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lo scorfano

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il verbo metterci

10/06/2009 di lo scorfano

mappa concettuale tossicaAh, il verbo metterci!

La fortuna di cui gode questo vocabolo così poco significante è senz’altro ignota ai profani ex frequentatori di scuole ormai scomparse… E nessuno sa che il verbo metterci è invece il più usato, il più amato e il più temuto dagli studenti che finiscono la quinta superiore e si apprestano a sostenere l’esame di maturità. Ed è di conseguenza il più temuto (e basta) da tutti gli insegnanti che hanno avuto la ventura di avere una quinta in quel benedetto anno scolastico e che si sognano il metterci, per una lunga serie di interminabili notti.

Infatti, il verbo metterci viene per lo più coniugato dagli studenti maturandi nelle seguenti forme, più o meno minacciose, lamentose e/o ricattatorie: 1. «Prof, secondo lei cosa ci posso mettere di italiano nella mia tesina sulla macellazione della carne?»; 2. «Aiuto, prof, non so cosa metterci di latino nella tesina sulla resistenza elettrica!»; 3. «Secondo lei, prof, se ci metto il De rerum natura di Lucrezio nella mia tesina sulle centrali nucleari, va bene?»; 4. «Se ci mettessi Leopardi nella mia tesina lei poi non mi chiede mica Verga all’orale, vero prof?».

Ecco, la corruzione intellettuale dilaga, insomma.      E non è mica colpa degli studenti, in realtà: loro sono le vittime, tutto qua. Loro ci mettono quello che possono nelle loro tesine, ma la corruzione è partita dall’alto e li ha solo colpiti come una grandinata, nient’altro. E loro si adeguano, che altro non possono fare (e nemmeno vogliono, che sarebbe un po’ troppo rischioso per la loro giovane età).

E pensare che quella della «tesina» era pure una bella idea, di per sé. L’esame orale, decise qualche anno fa il ministero, non sarebbe più stato una semplice e frettolosa interrogazione su tutte o su alcune materie, ma avrebbe dovuto prendere spunto da un argomento scelto e approfondito dallo studente, da cui gli esaminatori avrebbero attinto a piene mani per porre delle questioni pertinenti, a cui a sua volta lo studente avrebbe replicato dimostrando tutta la sua saggezza e il suo acume e tutta l’efficacia dell’istruzione pubblica.

Ci si immaginava dunque un secondo quadrimestre tutto incentrato su questa ricerca individuale, che avrebbe messo in moto la curiosità dei ragazzi, il loro spirito di iniziativa, la loro volontà di fare un po’ di «ricerca», il crearsi di uno splendido circolo virtuoso tra discenti e docenti e di tutta una serie di nuove opportunità di strudio. O almeno così me l’ero immaginata io. Perché invece ci si è infilata subito la multidisciplinarità, dentro le tesine, e ha rovinato tutto. Come un virus diabolico che non lascia scampo alla bellezza, che corrode e che corrompe.

Le tesine dovevano essere multidisciplinari, fu infatti detto. Cioè dovevano coinvolgere più di una disciplina di studio. E noi non capimmo subito dove ci avrebbe portati quel lungo impronunciabile aggettivo. Poi, giorno dopo giorno, il «più di una» è diventato «tante»; poi il «tante» è diventato «tutte»; poi le «discipline» sono diventate le «materie» e le «materie» sono diventate i «prof che ti fanno le domande all’orale», e la tesina è diventata una poderosa minchiata, un fastidio da togliersi in 12-15 minuti (queste furono le indicazioni ministeriali) per poi cominciare a interrogare come se niente fosse.

mappa concettuale tossica 2Altro che ricerca, altro che iniziativa. Tutto si è ridotto a presentare una «mappa concettuale» (cliccarci sopra, se vi va: sono tutte vere) con delle frecce che tengono insieme la luna intesa come satellite della terra, il cielo della luna di Dante dove ci sta beatamente Piccarda Donati, lo sbarco dell’uomo sulla luna e le prime parole di Armstrong (il ciclista), la luna nei quadri di Van Gogh e te la sei già cavata con scienze, letteratura, storia e storia dell’arte. E poi c’è l’interrogazione vera; e la tesina non conta niente, ovviamente. Evviva le mappe concettuali, evviva la multidisciplinarità anche; che lei sì che cambierà il mondo.

E quindi, ora, siamo alle prese con il metterci. E io continuo a ripetere, ai miei ragazzi già parecchio nervosi: «Non ci mettere niente di italiano, va’, fammi il favore». E loro rimangono perplessi, perché forse è un tranello. «E se non ci metto niente, lei cosa mi chiede all’esame?». «Guarda che se anche ci metti qualcosa, io non te lo chiedo lo stesso… che non c’entra niente con quello che stai facendo», dico io. E qualcuno si convince; e qualcuno prova a fare anche qualcosa di bello, e magari ci riuscirà pure.

mappa concettuale tossica3Certo, dovrà riuscirci da solo. Perché la scuola (cioè noi, i suoi insegnanti) non lo abbiamo mai aiutato: gli abbiamo chiesto la mappa concettuale con le freccette entro il 15 di maggio, nient’altro. E abbiamo inneggiato alla multidisciplinarità, facendo anche un po’ fatica a pronunciare il vocabolo, tra l’altro. E quando sarà il momento gli faremo una piccola domandina a caso entro un programma sterminato e spereremo che risponda bene, che si ricordi qualcosa, che non ci faccia fare una figura da scemi davanti ai commissari esterni. I quali nel frattempo staranno maneggiando le loro mappe concettuali come si maneggia un topo morto.

Poi l’orale finirà, gli studenti dimenticheranno le loro tesine e la multidisciplinarità e se ne andranno per il mondo senza mappe, orientandosi come potranno, come tutti. E noi invece rimarremo lì, in mezzo alle nostre multidiscipline, ad aspettare il prossimo Esame di stato, con il carico immancabile delle sue tesine sempre uguali. Sperando che il ministero si dimentichi di noi e non ci metta dentro nessuna commissione d’esame, per una volta.

Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag cosa mettere nella tesina della maturità, esame di maturità, le tesine per l'esame di maturità, mappa concettuale per l'esame di maturità, tesina dell'esame di maturità | 37 Commenti

37 Risposte

  1. su 10/06/2009 a 09:26 pessima

    Eppure, eppure… secondo me si potrebbe anche, un giorno o l’altro, smettere di lamentarci e provare a lavorare come piacerebbe a noi. Lo so che è faticoso e spesso MOLTO frustrante e solitario, ma un modo, perdindirindina ( o perbaccolina, se preferisci, o proprio al limite perdiàna, già più crudo)ci deve pur essere. E voglio provarci, da qui a dieci anni che dovrò andare in pensione.
    Per esempio, perchè davvero non proviamo a insegnare un modo per fare le tesine che non sia così improvvisato e approssimativo? perchè non proviamo a dedicare l’ultimo anno ad un lavoro più serio e approfondito? I programmi, mi dirai. Ma perchè, seguiamo i programmi?


    • su 10/06/2009 a 09:58 lo scorfano

      Sai perché i programmi, anche? Perché poi arriva un commissario esterno e quelli chiede. E della tesina nulla gliene importa, per lo più. Perché se tu, ministero, dici che la tesina deve occupare un tempo non superiore ai 15 minuti, ecco che salta tutta la logica, che pure io avevo trovato interessante.


  2. su 10/06/2009 a 09:42 mfisk

    Però, però… da tuttologo qual sono il minestrone di di tutto un po’ non mi dispiace.


  3. su 10/06/2009 a 09:50 giaele

    Anch’io che insegno nella secondaria di primo grado mi sono trovata a seguire i miei allievi di terza nella preparazione del “percorso pluridisciplinare” (così diciamo noi…) per l’esame. La fretta è una cattiva consigliera e di certo è sbagliato raffazzonare nelle ultime settimane di scuola un lavoricchio tanto per fare. Tuttavia, con i giusti tempi e modi, penso che invece sia importante per i ragazzi, ben guidati, capire il valore dei collegamenti tra le varie discipline, per evitare i compartimenti stagni e per imparare ad argomentare una tesi affrontando la questione da più punti di vista e attingendo alla cultura in senso ampio. Certo, questo implica che tutto il CdC lavori nella stessa direzione, senza sbolognare la patata bollente ai soliti coordinatori – insegnanti di lettere (come spesso capita nel nostro ordine di scuola…). Io quest’anno, a differenza di altre volte dove la collaborazione latitava, devo dire che il mio CdC di terza è riuscito a cooperare piuttosto bene in questa direzione, proponendo già nel corso dell’anno dei punti di contatto dichiarati tra i vari contenuti disciplinari.


  4. su 10/06/2009 a 10:00 lo scorfano

    @giaele
    Io, come avrai capito, sostengo invece l’inutilità di questi percorsi. Non pretendo di avere ragione, ci mancherebbe, ma non riesco proprio a convincermi. E ti dirò di più: i ragazzi che in questi anni hanno trovato il coraggio di fare una tesina monodisciplinare hanno sempre ottenuto risultati eccellenti.
    Si tratterebbe di mettere insiem i metodi delle varie discipline, non i contenuti. Ma qui diventa un discorso molto più complesso.
    @mfisk
    Le hai viste le mappette? Hai idea di come si fatica a sopravvivere in quel quarto d’ora in cui Pirandello viene associato all’inquinamento dell’aria? Sì, che ne hai idea: uno che per suo motto “non ne sa abbastanza” morirebbe di stenti già alla prima tesina… ;-)


    • su 10/06/2009 a 10:07 giaele

      Forse è anche una questione di ordine e grado di scuola: alle medie secondo me ha senso fare il percorso pluridisciplinare; forse al liceo di meno, perché il livello di approfondimento di una materia dovrebbe essere maggiore, e quindi mescolare troppe carte porta a una perdita di specificità delle singole discipline sia a livello contenutistico sia a livello metodologico.


  5. su 10/06/2009 a 10:10 Ipazia Sognatrice

    ricordo questa scena:
    Io, maturanda davanti alla prof di mtematica e fisica che, più per pro forma che per altro, andavo a chiederle consiglio su qulae argomento delle sue discipline potessi attaccare alla mia tesina sui regimi totalitari (chiamata così, mi sembra pure una cosa seria. Non lo fu, in ogni caso). Io mi aspettavo uno sguardo da pesce in barile della prof (senza offesa) e quindi che mi dicesse che no, le sue materie non ce le potevo mettere, nella tesina. E quindi, contenti tutti.
    Ma lei mi rispose: ‘Senti, Ipazia, lo stato totalitario è un modello, giusto? E quindi, mettici i modelli in matematica e fisica.’ Finì che parlai dell’elettromagnetismo, unico modello studiato.


  6. su 10/06/2009 a 10:19 mfisk

    @Scorfano: E’ proprio l’idea di associare Pirandello all’inquinamento dell’aria, che mi incuriosisce: la dimostrazione che tutto è possibile (del resto nella giara l’aria doveva essere viziata assai, no?)


    • su 10/06/2009 a 10:23 lo scorfano

      Chiaro. Com’è chiaro che tutta la pirandelliana teoria delle maschere si riferisce alle mascherine antismog.


  7. su 10/06/2009 a 10:41 Giacomo Cariello

    Quoto pessima, ma mi rendo anche conto che fare una tesina multidisciplinare vuol dire che i docenti devono mettersi intorno ad un tavolo e discutere un progetto comune, valutando i punti di intersezione dei programmi e mediando le diverse esigenze. Fantascienza, insomma.

    Personalmente, mi sono fatto l’idea che la scuola trascuri completamente la questione delle dipendenze concettuali e ho l’impressione che per cambiare rotta sia necessaria una visione d’insieme che solo i grandi strateghi del ministero potrebbero avere.


  8. su 10/06/2009 a 11:09 lo scorfano

    @Ipazia
    Racconti quello che vedo. E mi dai il solito piccolo conforto. Merci bocù.
    @Giacomo
    Io invece, sempre molto personalmente, mi sono fatto l’idea che la questione delle dipendenze concettuali sia altamente sopravvalutata. Perché? A che scopo? Una volta che si siano trovati i punti di intersezione dei programmi cosa avremmo ottenuto?
    Non sto dicendo che ognuno debba lavorare per sé, bada bene; o che quando studi filosofia ti devi dimenticare della letteratura. Sto dicendo che se vuoi fare una ricerca, non puoi mescolare tutto e pensare che quella sia una visione di insieme. Io, sempre personalmente, proporrei invece lavori monodisciplinari molto verticali, in cui anche le metodologie e i contenuti di altre discipline possano avere un loro ruolo, ma solo ancillare. E abolirei del tutto l’orale, personalmente.


  9. su 10/06/2009 a 11:20 mfisk

    abolirei del tutto l’orale
    Approfondiamo questo punto, che mi trova perplesso.


    • su 10/06/2009 a 11:29 lo scorfano

      Ok. L’orale consta di 40 minuti di domande in circa 7 o 8 materie. Cioè, cinque minuti a materia. Cioè, una domanda. Ci si rende subito conto che diventa tutto aleatorio: che il caso e la fortuna giocano un ruolo troppo decisivo.
      Immagina invece un’orale di 45 minuti tutto dedicato a un lavoro di ricerca dello studente: in cui lui espone un suo lavoro, che ha effettuato per tutto l’anno, seguito da uno o due docenti di riferimento, leggendo libri e facendo “indagini”, approfondendo davvero, insomma; con naturalmente anche qualche richiesta di chiarimenti da parte della commissione; e qualche rilievo sui suoi contenuti e i suoi metodi.
      A me pare che questo sarebbe un esame molto più efficace.
      Tieni anche conto che ogni studente ha già fatto, nell’ordine: una prova di italiano; una prova di matematica; una terza prova multidisciplinare con almeno 4 materie coinvolte: in genere (allo scientifico) inglese, storia o filosofia, storia dell’arte o latino, fisica o scienze.
      Che ce ne facciamo di altre domande sulle medesime materie?


      • su 10/06/2009 a 13:20 Ipazia Sognatrice

        @ Scorf: una prova come quella che tu suggerisci sarebbe bella, ma poco proponibile.
        In termini di costi (di tempo e di soldi): seguire ciascuno dei trenta maturandi in una classe prevede da parte del docente un carico di lavoro in più, da svolgere, immagino, in ore straordinarie. Che dovrebbero essere pagate ai docenti, sì, ma con che soldi?
        Non sono un’insegnante, ma mi pare difficile che un ragazzo di diciott’anni sia in grado di preparare un lavoro così lungo e complesso, che non viene richiesto nemmeno alle attuali discussioni di tesi di laurea (per a laurea triennale mi furono concessi 15 min.; alla specialistica 30). per preparare un lavoro simile i ragazzi sacrificherebbero ulteriormente la preparazione nelle altre materie.
        Per contro, l’orale mi sembra comunque una cosa con una sua utilità. E’ l’unica prova dove non si può copiare, e dove si valuta la capacità dello studente di organizzare un discorso su più argomenti diversi, la sua capacità di sintesi, di concentrazione, di gestione dello stress.
        Sarò retrograda, ma io la tesina la toglierei. E punterei su una ‘interdisciplinarità minima’ da sviluppare nel corso dei cinque anni, ove l’insegnate propone percorsi e collegamenti che poi saranno materia di interrogazione. Un sistema un po’ meno creativo, forse, ma che permette di studiare meglio le nozioni di base. Altrimenti, lo studente impara che tutto c’entra con tutto, che tutto può essere ridotto a mappa concettuale, e magari illustrato col power point. E poi non sa chi è Seneca, perché nella tesina aveva messo Tacito.


        • su 10/06/2009 a 13:56 lo scorfano

          Sì, Ipazia, hai ragione. Per fare quello che dico io ci vorrebbero soldi e risorse e lavoro a tempo pieno. A me piacerebbe, ma mi rendo conto che è improponibile.
          Poi, per come è fatta e concepita adesso, anch’io, è ovvio, eliminerei del tutto la tesina. Che poteva anche essere una bella opportunità, invece.


  10. su 10/06/2009 a 11:26 dieschlangengoettin

    A mio parere, la tesina interdisciplinare è molto utile in vista dell’università, dove (in teoria) lo studio non è a compartimenti stagni. E’ ovvio che in questa tesina non possono e non dovrebbero rientrarci tutte le materie in maniera indiscriminata. Forse (e mi pare di capire che sia più o meno quello che pensi tu) bisognerebbe scegliere per questa relazione, oltre che un argomento, anche una materia “principe”, da cui poi dipendano le altre.

    Ma questi diagrammi sono un’introduzione recente? Io non ne ho fatti, ai miei tempi: avevo la tesina scritta, con le note, bibliografia etc. Ricordo la commissione molto attenta, tra l’altro, ma devo dire che erano tutti professori interni.


    • su 10/06/2009 a 11:42 lo scorfano

      I “diagrammi”, o mappe concettuali, sono una prassi che si è affermata nel giro di pochissimi anni. E’ vero che prima bisognava presentare tesina scritta con relativa bibliografia; e almeno si imparava a fare quello, che non è poco. Poi, quando la commissione è diventata mista e ci si è resi conto che un quarto d’ora per la tesina era un tempo ridicolo, si è passatti alle mappette. Vanificando tutto, in sostanza.


      • su 10/06/2009 a 14:45 Lulu1538

        Vorrei spezzare una lancia a favore delle mappe mentali o clustering che possono essere un valido aiuto soprattutto per chi per mestiere si trova a scrivere sugli argomenti più vari.
        Anche se magari non sono molti a pensarla così..


  11. su 10/06/2009 a 11:29 Giacomo Cariello

    Forse sono rimasto troppo sul vago: per “dipendenze concettuali”: non intendevo la necessità di trovare delle correlazioni, magari forzate, tra le materie, ma il fatto che spesso i concetti spiegati in una materia “servono” (o meglio servirebbero) per spiegarne un’altra.
    Un esempio ipotetico: per spiegare decentemente un determinato fenomeno di fisica in terza liceo scientifico, servirebbero dei concetti matematici spiegati in quinta. Questo tipo di “dipendenze” esistono tra matematica e fisica, tra fisica e chimica, tra chimica e biologia e così via.
    La mia analisi riguarda concretamente solo l’ambito matematico-scientifico, ma il sospetto si estende a tutto lo scibile scolastico.


    • su 10/06/2009 a 11:33 lo scorfano

      Un attimo. Anche tu cogli la differenza abissale che c’è tra quello che dici tu (che condivido) e le mappette concettuali che ho infilato nel post (che sono tutte vere, cioè davvero presentate all’esame)… Stavo parlando di trovarsi di fronte a quelle, mica di ciò che ora hai scritto tu. Che se fosse per quello, sarei già entusiasta.


  12. su 10/06/2009 a 11:32 mfisk

    @scorfano: chiaro. Avevo inteso che tu intendessi abolire l’orale, nel senso di far tutto per iscritto (o magari all’americana, con i quiz e le crocette sulle risposte esatte). Ciò mi avrebbe lasciato perplesso assai, non tanto sulla cosa in sé quanto sul fatto che magari fossero arrivati i baccelloni nel bresciano, e dovessimo cominciare a preparare la resistenza.


  13. su 10/06/2009 a 20:55 tea

    E’ vero che sono passati tanti anni nel mio caso, ma ricordo che ai miei tempi (gulp) ,il prof d’italiano iniziava con l’interrogazione, poi via via si inserivano gli altri prof con domande relative al discorso che gli esaminandi stavano presentando, tutto sommato a pensarci bene, era come una tesina, che si realizzava in quel momento a nostra insaputa, e secondo come rispondevi, se non ti arrampicavi sugli specchi, finiva lì o approfondivano ancora di più con altre domande. Perchè non si può fare anche in questo secolo?


  14. su 10/06/2009 a 21:07 Paride

    Nella mia classe ci saranno solo due tesine monodisciplinari (la mia e quella del mio compagno N.T.). Per il resto credo di aver visto di tutto: pastrocchi che collegano l’ infinito di Leopardi all’ universo infinito astronomico, arcobaleni fisici ed artistici, onde luminose ed evanescenti luminosità impressionistiche.
    Non sono del tutto contrario ad una multidisciplinarietà di una tesina, se questa è per l’ appunto condotta con rigore e, come dicevate in precedenza, se le materie vengono considerate come ancillae per ulteriori approfondimenti.
    La questione, a mio parere, nella maggior parte dei casi, è quella della mancanza di un vero approfondimento dietro a questi percorsi multidisciplinari: spesso sono lavori tirati insieme all’ ultimo minuto, con un ammucchiata di 5 o 6 materia giusto per arrivare ad una ventina di pagine. Il rischio naturale è quello che la tesina sia solo la somma di qualche argomento studiato durante l’ anno e neppure troppo approfondito.


  15. su 10/06/2009 a 21:24 lo scorfano

    @tea e paride
    Basterebbe davvero un po’ di buonsenso, mica molto altro. Poi si possono fare mille proposte e tante vanno anche bene. Adesso è davvero la fiera della superficialità, questo mi disarma un po’, ecco. (nella mia quinta, comunque, sono più di due che si sono lasciati convincere.)


    • su 10/06/2009 a 21:27 Paride

      Sarà che sei un avvelenatore di pozzi nato… ;-)


  16. su 12/06/2009 a 17:05 mappa deconcettuale « lo scorfano

    [...] sapientemente multidisciplinare, come questa che due di loro mi hanno inviato stanotte via mail (a proposito di questo, secondo loro esplicita dichiarazione). Utile a prendere un po’ per il culo naso il vecchio [...]


  17. su 12/06/2009 a 18:16 Sara

    Beh, la mappa con lo scorfano al centro è davvero carina e va incassata con savoir faire.
    Per il resto, quando ho fatto la tesina (si parla ormai di 9 anni fa…) era solo il primo o secondo anno, io avevo solo 18 anni, nessuno ed io per ultima aveva idea di come organizzarla e la vissi molto male, come un peso inutile associato alla fatica di ripassare tutte le altre materie. Peraltro, il mio lavoro multi (ma non onni) disciplinare credo venne anche discreto (parlavo del bambino nella società ottocentesca, riunendo storia, letteratura italiana e straniere, filosofia, e forse null’altro).
    A posteriori, posso dire che concordo con lo scorfano…grande opportunità, ma sprecata (siamo in Italia, che v’aspettavate?)


    • su 12/06/2009 a 18:29 lo scorfano

      Ah, qui si incassa tutto con savoir faire… E comunque immagino la fatica dell’organizzazione: ed è un peccato che non sia stato sfruttato come si poteva, questo discorso della tesina.


      • su 12/06/2009 a 19:26 Sara

        E comunque, a rischio di sembrar censoria, o tempora…
        mai mi sarei sognata di inviare ai miei prof email (ai tempi non si usavano nemmeno) a contenuto sfottente

        Ma forse pensandoci bene non è una brutta cosa ;-)


        • su 12/06/2009 a 19:29 lo scorfano

          No, io l’ho presa come una cosa simpatica: tieni conto che sono ex alunni, che hanno ormai venticinque anni… Insomma, di acqua sotto i ponti ne è passata molta, ormai.


          • su 12/06/2009 a 21:17 Sara

            Questo cambia la prospettiva, non l’avevo capito. Allora è un attestato di stima…io non stimo così nessuno dei miei prof del liceo, e a 27 anni non mi verrebbe in mente di “spendere” così tanto tempo per uno di loro!

            BTW, sono nuova del tuo blog (che ho raggiunto tramite un tuo commento a quello di Sabino, che seguo per attinenza professionale) ed inizio or ora a spulciarlo un po’!


  18. su 13/06/2009 a 16:10 Fab

    Io ho un ottimo ricordo della mia tesina – non della sua esposizione, intendiamoci: chiaro che dai 10 minuti in cui metà della commissione sonnecchiava cercando di non pensare alle 30 tesine che li aspettava non ho ricavato molta soddisfazione.

    Però è stata l’occasione per fare una ricerca interessante (benchè non multi- bensì oligo-disciplinare), le cui conclusioni condivido in parte tuttora.

    Forse son stato uno dei pochi fortunati/illuminati, ma tant’è… Qualche volta l’opportunità non è stata sprecata.


    • su 13/06/2009 a 16:21 lo scorfano

      No, è vero, non tutte le opportunità vanno sprecate. Ma è sempre grazie al singolo e mai grazie al sistema… E questo è un guaio.


      • su 13/06/2009 a 16:35 Fab

        Quello che dici è vero, ma mi ha stimolato una riflessione inquietante: in quali altre occasioni le opportunita di crescita/ricerca/maturazione sono promosse dal sistema più che dal singolo?
        …
        non me ne sovvengono…
        :(


        • su 13/06/2009 a 16:41 lo scorfano

          E questo è un altro guaio, no?
          Anzi, forse, è proprio il guaio principale. Che non si sia costruito un sistema che offra opportunità e premi davvero i risultati. Non si offre niente e non si premia nessuno, invece: se non per canali privatissimi e accessibili ai meno. Io lo considero grave.


          • su 13/06/2009 a 16:59 Fab

            Sì, anche secondo me questo è il nocciolo.

            Ma i premi ci sono: solo che, a quanto ho potuto notare, non si premia l’intraprendenza o il merito, quanto piuttosto l’ubbidienza, soprattutto se ciecamente accondiscendente. E’ grave e frustrante, e ciò che mi inquieta è che è facile adeguarvisi.
            (Anche facendo una tesina multidisciplinare, giusto per fare un collegamento intercommentuale.)


  19. su 27/06/2009 a 02:11 antares

    non voglio minimizzare tutto ma qualcosa non mi torna. Lo studente dovrebbe conoscere tutto il programma. Magari alcuni argomenti più approfonditi ma…..tutto. Come organizzare, come gestire l’esame orale è solo una scelta. Non si aiuta ne si infossa, si esamina nel modo più corretto e completo.



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Tema: Mistylook di Sadish.