La situazione è critica ovunque. Le scuole italiane, in questi cinque mesi del 2009, non hanno ricevuto neppure un centesimo per le cosiddette spese di Funzionamento didattico-amministrativo (toner, fotocopie, cancelleria, detersivi), i fondi per le supplenze sono stati ridotti del 40 per cento e per le visite fiscali, obbligatorie col decreto Brunetta anche per un giorno d’assenza, non ci sono fondi. Mancano, inoltre, i soldi per i corsi di recupero estivi nella scuola superiore che coinvolgeranno mezzo milione di studenti. Finora, gli istituti hanno tamponato con i cosiddetti residui di bilancio che sono presto svaniti. “Le scuole – segnala Francesco Scrima, leader della Cisl scuola – vantano un credito nei confronti dello Stato per un miliardo di euro”. Dal 2007 il budget per le supplenze è stato ridotto di 250 milioni. E da ottobre le scuole sono costrette ad richiedere, e pagare, alle Asl le visite fiscali anche per un solo giorno di malattia.
Così su Repubblica, oggi. Ma delle fotocopie avevo già parlato anch’io, diverse settimane fa; e il resto segue a ruota, delirio brunettiano della visita fiscale obbligatoria compresa (obbligatoria: nel senso che non sta al dirigente decidere; il quale saprebbe meglio di ogni altro valutare chi sta a casa un giorno all’anno, quando proprio è ammalato, e chi invece se ne approfitta; no, obbligatoria, il che si mangia i fondi per qulalsiasi altra spesa).
E siccome i soldi per le supplenze non ci sono e non ci saranno nemmeno l’anno prossimo, è evidente, all’ultimo Collegio docenti abbiamo approvato una regola interna quasi incredibile: orario di lezione ridotto di cinque minuti per ogni ora e recupero di quei cinque minuti con un’ora a disposizione alla settimana, per coprire i buchi. Rinunciamo a fare lezione, in sostanza, per evitare che i ragazzi, appena qualcuno è assente, restino da soli in classe a tirarsi le sedie. Non abbiamo scelta.
Nel frattempo, al ministero, ci chiamano “i docenti”; e ci assegneranno lo stato giuridico della “professione docente”. Grazie.

