Avrei alcune cose da replicare all’articolo pubblicato da Pietro Citati oggi, su Repubblica, in cui si parla di letture e del perché i ragazzi «non leggano» (che è già di suo un gran bel luogo comune, ma insomma) e di cosa dovrebbero leggere (Anna Karenina, secondo lui). Ne avrei tante, ma mi limito a un semplice aneddoto, perché è luglio, siamo tutti un po’ stanchi e in più c’è l’«allarme afa» che ci allarma parecchio, in quanto siamo parecchio non attrezzati (e cioè? boh…).
L’aneddoto riguarda me tredicenne e la mia mamma, la quale sostiene di essere nata in un’imprecisata zona dell’Italia giuliana, ma io credo fermamente che sia invece originaria di Sparta e tra un po’ lo crederete anche voi.
Dunque, era una bella giornata di primavera ligure, io avevo più o meno tredici anni e molti amici, ovviamente, tutti i ragazzini del quartiere. Ma in quella bella e ventilata (e non afosa) splendida giornata, mi ero appassionato alla lettura dell’Avaro di Molière, di cui avevo trovato una vecchia edizione (che ancora posseggo) nella libreria di mia zia (l’unica lettrice della mia famiglia). E quindi stavo beatamente leggendolo in camera mia.
All’improvviso, lo ricordo come fosse ora, mia madre aprì la porta della stanza (i genitori non chiedevano permesso all’epoca: era casa loro, dopotutto, noi figli eravamo poco più che ospiti; e inoltre la camera non era esattamente mia, a dirla tutta, ma nostra, nel senso che era anche di mia sorella, in quel momento assente). Dunque mia madre, la spartana, entrò e, senza preavviso, come usava fare, si avvicinò a me leggente Molière e mi prese a sberle. A forti e determinate sberle.
Magari vi adesso scandalizzate, non so. Io no, francamente. Era uso normale, a casa mia, che mia madre ci prendesse a sberle. Era uno dei suoi modi di volerci bene, mai messo in discussione da noialtri due figli. E comunque, dopo avermi preso all’improvviso a sberle (diciamo tre o quattro sberle, ma ben assestate, però), a mo’ di giustificazione, mi disse solo questa frase, urlando, la quale frase ancora mi risuona nelle orecchie, dopo trent’anni, nella sua amara e inconfutabile verità, ve lo confesso:
«Tutti sono fuori a giocare a pallone e tu sei lì che leggi un libro. L’unico figlio deficiente è capitato a me!»
Nient’altro. Se ne andò lasciando la porta aperta. E io, bambino ubbidiente, andai a giocare a pallone, con gli altri. Cosa che odiavo fare, sia chiaro.
E però, non fraintendete, è stata un’infanzia felice, la mia. E alla fine sono anche riuscito a leggere qualche libro, ogni tanto. E mia madre, d’inverno, quando pioveva, me li comprava pure. Insomma, non era un inferno, casa mia, tutt’altro. Si trattava di una splendida vita familiare.
Ma spero che possa valere come risposta a Citati, questa storia, se mai gli capitasse di doverla leggere: perché in fondo c’è poco da fare, ci sono poche politiche da attuare, nessuna pubblicità o propaganda da mettere in atto, quasi nessuna tecnica educativa che tenga. Non si può convincere ad amare la lettura un bambino che non la ama; e non si può convincere ad amare il pallone un bambino che non lo ama.
Ci sono ragazzini portati per leggere e ragazzini meno portati per leggere (a due metri di distanza da me c’era mia sorella, per esempio, che all’epoca non leggeva un libro nemmeno sotto tortura). E non c’è Coscienza di Zeno o Anna Karenina che tenga, secondo me, ed è inutile che Citati sponsorizzi le letture che ha amato lui: che se leggere ti fa schifo, ti fa schifo tanto Svevo quanto Tolstoj, e finirai sempre in strada a giocare a pallone.
Anche d’inverno quando piove, naturalmente.


magari la tua mamma ti ha preso a sberle sapendo che un ragazzino avrebbe fatto esattamente l’opposto
Fantastica tua madre, apparte le sberle è identica a mio padre.
Mio padre non me ne ha mai data una, per compensazione, immagino.
Io invece le sberle le prendevo da mio padre ed era mia madre a non darmene, anch’io credo per compensazione…
Posso dirti anche che me le sono meritate tutte; quelle che non meritavo compensavano (bella questa legge di compensazione) quelle che non mi aveva dato perché non sapeva
Sì, anch’io me le meritavo. Tranne quella volta lì, naturalmente…
Questo tuo rapporto con tua madre ha qualche connessione col fatto che non hai figli? (si lo so, sono invadente… di solito non lo sono, ma la pausa pranzo in ufficio fa uscire lati del mio carattere che credevo inesistenti. Spero mi perdonerai)
Io penso, francamente, di no.
Non ho figli per una serie di circostanze, anche casuali, a cui la vita mi ha messo di fronte. Un matrimonio che non ha funzionato, per esempio.
E poi, forse, anche per una visione della vita piuttosto negativa, rispetto alla quale l’idea del mettere al mondo altri esseri umani suona un po’ contraddittoria.
(Poi, a ben vedere, vivo 300 km lontano da tutta la mia famiglia da più di vent’anni… Credo che la cosa che più ho imparato da loro sia stata proprio l’assoluto bisogno di indipendenza).
E infine: sono discorsi complicatissimi, questi.
Gia hai ragione. Mi stupisce anche solo il fatto che tu mi abbia risposto, io mi sarei mandato a fanculo
i genitori non chiedevano permesso all’epoca: era casa loro, dopotutto, noi figli eravamo poco più che ospiti…
Io trovo che potrebbe ancora funzionare…
Eccome se funziona, non sei mai stata costretta a dire: “..questa casa non è un albergo?” beh, i figli, superata la dipendenza affettiva, … mia figlia mi avverte di quello che farà come se avvertisse il portiere della reception: oggi pomeriggio non ci sarò… questa sera andrò a mangiare la pizza con le amiche… Ahò ma mi devi chiedere se puoi andare, no che mi avverti! Trovo che in questo anche adesso si sentano ospiti…
No, non sono mai stata costretta a dirlo, perché mia figlia è stata abituata “alla vecchia”.
Un po’ mi odia, ma non importa
Secondo me le sberle ha fatto bene a dartele. Se l’avessi ascoltata, oggi saresti comunque un lettore appassionato, e magari un po’ più in gamba fisicamente.
Per quanto riguarda lo specifico della lettura, i bambini leggeranno se noi, i grandi, li abitueremo alla lettura leggendole noi, per loro, le storie. E non necesariamente in modo frettoloso e assonnato alla sera. Ma non lo facciamo e dubito che Citati l’abbia fatto per i suoi figli.
Francamente poi non leggerei Anna Karenina (detesto i libri che finiscono male, e soprattutto così male) e se proprio volessi far l’intellettuale opterei per il Naso di Gogol’ che mi offrirebbe spunti di riflessione divertenti.
I libri poi li comprerei assieme a loro, ai bimbi, con un atteggiamento di complicità: al papà piace La Coscienza di Zeno? bene, allora prendiamo Viaggio al centro della terra e… Coscienza di Zeno… tiè!
C’è che io sono un lettore appassionato e sono anche in gamba fisicamente… Anche se sì, lo ammetto, ha fatto bene a darmele.
In gamba? E il ginocchio come và? Un po’ di allenamento in più da ragazzo… una volta non si andava in palestra, si giocava all’aperto e questo voleva fare tua madre… sole e aria fanno crescere i figli belli.
La gamba in corsivo era allusione sottile a chi sapeva cogliere… sei stata tu.
Tornando a Citati, l’uomo dispone senza dubbio di un finissimo cervello e di una assai grande cultura , ma da questo ed altri suoi articoli sui ragazzi e sulla scuola, a me – molto modestamente – sembra che nel suo giudizio valgano solo i parametri buoni nell’empireo in cui vive, ma non qui giù sul pianeta terra. Vede le cose di cui scrive da un’unica, vertiginosamente alta prospettiva, e non prova a spostarsi da lì.
Excursus autobiografico: io leggo a ciclo continuo, anche le istruzioni della lavatrice, se non c’è altro, ma non ricordo che mia madre mi leggesse alcunché prima di dormire. Mi raccontava a braccio fiabe su fiabe, e tanto mi è bastato.
Credo che la lettura da un testo mi sarebbe sembrata un po’ artificiosa.
A scuolo vedo spesso che gli studenti alzano la testa dal sudoku se mi metto a raccontare, o se cito passi a memoria, non se leggo brani dal libro. E io racconto in lingua straniera, neanche in italiano.
A conforto della tua tesi, posso dire che mio padre, uomo che ha letto il suo primo libro dopo che è andato in pensione, ci raccontava però sempre delle storie, la sera prima di metterci a letto. Credo che se le inventasse lui. E forse è un sistema che funziona (prima dei tredici anni, però).
Garantito che funziona! Mia nipote, ora 26enne, l’ho imbottita di storie inventate da me su commissione: lei mi dava il problema di base, e io da lì inventavo. Adesso è una lettrice di gran lunga migliore della zia (ma non me ne attribuisco tutto il merito! Solo un po’).
Seriamente, che si legga o si racconti senza rete, bisogna passare del tempo coi bambini e intrattenerli con tante storie trasmesse da noi. Io credo che il legame affettivo fra chi legge/racconta e i bambini alla fine unisca i bambini alla storia raccontata in un primo momento, e a tutte le storie in un momento successivo. Se alla mia fresca età prima di dormire mi leggo 20 pagine di un libro, sotto sotto è un po’ come se mi riaffidassi al rassicurante affetto di mia mamma un trilione di anni fa. Sono patetica?
Be’, siamo un po’ tutti patetici, no? consolati
Oh, bè, tanto se lo dico non credo di fare male a nessuno. A me Citati sta un po’ antipatico. Scrive senza minimamente preoccuparsi di riconoscere il suo punto di vista. Chiusa la parentesi.
Una volta ho chiesto in classe cosa leggevano i ragazzi, ovviamente un sacco hanno risposto nulla, e me l’aspettavo. Non mi aspettavo invece titoli tipo “La mia nuova vita bassa” o operette inneggianti a riti satanici, altro che Tolstoj. Mi sono immediatamente rinchiusa nel mio sacro guscio di prof di fisica: pensateci voi, alla letteratura, ché io ho già i miei problemi con i numeri
Ah…un po’ rimpiango i bei tempi in cui si potevano schiaffeggiare i figli (lo dico ma non mi mandate telefono azzurro) se non facevano quello che volevi tu. La mia figlia più grande ha appena compiuto 10 anni, e da un anno ha scoperto la lettura compulsiva. Noi riesco a staccarla dalle pagine scritte, da Topolino a Jack London, neanche a cannonate.
Ecco, non commento quasi mai ma ora che l’ho fatto mi rendo conto che avrei dovuto un po’ limitarmi, scusa!
Un titolo come La mia nuova vita bassa vale come un intero post, però… Ma che cavolo è?
Spezzo una (spartana) lancia in favore di Citati: quello che dice sull’università, nell’ultima parte di articolo, è pura verità incontrovertibile. Non si legge, perché i programmi devono rientrare in un limite prestabilito di pagine (il che andrà pure bene se si tratta di dimostrazioni matematiche, ma l’Orlando Furioso deve per forza usare gli a capo, e Manzoni non può astenersi dalle noiose descrizioni dei monti salutati da quella svampita, quindi finisce che si legge un canto, o due capitoli, e chiusa lì).
Esiste anche il corpo 4; e voi studenti non avete ancora problemi di presbiopia.
Ti dirò, Cicciocolla, hai anticipato (e mi hai un po’ fregato) alcune considerazioni che sto facendo nel post attualmente in fase di scrittura. Mi rassegno a essere secondo, insomma…
@mfisk: Questa non è una buona ragione per provocarli, i problemi di vista!
@scorfano: Vorrà dire che quando lo avrai scritto verrò a dirti “bravo”, per ripagarti di avermi dato ragione, che son sempre soddisfazioni.
“La cosa triste, per uno come te, è che fra cinquant’anni, quando comincerai a pensare per conto tuo, capirai finalmente che ci sono due certezze nella vita: una, non fare queste cose, e due, hai sborsato 150.000 dollari per una istruzione che potevi avere per un dollaro e mezzo in sovrattasse alla biblioteca pubblica” *
Posto in altri termini (autobiografico): mi interessa poco, all’università, leggere Tito Livio durante le ore di lezione o citarlo all’esame… mi interessa l’esperienza in merito di ‘herr professor’. 1100 euro per l’acquisto di edizioni critiche non sarebbero male
pao =)
* http://www.youtube.com/watch?v=M1Ft3AvJHsY
Anche mia madre mi ha sempre raccontato storie prima che mi addormentassi: storie di bimbi mai nati, di bimbi lasciati soli, di uomini finiti male per colpa dei debiti, di uomini cattivi che entrano in casa nella notte per scovare documenti nascosti, di case da lasciare in fretta. Solo che queste era storie vere. Così ho preferito la leggerezza di Tolstoj e il divertimento di
(mi è scappatto l’invio, scusate) …. e il divertimento di Kafka. Mia madre un giorno, per scusarsi di essere stata un pò troppo drammatica in un periodo della nostra vita, mi regalò L’idiota di Dostoevskij con questa dedica (è qui davanti a me): “Che ti aiuti a passare ore serene. Con affetto, mamma.” Poi mi chiedono perchè rido poco.
Vabbé, storie vere o storie false, sempre un invito alla lettura sono, no?
E anche una lettura piuttosto colta, mi pare.
Caspita!
Zeno Cosini (visto che se ne parlò a proposito dell’esame e visto che, non casualmente, è stato citato anche qua) era nessuno al tuo confronto!
Mia zia mi nascose, durante le vacanza, la Coscienza di Zeno perché “leggevo troppo”.
Ed era una ex maestra elementare.
Però non ti diede in cambio Anna Karenina… Le maestre elementari di una volta ne sapevano di cose! Molte di più dei Citati di oggi…
io lessi Anna Karenina a 14 anni…..e trovo un peccato ke ci siano persone ke nn amino leggere…….è assurdo….insensato
[...] aggiungere c’è ben poco. Certo ci sono stati altri grandi romanzi d’amore, penso ad esempio ad Anna Karenina, ma erano scritti bene, erano scritti con sapienza. Al contrario oggi vanno di moda storie [...]