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lo scorfano

il blog di chi si acquatta sul fondo

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il vecchio italo, il giovane mattia

02/07/2009 di lo scorfano

italo svevoNon so quanti di voi, ieri, abbiano letto il commento che il simpatico ragazzo Mattia, che non conosco, mi ha lasciato sul blog. Vale la pena di dedicarci una lettura attenta, secondo me; perché è un commento molto indicativo, perché è anche scritto (quasi) bene, perché racconta un mondo e una mentalità,  perché è un ritratto vero e non fasullo della generazione dei “nativi digitali” (che il dio del web li protegga), perché fa ben comprendere quale sia la realtà che io (e tanti altri come me) debbo affrontare oggi e tutti i giorni dell’anno. Perché l’unico che finora gli ha risposto è stato un Gabriele, che gli ha detto: «Ti ammiro».

Vi chiedo il favore di leggerlo, insomma. E non solo: siccome sono molto stanco e provato dagli orali dell’esame di stato, e siccome dormo male da molti giorni sempre a causa dell’esame di stato, e siccome me lo sono anche sognato di notte, il benedetto esame di stato, vi chiedo anche di rispondergli direttamente voi, di trovare gli argomenti, di essere persuasivi. Perché io non ce la faccio più; e perché non posso rispondere sempre io alle obiezioni dei vostri figli; e perché forse qualcuno di voi avrà argomenti migliori dei miei, che non sono mai riuscito a convincere nessuno.

Appena girate la pagina, trovate il commento di Mattia, che ringrazio.    

Ciao,
mi chiamo Mattia e sono 5 anni che sto in un liceo scientifico, in questi giorni sto preparando la maturità, mi appresto a fare gli orali, ma non mi è mai importato assolutamente nulla di prendere bei voti.
Ho sempre fatto il minimo indispensabile, ma non perchè non riesca ad applicarmi, o perchè io sia mentalmente più ritardato degli altri miei compagni di classe, ma per volontà mia, perchè non mi è mai importato niente, perchè io sono forse uno dei pochi, alla mia età, che ha capito che la scuola superiore non serve praticamente a niente, che la vita è diversa dalla scuola, e preferisco imparare a vivere che imparare la figura dell’inetto in Svevo.
E mi stupisco ogni giorno sempre più vedere un ragazzo disperarsi perchè, come gli sono andate le cose a questo punto dell’anno, non può uscire dall’esame con un voto che sia più alto di 70 o 80.
Forse sarò io più stupido degli altri a non capire il perchè di tanta disperazione, o forse sarò più intelligente degli altri a prendere tutto più alla leggera, io sinceramente propendo più per la seconda, ma io sono fiero di uscire dalla scuola con un bel 60 o 70.
Voi potrete essere stupiti, ma ve la spiego io la motivazione. Io ho capito prima degli altri come va questo sistema, ho capito che io, persona che ha studiato sempre mooolto meno di tutti gli altri miei compagni di classe, otterrò lo stesso risultato, la promozione, ma con il minimo sforzo, di quelli che si sono fatti un mazzo tanto per 5 anni per prendere quei miseri 8 e 9.
Ditemi che differenza c’è tra un 70 e un 90, niente, a parte che chi ha preso 90 si è sbattuto per raggiungere lo stesso identico risultato di quello che ha preso 70. E non mi venite a dire che in certi concorsi prendono solo quelli con il punteggio maggiore di 80 ecc. perchè sappiamo tutti che al giorno d’oggi neanche i laureati riescono a trovare lavoro, e la scuola superiore ha perso ogni sua validità, che anche gli idioti prendono il diploma…
Il mondo è dei più furbi, e va cambiato, lo so, ma fino a quando sarà così bisogna sfruttarlo. La persona che sa adattarsi sempre meglio alle situazioni è quella persona che si troverà sempre bene nella vita.
Ehi, con furbizia non intendo commettere azioni illegali, come truffe alle povere signore anziane ecc. intendiamoci, ma l’ottenere con il minimo sforzo il maggior risultato possibile, significa avere una visione più chiara e ampia del mondo che abbiamo di fronte, e sfruttare al meglio le circostanze.

Ok, la mia serie giornaliera di cavolate l’ho sparata, adesso posso andare a studiare tranquillo la mia tesina scaricata da internet.
Ciao a tutti.

(Il post, per la precisione, era questo.)

Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag a cosa serve la scuola, a cosa servono i bei voti a scuola, fregarsene di svevo, il giovane mattia, scaricare la tesina dal web | 57 Commenti

57 Risposte

  1. su 02/07/2009 a 11:09 mfisk

    Io la pensavo come te, Mattia, quando ho fatto in modo di non fare il militare; e poi mi sono pentito perché mi sono accorto che mi avrebbe fatto del gran bene: ma non si può più tornare indietro. E così, anziché diventare adulto a 25 anni, lo sono diventato a 37. Peccato.


  2. su 02/07/2009 a 11:20 .mau.

    Io sono un esperto nell’ottenere il maggior risultato possibile col minimo sforzo.

    Però se uno dice di «avere una visione più chiara e ampia del mondo che abbiamo di fronte, e sfruttare al meglio le circostanze» non gli ci vorrà molto tempo per mettersi a truffare le vecchiette.

    Detto tutto questo, mi pare che Mattia confonda il voto preso alla maturità o altrove con il giudizio che verrà dato dai possibili datori di lavoro; giudizio che con ogni probabilità prescinderà dal voto che prenderà, ma non dal suo modo di porsi.


  3. su 02/07/2009 a 11:43 francesco

    Io avevo trovato dei buoni argomenti in questo racconto:
    http://www.ilportoritrovato.net/html/bibliogogolritratto1.html


  4. su 02/07/2009 a 12:30 Marcoverga

    Io la penso come Mattia perchè anch’io ho sempre ragionato come lui (e ragiono ancora oggi così…) semplicemente perchè sono dell’idea che, alla lunga, conta di più saper stare al mondo che non uscire con un voto altissimo dalle superiori o dall’università…
    Conta di più avere “flexibility of mind” come diceva la mia professoressa di inglese e sapersi adattare a tutte le varie situazioni che non uscire con la lode perchè per 3 o 5 anni ci si è ammazzati di studio (e per quei 3 o 5 anni si è vissuto solo per lo studio)…


  5. su 02/07/2009 a 13:51 giaele

    Scusate la brutalità, ma a me un ragionamento come quello di Mattia e soci non sembra associabile a persone che hanno una visione più ampia della vita, bensì proprio agli inetti: anzi, vi dirò di più, dietro questa maschera di strafottenza da “figl’ndrocchia”, si cela proprio lo stereotipo dell’inetto, del buono a nulla, della persona limitata e autoreferenziale. A tipi di questo genere bisogna dare lezioni fin da giovanissimi. Forse sarebbe bene che, all’esame di maturità (!!!), Mattia venisse bocciato, come è successo all’esame di terza media a un quattordicenne di mia conoscenza che per tre anni si è comportanto come Mattia e ha affrontato l’esame con la stessa boria, crollando rovinosamente e scoppiando pure a piangere all’orale, avendo realizzato in quell’istante di essere NUDO e ignorante, dopo che la facciata di supponenza si era sbriciolata. Già, perché di grande IMMATURITA’ si tratta. La cosa che mi amareggia è però rendermi conto che il modello italiano di riferimento è questo: fare i furbi, non credere in ciò che si fa, fregarsene della formazione personale e deridere chi invece si impegna con serietà e dedizione.


    • su 02/07/2009 a 14:57 Marcoverga

      Ho dovuto leggere il commento due o tre volte… Poi però mi sono reso conto che quello che c’è scritto non corrisponde (fortunatamente) alla mia persona.

      Chiarisco che non sono uno di quelli che “chissenefregadellascuola”, mi è sempre interessato andare bene, ma mi sono sempre accontentato dei miei 7 e 8 portati a casa con uno studio minimale. Semplicemente sono uno che non si è mai ammazzato e mai si ammazzerà di studio perchè, fortunatamente, le poche ore di studio che ho sempre fatto mi hanno sempre fruttato i voti che volevo: dal 7 in su.


      • su 02/07/2009 a 15:17 giaele

        Marco, io non ti conosco, ma quando parli di “flexibility of mind” mi trovi d’accordo: quel che conta è riuscire, dallo studio e dall’esperienza, a trarre insegnamenti per la vita, non imbottirsi la testa di nozioni cavillose fini a se stesse. Ed è proprio qua che sta la differenza tra la cultura (che porta alla maturazione dell’individuo e alla formazione della personalità e dello spirito critico) e l’erudizione (che resta arida e superficiale, pur essendo magari dottissima). Anch’io, con i miei alunni, cerco di puntare alla cultura e all’apertura mentale più che alla ripetizione asettica di concetti imparati supinamente a memoria. Tuttavia, una cosa è non il fossilizzarsi sulle nozioni (che pur ci vogliono) ma andare oltre, nutrire altri interessi, essere aperti alla vita e non limitarsi soltanto alle “sudate carte”, una cosa ben diversa è invece puntare al ribasso nello studio, forti della convinzione tipicamente italiota che i “furbetti del quartierino” sono vincenti (convinzione che purtroppo le nuove generazioni assimilano dall’osservazione dell’antimeritocratica società circostante)… Temprarsi nello studio, impegnarsi a fondo in qualcosa, mettere passione&intelletto in ciò che si fa, cimentarsi con le prove, fare sacrifici, ecc., sono tutti VALORI che si impara ad acquisire proprio andando a scuola e prendendola sul serio, come una palestra di vita. E’ per questo che io, per esortare scherzosamente i miei allievi (12-14enni), li chiamo: “Spartani!”… ;-)
        Altrimenti ci aspetta una generazione di futuri “adulti” (si fa per dire…) che barano, che non si prendono responsabilità, che non sanno quel che significa tener duro di fronte alle difficoltà, che si “dopano” non solo nello sport ma anche nella vita. Ovviamente non mi sto riferendo a te, perché, ripeto, non ti conosco; volevo solo riflettere su questo problema, che oggi affligge non solo i maturandi o i “nativi digitali”, ma anche i 30-40enni.


  6. su 02/07/2009 a 14:38 Ipazia Sognatrice

    Mi sono permessa di postare ‘in casa mia’ commento e riferimenti.
    Spero che la cosa non dispiaccia a nessuno.


  7. su 02/07/2009 a 14:46 lo scorfano

    Io, in definitiva, penso che ci sia gran differenza tra il lavoro che si fa e il voto che si prende.
    E mi pare che Mattia, oltre a non curarsi del voto che prenderà e dei voti che ha preso finora (atteggiamento che posso anche condividere), non si curi della strada che sta facendo e della meta a cui lo porterà. E’ questo che mi preoccupa, del suo ragionamento. E sta tutto in quella suan orgogliosa frase finale. Hai perso l’occasione per cominciare a imparare a fare una ricerca, Mattia. Spero che ne avrai delle altre.


  8. su 02/07/2009 a 14:51 lo scorfano

    Ma, se fossi Mattia, farei anche subito un salto a leggere quello che scrive una famosa “secchiona” (con affetto, eh ;-) )


    • su 02/07/2009 a 18:02 Ipazia Sognatrice

      Sul ’secchiona’ non replico… è il famosa, che non corrispode al reale! Grazie! :-)


  9. su 02/07/2009 a 16:06 Giacomo Cariello

    Personalmente, non ho mai dato gran peso ai voti scolastici, che come scrivevo altrove sono colpi sparati a salve, ma per un motivo diametralmente opposto a quello di Mattia: ho sempre pensato di avere troppo poco tempo a disposizione in relazione a tutto ciò che volevo conoscere, perciò ho preferito non farmi condizionare da un sistema metrico che per buona parte serve a sfornare soldatini (gli esempi di giaele sugli spartani e di mfisk sul servizio militare NON sono casuali), più che pensatori.


    • su 02/07/2009 a 16:15 giaele

      In mezzo a questa tua sacrosanta sete di conoscere, sei riuscito a coltivare anche il senso dell’ironia? ;-) Quando parlo di Spartani, non mi riferisco a soldatini omologati: chi mi conosce sa bene che cerco di insegnare ai ragazzi a PENSARE! Il mio “grido di battaglia” è nato in circostanze particolari: i miei alunni andavano pazzi per il film “300″ (cosa discutibile, ma è un dato di fatto), e quindi io, per “fare il verso” a quel film, li incitavo così, ma non certo per renderli tutti soldatini ubbidienti, bensì per spronarli a tirar fuori la grinta e ad affrontare le sfide della vita (di cui anche la scuola, volenti o nolenti, fa parte!) con coraggio e carattere. Inoltre, se leggi qualche mio commento sulla (in)validità del sistema di valutazione INVALSI ecc., puoi capire che non amo il sistema metrico docimologico della scuola. Spero di essermi spiegata.


      • su 02/07/2009 a 16:50 Giacomo Cariello

        Approfondiamo l’argomento, giusto per verificare il grado di daisnaid :D Se tu beccassi un tuo allievo che fa copiare il proprio compito ad un altro, lo puniresti con un brutto voto?


        • su 02/07/2009 a 16:55 .mau.

          quando in quinta liceo il professore di latino mi beccò passare una versione, prese i nostri due fogli e ci diede un 5 ciascuno (con su scritto 10:2 = 5).

          Mi incazzai come una iena, ma non per il cinque; quella versione era di un autore molto tardo, del terzo o quarto secolo, e mi ero fatto un mazzo a renderla in un italiano decente; e il professore non si era nemmeno messo a correggerla e poi dividere per due il voto che effettivamente la mia traduzione valeva…


        • su 02/07/2009 a 17:08 lo scorfano

          Io sì, lo punirei. Ci sono regole e le regole vanno rispettate. Se è bravo a tradurre, come era .mau., avrà modo di rifarsi. E di imparare a rispettare le regola, anche.
          Francamente, Giacomo, e senza ironia, sono sempre stato dalla parte degli spartani… ;-)


          • su 02/07/2009 a 18:06 Giacomo Cariello

            In effetti Sparta era un modello anche per i nazisti (oh no! Godwin colpisce ancora!), quindi in effetti si potrebbe azzardare che far copiare un compagno in difficoltà è un po’ come essere della resistenza :D :D:D

            Scherzi a parte, la punizione disciplinare tramite voto negativo è una commistione abbastanza diffusa (almeno da ciò che leggo qui e dalla mia esperienza) ed è fortemente discriminante: in pratica se sei bravo puoi permetterti di alzare la testa, di contestare le regole che non ti sembrano giuste (perchè tanto avrai modo di rifarti), se invece hai qualche problemino con la materia, è meglio che fai il bravo e non ti prendi dei rischi inutili.
            Insomma: la regola sociale che chi sta alla base deve essere una pecora. E nel caso se lo dimenticasse, ci pensiamo noi a dargli una bella lezione :P


        • su 02/07/2009 a 17:12 giaele

          Certo! E’ già successo!
          E cmq… Μολών λαβέ!!! ;-)

          http://giaele.wordpress.com/2009/05/15/%ce%bc%ce%bf%ce%bb%cf%8e%ce%bd-%ce%bb%ce%b1%ce%b2%ce%ad/


        • su 02/07/2009 a 17:23 lo scorfano

          Però, per la precisione (ho capito solo ora la domanda), lo punirei ma non con un brutto voto. Considero il brutto voto un segno di un lavoro mal fatto (o non fatto) non il segno di un comportamento irregolare. Lo punirei con compiti supplementari, per esempio. Spero sia chiaro.


        • su 02/07/2009 a 20:46 giaele

          @ Giacomo: Prima stavo uscendo e ho risposto in fretta e furia, sbagliando. No, non ho mai sanzionato una copiatura con un brutto voto, ma con una comunicazione scritta alla famiglia sì, e anche con l’immediato annullamento del compito stesso. Se possibile, interrogo immediatamente il copiante e il suggerente (ruoli a volte meno definiti di quanto sembra) per verificare quanto in realtà sanno. Altrimenti rimando tutto al giorno seguente. Quanto all’analogia col nazismo… anche Tolkien fu considerato filo-nazista per alcune cose che scrisse nel suo romanzo più celebre… Ma in realtà fu semplicemente frainteso. ;-) Per la serie: omnia munda mundis. Bye bye


  10. su 02/07/2009 a 16:45 mariano

    Concordo, ma mooolto parziaalmente.
    Credo che della Scuola (maiuscolo) i ragazzi debbano portarsi dietro, nella vita, il succo, non l’annacquatura. Ma a far fare loro questo, debbono essere, ahimè, gli insegnanti che non devono concedere loro spazio, fin dall’inizio. Se di italiano bastava studiare gli autori, io studiavo anche qualche opera, quelle che suscitavano il mio interesse (anche l’Aretino, poeta tosco……). Ma marinavo, anche, rincorrevo le fanciulle (allora erano tutte vergini e pudiche). Oggi, e lo vedo sui miei figli, sono incitati alla distrazione dalle gite (o uscite culturali) tipo la visita alla mostra di Segantini in 3^ elementare, o dalle lezioni aperte (oggi parliamo del gatto: – chi di voi ha una gatto?_
    -Il mio è bianco!-
    - Io dormo con lui!-
    Tutto questo nel disordine di una classe elementare.
    E’ venuta, l’anno scorso una bambina ucraina nel mio paese.
    E’ rimasta choccata dalla confusione in classe. Lei abituata,
    a stare seduta, le mani sul banco o dietro la schiena, ad alzarla per chiedere qualcosa, a una poesia a memoria e un componimento a casa alla settimana, come quelli della mia età, del resto.
    Ho avuto uno scontro, quasi cruento, con una direttrice didattica. Alle mie proteste per come veniva ignorata e trattata l’aritmetica (e non la matematica, come asseriva lei), mi rispose: mi creda, se serve, alle elementari forse insgneremo anche l’uso della calcolatrice. Alla mia replica: -E come farete con gli arrotondamenti delle cifre decimali? la calcolatrice ne visualizza solo una parte!
    Cominciò a balbettare…


    • su 02/07/2009 a 17:21 lo scorfano

      A parte l’aneddoto conclusivo, che non capito benissimo (forse perché non maneggio una calcolatrice da più di trent’anni), sono d’accordo con quanto dici nelle tue considerazioni. Credo anch’io che siano, nella scuola, troppi “diversivi” che finiscono per allontanarci dal senso ultimo e solo che ha il nostro stare lì, a fare quel mestiere. Poi è anche vero che gli stimoli culturali e “formativi” passano per molti canali. E che capisco che si provi a usarne anche di nuovi. E’ il buttare a mare quelli vecchi, che non comprendo.


  11. su 02/07/2009 a 17:35 Sole

    io a scuola ero una secchiona,mi sono divertita poco e ho sgobbato molto, ho avuto sempre ottimi voti ma alla maturità sono uscita con un voto più basso di quello acciuffato dal mattia di turno. ne è valsa la pena? adesso, a quasi 40 anni, penso di no, penso che tra l’atteggiamento menefreghista di mattia e il mio ci potesse essere un giusto mezzo, ma sono felice di tutto quello che ho imparato, la mia scuola mi piaceva davvero molto, e la dedizione è un valore importante, perchè ti servirà poi nel mondo del lavoro, specialmente in quello di oggi, dove la competizione è agguerrita e se non si è ben preparati a disposti a sacrificare di strada se ne fa poca. detto qs., in bocca al lupo a mattia per la sua vita: il mondo là fuori ti insegnerà altre regole, quelle che evidentemente la scuola non ti ha fornito.


    • su 02/07/2009 a 18:07 lo scorfano

      Cara Sole, “dedizione” è una parola che mi piace tantissimo. Corrisponde un po’ al “disciplina e voluttà” che usava un grande saggio del secolo scorso.
      Ed è purtroppo anche vero che la scuola (cioè noi: gli insegnanti; cioè io, visto che qui parlo io), certe regole, non le sa più insegnare…


  12. su 02/07/2009 a 18:26 ange

    chissà se esiste una “eccellenza” dei furbi o una gerarchia, siccome sono tanti come si organizzano?


  13. su 02/07/2009 a 19:01 lucia

    porcapaletta, quante cose da dire e non ho tempo perché sto partendo per rovigno…
    mio figlio piccolo tende ad essere così, come mattia, ma è arroganza e inesperienza.
    non conta il voto (io alla maturità ho preso 38/60 e mi brucia ancora, ma non lo dico per quello) conta la cultura che ti fai a scuola. quella sarà sempre tua, qualunque cosa accada… ma a 15 o 18 anni non lo si sa… a volte penso che si dovrebbe nascere con la consapevolezza dei vecchi e vivere all’indietro…

    spero di riuscire a collegarmi spesso, dalla croazia. mi mancherete.
    bacio


    • su 02/07/2009 a 19:18 lo scorfano

      Buon viaggio, allora. Qui la gente comincia a partire e confesso che anch’io non riesco a non averne una gran voglia…


  14. su 02/07/2009 a 20:55 tea

    Lo ritenevo un comportamento da pre-adolescenza, ma a 19 anni …., ritengo grave non il fatto di non ambire a voti alti, ma questa tua idea di furbizia di arrivare con il minimo sforzo al massimo delle prestazioni usando il copia-incolla per la tesina. Furrrrbo, eh!!!


  15. su 02/07/2009 a 21:41 luca

    Fantastico! A distanza di 10 anni rivedo in questo scritto le stesse identiche precise sensazioni ed idee che avevo io! Quello che posso dire, vista la mia esperienza è che le cose stanno esattamente così. Io sono uscito con 60, sbattimento 0, poi mi sono laureato trananquillo, un 100, e oggi vado avanti come molti amici miei che magari si sono fatti il culo alle superiori e parecchi anche all’uni! Purtroppo la forbice dell’istruzione si allarga come quella dell’economia…lo studio ti aiuta veramente solo se sei il top il meglio, se stai tra il 99 e 90 è come se stessi a 60!

    Buono studio


  16. su 02/07/2009 a 23:40 Gaddo

    Mah, forse si sta dando anche troppa importanza a un commento che non la merita. Il problema non è il voto, o l’ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo. Il punto è che un domani, quando il buon Mattia farà il suo ingresso nel mondo del lavoro, troverà (magari come suoi sottoposti, perchè non c’è mai limite al peggio) persone dieci o cento volte più preparate di lui, e la situazione potrebbe essere difficile da digerire (o forse no, c’è gente che con il pelo sullo stomaco ci nasce).
    E il punto è anche che Mattia, quando arriverà a compiere i fatidici 40 anni, riprenderà in mano “La coscienza di Zeno” e si renderà conto di quanto tempo ha perso nella vita, quante occasioni di crescita, quanto poco conta avere il SUV parcheggiato sotto casa, quanto è stato inutile (e futile) cavarsela sempre per il rotto della cuffia; quanto si è inetti, nella vita, con l’aggravante imperdonabile di non rendersene neanche conto.
    Ma questi sono affari suoi. Nostri, e spero vivamente di no, solo nel caso in cui sia così scaltro da diventare presidente del consiglio.


  17. su 03/07/2009 a 05:52 scuola blog

    [...] Per approfondire consulta la fonte:  il vecchio italo, il giovane mattia « lo scorfano [...]


  18. su 03/07/2009 a 07:14 tinca

    .. dopo aver letto ciò che “Mattia” scrive ho avuto per tutta la serata la sensazione che non potesse essere un dicianovenne a parlare così, ma che fosse una provocazione di scorfano, ovvero ho creduto che l’avesse un po’ costruito e infiocchettato lui….
    In ogni caso dopo tutti questi commenti anche io direi la mia!
    L’indolenza non ha mai portato frutti, la scaltrezza non è un dono generativo, la freddezza di rimanere distaccati davanti all’esame più importante della tua vita, senza avere quella strizza sana che ti fa battere il cuore forte, è segno di vecchiaia.
    Chi non si emoziona e non si pre-occupa non sarà un passionale, in tutti gli ambiti.
    Mi spiace per Mattia (vero o inventato) la spocchia e al contempo la rassegnata disillusione lo farà rimanere sfigato e apatico, destinato ad incontrare qualcuno più furbo e più bello di lui.
    Buon cammino


  19. su 03/07/2009 a 08:22 Marcoverga

    Credo anch’io che sia una cosa un po’ inventata (anche se non so da chi) perchè il presunto autore stranamente non si fa più sentire…

    E poi, adesso che ci penso, in mezzo a tutte queste citazioni letterarie (io che di letteratura sono forte solo su Topolino!) mi viene in mente una cosa: Mattia, come “Il fu Mattia Pascal”… Boh???


  20. su 03/07/2009 a 14:46 lo scorfano

    Voi dite che è stata una falsa provocazione? Non lo so, a me non pare. Credo che sia uno capitato qui per caso, tra l’altro su un post vecchio, ha lasciato la sua traccia e se ne è andato. L’unica cosa che non quadra è che secondo me è arrivato qui cercando con google la striscia prendere un bel voto alla maturità, il che è segno di qualche debolezza di più rispetto a quelle che lascia trasparire.


  21. su 11/07/2009 a 15:27 Mattia

    Allora ragazzi, premetto che non sono un idiota che si spaccia per l’ormai incredibilmente celeberrimo “Mattia” ma sono il sottoscritto in carne ed ossa che ha visto sulla sua casella di posta elettronica che gli erano arrivati un “paio” di messaggi di risposta.
    Ringrazio innanzitutto lo scorfano per lo “scritto (quasi) bene” e un altro utente che ha parlato bene del mio post dicendo che forse non era frutto di un diciannovenne.
    Bè a qst xsona devo dire ke i diciannovenni nn parlano sempre cn abbreviazioni cm sto facendo io adesso, ma anche loro hanno una mente pensante.
    Devo ammettere che non mi aspettavo tutti questi commenti su un mio post che in realtà non trovo straordinario, vedo però che siete tutti bravi a fare gli psicologi dato che avete praticamente scritto, dalla gioventù alla vecchiaia, la mia vita; chi dice che sono un inetto, chi dice che diventerò uno sfigato e apatico (AHAHAHAHAHAHAHAHAH!!!!!!!!!!!!!!!!), chi dice che se sarò bocciato sarà solo meglio per me, addirittura che mostro qualche debolezza perchè sono arrivato qua scrivendo su google voto di maturità o cose simili ecc.
    Cavolo devo dire che siete incredibilmente bravi o straordinariamente idioti a fare questi ragionamenti, senza offendere nessuno sia chiaro.
    Bè, un inetto, mah, può essere, dico solo però che io ho la testa a posto, a luglio e agosto ho intenzione di andare a lavorare come cameriere, portiere non ha importanza, basta che porto a casa un po’ di soldi perchè IO la mia indipendenza la voglio raggiungere al più presto.
    Un altro utente ha perfino scritto che io sono vicinissimo ad andare a rubare la borsetta alle vecchiette, cioè ragazzi, adesso esageriamo dai, ma come si fa, forse i problemi ce li avete voi.
    Invece faccio un grandissimo applauso a “luca” (Luca voglio conoscerti perchè di persone che la pensano come noi, a quanto pare, ce ne sono veramente poche) che ha scritto quello che pensava realmente, i commenti comunque non li ho letti tutti dato che sono veramente tanti.
    Ah quasi dimenticavo, gli esami sono andati abbastanza bene, gli orali anche, a parte matematica, che si sapeva, quindi non posso lamentarmi, spero quindi che non vi dispiaccia che non sia stato bocciato anche se ancora non conosco il voto, visto che non li hanno ancora pubblicati, ma non vi preoccupate, se volete in seguito ve lo farò sapere, forse interessa più a voi che a me…
    La cosa quindi, che ci crediate o meno, non è assolutamente inventata, non che questo post di questo fantomatico Mattia lo smentisca, ma se ci volete credere bene, altrimenti…..sai che mi importa.

    Ciao a tutti.


  22. su 11/07/2009 a 15:32 Mattia

    Ah dimenticavo un’altra cosa, ironia della sorte indovinate un po’ che cosa ho scelto come traccia alla prima prova d’esame?
    Eh si proprio lui, il caro Svevo, la prefazione a “La coscienza di Zeno”, e ci ho preso anche 13.

    Ciao ciao.


  23. su 11/07/2009 a 16:17 Mattia

    Scusate se posto qui il messaggio di risposta alla ragazza che ha scritto un articolo su di me sul suo blog, Ipazia sognatrice, ma a quanto pare sul suo blog devo essere registrato per commentare, quindi taglio e incollo.

    E’ già, devo farti i complimenti per le tante letture, per il tuo 100 alle superiori e il tuo 110 all’università, ma non accetto il tuo compatimento, perchè non ho bisogno di essere compatito.
    Sarai più acuta, intelligente, straordinariamente brava di me, cosa moooolto probabile, ma chi sei tu per giudicare la mia vita?
    Voi, e mi riferisco anche ai tanti commenti che mi sono arrivati sul blog de “lo scorfano”, non potete giudicare qualcuno da un semplice post, quelle cose che ho scritto le penso tutte, ma avete quell’arrogante presunzione di sapere tutto di tutti.
    Voi non sapete neanche minimamente quello che faccio io, ma sinceramente non voglio neanche dirvelo, quindi che cosa giudicate?
    Cioè, voi compatite me? Ma che presunzione hai?
    Io ho scritto quel post in modo assolutamente sereno e non era certo una provocazione verso i cosiddetti secchioni, loro vanno per la loro strada, io per la mia, semplice no? quindi mi piacerebbe avere lo stesso atteggiamento nei miei confronti, chiedo tanto? RISPETTO!
    A me non importa di spettegolare sulle persone “ehi, hai visto quello che è diventato dottore?”, “ehi, hai visto quello che non ha fatto niente nella vita e è rimasto asino?” perchè io mi faccio i cavolacci miei, e penso solo a me stesso, ma non con atteggiamento egoista, chiariamo.
    Odio la falsità e in questo tuo articolo ne trovo una dose abbastanza elevata.
    Oggi ho anche scritto sul blog de “lo scorfano” quindi sono io il vero Mattia, sperando che ci creda.
    Chiudo qui con i miei migliori auguri.

    Ciao, Mattia


    • su 11/07/2009 a 21:27 lasuoceradelbabau

      Qualcosa non mi torna. Se uno scrive un post come il tuo – intendo anche con un tono come il tuo -, mi pare inevitabile che sia allo scopo di provocare delle reazioni. Sennò cos lo scrive a fare il post su un blog? E allora, mi dispiace, bisogna essere pronti a ricevere sia applausi che pomodori in faccia, perchè questo è il rischio della popolarità. Fattene una ragione.


  24. su 11/07/2009 a 17:18 lo scorfano

    Bene, sono molto felice che il vero Mattia sia tornato (è proprio lui: la mail è la stessa e non era imitabile, onestamente); alcuni mi hanno anche accusato di essermelo inventato, ma naturalmente non è vero (perché io scriverei “bene”, senza quasi ;-) ).
    A questo punto il ragazzo è quasi una star, e non ho molto da dirgli. Una cosa sola, anzi: che, diciamoci la verità, il tema su Svevo era una cagata pazzesca e 13 lo avrebbe preso (quasi) chiunque, anche la Gelmini, per dire. Ciao


  25. su 11/07/2009 a 17:45 simpatiche canaglie « lo scorfano

    [...] di banco di Andrea,  è tornato, finalmente, dopo essersi fatto attendere come solo le rockstar. E ne ha da dire a tutti, in realtà. Ma sopratutto a qualcuno, [...]


  26. su 12/07/2009 a 11:18 Ipazia Sognatrice

    Inutile dire che ho risposto.

    Mattia troverà la mia risposta a questo link, che metto qui solo per la sua comodità, chiedendo il permesso al padrone di casa.

    http://lavitaesogno.blogspot.com/2009/07/mattia-un-benvenuto-nel-mondo-degli.html

    Mattia troverà, nel mio sito, un indirizzo email dove se vorrà potrà continuare la discussione, nel caso non riuscisse ancora a commentare sul mio sito.

    Se lo desidera, mi impegno qui a pubbicare il contenuto dello scambio senza censure.


    • su 12/07/2009 a 12:00 lo scorfano

      Sapevo che non avresti resistito…


  27. su 12/07/2009 a 13:18 Lucius

    Tutto si potrà dire di Mattia, ma non che gli manchi un certo senso per la realtà. Emanuele Severino: “… perché lei parla di scuola, ma noi abbiamo bisogno di giovani, di mano d’opera manuale ed intellettuale, che tenga il passo con la concorrenza mondiale, ed una scuola che tenga il passo con la concorrenza mondiale, può farlo solo se si rende conto del che cos’è, e come è fatto il mondo …”

    Emanuele Severino – L’utile e il bene

    http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=65

    Pertanto Mattia esce da una scuola che insegna ad imparare a memoria le risposte e meno a capire il mondo. E a fare imparare a memoria il tabellone di un’etica che in realtà non è mai esistita, comunque non nelle nostre scuole italiane e ancora meno nella nostra società italiana, non mi sembra onesto. E Mattia questo l’ha capito da un pezzo, anche se si è dimenticato di fare parte dello stesso giro. Un classico tutto italiano: il bue che dà del cornuto all’asino. Sicché adesso è Mattia ad insegnare agli altri ciò che non solo ha appreso ma anche condivide, e domani toccherà ad un suo figlio, e dopodomani …


    • su 12/07/2009 a 13:36 lo scorfano

      Ti dico la verità, Lucius, senza alcuna acrimonia: ma una “scuola che insegna a imparare a memoria le risposte” sembra la definizione di una persona che non mette piede in un’aula scolastica da molto tempo. Che, tutto sommato, la scuola non insegna nemmeno più quello da parecchi anni.


  28. su 12/07/2009 a 14:23 Lucius

    Grazie per la tua verità di insegnante, lo scorfano, ma c’è già Mattia che ce l’ha proposta. E hai pure ragione, sul fatto che non ho mai frequentato la scuola (italiana). Tuttavia qualcosa non mi torna, visto il commento che mi hai dedicato. Quasi ti avessi beccato nel tuo intimo. E, infatti, tutto si può qui da noi in Italia, tranne appunto criticare la scuola e chi ne fa parte. E i risultati della nostra scuola d’altronde parlano chiaro. Davvero una bella referenza per chi impartisce lezioni agli altri. Adesso però la mia domanda: per te un semi-analfabeta quanto può valere nei tuoi confronti?


    • su 12/07/2009 a 14:48 lasuoceradelbabau

      A me risulta che la critica alla scuola e agli insegnanti siano cosa più che quotidiana, e non vedo come si possa dire che tale critica in Italia sia negata.
      Vorrei sapere da Lucius se il modello di scuola extra-italiano da lui frequentato, di cui non specifica la provenienza, sia a suo giudizio migliore e degno di emulazione. In tal caso lo pregerei di illustrarmelo.


      • su 12/07/2009 a 14:49 lasuoceradelbabau

        pregherei, non pregerei. La fretta di consegnare il compito.


  29. su 12/07/2009 a 15:13 cicciocolla

    A me piacerebbe sapere, per capire un po’ meglio i discorsi che si fanno, che accidenti si intende con “imparare come va il mondo”, o “la vita”, o qualsiasi altra espressione usata in contrapposizione al mondo scolastico, da Mattia, e appena citata da Lucius.
    Perché io per esempio a scuola ho letto il Principe di Machiavelli, che ne dice di cose su “come va il mondo”, ho letto Marx e con lui studiato l’ideologia che ha guidato le sorti di una grossa parte del mondo per un periodo non trascurabile del secolo passato, ho imparato quali sono i moti che regolano la rotazione terrestre (come si muove il mondo, appunto), persino Petrarca mi ha insegnato un po’ di “come va il mondo”.
    Ho imparato la grammatica, per esprimere ciò che penso.
    E sto citando a casaccio, ma per dire che non colgo tutta questa differenza tra la scuola e la vita.
    Semplicemente, molte delle cose che ho studiato a scuola (anche a memoria, eh, che non è che ricordarsi la data della guerra di successione polacca sia un peccato mortale; non aiuta ad evitare di essere superati in coda alla cassa, ma non impedisce neppure di rispedire il sorpassante a quel paese) mi hanno insegnato cosa hanno pensato altre persone, e a pensare io stessa; e pensare mi ha insegnato a vivere. A vivere in modo un po’ critico, a non accettare tutto ciò che mi viene detto, a coltivare una certa curiosità.
    Vorrei capire se, con l’espressione “capire come va il mondo”, si intenda una sorta di sopravvivenza. Perché a sopravvivere lo si impara da sé. Io sono grata che mi sia stato insegnato anche dell’altro, perché senza mi sentirei senz’altro peggio, in un mondo di “sopravviventi”.


  30. su 12/07/2009 a 15:43 Lucius

    Ragazzi, rispondo in breve per non incasinare il topic che tratta di altro:

    lasuoceradelbabau:

    a) un conto è subire una critica, un altro invece accettarla. In tale caso la scuola italiana avrebbe fatto i progressi che non ha fatto.

    b) non sta al sottoscritto giudicare il modello della scuola italiana, perché mi sembra che un confronto internazionale abbia già avuto luogo. I risultati sono alla portata di tutti. Tutto sta nell’accettarli o rifiutarli e con ciò prolungare la permanenza della nostra scuola in fondo alle classifiche internazionali.

    cicciocolla:

    a) capire il mondo significa in primo luogo non negare l’evidenza, ossia anticipare l’esperienza (esempio nel caso della scuola: l’Indagine Pisa) che ci fa sapere come stanno realmente le cose e non invece come vorremmo che stessero. Dunque sapere non è ancora capire. Esempio il contadino che non mastica bene le parole produce frutti reali, mentre chi mastica bene le parole, e parliamo di nuovo della scuola, finora ha prodotto ben poco di utile. Si vede che qualcosa non torna. Io ci farei su un pensierino. Ma per farlo non posso negare l’evidenza. Quindi devo prima capire.


  31. su 12/07/2009 a 16:58 Gaddo

    “Io sono uscito con 60, sbattimento 0, poi mi sono laureato tranquillo, un 100, e oggi vado avanti come molti amici miei che magari si sono fatti il culo alle superiori e parecchi anche all’uni!”

    Cito da uno dei commenti al post iniziale di Mattia, e in anticipo me ne scuso con l’autore per non avergli chiesto il permesso (Luca, che non so come contattare direttamente)
    A proposito di come va il mondo, premetto che di mestiere io faccio il medico e che, ai tempi in cui ero studente universitario, ne ho conosciuti parecchi di quelli che sull’argomento (ossia come va il mondo) erano parecchio dotti. Si trattava di persone che, diciamo così, non ritenevano fondamentale la preparazione fatta sui libri: l’esame bisognava passarlo, anche a costo di prendere il professore per stanchezza (o di annoverarlo tra gli amici di famiglia), non conoscerne a fondo la materia. O persone che, di fronte alle difficoltà contingenti, preferivano traslocare nell’università della città vicina dove notoriamente gli esami erano più abbordabili.
    Adesso, sono certo che laurearsi così (in medicina, intendo), sforando magari di soli due o tre anni, sia sicuro segno che si è capito come gira il mondo. Eccome, se lo si è capito; specie se si abita nel nostro paese.
    E quindi, visto che il tema del post (e dei commenti al post) si sta espandendo a dismisura, e dal particolare vira pericolosamente verso l’universale, vi chiedo: se voi aveste un problema fisico serio, preferireste rivolgervi a un medico che ha capito come va il mondo o a uno che, cretino lui, sui libri ci ha sgobbato perchè credeva nella forza della preparazione?
    E voglio dare una dritta a Luca e Mattia: gli ospedali italiani, e proprio perchè nei concorsi pubblici non c’è traccia di meritocrazia, sono pieni di medici che sanno come va il mondo. Per cui alla fine, paradossalmente, Luca potrebbe avere ragione e per voi pazienti essere una questione di mera fortuna: quando varchi le soglie dell’ospedale ti può capitare un camice bianco di qualsiasi levatura culturale. A pari stipendio e pari responsabilità degli altri (o maggiore, se sai bene, ma proprio bene, come va il mondo).
    Va da sè che non c’è molta differenza se al posto della parola “medico” inserite “insegnante”, “ingegnere”, “commercialista”, insomma una qualsiasi delle svilite professioni cosiddette intellettuali per le quali in teoria occorrerebbe qualche anno di studio in più, e mi si perdoni l’involontario snobismo, che fare il cameriere o il contadino.


  32. su 12/07/2009 a 19:55 Lucius

    Gaddo: “non ritenevano fondamentale la preparazione fatta sui libri” …

    Hmm, altrove si parla di teoria e pratica messe insieme: dunque sapere ma poi anche capire. Forse perché si da più peso all’esito buono e meno all’intenzione buona. D’altronde il problema sollevato da Mattia non riguarda solo la scuola o la sanità, ma qualsiasi campo, anche non scientifico. E non importa dove, ma in Italia la resa generale non è delle migliori. E pertanto sembra appropriato un discorso generale sulla società italiana che vuole restare chiusa per non fare passare il merito. Mica soltanto da qualche anno, ma da qualche secolo. Ma come non detto: quando il contadino o il cameriere conta meno del medico, anche se le referenze dei medici italiani non sono dissimili da quelle degli insegnanti italiani, si sa, gli esiti negativi non potranno che restare tali. Nei fatti s’intende. A parole invece siamo sempre stati i migliori.


  33. su 12/07/2009 a 21:52 Gaddo

    @ Lucius

    No, per favore, non diventiamo scorretti solo per tirare l’acqua al nostro mulino. Perchè:
    1) la laurea in medicina prevede teoria e pratica, chi si è laureato (in medicina) lo sa bene;
    2) senza l’amico libro vale ben poco la pratica, non solo in ambito medico: ma questo lo sanno (o lo hanno capito) meno persone;
    3) le referenze dei medici italiani sono non dissimili da quelle degli insegnanti italiani? Sto parlando con un sondaggista? O con un medico? O un insegnante? O qualcuno vessato da una delle due categorie?
    4) il medico non conta più del contadino o del cameriere (esempi tratti a scopo esemplificativo dai post di Mattia e Lucius), ci mancherebbe: ha solo studiato qualche anno in più, come ho sottolineato parlando di professioni intellettuali, e forse fa una professione che comporta maggiori rischi e maggiori responsabilità. Ecco il perchè del mio riferimento all’involontario snobismo, che tale non è (chi mi conosce può testimoniarlo) ma tale poteva sembrare a chi volesse approfittarne per sostenere le proprie tesi;
    5) è difficile, per quanto mi riguarda, fare il mio mestiere a parole. Specie quando devo mettere una firma sotto un referto di una tac per un traumatizzato della strada che deve essere portato in sala operatoria, o infilare aghi di venti centimetri nel torace di qualcuno, o rianimare un paziente con una crisi anafilattica da mezzo di contrasto. Dalle mie parti, questo significa metterci la faccia, e fare i fatti. Vorrei sapere dalle tue.


  34. su 13/07/2009 a 06:42 Lucius

    @ Gaddo

    1) / 2) e 3): Sanità italiana, per i consumatori è sedicesima in Europa

    http://blog.panorama.it/hitechescienza/2008/11/14/sanita-italiana-per-i-consumatori-e-sedicesima-in-europa/

    4) il fatto che uno abbia studiato non significa ancora nulla. Poiché, la nostra storia alla mano, l’intellettualità italiana non ha ancora dimostrato quanto finora a parole ha anticipato. Gli errori (in buona parte evitabili) nella sanità italiana (causa fattore umano) d’altronde non sono altro che un esempio, la prova di questa capacità. Ma come già detto, tale divario tra dire e fare è di casa pressoché in ogni campo. E’ un vizio tutto italiano, quello di magnificarsi con le proprie mani.

    5) nessuno sostiene che fare il medico non comporti certe responsabilità, ma ciò non vale solo per il medico. Ok, ognuno difende la sua categoria, ma vedi Gaddo, ti basta già solo pensare che oltre alla tua categoria ce ne sono tante altre delle quali in pratica poco o nulla sai. Ma non per questo non sono altrettanto importanti.

    Aggiungo: quasi tutti parlano del merito, ma poi contestano i dati che evidenziano l’opposto di ciò che sostengono. Il che in parole povere significa eludere un confronto con la realtà. Non mi pare essere un buon esempio per giungere al merito “reale”.

    Consiglio a queste persone la seguente lettura:

    Generali, una casta votata alla sconfitta

    [ Corriere della sera: "E perché tutti, nessuno escluso, hanno dato la colpa dei loro rovesci ai soldati? E perché, nelle rare volte in cui hanno vinto - in pratica solo nel 1918 -, la vittoria è stata così avara da essere percepita dal Paese come una sconfitta? La risposta di Quirico è "che i generali hanno costituito marxianamente un ceto, nel senso che si riconoscevano come espressione di un'unica cultura", ben separata dal resto del Paese. Quindi, pur odiandosi, si sostenevano tra loro nei confronti del mondo esterno, il popolo e il potere politico. E nel perpetuarsi del loro ceto, più che nella riuscita professionale sul campo di battaglia, vedevano la chiave del successo." ]

    Il libro: Domenico Quirico, “Generali. Controstoria dei vertici militari che fecero e disfecero l’ Italia”, Mondadori


  35. su 13/07/2009 a 09:41 Gaddo

    @ Lucius

    (Fonte: http://scienzaesalute.blogosfere.it/2007/08/sicko-la-sanita-americana-arriva-in-italia-livia-turco-invita-michael-moore.html)

    (…) nella classifica mondiale della WHO sui migliori sistemi sanitari mondiali (la prima è la Francia e, udite udite, la seconda posizione è quella dell’Italia). Questa classifica, che a noi appare stranissima, per come siamo abituati a vedere il nostro sistema sanitario nazionale, è un’analisi multifattoriale che mette tutto in un calderone: utilizzo delle risorse economiche e risultati su alcuni aspetti della salute (per esempio la mortalità infantile), così come la cosiddetta ‘responsiveness’ ovvero come ci si rapporta al paziente ed alle sue caratteristiche. L’analisi della WHO è sempre stata criticata dai conservatori americani, in quanto non tiene conto della reale qualità percepita dagli utenti statunitensi, che viene giudicata ai massimi livelli (riflettete invece su cosa pensa l’italiano medio dei servizi sanitari….anche se poi alcuni analisi come quella del Censis del 2003 mostrano alle resa dei conti una buona soddisfazione generale (…)

    Questo non per eccepire qualcosa circa il concetto generale su cui stiamo discutendo, sebbene i dati della WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità) a occhio e croce mi sembrino più attendibili di quelli del blog di Panorama, ma solo per dire che quando si parla di “dati” bisogna stare attenti, perchè basta una ricerchina del cavolo su Google per trovare tutto e il contrario di tutto. Consiglio a chi ha dubbi sull’argomento di farsi operare un’appendicite acuta in Lituania, o sottoporsi a un trapianto di fegato in Tunisia, o meglio ancora farsi venire un infarto nelle vie del centro di New York senza un’assicurazione sulla salute in tasca.

    Io ho un mite consiglio da offrire, che vale soprattutto quando si discute sui blog (quindi senza potersi guardare in faccia): non è sempre necessario avere ragione, nè ottenere per forza l’ultima parola. Non siamo in una tribuna politica dove chi parla per ultimo becca più voti, nè a un torneo medioevale con Sgarbi e Ferrara che duellano all’ultima offesa. Farò come (molto correttamente, com’è suo costume) ha già fatto lo Scorfano: questa è la mia ultima replica sull’argomento non per supponenza verso l’interlocutore, che purtroppo non conosco di persona e con il quale in altre circostanze mi piacerebbe molto continuare la conversazione, ma perchè ho già detto nei commenti precedenti quello che avevo da dire. E quindi offro volentieri l’ultima parola a chi vuol prendersela.


  36. su 13/07/2009 a 09:48 Gaddo

    Dimenticavo: questo è il sito del WHO.

    http://www.who.int/en/


  37. su 13/07/2009 a 10:32 Lucius

    Gaddo e il concetto di merito: “Consiglio a chi ha dubbi sull’argomento di farsi operare un’appendicite acuta in Lituania”

    Cosa altro aggiungere? Forse un paragone con ospedali africani?

    Policlinico degli orrori
    di Fabrizio Gatti – 5 gennaio 2007
    da L’Espresso

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Policlinico-degli-orrori/1468187

    Incustoditi i laboratori contagiosi e radioattivi, sporcizia e sigarette ovunque. Il viaggio choc nell’ospedale più grande d’Italia dell’inviato de ‘L’espresso’. Per un mese, travestito da uomo delle pulizie …


  38. su 14/07/2009 a 16:12 originalbbb

    Penso proprio che sia il poco “sbattimento” che alcuni come Mattia hanno nei confronti con la scuola sin dall’inizio sia ciò che pregiudichi poi la loro opinione sulla scuola, ma ciò non è solo caratteristica di quelli che sono contenti di “cavichiarsela” ma più raramente anche quelli che invece vanno bene (per dirla con parole più sinceri, ne conosco uno) denunciano la loro “bassa” considerazione per la scuola (non per la cultura). Ecco! Dovrei sapere questo! Pensi (tu Mattia, o chiunque altro) la scuola come contenitore (anche) di “cultura” o scindi le due cose? Detta brevemente, credi nella cultura? O anche in questo sei contento del minimo indispensabile?

    Io penso che la scuola possa trasmettere anche cultura, anzi sia l’unica può dare gli strumenti indispensabili (a meno di non avere genitori eccezionali) ad accedere alla cultura ed il primo luogo in cui si entra a contatto con essa, si spera il più frequentemente possibile. Riducendo all’osso, perlomeno la scuola dà sempre, simbolicamente, l’indice del sapere, difficilmente trovabile altrove e senza la quale sarebe difficile trovare il sapere.

    Tuttavia è naturale che se tu non investi un po’ del tuo tempo, e potrà sembrare un sacrificio, nella cuola e nello studio come dedizione, le informazioni apprese si perdono il giorno dopo l’interrogazione ed i procedimenti mentali che si è già fortunati di apprendere da qualche insegnante svaniscono in pochi anni, ed allora guardandosi indietro, anche dall’alto di una media del 6,7,8,9 si vede il vuoto ed allora la conclusione logica è dichiarare la vanità di tutto ciò. Non potresti fare altrimenti perchè non avresti nulla da valutare o svalutare.

    Io credo che sapere cosa avenne nel 480 a.C. non sia indifferente, che conoscere o comprendere movimenti del passato non sia inninfluente, che sapere la capitale della Birmania non serva solo a vincere Chi vuol essere millionario. Ovviamente non è questo la parte più importante e se c’è solo questo diventa comunque apparenza, ma se queste nozioni sono parti di un qualcosa molto più vasto e profondo, allora la cosa è veramente bella.

    A volte rimango perplesso di fronte alla considerazione che alcuni compagni miei hanno della scuola, di fronte ai loro momenti di disperazione o menefreghismo. Recentemente comincio a capirlo. La cultura, vera, è una vocazione, che può essere alimentata o spenta, ma agisce come una vocazione, e chi la sente non può farne un rimprovero a chi non la sente, bensì a coloro che sarebbero incaricati di suscitarlo nell’animo dei giovani.

    Se quindi credi di fare bene a fare il minimo indispensabile, ti stimo innanzituto per la voglia che ha avuto di esprimersi, ma ti devo dire che anche chi passa molto più tempo di te sui libri o su certi film o a certi spettacoli non è necessariamente meno esperto di te nell’arte della vita, più o meno felice di te, più o meno in gamba di te. Infine maledisco questo mondo che è fatto così.



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