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lo scorfano

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l’esame orale

06/07/2009 di lo scorfano

esame oraleSi apre la porta ed è il turno del prossimo studente. Che tira un respiro forte, guarda sconsolato gli amici che lo hanno accompagnato e poi entra. «Buongiorno», dice ad alta voce. «Buongiorno», rispondono i commissari, schierati a ferro di cavallo sui loro banchetti, fingendo un’aria accogliente; ma in realtà sono stanchi, hanno caldo, non ne possono più, aspettano solo che arrivi la fine anche di questa mattina. E sanno che ci saranno altre mattine come questa, fino a metà luglio, e che c’è pure da ascoltare una inutile e noiosa tesina, per lo più vigliaccamente copiata da internet, senza nulla di originale.

E arriva la tesina infatti. In genere accompagnata da una mappa concettuale e dall’immancabile powerpoint, che aiuta l’esposizione e permette pure di leggere qualche riga, ogni tanto. I commissari fissano il monitor 17 pollici della scuola, su cui scorrono immagini prese chissà dove, con aria attenta; ma stanno pensando ai fatti loro. Il candidato parla, cerca di non interrompersi e di non incespicare, cerca di fare alla svelta perché sa che più di 15 minuti non gli saranno concessi. È la regola: lo dice la circolare del ministero.

Quando arriva alla fine gli pare di avere detto cose intelligenti.       Spesso non è vero, ma è anche difficile che qualcuno glielo faccia notare. Perché deve cominciare il “colloquio”, quello vero, quello che durerà una mezz’oretta e che non assomiglia affatto a un colloquio; e la tesina sarà come se non l’avesse nemmeno fatta, alla fine dei conti. Perché è un esame, non un colloquio, a tutti gli effetti. Ma tant’è, le parole… Benché si sappia che è sempre dalle parole che comincia la corruzione, nessuno osa cambiare la denominazione ufficiale, che non si sa mai.

In ogni caso il colloquio inizia. I commissari interni cercano di fare alla svelta. Se si accorgono che il ragazzo non conosce un argomento, si affrettano a cambiare direzione, a provare con un’altra questione. Se il candidato non conosce nemmeno quella, si dichiarano soddisfatti, e passano la mano. D’altronde, mettetevi voi nei loro panni, di insegnanti che conoscono i ragazzi da così tanto tempo  e che li hanno più volte premiati, castigati e promossi: che senso ha valutare uno studente in 5 minuti dopo che hai avuto tre anni di tempo per farlo con calma? Cosa possono o devono aggiungere quei 5 minuti? Niente, niente di niente. I commissari interni lo sanno, e cercano soprattutto di non fare danni.

Ma i commissari esterni, invece, a volte prendono la faccenda molto sul serio, con pignoleria. E partono con una vera e propria interrogazione. D’altronde il presidente è stato chiaro: tutti devono fare almeno una domanda, per ogni materia! Alla faccia del “colloquio”, insomma. E a volte le domande sono specifiche, le risposte vengono interrotte, le precisazioni si sprecano e si moltiplicano. Il candidato va in crisi.

Perché un’interrogazione, ai primi di luglio, quando hai già fatto una prima prova, una seconda prova e una terza prova articolata su quattro o cinque materie (che fanno già sei o sette materie in tutto), è un’interrogazione che può solo farti peggiorare. Ma commissari esterni la fanno lo stesso, prendendosi sul serio. Perché c’è una soddisfazione che possono trarre, da quell’interrogazione, ed è una soddisfazione che si riassume in poche precise parole: «Non sanno niente».

Il verdetto non è un verdetto sullo studente a “colloquio”, in realtà. Ma sull’insegnante titolare della cattedra, che è a casa, o in vacanza, o impegnato con i corsi di recupero. «Non sanno niente» significa «Nessuno gli ha spiegato niente», significa «Sono più bravo io», significa «Come si fa a spiegare la disciplina in questo modo e a mandare i ragazzi così allo sbaraglio!» È un mestiere avaro di soddisfazioni, il nostro; e finisce che ognuno se le prende come può e dove può.

E i ragazzi? I poveri ragazzi interrogati? I ragazzi non sanno niente davvero, per lo più. Altro che “poveri”… I ragazzi arrivano e contano sulla ormai consueta incapacità della scuola di prendere atto dei suoi e dei loro  fallimenti; anzi, dire che ci contano è assolutamente troppo. I ragazzi per lo più nemmeno si rendono conto di non sapere niente. Pensano di andare bene, pensano di aver fatto il loro dovere, pensano che se gli verrà tolto qualche punto nella valutazione finale, sarà stata un’ingiustizia, qualcuno che ce l’aveva con loro, perché loro sono stati troppo intelligenti, o troppo indipendenti, o troppo qualcos’altro, e questo ha dato fastidio. Tornano a casa e dicono che è andata bene.

I ragazzi non si preparano più, per la maggior parte. Perché sono abituati che va bene lo stesso e non possono concepire un altro modo di fare un’interrogazione (che si chiama colloquio, ma non conta niente come si chiama). Non pensiamoli come gli innocenti di turno, per favore. Perché l’orale dell’esame di maturità è un rito in cui ci sono solo colpevoli, nessun innocente.

(Io, davvero, non so quanto dovrò attendere per poter ascoltare qualcuno – qualcuno di quelli che contano, intendo – che avrà la voglia di idre che l’orale dell’esame di maturità o lo si cambia o lo si abolisce; perché così non funziona, perché così è solo dannoso. Io, personalmente, sarei per una semplice discussione della tesina; le disclipline sono già state verificate: ora mi presenti la tua ricerca e poi ne discutiamo insieme. So che è compicato; so anche che ci potrebbero essere molte altre proposte di cambiamento altrettano valide; so per certo che così non funziona niente, però; ed è un’inutile farsa, quando non è peggio.)

Poi, finalmente, l’esame finisce. I commissari tornano tutti a sorridere e chiedono al candidato che cosa farà dopo l’esame. «Ingegneria» e «Economia» riscuotono grande successo. I candidati salutano; alcuni dicono di nuovo «Buongiorno»; altri si limitano a un insensato «Arrivederci»; il giorno che qualcuno dirà il più meditato e ragionevole «Addio», giuro che mi alzerò dalla mia sedia e correrò ad abbracciarlo.

La porta si richiude e i commissari discutono. Gli esterni ridacchiano un po’. «Non sanno niente», si ripetono tra di loro sottovoce; gli interni cercano di ottenere il massimo possibile del punteggio, come se fosse quello il loro mestiere, non si sa perché. Se un commissario interno per caso dice che secondo lui quel voto è davvero troppo, tutti gli altri, tutti, lo guardano come se fosse un rivoluzionario, un eversivo, uno che non ha capito quale sia il suo compito in quella sede.

Il presidente guarda il tabellone dei voti di ammissione e dice: «Non allontaniamoci troppo dalla media che il candidato aveva…» Come dire: «Chi se ne frega dell’esame… Diamogli il voto che avrebbe preso anche senza farlo». C’è aria pesante e stanchezza, nell’aula. Si decide il voto a maggioranza: in genere lo scarto è di uno o due punti, niente di significativo. Ma chi perde nella votazione è anche capace di farne una questione personale, come se fossero punti decisivi per qualcosa. Ma comunque nessuno verrà bocciato, c’è da scommetterci, perché è fin troppo chiaro  a tutti che nessuno vuole che nascano dei ricorsi, dei contenziosi, chissà cos’altro. Quindi si scrive il voto, tutti firmano il verbale e si riapre la porta. Ed entra un altro candidato, che dice ad alta voce: «Buongiorno».

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Pubblicato in cronache scolastiche | Contrassegnato da tag commissione d'esame, esame di maturità, il colloquio orale dell'esame di maturità, scuola | 19 commenti

19 Risposte

  1. su 06/07/2009 a 09:58 giaele

    Sei un mito, scorf! ;-) Anch’io penso che l’orale così com’è sia una farsa e andrebbe modificato; e non solo alla “vera” maturità, ma anche alla “mini-maturità” di terza media, dove, non essendoci commissari esterni (se non un presidente, che però per lo più lascia correre ed è solo una figura formale), spesso è qualche commissario interno che usa il momento dell’esame orale per prendersi le rivincite sugli alunni, senza accorgersi che, più i ragazzi (in massa!) dimostrano di non sapere niente della sua materia, più è lui che dovrebbe porsi qualche interrogativo sul suo modo d’insegnare… o no? Paradossi della mente umana…
    A parte questo, comunque l’esame (anche orale) è giusto che venga mantenuto, se non altro perché è un rito di passaggio, un momento simbolico, una prova da affrontare. Forse dovremmo semplicemente ridiscutere sulle modalità di condurlo.


    • su 06/07/2009 a 14:04 lo scorfano

      Sì, troviamo qualcuno disposto a ridiscuterne, perché in questo modo rischiamo anche di togliergli quel valore simbolico che ancora ha e sul quale sono d’accordo.


  2. su 06/07/2009 a 11:29 scuolablog

    [...] Continua Articolo Originale: l'esame orale « lo scorfano [...]


  3. su 06/07/2009 a 13:01 The Dark Nomad

    Inutile dirti che mi avresti abbracciato.
    Potevo mai salutare gli stanchi professori con un “arrivederci” oppure un “salve” oppure ancora un “buone vacanze”?
    No.

    Mi alzai e dissi: “Be’, allora addio. Se Dio vuole”.

    E sì che personcine del genere stan sul cazzo agli adulti.
    Spesso l’irriverenza viene scambiata per mancanza di rispetto, ma ben sai che son due cose completamente diverse.

    Bel post (nonostante sia permeato dalla tua stanchezza, che, tra l’altro, si sente tutta).

    Coraggio, professo’!

    Buona giornata.


    • su 06/07/2009 a 14:05 lo scorfano

      Tanta stanchezza, vero?
      Spero non ortografica, almeno… ;-)


  4. su 06/07/2009 a 13:04 nick the old

    quando sostenni l’esame di maturità, si portavano ancora tutte le materie e i commissari erano tutti esterni tranne uno.

    in effetti si trattava, per la prima volta in vita, di affrontare estranei che avevano il compito di saggiare quanto avevi studiato e/o appreso nel corso del tuo iter scolastico.

    mi vien da pensare che tutto sommato non fosse un sistema poi così sbagliato.

    però è il parere di un esterno al mondo della scuola (nonché anziano).

    per inciso, non son di quelli che se lo sognano ancora, l’esame di maturità.

    e, per quel che ne ricordo, mi pare di essermi anche divertito a farlo.


    • su 06/07/2009 a 14:06 lo scorfano

      Io ho sempre pensato che, delirio per delirio, quello era un sistema che manteneva comunque un suo piccolo significato. Oggi stiamo ancora andando in cerca di qualcosa che lo sostituisca in realtà… E tieni conto che i commissari interni costano la metà di quelli esterni…


  5. su 06/07/2009 a 13:58 noveundici

    Bellissimo resoconto. personalmente, dopo quasi 30 anni e una laurea vado orgogliosissimo del mio 57/60 avuto dopo mezz’ora di confronto muso a muso con un ingegnere chimico altezzoso convinto di farmi il cul@ ed io incazzato perchè mi aveva levato mezzo voto al compito d’impianti che avevo passato a mezza classe. bella soddisfazione e ha il suo peso quando mi confronto con chi ha quel tipo di preparazione.


  6. su 06/07/2009 a 19:20 Zenone

    Beh, la sensazione che sia tutta una cazzata, una posa, una tradizione di poco conto c’è anche da parte nostra. Chiaramente quando sei davanti alla commissione schierata un po’ di agitazione c’è, ma non ho ancora sostenuto l’orale e l’idea che me ne sono fatto assistendo a quelli di alcuni compagni corrisponde perfettamente a quello che hai descritto nel post

    Complimenti

    Zenone


  7. su 06/07/2009 a 19:56 Sara

    Alla discussione sul mio orale dev’essere andata più o meno come hai descritto tu…la prof di scienze della terra mi ha fatto domande su cose che nemmeno erano nel nostro programma (e già sul programma non ero in una botte di ferro). Però per il resto sono andata bene, credo. Risultato, forse perché i commissari interni avevano caldo: 97/100 (considera che ho fatto scritti molto belli e che partivo dalla media del quasi 9).

    Ma tant’è…di certo non son l’unica :-)


    • su 06/07/2009 a 20:07 lo scorfano

      Non te la prendere troppo, davvero. In fondo se partivi dalla media del quasi 9 significa che hai fatto un percorso scolastico brillantissimo. Che conta più di tutto il resto e di qualsiasi punteggio. E pensa bene all’università, adesso.


      • su 06/07/2009 a 21:41 Sara

        Oddio, veramente ormai (sono dell’82 come vedi :-) ) sono laureata da quasi tre anni e gioco felicemente alla futura neurologa da due!
        All’epoca la presi malissimo…chiusi il diploma in un cassetto e da allora non lo guardai più…mi sono ripresa solo con il 110 e lode! ;-)


        • su 06/07/2009 a 22:19 lo scorfano

          Oooops, mi sbagliai… Però, come vedi anche tu, era meglio non prendersela proprio. Che da neurologa nessuno ti chiederà mai il voto della maturità…


  8. su 06/07/2009 a 21:08 marisamoles

    Caro scorfano,

    questa volta non sono d’accordo con te. Sono reduce dalla mia ultima giornata di esami, i primi della mia carriera, e sono soddisfatta. Sinceramente pensavo peggio. Ne scriverò un post … se ne avrò la forza domani. Caso mai ti lascio il link. Il confronto è sempre interessante, no?


    • su 06/07/2009 a 21:16 lo scorfano

      Chiaro che sì. Lascia pure il link, se scrivi qualcosa in proposito. Ciao…


  9. su 07/07/2009 a 21:12 GLI ESAMI, PER FORTUNA, SONO FINITI « Marisa Moles’s Weblog

    [...] esausta per farlo, ho letto l’articolo di un collega insegnante-blogger sull’esame orale: lo scorfano – così si chiama- asserisce nel suo scritto che il “colloquio … non assomiglia affatto a un [...]


  10. su 09/07/2009 a 09:14 frz40

    Da qualche tempo leggo gli articoli di Marisa Moles e ho appena conosciuto il blog de lo Scorfano.

    Della prima credo di avere un’idea ben precisa, del secondo ho letto troppo poco e non posso dire altrettanto.

    Mi pare, tuttavia, che i due prof abbiano vissuto questa “matura” con spirito ben diverso e, quindi, con sensazioni finali opposte. Marisa, oltre ad essere profondamente innamorata del suo mestiere, era profondamente innamorata della sua quinta. Come tale ha certamente speso tutta se stessa per far andar bene le cose all’interno della commissione. Alla fine ne parla bene, anche se, forse, con gli occhi del padrone di casa che ha fatto di tutto per i propri ospiti. Alcuni “esterni” e quindi anche sconosciuti.

    Lo scorfano dica lui. Io non so valutarlo e, comunque, spesso avviene che la qualità degli ospiti, interni ed esterni, non sia proprio quella desiderata. Comunque sia, le cose qui sembrano essere andate in modo diverso.

    Anche da Marisa peraltro non sono mancate le sorprese. Quelle buone lasceranno per sempre l’illusione del “come sono stato bravo/a (?), furbo (?), fortunato (?) …” Quelle negative lasceranno per sempre l’amarezza della grossa ingiustizia. In pochi casi, pare, che gli allievi abbiano avuto quel che si sarebbero meritato.

    Ma qui viene il punto. Che siano pochi o tanti quelli che hanno avuto il giusto giudizio, poco importa. Sono le ingiustizie, positive o negative che siano, che non dovrebbero esistere. Alla “matura” come nella vita.

    E le probabilità d’ingiustizia sono tanto maggiori, quanto più il sistema è lacunoso e imperfetto. E di lacune e imperfezioni mi pare che sia piena l’attuale “matura”, dove l’unico ostacolo con seri rischi mi sembra essere la seconda prova. Il resto è legato al caso, alla domandina sfigata, alla diversa severità della commissione, all’umore del giorno dei commissari e chi più ne ha più ne metta.

    Non era poi molto diverso ai miei tempi, quando le materie si portavano tutte e su tutte c’erano interrogazione e voto. Sebbene l’esame fosse più a 360 gradi, l’alea, anche allora, giocava un ruolo importante, tale da stravolgere in positivo o in negativo, in pochi minuti, i risultati di cinque anni di scuola.

    E poiché quel voto, quello della “matura”resta come un marchio indelebile nella vita di ognuno di noi, a partire, tanto per fare un esempio, dai colloqui per un posto di lavoro, non vedo proprio perché lo si debba far dipendere da fattori aleatori tipici di ogni “esame”.

    E’ vero: essere messi alla prova, anche di fronte a persone sconosciute, è una tappa obbligata del percorso di crescita, ma non è una giustificazione sufficiente per un quel tipo di marchio.

    Con questo un voto finale agli studi ci vuole e il meno imperfetto è forse quello della media dei voti degli ultimi tre/cinque anni, senza alcun esame finale. Perché, ad esempio, non dare valore al voto dell’esame per l’ammissione ai corsi di laurea o per le abilitazioni professionali?

    Oltre a tutto gli esami di “matura” hanno un costo non indifferente. Risparmiamocelo.


  11. su 09/07/2009 a 09:15 frz40

    .


  12. su 09/07/2009 a 09:32 L’esame di maturità: riaprmiamocelo « Frz40’s Blog

    [...] Entrambi trattano il tema dell’esame di maturità. Questi i links agli articoli più recenti di Marisa e de lo Scorfano [...]



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