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lo scorfano

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mutamenti climatici

19/06/2009 di lo scorfano

che tempo che farebbeFate conto di essere un insegnante di matematica in un liceo scientifico. La vostra è una materia importante, forse la più importante, per l’indirizzo e gli obiettivi della scuola. Pensate di dover essere necessariamente rigorosi, perché la disciplina ve lo impone; e pensate poi di essere circondati da insegnanti (come quello di italiano, per esempio) molto meno rigorosi di voi; a cui basta assai di meno per dare una sufficienza, a cui tutto sommato i ragazzi vanno bene anche se non studiano niente o quasi niente.

Pensateci: fino a due anni fa voi sareste arrivati allo scrutinio finale di una qualsiasi classe, con il vostro 4 in matematica, che avevate meditato per tanto tempo, ma che ritenevate indispensabile, e quel 4 si trasformava in un “debito scolastico”. Vale a dire: alunno promosso, con debito da colmare l’anno successivo, entro dicembre.

Ma voi lo sapevate già: lo studente non avrebbe mai colmato nulla, avrebbe continuato a non studiare la matematica e a essere promosso; e sarebbe arrivato all’esame di maturità e sarebbe stato promosso anche lì, perché nessuna regola avrebbe mai permesso di punirlo in un qualunque modo.         Perché andava male soltanto in quella materia, magari anche in un’altra, ma non abbastanza da perdere un anno; mai. Quelle erano le regole del gioco, a quelle bisognava stare.

Pensate a come vi sareste sentiti: alla sensazione di impotenza e inutilità che ve se sarebbe arrivata, alla evidente soddisfazione di chi aveva bellamente potuto prendervi in giro per tutto l’anno. Pensate a quella vignetta francese che ha fatto il giro dei blog qualche settimana fa: ecco, quella è stata per quindici anni la sensazione dominante dei prof dopo lo scrutinio, la percezione di essere stati presi in giro, il clima che si respirava.

Tanti sono stati i fattori che hanno determinato questo clima, tantissimi. La gran parte sono fattori esterni al mondo della scuola, legati al contesto sociale e culturale, genericamente inteso. Ma c’erano anche delle regole che lo determinavano, scelte dai dirigenti del ministero. Ed erano, soprattutto, le regole che aveva voluto e ideato il ministro D’Onofrio, anno 1995, primo governo Berlusconi, il quale, aboliti gli esami di riparazione, si era inventanto il “debito scolastico”, quel nemico che sembrava dover perseguitare voi insegnanti ora e per sempre.

Non per sempre, invece.

Pensate che a un certo punto di un qualsiasi anno scolastico (lo scorso anno scolastico, in realtà) arrivi un altro ministro a cambiare le regole del gioco. Il ministro si chiama Fioroni: tende a fare un bel po’ di confusione, prima dice poi ritratta, le sue circolari arrivano sempre all’ultimo momento. Ma comunque cambia qualcosa, ed è un qualcosa che ha a che fare proprio con quel debito scolastico che vi ha rovinato la vita lavorativa per tanti anni. Questo è ciò che, dopo tanti tentennamenti e contrordini, il ministro decide tra il 2007 e il 2008:

1. Il debito scolastico diventa «sospensione del giudizio»: quindi, se non lo recuperi entro l’inizio di settembre (apposito esame orale e/o scritto), non passi all’anno successivo: sei bocciato, insomma. A settembre. Sono gli esami di riparazione (ma non si possono assolutamente chiamare così) che si riaffacciano da quella porta da cui il ministro D’Onofrio li aveva fatti uscire;

2. La scuola è tenuta a organizzare i corsi di recupero: questo determina tale e tanta confusione e disorganizzazione che quasi nessuno, nella scuola, si rende conto che le regole sono profondamente diverse. Tutti sono troppo impegnati a maledire i corsi, di gestione quasi impossibile;

3. Per essere ammessi all’esame occorre raggiungere una media complessiva almeno pari a 6.

Lì per lì non vi sembra una grandissima novità; nemmeno agli scrutinii di giugno vi pare che ci sia stato un vero cambiamento. I voti vengono alzati come al solito, voi vi arrabbiate come al solito e vi sentite presi in giro. Ma quando arriva settembre (siamo nel 2008) cominciate ad accorgervi di una cosa piuttosto inusuale: i ragazzi delle prime (ma anche quelli delle seconde) arrivano alle verifiche come si arriva a un esame vero: tesi, nervosi, con l’impressione di giocarsi davvero il futuro; mentre quelli di terza e quarta ci arrivano come se fosse un gioco, uno scherzo, una procedura di nessun rilievo, che non può affatto incidere sul loro destino scolastico.

È un dato che vi fa subito riflettere: chi ancora non è abituato al vecchio “debito scolastico”, alle vecchie regole del gioco, vive quella situazione con grande serietà: sono i ragazzi più giovani. E dunque, forse, un po’ di serietà è ancora possibile.

Nel frattempo ricomincia l’anno e il ministro è cambiato: si chiama Mariastella Gelmini. Per la confusione e la disorganizzazione assomiglia molto a quello precedente. Ma in realtà non fa nulla di più di quello che già c’era, non introduce nessuna nuova regola (alle superiori), non cambia le norme di Fioroni: obbedisce alla logica tremontiana dei tagli e si danna, e vi fa dannare, sulla inutile questione del voto in condotta.

Solo in una cosa la ministra è davvero efficientissima: rilascia dichiarazioni su dichiarazioni ai media, si fa un sacco di pubblicità, non smette mai di parlare con i giornali, insiste sulla questione del “rigore” e della “meritocrazia” come se fosse un mantra, che recita con un’abnegazione commovente.

E questo, insieme alle regole di Fioroni, muta almeno in parte il clima. Ve ne accorgete subito, agli scrutinii di quest’anno: vi accorgete che non aleggia più l’idea che bocciare sia un azzardo impensabile e rischiosissimo. Ora, quelli di voi che hanno sempre portato alla fine dell’anno le insufficienze, e che sono soprattutto gli insegnanti di matematica e di italiano, si sentono un po’ più forti. Hanno l’impressione di essere un po’ più spalleggiati; sentono (benché non ci sia niente che davvero li autorizzi se non il clima mediatico, appunto) che forse non saranno condannati se decideranno di promuovere qualche ragazzo in meno.

Il clima conta. È strano, ma è come la percezione dell’insicurezza: uno non è  affatto più insicuro, in realtà, ma se glielo ripetono molte volte alla fine ci crede e si sente effettivamente più insicuro. Così è accaduto a scuola: il voto in condotta alza tutte le medie; e questa è l’unica novità introdotta dalla Gelmini. E quindi le sue norme vanno chiaramente in direzione del lassismo; ma la ministra insiste, a parole, sul «rigore» e la «severità». E questa sua insistenza agisce: agisce su chi è severo per natura ma anche su chi per natura non lo sarebbe, che si sente un po’ più isolato. E, magari, nell’incertezza, da quest’anno, vota più per il no che per sì, al contrario di quel che avrebbe fatto l’anno scorso.

Perché è vero, come dice Leonardo, che nessun insegnante ama bocciare; ma è anche vero che nessun insegnante, nessun essere umano ama essere preso in giro. E questo è quello che è avvenuto per molti anni.

Ora, forse, è cambiato un po’ il clima. «Nonostante i miei provvedimenti, le bocciature nelle scuole superiori sono aumentate», dovrebbe dichiarare la Gelmini. Ma non lo farà, sarebbe pretendere troppo.

Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag aumento delle bocciature nelle scuole, esami a settembre, essere presi in giro, fioroni, gelmini, il debito scolastico, la sospensione del giudizio, scuola | 4 Commenti

4 Risposte

  1. su 19/06/2009 a 17:46 Cecilia

    Spero che la situazione migliori con gli esami di settembre. Nella mia classe (che ha attraversato tutte le facilitazioni introdotte negli ultimi anni) si era creata una situazione assolutamente ridicola: un gruppetto di persone si è trascinata 2 o 3 insufficienze fino alla quarta. Arrivati a quel punto c’è stata la strage, perché nessuno se l’è sentita di portarli all’esame di maturità (allora era così, avevano abolito pure l’ammissione all’esame di maturità, ci si accedeva anche se si era trascorso l’anno a tirare scarpe ai professori).
    L’impatto psicologico è stato drammatico, ovviamente, perché dopo quattro anni che te le perdonano sempre tutte la bocciatura perde tutta la sua credibilità, e ha pochissime possibilità di essere utile (a diciott’anni è difficile che ti venga voglia di iniziare a studiare latino o matematica).
    Questi erano casi estremi, e peraltro legati agli scrupoli dei miei ex insegnanti (che se non ne avessero avuti, avrebbero potuto mandarli in quinta, e fargli passare l’esame, visto che c’era anche la commissione formata da soli interni).
    Nei casi non estremi la situazione era che si poteva tranquillamente navigare a vista in una o due materie, tanto un cinque non avrebbe cambiato la vita a nessuno.
    Immagino che i tuoi ragazzi di quarta, Scorfano, siano abituati a questo. Spero veramente che i primini invece non lo siano, e che il clima rimanga così, ci si può solo guadagnare.


    • su 19/06/2009 a 17:50 lo scorfano

      Quella che racconti, Cecilia, è una situazione che non mi sorprende. Tieni conto che fino a due anni fa non esisteva nemmeno più l’ammissione agli esami. Quindi lo scrutinio di quarta era diventato una specie di ammissione anticipata. Anche questo aveva creato dei grossi pasticci.


  2. su 20/06/2009 a 02:15 lucia

    i miei l’anno scorso sono arrivati agli esami di settebre meno preparati che a giugno, ma so di essere in un’isola molto strana. e poi sono stati promossi anche se avevano rimediato solo una materia su tre (ovviamente non la matematica). però…
    mi ripropongo sempre di andare a scartabellare tra le vecchie ordinanze, ma poi me ne dimentico… ma ho la precisa sensazione che ci fosse scritto, anche nel decreto di d’onofrio, che si poteva promuovere anche in presenza di insufficienze, solo se convinti che l’alunno fosse in grado di recuperare autonomamente le lacune nell’anno successivo. o no? e che si dicesse anche (di questo sono meno sicura, ma secondo me da qualche parte c’era) che se l’insufficienza si presentava di nuovo nell’anno successivo, nella stessa materia, si poteva bocciare.
    allora un po’ di colpa non ce l’abbiamo anche noi insegnanti, che siamo stati poco seri? e poi, è capitato solo a me di avere colleghi che hanno insistito per non bocciare “perché devo tutelare il mio posto di lavoro e se ne bocciamo troppi si perdono classi”?


    • su 20/06/2009 a 10:25 lo scorfano

      Assolutamente sì, hai ragione. E’ proprio per questo che insisto sul cambiamento di “clima”; ho l’impressione che prima le regole ci fossero ma fosse anche molto chiaro che bisognava andare in una certa direzione; mentre ultimamente le cose stanno un po’ cambiando, nonostante non ci siano state rivoluzioni.



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