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a cosa serve prendere un bel voto all’esame di maturità

28/05/2009 di lo scorfano

quando avevo i capelliIo, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.

Io seppi in quel momento di aver ottenuto un bel voto. Loro mi dissero solo «Complimenti», ma io capii. E capii un’altra cosa, anche se confusamente e con la scarsa lucidità che mi avrebbe sempre contraddistinto. Capii che quel giorno era cambiata la percezione altrui dei miei bei voti:       fino a quella mattina, era molto evidente che il fatto che io prendessi spesso dei bei voti era considerata una cosa un po’ da “sfigati”; ed era chiaro che io dovevo dimostrare di essere uno “in gamba”, nonostante i miei bei voti. Mi ricordo un ragazzo di un’altra classe, con cui avevo avuto qualche conversazione interessante nel corso del mese di ottobre del quinto anno, che un giorno mi fermò fuori dalla scuola e mi disse: «Ehi, ho saputo che sei uno che va bene a scuola…». Era un rimprovero, naturalmente.

Ma dal giorno dell’esame di maturità le cose cambiarono per sempre. All’università cominciavano a essere “sfigati” gli altri, quelli che non passavano gli esami. Il fatto di passarli bene era diventato a tutti gli effetti un titolo di merito, riconosciuto collettivamente, non solo da mio padre e mia madre.

Certo, è una visione un po’ parziale, la mia. Io non sono mai andato davvero “male” a scuola e quindi non ho un’autentica idea di come ci si senta a prendere brutti voti. Forse ci si sente sfigati, come mi sentivo sfigato io ad andare bene. Forse ci si sente un po’ sfigati comunque a quell’età, perché è un’età in cui si è sostanzialmente parecchio sfigati, detto fuori dai denti.

Quello che so è che da quel giorno, da quei complimenti che mi rivolse quel ragazzo, Stefano, che oggi gestisce una libreria nel centro della mia ex città, è cambiato tutto: e i voti non furono più solo l’unico sistema per far sì che i miei genitori mi rompessero un po’ meno le palle, ma diventarono una sorta di incredibile riconoscimento sociale, un titolo di merito vero, un segno di distinzione anche all’interno dell’università.

*  *  *

Mi è venuto in mente questo episodio, oggi, perché i miei studenti di quinta cominciano a essere preoccupati per l’esame, e me ne accorgo. E ho pensato che tra un mese e mezzo saranno loro ad accalcarsi, una mattina di luglio, davanti ai tabelloni per vedere il numero che, in centesimi, valuta il loro percorso scolastico adolescenziale.

Tante volte ho detto a loro e ad altri che cinque punti in più o in meno all’esame non fanno nessuna differenza, nell’equilibrio di un’esistenza. Che sarebbe meglio che si preoccupassero di altro, delle loro scelte future, dell’università che si avvicina rapidamente, della vita che accelera. Ma so che è inutile dirlo. So che quella mattina arriveranno di fronte ai tabelloni, si ammucchieranno lì davanti e ciò che gli darà fastidio non sarà tanto aver preso 72, quando si aspettavano 76, ma il fatto che quell’altro, quello lì che «ha sempre fatto la metà di me», abbia preso 78.

Le polemiche sono sempre le stesse, un anno dopo l’altro. E improvvisamente inizieranno a contare i numeri: e forse succederà anche a loro, come è successo a me quella mattina di luglio, che si sentiranno per la prima volta legati a quel numero esposto su quel tabellone. E che si preoccuperanno per quel numero, come se davvero potesse valutare la strada che in questi cinque anni hanno fatto.

Solo in questo senso, prendere un bel voto aiuta davvero; e solo in questo senso vale la pena di prenderlo, secondo me: per capire alla svelta che è il più inutile e insignificante dei numeri.

Questa è stata l’unica cosa importante che quel voto, quel giorno, mi ha davvero insegnato: perché mi sono accorto, nel giro di mezz’ora, che era un numero privo di senso, quel voto alto, che non contava niente, che la mia vita rimaneva la stessa, quella stessa cosa di cui non sapevo proprio cosa fare, quella lì, con i suoi limiti e le sue incertezze, con quella stessa sensazione di essere uno “sfigato” che nessun complimento  numerico avrebbe potuto lenire.

E poi è andata avanti così, anche quando i voti all’università assumevano per gli altri una connotazione ben positiva: non potevo dire che le cose andassero meglio di prima; per me rimanevano numeri; e mi pareva che non dicessero niente, né di me né di quello che avevo imparato. Facevano comodo, in diverse situazioni, ma niente di più.

Forse, ma non posso saperlo di preciso, prendere un voto brutto (o tanti voti brutti) impedisce di liberarsi così facilmente di questa schiavitù della valutazione altrui o costringe a un percorso di liberazione molto più lungo e faticoso. Non lo so. E quasi quasi rimpiango di non averlo preso io un voto brutto, quel giorno. Perché così saprei come ci si sente e forse sarebbe assolutamente meglio, per la mia vita di adesso.

O forse sarebbe semplicemente la stessa identica cosa. E il bel voto alla maturità serve tanto quanto un brutto voto: a niente. Ma lo capisci solo quando è troppo tardi perché sia utile capirlo, come quasi tutte le cose che capitano nella vita.

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Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag a cosa servono i bei voti, esame di maturità, esame di stato, in quinta, prendere un bel voto all'esame, prepararsi all'esame, scuola | 19 commenti

19 Risposte

  1. su 28/05/2009 a 10:18 Ipazia Sognatrice

    Non posso parlare per esperienza personale, ma ricordo che chi, tra i miei compagni di liceo, prendeva brutti voti, era più impermeabile di altri alle fisiologiche oscillazioni di valutazione dipendenti più dall’umore del prof che dal reale risultato di una prova (comprensibilmente: mi confermerai che anche i prof sono umani… :-) ). Viceversa, ricordo le frustrazioni per un 7 e 1/2 in latino che non diventava mai un 8… Come se realmente un mezzo voto dovesse dare prova certa e tangibile della mia preparazione.
    Alla maturità il mio voto, troppo alto per corrispondere alla realtà, mi ha dato la sensazione che mi avessero appena raccontato una grande bugia. Non ci ho più creduto.


  2. su 28/05/2009 a 11:04 tea

    che bello sentirsi liberi dagli schemi!!! dopo i 55 anni, ho cominciato a sentirmi più libera, ho cominciato anche io a valutare tante cose con un metro di giudizio diverso, e ho visto quanto inutili sono state alcune e quanto importanti invece altre che non avevo preso in considerazione. Comincio a pensare che sto entrando nella vera vita,… grazie però a come l’ho vissuta finora.


  3. su 28/05/2009 a 14:04 lo scorfano

    Be’, non sono proprio l’unico, quindi. Spiegarlo a chi sta pensando alla maturità prossima, però, non è facile.


  4. su 28/05/2009 a 14:31 a cosa serve prendere un bel voto all'esame di maturità « lo scorfano

    [...] Vai a vedere articolo:  a cosa serve prendere un bel voto all'esame di maturità « lo scorfano [...]


  5. su 28/05/2009 a 17:16 dieschlangengoettin

    E’ vero, tecnicamente i voti non servono a granché, o almeno è valido per quelli fino all’università. Dopo, in teoria, un buon curriculum ti dovrebbe aiutare.

    Ma, da famigerata “secchiona” pluridecennale, posso dire che per esperienza quell’8 o quel 30 aiutano, eccome. Forse è banale, forse è sciocco, ma a volte arrivi a un punto in cui la voglia di imparare non basta più. E allora ti fa piacere vedere che lavori per qualcosa. Ti aggrappi a quel voto per capire che il tuo percorso non è stato del tutto inutile. Questo specialmente all’Università, che tende a essere spersonalizzante, un esamificio. Fino al liceo è abbastanza facile avere un buon rapporto con i professori, anche se magari non studi tanto. All’Università sei spesso considerato con sufficienza e il voto diventa un riscatto: io valgo qualcosa, anche se tu non mi guardi nemmeno in faccia quando mi parli.

    Scusa la prolissità!

    Un saluto


    • su 28/05/2009 a 17:21 lo scorfano

      Be’, prolissità… Guarda quanto ci ho messo io a dire quello che volevo dire… ;-)


  6. su 28/05/2009 a 18:36 Thumper

    Bah…
    Io sono una di quelle che hanno sempre stazionato su una degna media del quasi sette, per uscire con un 47 (che fa quasi otto).
    Nessuno più mi ha chiesto quanto ho preso alla maturità.


  7. su 09/06/2009 a 19:57 davide

    IO QUEST’ANNO HO GLI ESAMI DI TERZA MEDIA, SONO PREOCCUPATO DALLA SCORSA ESTATE. HO PAURA! NON SO NEMMENO COME SI SVOLGERANNO. QUINDI HELP ME!!!


    • su 09/06/2009 a 20:06 lo scorfano

      Non ti preoccupare, Davide, dammi retta. Fai così: studia quello che puoi, cerca di non trascurare niente e poi rilassati. Una volta fatto il tuo dovere, non avrai più niente da rimproverarti. Potrai essere più o meno fortunato e meritare un voto più o meno bello. Ma la cosa importante sarà, per te, aver fatto quello che potevi. Questa sarà la tua tranquillità, vedrai. In bocca al lupo.


  8. su 01/07/2009 a 15:23 Mattia

    Ciao,
    mi chiamo Mattia e sono 5 anni che sto in un liceo scientifico, in questi giorni sto preparando la maturità, mi appresto a fare gli orali, ma non mi è mai importato assolutamente nulla di prendere bei voti.
    Ho sempre fatto il minimo indispensabile, ma non perchè non riesca ad applicarmi, o perchè io sia mentalmente più ritardato degli altri miei compagni di classe, ma per volontà mia, perchè non mi è mai importato niente, perchè io sono forse uno dei pochi, alla mia età, che ha capito che la scuola superiore non serve praticamente a niente, che la vita è diversa dalla scuola, e preferisco imparare a vivere che imparare la figura dell’inetto in Svevo.
    E mi stupisco ogni giorno sempre più vedere un ragazzo disperarsi perchè, come gli sono andate le cose a questo punto dell’anno, non può uscire dall’esame con un voto che sia più alto di 70 o 80.
    Forse sarò io più stupido degli altri a non capire il perchè di tanta disperazione, o forse sarò più intelligente degli altri a prendere tutto più alla leggera, io sinceramente propendo più per la seconda, ma io sono fiero di uscire dalla scuola con un bel 60 o 70.
    Voi potrete essere stupiti, ma ve la spiego io la motivazione. Io ho capito prima degli altri come va questo sistema, ho capito che io, persona che ha studiato sempre mooolto meno di tutti gli altri miei compagni di classe, otterrò lo stesso risultato, la promozione, ma con il minimo sforzo, di quelli che si sono fatti un mazzo tanto per 5 anni per prendere quei miseri 8 e 9.
    Ditemi che differenza c’è tra un 70 e un 90, niente, a parte che chi ha preso 90 si è sbattuto per raggiungere lo stesso identico risultato di quello che ha preso 70. E non mi venite a dire che in certi concorsi prendono solo quelli con il punteggio maggiore di 80 ecc. perchè sappiamo tutti che al giorno d’oggi neanche i laureati riescono a trovare lavoro, e la scuola superiore ha perso ogni sua validità, che anche gli idioti prendono il diploma…
    Il mondo è dei più furbi, e va cambiato, lo so, ma fino a quando sarà così bisogna sfruttarlo. La persona che sa adattarsi sempre meglio alle situazioni è quella persona che si troverà sempre bene nella vita.
    Ehi, con furbizia non intendo commettere azioni illegali, come truffe alle povere signore anziane ecc. intendiamoci, ma l’ottenere con il minimo sforzo il maggior risultato possibile, significa avere una visione più chiara e ampia del mondo che abbiamo di fronte, e sfruttare al meglio le circostanze.

    Ok, la mia serie giornaliera di cavolate l’ho sparata, adesso posso andare a studiare tranquillo la mia tesina scaricata da internet.
    Ciao a tutti.


    • su 19/08/2009 a 17:31 Chiara

      Sinceramente sono sorpresa (in negativo), e senza parole a leggere il post di Mattia…
      Come ha scritto un altro utente, forse se avessi letto “La coscienza di Zeno”, avresti capito di essere proprio un inetto, tu pensi di aver capito tutto della vita da come scrivi (e lasciamelo dire, a 18-19 anni è un po’ presuntuoso),
      e quale sarebbe il tuo senso della vita? I soldi che guadagnerai facendo il furbo più degli altri?
      Il passare il tempo a fare niente?

      La cultura, che oggi viene così svalutata, in particolare nel nostro Paese, è tremendamente importante, è vero quando lavoreremo non ci servirà a niente aver letto La coscienza di Zeno, I Promessi Sposi o conoscere la letteratura inglese, (a meno che all’università non proseguiamo nelle facoltà umanistiche),
      ma noi siamo esseri umani, non macchine, e abbiamo dei sentimenti, ragioniamo sul perchè della vita, perchè nel momento in cui non lo facessimo più saremmo solo più dei robot, a questo servono tutte le materie umanistiche studiate alle scuole superiori.

      Io studio ingegneria, nel lavoro che un giorno farò non mi servirà ad uno scopo pratico conoscere Letteratura, Storia o Filosofia, ma il bagaglio che ho accumulato al Liceo me lo porterò sempre dietro e spesso mi tornerà alla mente e mi scalderà il cuore,

      sono una di quelli che secondo te al Liceo è corsa dietro a inutili preoccupazioni quando avrebbe potuto vivere più facilmente prendendo 6 e passando il tempo in altro modo; beh sai cosa ti dico? Non mi sono mai pentita della scelta che ho fatto e il mio sudatissimo 100 alla maturità, seppure inutile per “fare soldi” nel futuro, è stata per me un’enorme soddisfazione.


  9. su 01/07/2009 a 19:15 Gabriele

    Ti ammiro.


  10. su 02/07/2009 a 09:01 il vecchio italo, il giovane mattia « lo scorfano

    [...] (Il post, per la precisione, era questo.) [...]


  11. su 02/07/2009 a 13:59 giaele

    Io invece penso che Mattia (ammesso e non concesso che questa lettera corrisponda al vero e non sia frutto di qualche burla…) sia un vero inetto. Anzi, sia la versione moderna de IL VERO inetto. Forse gli avrebbe fatto bene leggersi La coscienza di Zeno e riflettere: “La vera schiavitù è la condanna all’astensione: Tantalo e non Ercole”.


  12. su 02/07/2009 a 14:46 ivan90

    Il vero problema è vedere che il tuo impegno non viene ripagato mentre altri il cui impegno è uguale a ZERO si ritroveranno con voto più alto del tuo. Non è invidia, non è ipocrisia, non è perbenismo, non è rancore. E’solo giustizia, e finchè non ci sarà, io continuerò a guardare i voti di quelle persone e quelli che li hanno messi e a farglielo notare e a litigare con qualcuno finendo in un turpiloquio senza senso per molti, ma che mi condurrà alla pace interiore.


  13. su 02/07/2009 a 19:56 Gazurmah

    Se è tanto manifesta l’inutilità di tale numero, perchè non riesco ad evitare di sentirmi così umiliato ed inetto guardando i primi risultati della prova che dovrebbe rappresentare la mia crescita e le capacità sviluppate negli ultimi cinque anni?
    Non cerco di creare polemiche, semplicemente un’opinione da parte di chi quel voto “inutilmente alto” è stato indotto (o, più sinceramente, autoindotto) a desiderarlo davvero.


    • su 02/07/2009 a 20:15 lo scorfano

      Il voto è inutile, in modo manifesto. Il percorso di crescita e di consapevolezza che si è effettuato in cinque anni di scuola è tutt’altra cosa. A volte si concretizza in un voto, a volte no. A volte quel voto rappresenta un percorso di maturazione e crescita, altre volte non rappresenta niente. Sei tu che sai cos’hai fatto nel corso della tua vita scolastica; o forse ancora fai fatica a saperlo; lo saprai fra qualche anno.
      Non sentirti né inetto né umiliato però; che non c’entra niente di niente, dammi retta. Fai il tuo lavoro meglio che puoi, il resto arriverà. E’ banale dirlo, ma si raccoglie più o meno sempre quello che si semina, nel lungo termine.


  14. su 07/07/2009 a 22:25 Bruno

    ciao a tutti… dico solo una cosa… FANCULO L’ESAME DI STATO
    io ho fatto oggi gli orali
    sono andati benissimo,,, e nn mi importa del voto,,, mi importa di aver dimostrato a me stesso ke ero preparato e ke ho lavorato bene…
    voi tutti ke state in tensione per il 76 o il 78…
    MA ANDATE A FARVI FOTTERE.
    CON AFFETTO.


  15. su 09/08/2009 a 10:39 Beatrice Mezzapesa

    INGIUSTI RISULTATI DEI VOTI DI MATURITÀ – ANNO SCOLASTICO 2008 2009
    Vi proponiamo questa riflessione perché siamo veramente dispiaciuti e soprattutto delusi per i voti finali assegnati all’esame di maturità.
    Troviamo ingiusti tali giudizi perché non sono stati presi in considerazione i 5 anni di lavoro e di fatica del percorso scolastico, infatti, per noi studenti che abbiamo sempre studiato e sempre preso più che buoni voti nei compiti e nelle interrogazioni, l’esame finale ha portato ad un risultato che non corrisponde all’impegno dimostrato e profuso.
    Il secondo problema riguarda la nostra mancanza di conoscenze in matematica (abbiamo frequentato il liceo scientifico A. Volta di Riccione) dovuta al livello di competenza che il nostro professore ha espresso in questi cinque anni.
    Per questi motivi è stato assolutamente INGIUSTO il giudizio finale.
    Giudizio che non vogliamo impugnare (né forse potremmo farlo): ci è sempre stato detto che le persone vengono valutate non per un “numero” ma per come si propongono nella vita reale. Sappiamo che il voto di maturità non ha un’importanza fondamentale come quello di laurea. Nonostante ciò per orgoglio personale rimaniamo delusi per un voto che non rispecchia il nostro impegno personale ed i risultati conseguiti nel percorso scolastico.
    Il giusto obiettivo di elevare il livello di istruzione in Italia non passa attraverso la riduzione dei voti di fine corso, ma nel migliorare il livello di competenza degli insegnanti.



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