Si avvicinano le vacanze e c’è allora bisogno di qualche film un po’ più leggero del solito; tanto che si va persino a ripescare un Woody Allen d’annata, indiscutibilmente newyorkese, come tutto sommato ci piace ricordarcelo. E poi altre due commedie, una molto ben riuscita, un’altra assai deludente, a mio parere: anche se, come sempre, sono pronto ad ascoltare chi mi verrà a spiegare che pure questa volta ho torto.
Misterioso omicidio a Manhattan, di Woody Allen
dizionari mymovies 3 stelle e mezzo; qui volentieri confermate
Dunque, c’è stato un tempo in cui Woody Allen i film li sapeva fare… E non sto parlando dei suoi più grandi capolavori come Manhattan o Zelig o Io e Annie; sto parlando di anni Novanta e di una commedia molto leggera, quasi senza pretese. Ma la sceneggiatura tiene, l’ambientazione è impeccabile, i personaggi credibili, le situazioni comiche e umoristiche assolutamente perfette. Quasi un piccolo gioiello di leggerezza e di comicità. Forse aiuta il fatto che questa, per me, sia più una decima che una seconda visione, ma anche solo arrivare alla numero dieci è un buon segno; che per la gran parte degli ultimi film di Allen non sono nemmeno riuscito ad arrivare alla fine della prima visione.
dizionari mymovies 3 stelle; qui solo due, e anche quelle con certo sforzo
Proiettati da uno strano telecomando in una sit-com anni Cinquanta, il giovane David e la sua sorella un po’ scapestrata si ritrovano a insegnare la “libertà” agli abitanti di Pleasantville, una cittadina in cui tutto scorre senza mai alcun problema, senza pioggia, senza amore e senza sesso. Lentamente il mondo di Pleasantville acquista colore e i personaggi si “liberano” dal loro perbenismo… Apprezzate le soluzioni tecniche (con un continuo oscillare tra bianco e nero e colore, riuscitissimo) resta poco altro che non sia soltanto un’apologia del presente: il quale presente è quello americano anni Novanta, in cui la “libertà” è un concetto troppo vago e mercantile per essere credibile. Un film terribilmente ideologico, insomma; in cui l’ideologia è quella reaganiana, assunta senza battere ciglio come unico possibile modello di felicità.
Un matrimonio all’inglese, di Stephan Elliott
dizionari mymovies 4 stelle; che qui diventano 3 e mezzo, anche se il film mi è piaciuto molto
Aristocratica famiglia inglese sconvolta dall’arrivo dell’americanissima moglie del figlio primogenito, una bellissima pilota di macchine e di moto, assolutamente incapace di stare al gioco delle ipocrisie della società di sangue blu della perfida Albione. Una trama quasi scontata con un bel colpo di scena finale e soprattutto con dialoghi scoppiettanti, sempre brillantissimi ed efficacissimi; un piccolo gioiello di comicità a denti stretti, in cui a situazioni abbastanza canoniche per questo tipo di commedia si alternano soluzioni narrative nuove e inattese, come la splendida scena del tango ballato da nuora e suocero nello sconcerto aristocratico generale. Alcuni personaggi, come il maggiordomo, sono indimenticabili; e tutto il film merita una serata da passare con sarcastica comicità.


