Ce n’è una sola, per fortuna. Anche se io non ne ho mai viste tante come quest’anno, onestamente. Tante, tantissime mamme, tutte preoccupate, tremanti, fuori dalla porta, che mi guardavano per avere anche solo un piccolo segno, alcune anche in lacrime, sempre in ansia per i loro figli. È stata la maturità delle mamme, per certi versi.
In realtà, a pensarci, nessuna di loro è entrata direttamente nell’aula dell’esame; l’ingresso lo hanno lasciato agli amici, ai morosi e alle morose, ai compagni di scuola. La maggior parte si è fermata fuori, nel corridoio, ad aspettare, magari parlando con la bidella, o con alcuni altri ragazzi che erano lì, in attesa anche loro; o parlando con altre mamme, ovviamente. Come ai giardini pubblici, quando i ragazzi erano bambini.
E lo so benissimo anch’io che sarebbe facile uscirsene adesso con il più ovvio e ragionevole dei commenti: e cioè che c’è qualcosa di strano e preoccupante se ragazzi e ragazze di quasi vent’anni vengono accompagnati dalle mamme (e anche da qualche papà, a essere sinceri) al loro esame di maturità. Sì, forse qualcosa di strano c’è, avete ragione. Ma è anche vero, sono quasi sicuro, che la maggior parte dei ragazzi non ha mica chiesto alla mamma di venire…
È che le mamme fanno fatica a resistere, tutto qua. A casa, magari da sole, con l’ansia di un esame che non si sapeva come poteva finire. Forse malissimo. E i ragazzi, è facile, hanno semplicemente sopportato un po’, come si deve fare, perché la mamma è una, appunto; e non si deve trattarla male; e allora si sopporta anche che arrivi e si piazzi fuori dalla porta, ad aspettare.
E quindi, invece, mi piace dire che queste mamme un po’ se lo sono anche meritato di venire all’esame e di restare lì, in attesa, nel punto più vicino possibile al luogo dell’esame del loro ex bambino o della loro ex bambina. Hanno fatto tanto per meritarselo; hanno sofferto, per cinque, a volte sei anni; hanno firmato verifiche con dei 3 o dei 4; sono venute ai colloqui con i professori e si sono sentite dire cose brutte, spiacevoli, tanti rimproveri e pochi complimenti; in tante hanno sopportato i brutti voti, hanno imparato ad accettarli, alcune hanno dovuto prendere atto anche di una bocciatura.
E magari sono poi dovute andare alle cene a sentire i racconti di altre mamme, i cui figli uscivano sempre con 8 e 9, tutti gli anni, e hanno dovuto chiedersi perché il loro era così diverso, che cosa avevano fatto loro per avere un figlio che nemmeno si preoccupava di prendere 6, se c’era qualcosa di sbagliato nel modo in cui lo avevano tirato su. Sempre convinte di aver messo al mondo un inarrivabile gioiello, lo so benissimo anch’io, eppure anche sempre più in difficoltà nel doverlo capire e giustificare. E castigare qualche volta, speriamo anche quello.
Per cui, quando durante le interminabili mattinate degli orali ogni tanto uscivo dall’aula per respirare un po’, non riuscivo a guardare con fastidio le mamme in attesa, anzi. Le guardavo e mi sentivo di capire cosa passava loro per la testa. Forse perché dopo tre anni che da insegnante si sopporta un ragazzo o una ragazza, con tutti i propri scazzi e le altrui incertezze, si finisce per affrontare l’esame, seppure da insegnante, come se si fosse anche un po’ una mamma. E ci si preoccupa e si spera che tutto vada bene, meglio di quello che sarebbe assolutamente lecito sperare.
E allora, lo confesso, mi è accaduto di uscire dall’aula per rassicurare alcune mamme; per dire loro che il figlio stava facendo abbastanza bene; che magari, ecco, un bel voto proprio no, ma che la promozione, be’, su quella potevano stare tranquille. E ne ho vista più di una scoppiare in lacrime. E ho pensato che da ragazzi queste cose non si capiscono; che i miei studenti non avranno capito quanta ansia, quanta preoccupazione materna li ha accompagnati in questo interminabile quinquennio; e addirittura fino all’esame. E che lo capiranno forse tra molti anni, quando saranno grandi anche loro, quando proveranno anche loro a fare crescere qualcun altro.
Non so nemmeno se è un bene francamente; non so se davvero tutta quest’apprensione faccia crescere meglio o peggio. Per fortuna non devo nemmeno preoccuparmene molto, visto che sono già cresciuto e che non ho nessuno da far crescere. Però è amore, si chiama così; e anche se facesse un po’ male, pazienza. È amore che se ne sta fuori dalla porta ad aspettare. Che non è una cosa facile, secondo me.


Troppa apprensione non fa crescere sicuramente bene… Però la mamma è sempre la mamma! Come dici tu, credo che quello dei loro figli sia un po’ anche il loro esame!
Piccola nota… Quello della mamma è Amore, con la “A” maiuscola!
I miei sicuramente mi amano e nel tempo sono pure diventati curiosamente chiocci (mio padre), ma non vennero neanche all’esame di terza media! Ero praticamente l’unica della scuola senza genitori al seguito, mi sentii molto emancipata
Anche l’emancipazione è una forma di amore; anzi, forse pure di più. Ma è difficile, non tutti ce la facciamo…
Idem…forse solo in quinta elementare mi accompagnarono, in terza media di certo no (e mai li avrei voluti! Orrore!). Poi ho sempre chiamato o mandato un sms alla mamma dopo ogni esame universitario. e alla laurea ovviamente c’erano, ma quella è una festa, non un esame!
Però quando mi sono laureata la mamma è venuta. E pure il papà
Anzi, m’hanno invitata a cena fuori (insieme, ed erano già separati da alcuni anni) e mio padre mi ha regalato un bellissimo braccialetto, dicendo che tanto, cocciuta com’ero, non mi sarei mai sposata…
Per fortuna, o purtroppo, le mamme dopo l’adolescenza ricompaiono
La laurea non vale: è come il matrimonio, i genitori ci devono essere, fa parte del rito… L’esame di maturità fa un po’ più impressione, secondo me.
Io alla mia laurea avevo le autorità civili (mia madre, allora consigliere di zona) e militari (Andrea, sottotenente dell’Esercito, in divisa).
Ho cercato di rimediare anche un presule per la prima fila tra amici e parenti sino al sesto grado, ma senza successo.
In compenso il presidente della commissione divenne poi una quinta carica dello Stato, e quindi alfanabile, seppur ante litteram.
Non riesco a togliermi dalla testa che nell’atteggiamento di queste mamme ci sia qualcosa di patologico e una mancanza di rispetto dei figli.
Io, dentro di me, sono convinto che tu abbia ragione. E sono anche cresciuto così, come Mog. Ma non riesco a condannarle o a biasimarle, però; mi pare ci sia qualcosa di così comprensibile, nel complesso…
Mah, forse neppure le madri, e tra loro neppure le mamme italiane, che sono notoriamente le migliori, hanno sempre ragione.
Forse bisognerebbe semplicemente dirglielo.
Il cuore ha delle ragioni che…
Si dice così anche nei baci perugina, no?
A parte la cerimonia della laurea, quando, come da tradizione, era presente tutta la famiglia (seppur mescolata a un nugolo di amici che tifavano allegramente!
), io non ho mai voluto genitori o parenti ai miei esami. Paradossalmente sono stata molto emancipata sia in quinta elementare sia in terza media: non ho voluto famiglia intorno e la famiglia ha rispettato il mio desiderio… anche perché abitavo a pochi minuti a piedi dalla scuola e quindi non c’era neanche la scusa di accompagnarmi… Entrambi gli esami andarono molto bene.
Alla maturità invece mio padre (ebbe sì! mio padre, non mia madre, che – pur essendo apprensiva – mi ha sempre rispettata anche obtorto collo!) mi ha imposto di essere presente. Io non lo volevo, l’ho pregato in tutti i modi, ma lui ha insistito non solo per accompagnarmi ma anche per assistere all’orale! Forse è stato anche per questo che l’esame fu meno brillante del previsto: ero nel panico a causa di questa ingombrante presenza… Glielo rinfaccio ancora…
Povero papà… Ancora accusato di una colpa non sua…
L’amore delle mamme di oggi tante volte è molto pericoloso per i loro figli. Fra un po’ alcune di loro sosteranno dietro la porta dell’orale d’esame con rifornimento di pannolini e biberon, altre direttamente con l’avvocato di famiglia per suggerire larvatamente alla commissione un orientamento valutativo adeguato. Tutto per amore, o se proprio insistete, per Amore (a me questa cosa della A maiuscola procura l’orticaria, giuro).
Le stesse madri, nel corso dei 5 anni di superiori dei loro figli, spesso non si sono presentate neanche mezza volta ai colloqui, oppure solo in prima e in seconda, ma già un po’ più di rado, perché bisogna dare fiducia ai figli ( e risparmiarsi qualche giro seccante a scuola). Salvo trovarsi poi il figlio bocciato, senza sapere come, perché anche le visite alle pagine “valutazione delle verifiche” del libretto disciplinare sono state disertate, in nome della fiducia. Generalizzo, ma non più di tanto, temo. Anno dopo anno vedo sfilare teorie di mamme sempre più acriticamente, supinamente protettive. E vedo figli incapaci di reggere la pressione di un cinque, di un giudizio minimamente critico nei loro confronti. Penso ai figli del futuro, e mi viene l’insonnia.
Mah, alla mia maturità 20 anni fa circa non c’era un solo genitore, e la maggior parte eravamo anche di fuori paese: io facevo 30 km in pulmann ogni giorno per andare a scuola.
Ma davvero adesso i genitori vanno a seguire l’esame di maturità dei figli?
A parte che i ragazzi dovtrebbero essere quasi tutti maggiorenni, ma non si chiama esame di maturità? E che maturità si dimostra facendosi accompagnare dalla mamma?
Angela
Cara Angela, le cose sono cambiate assai.
Anche i miei alunni si fanno 30 km per venire a scuola; ma in macchina per la maggior parte; e le loro mamme vengono alla maturità, in effetti; e in più l’esame di maturità non si chiama più così da più di dieci anni: si chiama esame di Stato…
Ecco, vedete che faccio bene io a incitare i miei alunni con l’appellativo “Spartani!!!“?!
Questi nativi digitali sono talmente abituati a ottenere tutto cliccando senza sforzo su un bottone (e facendo accorrere frotte di mamme devote pronte a cospargere di miele e petali il cammino dei pargoletti maggiorenni… attenti però a non farli scivolare!!), che ci deve pur essere qualcuno che li tempra! eheheh
Stavo anche io fuori, nel corridoio, ad aspettare la figlia grande che affrontava il suo esame di maturità, non ero sola, era con me la seconda figlia nata da pochi mesi, nella sua carrozzina, sarà stato il ricordo recente del parto, ma quando la grande è uscita molto soddisfatta (58/60), ho avuto la stessa sensazione di pochi mesi prima: “E pure ’sto parto ce lo semo levato de torno”, e ho sentito una gran liberazione. Un secondo dopo la piccola si fa sentire per una sua necessità … un pugno allo stomaco …
o mio Dio… fra pochi anni devo ricominciare tutto daccapo… rappresentate di classe, colloqui, problemi della scuola ancora dopo anni fatiscente, incontri con i rappresentati del quartiere per i Rom alloggiati ai confini della scuola, maestre o professoresse chi materne, chi insoddisfatte, chi nevrotiche, chi con problemi che si portano anche a scuola, per fortuna ne trovi anche qualcuna che ci si parla bene , sportelli durante l’anno, ripetizioni, … insomma ma ci volete dare la soddisfazione di partecipare anche a noi a questo ultimo tanto atteso momento liberatorio?
non credo che confrontare i modelli educativi di 20 anni orsono ci aiuti ad analizzare se queste mamme siano inopportune, altri tempi, altre necessità, altre priorità…
L’esame di maturità,o meglio di Stato, tutti sappiamo che non significa nulla ai fini dell’indipendenza e dell’autonomia di un ragazzo, penso però che mai come oggi avvertiamo un senso di fragilità nei nostri “cuccioli”, forse perchè spesso li hanno cresciuti gli altri, e per mille motivi ci ritroviamo a voler essere presenti nei momenti più significativi della loro vita, proprio quando loro, i cuccioli, non ci cercano più!
Io vi sembrerò banale e patetica, ma tra 10 anni sarò una mamma che aspetta in corridoio!
Dove sono finiti gli austeri censori ora che bisogna rispondere a queste mamme preoccupate? Me le lasciate a me, come al solito…?
Son qua io in soccorso, o Scorfano! Non ti lascio solo contro la carica delle mamme. Alle quali piamente vorrei dire che soffocare i figli è reato, anche se lo strumento di soffocamento è l’amore, sia pure con la A maiuscola. E vorrei anche ricordare con gentilezza che presso nessuna specie un individuo di 19 anni viene ancora considerato un “cucciolo”.
Trovo bello che Tinca abbia altri 10 anni di riflessione prima di mettersi a piantonare l’aula degli esami di stato. Se abbiamo proprio tanta fortuna, per allora gli esami di stato non ci saranno più. Ci saremo solo io e lo Scorfano, ché tanto Brunetta non ci lascerà andare in pensione tanto presto. Baci.
E da me invece nessun genitore, neanche a cercarli. Notavo appunto stamani la mutazione antropologica con il collega di filosofia. Sarà che qui nelle regioni rosse, in queste isole in mezzo al mare, siamo più avanzati ?
Magari è solo un caso, il mio come il tuo… Una classe non fa statistica, no?
(per solidarietà)
Anzi:
Ok. Messaggio ricevuto: per voi Prof noi mamme siamo solo delle scassa…. se la seconda figlia supererà settembre con inglese, le mancheranno solo tre anni agli esami di stato e che volete che non vada ad aspettare fuori nel corridoio? Proprio per salutare con un caloroso ADDIO!!!! la scuola, i prof, le varie Gelmini di turno con tutti i problemi.
Ma sarà valsa la pena, aver lottato tanti anni per tanti problemi che nel post precedente elencavo e molti altri ancora non ho elencato, se il risultato è stato nullo, ovvero le scuole della zona sono state solo ridipinte esternamente, ma anche quest’anno ci è crollato il solaio della palestra, i Rom sono sempre lì a tirare i sassi ai liceali, e così via. Si, forse sarebbe stato meglio che rimanessi a casa, il risultato sarebbe stato lo stesso, e allora di conseguenza sarà ancora più giusto rimanere a casa il giorno degli esami.
Non ti arrabbiare, Tea, che noi prof diventiamo cattivi a luglio perché siamo stanchi… Tu fai quello che vuoi e quello che vogliono i tuoi figli. Il resto viene da sé.
Alla mia laurea c’era mia figlia (aveva un anno e mezzo), mi regalò un mazzetto di fiori e mi tolse la scena: “ma che bella bambina” ” hai visto mamma che brava” ecc.
Non sono stata presente alla loro (poi è arrivato anche l’altro) maturità. Solo una volta mia figlia ha voluto portarmi a lezione, all’università, per farmi vedere quanto è figo il professore
Vabbè sono un tantino patologica.
Non ho molti argomenti da portare in mia difesa, solo che ho sempre sperato di riuscire ad essere un genitore che “accompagna”la crescita, e quando sarà anche a distanza, in corridoio…e cucciolo e solo una questione di termini…ops finiti gli argomenti!
Mica bisogna difendersi… Tra dieci anni il tuo ragazzo (o ragazza, non so) ti chiederà di stare a casa. E tu starai casa, trepidante. Che non è tanto diverso dallo stare trepidante in un corridoio, a ben vedere…
Perchè, vi dico la verità, quello che penso io è che non è strano che una mamma abbia voglia di andare all’esame dietro ai figli; è più strano che un figlio lo chieda alla mamma; e solo in questo caso mi preoccuperei un po’…