad una visita il paziente (o l’accompagnatore) non si metta a ciarlare a vanvera
ma non sempre funziona . . . .
Be’, almeno il paziente si spera che eviti. Almeno lui.
Penso che quando non si dice più «grazie» e «per favore» la fine è vicina. -la diceva tommy lee jones in quel film lì-
io adoro dire arrivederla. cmq con me la gente è sempre gentile. a dire il vero inzio io. poi è come se non ce la facessero ad essere cafoni di rimando.
solo due volte ho ripreso dei ragazzi. si erano rivolti a me in modo molto easy e io ho rispostoo prima di tutto buon giorno. mi hanno odiato in quel momento e criticato. pazienza ho detto. non ho fatto una piega. poi però sono tornati…educati. e io non son né brava né buona, ho culo, questo sì.
ops, si può dire?
Avessi io dei prof o semplicemente degli amici che accettano così “tanta” educazione…
Certe volte mi sento dire che sono troppo educata, che dovrei lasciar perdere tutte le scuse che porgo quando penso di aver sbagliato… Ma non ce la faccio… E’ più forte di me!
Non riesco neanche a non dare la precedenza,prima di varcare una porta, ai miei professori o alle persone più grandi in generale…
Sarò anti conformista ma credo fermamente che al giorno d’oggi sia fondamentale esserlo per non cadere nell’oscurità di un’amorfa massa sociale che non ha più valori e rispetto….
Cordiali saluti e complimenti per il blog
Io conosco una Barbara, molto giovane, anche lei educatissima… Sarà il nome.
se è così vorrà dire che andrò sempre fiera del mio nome^_^!
Le auguro una buona giornata… A presto
Buona sera!
Le scrivo nuovamente per fornirle l’indirizzo del mio blog (www.barbieland.splinder.com) dato il fatto che posterò alcune poesie scritte da me e mi farebbe immenso piacere ricevere uno o più commenti SINCERI sui miei scritti…
Un saluto cordiale ed un augurio di una buona serata
Verrò a leggerti. Per quando riguarda i commenti, ti dirò quando mi sarò fatto un’idea un po’ ragionevole. Che la critica sincera è una bella cosa, ma deve essere anche un po’ meditata… Ciao
Mi rasserena la sua risposta perchè so che il suo commento sarà ponderato e questo mi fa molto piacere…