La lettera di Gino Flaminio, ex fidanzato della bella Noemi Letizia (la quale bella a me continua a sembrare brutta, scusate se insisto), dimostra una conoscenza dell’ortografia e della sintassi italiana piuttosto approssimativa; ma d’altronde è ragazzo del popolo, non si può pretendere. Mentre mi stavo chiedendo se i redattori del Corriere non avrebbero potuto magari correggerla un po’, anche solo per gentilezza, concordando con il Gino una versione giusto un po’ meno sgrammaticata, è arrivata la nota in calce a un post di Ipazia sognatrice, che mi ha fatto notare come i titolisti del quotidiano abbiano piuttosto preferito, nel dubbio, adeguarsi essi stessi al criterio della punteggiatura casuale:

Che, se si voleva riabilitare la discutibile prosa del Gino, è obiettivamente una mossa geniale.

Insomma, è maggio, le serate sono calde, il sole tramonta tardi, la luce sul lago è quasi sempre bellissima… non potete mica pretendere che io passi sempre le serate a guardare film, no? E infatti non lo pretendete, anche perché le “seconde visioni” hanno sempre ben poco successo, sia detto senza amarezza. Quindi solo due film, questa settimana, anche se entrambi interessanti e di buona fattura, che non hanno lasiciato rimpianti su quel che si poteva fare e non si è fatto. Si tratta di Frost/Nixon – Il duello e di Il dubbio, entrambi americani, entrambi da tenere presente per la prima volta che pioverà.
L’ineffabile
Un articolo del Venerdì di Repubblica di ieri conferma quanto si era già
Per fortuna, ci si innamora. E quelli che si innamorano a sedici anni se ne stanno attaccati a una parete del corridoio a parlarsi l’uno con l’altro, guardandosi negli occhi, e quasi ti spiace che inizi la lezione e che si debbano separare in fretta, per venirti a sentire mentre parli del Bellum Gallicum di Cesare e del passaggio del Rubicone. Che ti immagini quanto gliene possa fregare, in quel momento, del Rubicone.
Certo, quello conta è l’impegno. Certo, quello che conta è il lavoro che fai e i risultati che riesci a raggiungere. Certo, sempre certo, ciò che conta è quanto impari, quanto ti servirà, quanto cresci, quale percorso culturale formativo la scuola pubblica sarà capace di offrirti, quali progetti, quale orientamento preuniversitario… Certo.
Torno a casa da scuola, accendo la tv prima di mettermi a pranzo e mi tocca in sorte il discorso in diretta di Silvio Berlusconi all’Assemblea di Confesercenti. Rimango ipnotizzato per qualche minuto: l’uomo parla con piglio deciso e sicuro di sé, interloquisce con la platea, mescola numeri (non si sa quanto precisi) e battute (su di sé, su Brunetta…), alterna attacchi ai suoi nemici con gli elogi ai suoi amici (Alfano, Carfagna ecc.), usa a tratti violente invettive, a tratti accenti causticamente ironici.
Io, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.
Non mi è sinceramente molto chiaro perché il Ministero della Pubblica istruzione, a partire da quest’anno,
Qualche giorno fa ho un lungo colloquio con il dirigente scolastico (a voi forse non sembra una notizia, e invece lo è: le cose sono cambiate parecchio negli ultimi quindici anni; per me, insegnante di un istituto comprensivo molto grande, avere un colloquio con il mio dirigente è cosa rara, che prevede appuntamento, telefonate di conferma ecc.). Durante il colloquio, io parlo di come è andato il mio anno scolastico, rilevo alcune difficoltà dovute a scelte secondo me rivedibili, rispondo ad alcune sue curiosità sull’andamento del liceo e in particolare dell’insegnamento di lettere.
Domenica 24 maggio 2009, diciottesima giornata di del campionato di calcio di serie A: faccio fatica a credere che quello che accade sui nostri campi di calcio non sia un perfetto microcosmo di quello che accade spesso nell’Italia intera. Ed è uno specchio in cui ho voglia di guardarmi un po’. Abbiate pazienza; e non seguitemi, se il calcio vi disgusta. Lo capisco.
Oggi entro a scuola alle nove. Mentre sto parcheggiando (con estrema difficoltà, perché gli studenti diciottenni sono molto disinvolti nell’interpretare le righe bianche disegnate sull’asfalto), vedo il mio alunno Sergio, di quinta, che svolta l’angolo e si avvicina all’entrata dell’istituto. Esco dall’auto, lo saluto, lo aspetto. Vorrei chiedergli come mai è in ritardo, ma non faccio in tempo, perché mentre lui si avvicina, mi accorgo che alle mie spalle è arrivato un ragazzo di colore, giovane, avrà vent’anni anche lui (anche, come Sergio), che mi chiama.
È un piccolo episodio, ma vale la pena di dedicargli qualche riga, come ha fatto il blog di cattiva maestra
Sarebbe davvero bello, Renny, che fosse vero. Che fosse sul serio una missione. Sarebbe bello perché implicherebbe tante cose, tante certezze che invece non ho, che non è possibile avere. Perché, vedi, la parola “missione”, che tanto volentieri associamo ai missionari che vanno in Africa o in America latina, alle loro opere beate e straordinarie, questa splendida parola ha la sua radice nel verbo latino mitto, che significa mandare, inviare. E se fosse una missione, io sarei un inviato; e ci sarebbe quindi anche qualcuno che, da chissà dove, mi ha inviato, dall’alto di qualcosa, con un imperativo che ancora mi risuona dentro e che mi guida, sicuro, nel labirinto del lavoro, degli errori e della fatica quotidiana.
L’
Serate calde, poca voglia di guardare film, è ovvio. Ma le uscite in dvd di una certa importanza si susseguono e la tentazione di qualche nottata cinematografica riesce ancora ad avere la meglio sulla stanchezza. Quindi tre film di buonissimo livello, anche in questa settimana: prima di tutto l’ottimo Valzer con Bashir, film israeliano di animazione con grandi ambizioni storiche e anche letterarie; poi Frozen River, un affresco tutto al femminile dell’inverno americano; e infine Appaloosa, un film western, in omaggio a un genere che non ho mai smesso di amare. 
La parola d’ordine è rivoluzione. E lo è veramente, questa volta: non sarà come con Berlinguer e la Moratti. Questa volta accadrà davvero: la scuola pubblica sarà rivoluzionata. E questo avverrà presto e per mano di una deputata del PdL, 


l’acqua che è altra acqua che è acqua
Postato in cronache scolastiche, tagged commentare la poesia, fortini, in quinta, leggere la poesia, spiegare la poesia, ungaretti il giorno 29/05/2009 | 12 Commenti »
(E come Marta ce ne sono tanti di studenti e di studentesse così: ragazzi di cui si rischia di sentire la voce soltanto durante le interrogazioni, che altrimenti non intervengono mai e non dicono mai niente. Per esempio, con Marta io ho parlato per la prima volta solo qualche sabato fa, dopo tre anni di lavoro insieme: un gruppo di ragazze mi ha chiesto di andare a mangiare un panino con loro, per discutere dell’università. C’era anche lei: (more…)
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