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lo scorfano

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latte versato

28/04/2009 di lo scorfano

sospiri-pianti-e-alti-guaiLe ragazze piangono. Prendono i voti brutti, restano deluse, si mortificano, si vergognano, si arrabbiano e quindi piangono.

(Poi si vergognano anche di piangere, ma più della vergogna può sempre la lacrima, non c’è niente da fare; solo le più grandi imparano e vanno a piangere a casa, chiuse in camera; e non so nemmeno se è un bell’imparare.)

È abbastanza tipico di questa stagione, tra aprile e giugno: un po’ è la stanchezza, un po’ la preoccupazione, e le ragazze, quelle più piccole, di terza o di prima, si sciolgono in lacrime. Oggi ne ho viste piangere due in pochi minuti: la prima in terza, interrogata da me in latino, un po’ in difficoltà perché le domande erano forse più complicate di quello che si aspettava, cercava, senza riuscirci, di trattenere le lacrime. Io le facevo domande e lei si mordeva le labbra; e non c’era niente da fare. Non parlava, o diceva pochissimo. E invece piangeva.        E io mi sentivo di una crudeltà senza pari e non sapevo se era peggio insistere o continuare, sperando migliorasse un po’. Poi ho smesso e l’ho lasciata in classe che piangeva.

Ma appena mi sono avvicinato all’aula dei primini, me ne aspettava un’altra, pure lei grondante di pianto. Era appoggiata al muro fuori dalla porta, con l’immancabile amica di sostegno, tutta rossa, che piangeva a dirotto, disperata. Io mi sono avvicinato e le ho chiesto: «Che cosa c’è, Carlotta?» E lei, singhiozzando: «Ho preso 5 nella tale materia». E io: «Ed è la prima volta?» E lei: «No! È la seconda volta… sarò bocciata, lo so, sarò bocciata». E io allora ho provato a consolarla, a placare quel giovanile tormento, dicendole che i 5 si possono recuperare e che di certo se ha preso due 5 vuol dire che ha preso anche altri voti, nel corso dell’anno, magari anche dei 7, e che quindi non conteranno mica solo i 5, no?

Ma non c’era niente da fare, Carlotta era disperata, perché aveva preso quel 5 e quindi non era capace a fare niente. E si attaccava al braccio di Cristina, lì accanto a lei, come se quello fosse l’unico possibile sostegno, quella sua amica con funzione di indispensabile consolatrice. Tanto che la stessa Cristina, a un certo punto, mi ha detto: «Possiamo stare fuori cinque minuti, per favore, che Carlotta non se la sente di entrare?» E io le ho detto: «Va bene, ma fate presto, che devo spiegare un argomento importante».

Poi mi è venuto un piccolo dubbio e ho chiesto a Cristina: «E la tua verifica com’è andata, invece?» E lei, consolatrice indefessa con quel suo bel sorriso quattordicenne pieno di futuro e di speranza e di entusiasmo consolatorio: «Ah!» mi ha risposto «io hoi preso 4». E sono andate insieme verso il bagno.

E io ho pensato che non proprio tutte le ragazze piangono.

Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag crudeltà, in prima, in terza, interrogazioni, latino, piangere, ragazze, scuola | 9 Commenti

9 Risposte

  1. su 28/04/2009 a 09:47 Paolo

    Buon giorno
    Professore

    Meno male che le ragazze piangono ancora (anche se non proprio tutte); rappresentano l’anima gentile di questo Mondo.

    Buona giornata


  2. su 28/04/2009 a 14:28 Thumper

    Quelle che non piangono finiscono per accumulare tante di quelle lacrime che prima o poi scorreranno a fiumi.

    E tutti si diranno “Ma com’è possibile? Lei, così forte…”

    f.to Una che non ha mai pianto per i brutti voti


  3. su 20/07/2009 a 15:54 lilli

    come vede scrivo spesso.. anche io ho pianto qualche volta,non spesso anche perchè ho avuto sempre l’abitudine di nascondermi dietro la mia maschera da ragazza dura che mi imponevo di portare.. ho riscoperto solo negli ultimi anni l’importanza del pianto..non bisogna vergognarsi se si piange,ci rende umani..sono 2esami a questa parte che piango eppure sono all’uni.. ho pianto dopo aver finito l’esame di romano per un 25 e dopo privato che nn ho passato!!!


    • su 20/07/2009 a 16:09 lo scorfano

      Cara Lilli, non vale mica la pena di piangere per gli esami, no? Che saranno così tante le cose che ci faranno piangere, dopo… E comunque piangere rientra ancora tra i diritti inalienabili delle persone, uomini o donne che siano, per fortuna ;-)


  4. su 20/07/2009 a 21:08 lilli

    io sono andata sempre bene a scuola,mi sono diplomata all’esame di stato con 100..e adesso cado proprio all’uni? si affollano tanti pensieri e penso che i miei insuccessi dipendano da una uni sbagliata che non mi fa emergere per quello che sono e non riesco ad esprimere al meglio le mie capacità..penso che forse i miei successi si sono fermati al 10luglio,quando ho sostenuto l’esame di stato,e che fanno parte solo di un tempo passato.. sembro leopardi?


    • su 20/07/2009 a 22:00 Marcoverga

      Guarda, l’università è un mondo totalmente diverso…
      Io in cinque anni di superiori non ho MAI AVUTO un metodo di studio, ho sempre letto due volte tutto e mi è sempre andata bene. Ma in università è diverso, e me ne sono accorto quando mi hanno bocciato ad un orale.
      Da lì ho capito che bisognava rimboccarsi le maniche e fare (tanta) fatica. Gli ostacoli ci sono e ci sono stati, e anche se più di una volta mi è passato per la testa di mollare tutto (soprattutto a causa dell’esame di matematica, che ho dovuto dare 5 VOLTE prima di passare) mi sono detto che non era giusto nei miei confronti e nei confronti dei miei genitori che mi hanno pagato praticamente ogni cosa.

      Quinid il consiglio che ti voglio dare è semplicemente quello di non abbatterti alle prime “difficoltà” anzi! Impara dai tuoi eventuali errori per migliorarti sempre di più!

      E ricordati che ogni esame passato (personalmente non mi interessa del voto, ma magari a te sì) è un successo!


  5. su 21/07/2009 a 00:24 lilli

    forse è il caso che inizi a ragionare anche io così..solo io sono 1a perfezionista,mi piace dare sempre il massimo di me stessa in tutto quallo che faccio..ma la cosa che mi fa stare male è il fatto che le assistenti ti bocciano con una certa soddifazione e come se le facesse onore.. si sentono entusiaste a ridicolizzare gli alunni!!io nn dico di non bocciare ma almeno che evitassero tutto questo fervore.. nella facoltà di giurisprudenza che frequento sono tutti tirati e nn ci sono persone umili,che apprezzano il lavoro degli altri,anzi tendono tutti ad umiliarti..una bocciatura non è solo dire non sei stato ammesso,ma da una bocciatura ti metti in discussione,perdi le certezze e non hai più autostima…mi sento semplicemente un disastro!!! e poi lo sai perchè mi ha bocciato?le ho detto:”che è giusto tutelare i più deboli….discorso continuava”!!e lei:”chi siamo noi per dire se è giusto o non è giusto”..ha estrapolato la parola dal contesto e si è appellata..e poi mi ha ripreso perchè non avevo studiato a memoria dal libro..se vado la prossima volta con il libro a memoria casomai si lamenta perchè lo so a memoria…se mi rendessi conto cosa ho sbagliato!!mi sn saltata anche le vacanze per studiare…


    • su 25/08/2009 a 12:11 Marcoverga

      Ti auguro che sia la prima e l’ultima volta che salti le vacanze…

      Però fidati, anche da me gli assistenti “fanno i cattivi”: perchè loro adesso hanno il coltello dalla parte del manico, e quindi vogliono fare i fighi!

      Ma non lasciarti mettere in discussione da una bocciatura: tu sai quanto vali, gli altri possono solo immaginarlo. Perciò testa bassa e carica come un toro infuriato contro un muro; e se cadi, rialzati. Una, due, tre volte, finchè a furia di picchiare testate il muro non cade!


  6. su 25/09/2009 a 12:00 Marco Vergagni's Blog » Ricordi di un appello di matematica

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