Come si dice, in buon italiano, quando si vuole dire che uno si è “scassato la minchia”? Si dice che ha perso la pazienza. E allora, gentile direttore Mario Giordano, in omaggio al buon italiano che mi ha dato tante soddisfazioni e pochissimo denaro, le dico che ho perso la pazienza; e non aggiungo altro. Ma sappia che l’ho persa davvero, però. E che l’ho persa con lei e con i tantissimi che parlano e scrivono come lei; e le spiego subito il perché.
Io mi ritengo un intellettuale, anche perché non saprei cos’altro ritenermi. Certo, non sono un intellettuale di quelli che vengono intervistati sui giornali o in tv da Fabio Fazio o che vengono inseguiti dai partiti per essere candidati alle elezioni europee. Però lo sono comunque; e mi ritengo tale innanzitutto perché lavoro a scuola, che è un bellissimo e faticosissimo lavoro intellettuale (ci è stato a scuola, signor Giordano, no?); poi, mi ritengo un intellettuale, perché ho studiato molto e continuo a farlo; poi perché lavoro nell’editoria, seppure a tempo perso; infine perché leggo libri e guardo film e ascolto musica, cercando libri e film e musica che non siano mero interattenimento, ma cultura: e cioè analisi del reale, interpretazione dei fatti, tentativo di comprendere un po’ più profondamente il mondo e gli uomini. Per quel che si può, insomma.
Perciò mi sento un intellettuale. A tutti gli effetti. E mi sento chiamato in causa quando qualcuno parla di me, com’è ovvio per chiunque.
Ora, da un po’ di tempo a questa parte, lei e gli esponenti dei partiti che lei sostiene (e da cui è economicamente sostenuto; mentre io niente, si figuri) continuate a usare questa parola come se fosse un insulto; e la contrapponete a coloro che, molto più saggiamente, stanno sul territorio. Le faccio solo un esempio, tratto da un suo articolo di prima pagina di venerdì scorso (ma è solo un esempio, badi bene):
Se un difetto può avere il pacchetto sicurezza è che, a forza di ammorbidirlo, rischia di essere troppo poco severo. E questa affermazione, cari amici di Farefuturo, non è cattivismo: è, banalmente, prendere atto di come si vive davvero nelle città, non nei vostri circoli intellettuali o nei vostri salotti chic.
È solo un esempio, le ripeto. Che ho sentito l’ex ministro Castelli o l’avvocato Ghedini o altri come voi usare le stesse parole con gli stessi toni schifati, come se si parlasse degli escrementi dei vostri cani. È solo un esempio, che io quelli di FareFuturo neanche li conosco. E va preso come un semplice esempio: l’esempio di come voi, quelli che stanno sul territorio, usate la parola intellettuale, in cui io mi riconosco.
Ebbene, preso atto di questo e fatti i conti con la mia esaurita pazienza, ho deciso di invitarvi tutti, lei e tutti quelli come lei, a venirci davvero nel mio salotto.
Su, non abbiate paura, vi offro anche qualcosa da bere, un caffé. È il mio salotto, il salotto di un intellettuale. È una meraviglia.
Insomma, una meraviglia… Scoprirete innanzitutto che non è nemmeno un
vero salotto, ahimè: perché c’è l’angolo cottura. Perché senza angolo cottura costava troppo e io non potevo permettermelo. Scommetto che voi invece ce l’avete un salotto senza angolo cottura, vero? E scommetto anche che è grande tre volte il mio (il mio è meno di 30mq, per la precisione, contando anche l’angolo cottura, chiaramente). E scommetto che voi avete una bella cucina grande più o meno come il mio salotto. E che i vostri divani sono più belli del mio, e che i vostri tappeti sono più belli del mio (l’unico, perché me l’ha regalato una coppia di amici).
Poi, quando sarete stati un po’ nel mio salotto, venite sul treno che prendo io per andare a lavorare: interregionale, seconda classe, pendolari, multietnicità, odore di fatica serale impiegatizia, posti a sedere solo se sei miracolato o se ammazzi qualcuno, gente che urla, ritardo cronico di almeno 15 minuti su 45 di viaggio. Puzza.
Poi, già che ci siete, venite all’Esselunga con me a fare la spesa: dove il pesce ve lo potete comprare solo se c’è lo sconto, che altrimenti, insomma, finisce per costare troppo. E dove il vino che vi piace non ve lo potete comprare proprio. E poi, magari, vi invito pure a cena, in uno dei ristoranti in cui voi mangiate abitualmente. Se ci andiamo in quattro, a me, che sono ospitale anche con quelli che stanno sul territorio come voi, costa dieci giorni di lavoro, una cena del genere. Se ci portate anche le vostre mogli, mi ci va via praticamente uno stipendio. Tanto per dire.
E io non ho figli, gentile direttore. Si figuri se li avessi. Non potrei nemmeno portare lei e i suoi amici finanziatori a cena a gustare i frutti del nostro meraviglioso territorio. Che per uno come lei deve essere una vera tragedia, suppongo.
Ecco, gentile Mario Giordano, potrei continuare, potrei portarla in un sacco di altri posti in cui io vado normalmente, lo sa anche lei. E farle fare le cose che io faccio normalmente. Ma mi pare sufficiente, che lei è uno sveglio e ha già capito. Che lei è uno che sta sul territorio, ed è cattivo non perché razzista ma perché sa la fatica che si fa a stare sul territorio. Mentre gli intellettuali stanno nei loro salotti chic. Con angolo cottura, però, a mangiare il pesce comprato con lo sconto all’Essellunga, dopo essersi fatti un viaggio di merda su un treno di merda che voi non prenderete mai. (Mi scusi il lessico, così poco radical chic.)
Per cui, visto che gli intellettuali in Italia sono trattati per la maggior parte esattamente come me; e dispongono esattamente delle risorse di cui dispongo io, quasi tutti; e sono tali perché leggono qualche libro ogni tanto, e pensano qualche cosa ogni tanto, non perché Dio gli ha fatto chissà quale grazia; viste queste cose, la prego, gentile Mario Giordano, la smetta di scassarmi la minchia con questa storia degli intellettuali e dei loro salotti chic e della loro distanza dalla gente normale che invece lei e Castelli e Ghedini frequentate sempre e con grande profitto.
Perché la gente normale sono anch’io. E continuo a non essere razzista, nonostante tutto. E sono contro il decreto sulla sicurezza elaborato da quelli come lei. E se questo vi sorprende, non so che farci: forse dovreste davvero venire a casa mia. E imparare un po’, chissà.
E anzi, già che ci siamo, in nome della simpatia che entrambi abbiamo per gli angoli cottura, mi faccia il favore di smetterla anche con questa menata del vivere sul territorio. Che a me, il benedetto territorio, comincia già a stare sulla minchia pure lui, e finirà presto che non uscirò più dal mio salotto, se continuate a starci voi su quel territorio. Che è ben più mio che vostro, gentile Mario Giordano, se lei ci pensa bene.


Minchia, se hai ragione…
ché io ti darei pure l’abbraccio accademico che è assai più del bacio.
questa lettera va divulgata caro il mio intellettuale! divulgatissima!
Io posso solo pubblicarla qui, che non ho molti altri che mi stiano a sentire. Ma prendetevi la libertà di divulgarla voi, se vi fa piacere.
letta, sottoscritta e diffusa.
bacio
Ottimo!
(ma proprio all’Esselunga? A quanto so, non è esattamente un gran bel posto.)
Fammi un favore, Scorfano, se dovessero mai venirci davvero nel tuo salotto, quelli del territorio. Offriglielo corretto con il guttalax, il caffè.
“Non giudicare…Giudica, invece;non smettere, instancabile coscienza, di valutare i tuoi atti, e pensieri, e gli altrui, con i tuoi strumenti ancora primitivi; usa al meglio la tua bilancia, troppo e troppo poco sensibile, perennemente sfalsata, tarata alla buona dall’apporto di incessanti scrupoli. Giudica, per non essere giudicato il peggiore degli esseri, l’animo vile, disposto a tutto per ignavia, che rifiuta di giudicare.” Questo scriveva l’intellettuale Marguerite Yourcenar, nel suo salotto. Questo lessi una sera di qualche mese fa, nel mio salotto.
Ma non sei becero. E quindi non sei “del territorio”, del “Paese vero”.
E questo sarebbe insultante per il Paese: se non che, una buona fetta del Paese si e’ convinta che sia un complimento.
Tristezza.
Non so se frequenti http://www.pieroricca.org, ma lì si vedono bene questi miracolati dal “consenso popolare” e dal “territorio”. E sì, hanno fatto perdere un poco la pazienza, a noi intellettuali (e non). ‘-)
@spettatore di provincia
O l’esselunga o altri 30 km in auto fino alla città: sono spese anche quelle…
@cicciocolla
No, guarda: un caffè vero, il meglio che posso. Per dimostrargli che l’ospitalità è ancora un valore.
@commesso
Anche il tuo salotto con angolo cottura, ci scommetto.
@resto del mondo
Sarà quello, forse hai ragione, non so.Sarà che ognuno riconosce i suoi come diceva un altro intellettuale. Sempre a dire cose, quelli lì.
@comizietto
No, non lo frequento, ci capito di rado. Però, già che me lo hai detto, proverò a darci un’occhiata. Grazie.
piccola postilla terminologica:
chi usa “scassare la minchia” al posto di espressioni equivalenti, lo fa per due ragioni.
O proviene dal posto cui quell’idioma è riconducibile o ha compreso che “scassare o scassarsi” la suddetta è espressione che tradisce metafisica anziché pragmatismo, fatalismo anziché speranza in qualche provvidenza, protezione di sè anziché consegna del proprio io al commercio delle relazioni umane.
Mario Giordano “ci scassasti a minchia” è quindi espressione opposta a “Mario Giordano mi hai rotto il cazzo”.
Nel secondo caso, infatti, ci si pone sullo stesso piano dell’oggetto della nostra critica, il quale ci è contrapposto per ragioni puramente contingenti e non metafisiche.
Ci scassasti a minchia, pertanto, esprime la nostra siderale distanza rispetto all’interlocutore.
Tant’è che i veri intenditori quasi mai lo pronunciano al singolare “mi scassasti”, bensì al plurale “ci scassasti”, come se intere generazioni e miriadi di altre persone di buon senso fossero dalla nostra parte.
Una incursione dialettale che non può non piacere ad un intellettuale, in sostanza.
Grazie della digressione linguistica. Adesso non so quanto mi ha scassato o quanto mi ha rotto. Ma senz’altro la distanza metafisica e siderale dal direttore del Giornale la sento tutta e forte. Quindi forse mi/ci ha veramente scassato.
@Dario
Tanto di cappello. Quanto prendi per un’ora di lezione di semantica??
@spettatore:
La Slunga ha la roba buona e conveniente.
A mio giudizio, è più buona che alla Coop, e sicuramente molto più conveniente. Ergo, vado alla Slunga, e lascio che gli esponensi della società civile vadano alla coop.
@Scorfano (e @ll’universo mondo)
avete già capito che società civile altro non è che il vecchio modo per indicare da sinistra ciò che da destra definiscono “circoli intellettuali”, nevvero?
Mah, io avevo sempre creduto che l’espressione società civile fosse una specie di ossimoro. Che so, qualcosa come sole freddo. Che è uno dei motivi per cui da anni sto chiuso nel mio salotto.
E c’hai ragione c’hai. Per forza: sei un’intellettuale.
Bellissima lettera, ma ho serissimi dubbi che il tappetino Giordano ne colga le sottigliezze, lui è avezzo a scritti ben piu grevi e sopratutto passatigli dal suo padrone
E a me tra l’ altro sorge una domanda per il caro Mario: se proprio vogliamo parlare di territorio, chi lavora di più a diretto contatto del territorio di un professore con più di 60 alunni? Chi è più sul territorio di chi tenta di dare un approcio critico alla società al futuro del Paese? E altro che salotti chic le aule scolastiche…Caro Mario, voi che parlate in questa maniera state solo a languire sul fangoso territorio dei luoghi comuni.
@giampaolo e paride
Be’, vedo che vi sta simpatico, il buon direttore Giordano. Quando viene a trovarmi nel mio salotto, vi chiamo…
Ora, non t’offendere, ma Giordano non diceva a te. Perché in questo governo di terricoli, ossia quelli che stanno sul territorio, ‘intellettuale’ designa solo quello che in tivvù è ripreso a parlare di (almeno apparenti, per i terricoli) assurdità con dietro la schiena una libreria. Quelli che scrivono sulle testate dei giornali, quelli che scrivono romanzi di successo, sono intellettuali. Quelli che hanno un salotto ed un reddito degni di ospitare altri intellettuali come loro.
Tu, gli insegnanti, i ricercatori precari, ecc… siete (siamo) tutti pidocchiosi eruditi, nella mente dei terricoli. Vocine più alte e antipatiche nel coro dell’opinione pubblica, ma non meno insignificanti del resto del gregge. Siamo la parte istruita del proletariato. Che però, istruito o no, ha sempre contato molto poco.
scorfano, you rock!!!
@Ipazia
Non mi offendo, ma protesto. E non ho intenzione alcuna di abdicare al titolo di intelettuale. So che non rilascio interviste alla tv, so che non scrivo articolesse su Repubblica, so che sono proletariato, so anche che sono pidocchioso (e anche calvo, a proposito di pidocchi). Ma contemporaneamente a tutto questo appartengo anche alla classe intellettuale del paese: parlo agli studenti, cerco di formarli e informarli, cerco di informarmi. Se accettiamo la loro definizione di intellettuale, stiamo anche al loro gioco. Io invece spariglio, cara Ipazia. Anche se nessuno mi ascolterà, intendiamoci che so benissimo anche questo. Non importa: spariglio in silenzio. Ma non mi togliere questa possibilità, che non ne intravvedo molte altre e ho già una certa età. Sii clemente.
@flrlg
Yes, belìn, we will rock them!
Scorf, io SO che tu se un intellettuale, e che hai ogni ragione di incazzarti, e fai bene a farlo, a scrivere i tuoi bellissimi post eccetera. Non rinnego né ti voglio togliere la tua lotta, mi ci associo, anzi.
Ora come ora, siamo ‘intellettuali in nero’.
Il mio commento non era affatto contro di te, voleva solo essere, sardonicamente, l’espressione di quello snobistico punto di vista di cui ‘l’illuminato intellettuale’ Giordano è una voce. Che non è affatto il mio punto di vista.
Spero di essermi spiegata.
Ti eri già spiegata, Ipazia carissima.
Era solo che avevo un sacco di voglia di vedere che venivi qua preoccupata a spiegarti…
Mannaggia, come sono prevedibile!
Mfisk, mi riferisco a un fatto (http://www.criticasindacale.it/index.php?option=com_content&task=view&id=279&Itemid=1) che ne ha scoperchiati altri, e prendo in considerazione il libro Guida al consumo critico (http://www.anobii.com/books/Guida_al_consumo_critico/9788830712737/013376f27df89dc5a1/).
Trovo inoltre che Bernardo Caprotti, padrone dell’Esselunga, sia persona di moralità e politiche discutibili.
Non dubito che anche coop abbia le sue magagne e i suoi scheletri, tuttavia la preferisco, in alternativa a gruppi di acquisto e simili. Se questo mi pone nella “società civile”, me ne farò una ragione. Se poi mi si dimostrasse incontrovertibilmente, al di là di antipatie più o meno soggettive, che compio un errore, sarò pronto a un ripensamento.
Io non so chi tu sia, leggo questa tua lettera perchè una persona che non conosco l’ha messa sul suo profilo facebook.. pensa te.
Beh, condivido tutto e mi sono scassato la minchia pure io.
Giordano non sa cosa sia la dignità, altro che intellettuale.
Stefano Zuccon
Impiegato tecnico
Be’, Stefano, guarda: è uno degli apprezzamenti più belli che potessi ricevere. Arrivi qua, dal profilo di qualcuno che non conosciamo né io né te, probabilmente, non sai chi sono, ma condividi e ti sei scassato la minchia pure tu. Bene.
come non mi conosci, Stefano?
grande Scorfano. a questo punto, però, invece di rintanarci nei nostri tinelli (per carità, niente di troppo confortevole) perché non ricacciarli davvero nel territorio?
Il momento è difficile, Luigi. Ci si acquatta sul fondo per paura di essere presi all’amo. Pesca di frodo, naturalmente…
allora diventeremo orche, grandi, belle e terribili, e non avremo paura di nulla.
come taglia io già ci sono…
bacio
Io mi associo
@spettatore: sono consapevole che Caprotti è Caprotti (e pensavo addirittura di averlo dichiarato, ma mi è rimasto nella tastiera per la fretta).
Tuttavia, obiettivamente, costa meno. E mi aiuta a tirare la fine del mese: che dovrei fare?
[...] di lo scorfano L’ineffabile amico mio Mario Giordano, già direttore per sette anni (sette) di Studio aperto, telegiornale (?) [...]
Anche loro, in effetti, votano…
Se volete riappropriarvi di qualcuno dei voti che la Lega vi sottrae in campo operaio, dovreste organizzare una versione “for dummies” della campagna elettorale, che dal target “intellettuali di sinistra” sarà difficile mungere più di questo….
Il titolo del post ha per caso a che fare con: http://it.wikipedia.org/wiki/Invito_a_cena_con_delitto ?
Diciamo che è solo un’assonanza che mi piaceva, niente di più. Ma naturalemte sì, viene da quel film.