Sì, anche secondo me si pone una questione morale enorme. Solo che non si pone nel Pd, ecco. Nel senso che il Pd ha ben poco a che fare con questa vicenda. Se non per il fatto che l’uomo accusato di essere uno stupratore seriale era appunto un iscritto e militante del Pd: ma nient’altro, onestamente. E se fosse stato un militante di Forza Nuova? Nient’altro, anche in quel caso. A meno che non avesse fatto dell’«apologia di stupro» un suo programma politico; cosa che non è avvenuta, mi pare, né nel Pd né in Forza Nuova.
Quindi, niente «apologia di stupro» e niente questione politica: e la faccenda sembra definitivamente chiusa.
Resta la questione morale, e resta «enorme», è vero. Solo che è una questione morale che ha più o meno diecimila anni di storia alle sue spalle e che non ha nulla a che fare con il reclutamento dei coordinatori del Pd, se dio vuole.
Ed è una questione leggermente più complessa: Gli uomini possono compiere il male? Per poi magari pentirsene? E poi promettere di non compierlo più sapendo che non manterranno la promessa? Sì, possono. Possono tremare come foglie dopo averlo compiuto ed essere insicuri e addirittura cercare di rassicurare le proprie vittime; e poi comunque tornare a compierlo, il male, un’altra volta. Perché gli uomini (e le donne) sono anche questo. Ed è questa la questione morale. A cui le letterature, le filosofie, tutte le religioni, e anche il cristianesimo hanno provato a dare una risposta: il frutto proibito, la tentazione, la cacciata dall’Eden, la serpe che insidia il calcagno, il peccato originale. Che esiste.
Non trovo altro da dire su questa storia: se non che è una storia che non ha nulla di politico e tutto di morale. E che leggere alcune pagine sulla vita (presunta) dell’uomo accusato di essere uno stupratore seriale mi ha dato la sensazione di sprofondare in un baratro, che è quello del male, che è non lontano da chi stupratore seriale senz’altro non lo è, come non lo sono io, ma che comunque non è lontano da me, dalla mia vita, dal male che anche nella mia vita trova rifugio. Un baratro tutto mio, insomma.
(Certo, mi piacerebbe leggerle – queste pagine sul retroterra culturale e personale del presunto carnefice – anche quando l’uomo, accusato di stupro, è un uomo di nazionalità diversa, per esempio; ma questo è un altro discorso, però: e non è più solo morale, ma anche politico, questa volta.)
Leggere del male che attraversa l’esistenza degli uomini è leggere di se stessi, alla fine dei conti. Lo diceva già Dante nella sua Divina Commedia, non è il caso di inventarsi niente, nel terzo millennio: tutto è stato già scritto. Troppo facile distinguere i buoni dai cattivi; troppo facile e troppo comodo. E come tutte le cose troppo facili, è una distinzione che non tiene. Non mi ricordo chi diceva che «Gli uomini si dividono in due: quelli che dividono gli uomini in due e quelli che no». Ecco, anche questa, tutto sommato, è una seria questione morale. Enorme.


Cosa è la morale? Quando si dice ” quello è un moralista”, avverto sempre una nota negativa, però sento spesso dire: quella persona ha una buona morale, o una cattiva morale. Di un buon cristiano (colui che segue Gesù Cristo nel vero senso della parola) si dice che non è moralista (forse perchè non giudica?), in quanto è aperto ad andare incontro a tutte le persone quali esse siano: ladri, prostitute, assassini, stupratori o pedofili, e non importa assolutamente di che tendenza politica siano. La “morale” poi, può o ha dei limiti, nel senso che: fino a qui si può fare o dire e più in là no? Ma entrano allora dei metri di giudizio che sono solo personali, perchè se ben ricordo Marino non era quello che era presente spesso a Porta a porta per il caso Englaro?, Ecco lui sosteneva la sua tesi, ma c’erano persone che la pensavano diversamente. Allora la morale è solo una questione personale?
Mamma mia, co ’sto caldo e dopo mangiato….
“E’ buona cosa dunque la possibilità del bene e del male, perché poter fare il bene è l’atrio della virtù e poter fare il male è testimonianza di libertà”
Giuliano di Eclano-Ad Florum (I, 81)
Anche poter fare il bene è testimonianza di libertà? o è implicito che nel fare il bene si è già liberi? La “possibilità del bene e del male”, il “poter fare”, non fanno parte della morale?
L’aria sta rinfrescando e ho cominciato a digerire, ma l’argomento….
La state facendo molto seria e filosofica, carissimi
Io non pensavo a tanto, davvero…
…basta un input… un caldo pomeriggio di luglio, il marito che non ha voluto fare due ore di fila sull’aurelia per andare al mare, una figlia che ancora si deve riprendere dallo shoc di essere rimandata a settembre con inglese (ma che è una materia? ma chi ce vole andà mai a Londra? io mi dovevo riprendere dal quattro in greco e dal cinque in matematica, e invece Lady Napulinglìììsci ciccia dai quadri – quelli esposti alla fine di giugno a scuola – e mi dice che l’ha fatto per il mio bene!!!), si sarà il caso di uscire… intorno a Castel Sant’Angelo ci sono tanti stand di libri e ai due angoli due stand grandi con pianoforte per ascoltare della buona musica classica, framezzata da (o “a”) poesie di poeti di turno, speriamo ci sia un po’ di ponentino…ciao morale!!! e grazie a fma che mi ha dato pure retta… anche a te caro prof scorfano buona serata. A te, prof, come vada vada hai sempre un bel panorama sul lago, fortunato!