La strage non è esattamente una strage; e forse nemmeno un boom, a essere precisi; è una progressione, una tendenza, un mutamento di clima, ma non una strage. Guardo i dati sull’aumento delle bocciature agli esami di Stato di quest’anno (dal 2,5% dei candidati al 3%; cioè da 12.000 studenti a circa 15.000, su un totale di mezzo milione) e non mi pare che lo sia, insomma; e tra l’altro non riesco a stupirmi più di tanto, per le molte ragioni di cui ho già scritto e su cui quindi non mi dilungo più.
Ma altri si dilugano parecchio, invece. Non cito nemmeno i telegiornali, che nello spazio di pochi minuti devono comunicare i numeri, inquadrare il sorriso soddisfatto della Gelmini, intervistare studenti e mamme ponendo domande prive di significato alcuno e magari anche provare a commentare e motivare i cambiamenti. Mi rendo conto che sia quasi impossibile.
Parlo invece dei giornali, dai quali ci si aspetterebbe, onestamente, quealche analisi più lucida. Poco o niente, invece, nonostante ieri ogni quotidiano riportasse il commento di qualche “esperto”. Si va dalla poco credibile teoria di Paola Mastrocola sulla Stampa, secondo cui l’ignoranza degli studenti sarebbe aumentata proprio quest’anno, non si sa bene perché; si arriva al commento pressoché privo di senso di Stefano Zecchi sul Giornale, che mescola dati ininfluenti a considerazioni errate, sul funzionamento della scuola e dell’università che prepara gli insegnanti; c’è poi, su Repubblica, un generico monito di Giovanni Valentini, che fornisce dati interessanti e veritieri ma paventa un eccesso di «repressione»; e non poteva mancare, naturalmente, l’intervista a Valentina Aprea, che esalta, sulla Discussione, i nuovi criteri «meritocratici» del governo che stanno cambiando la scuola; senza dire che, comunque, stanno aumentando parecchio anche i ricorsi delle famiglie.
Io ho già detto come la penso, più volte. Qui mi limito a considerare che, in grandissima parte (quasi esclusivamente), sono stati i nuovi punteggi a disposizione delle commissioni d’esame a determinare questo risultato: da quest’anno conta molto di meno il colloquio orale, che è anche la parte dell’esame in cui da sempre si attribuiscono i voti più alti. Da un massimo di 35 punti si è passati a una massimo di 30 punti; spostando i 5 punti che avanzavano all’interno della valutazione del curriculum degli ultimi tre anni. Quasi nessun ragazzo si era reso conto che avrebbe pagata cara la sua superficialità in terza o in quarta; alcuni se ne sono accorti quando era troppo tardi. Ed era, anche questa, una misura decisa dal ministro Fioroni.
Poi c’è stato il voto di condotta; e non si può negarlo. Alcuni studenti sono stati ammessi solo grazie al voto in condotta, senza il quale non avrebbero raggiunto la media del 6. Non influendo poi la condotta sull’esito delle prove d’esame, era abbastanza prevedibile che alcuni di questi ragazzi avrebbero rischiato molto durante l’esame stesso; e così è accaduto. È l’unico provvedimento targato Gelmini, questo, ma ovviamente è un provvedimento che incide sul “merito” solo in negativo; aumentano le bocciature all’esame perché non sono aumentati abbastanza i non ammessi all’esame. È vero che anche quelli sono un po’ aumentati, in realtà: ma era il primo anno in cui entrava in vigore questa regola della “media del 6” (voluta da Fioroni, sempre lui) e non sapremo mai come sarebbe andata senza il benedetto voto in condotta. Per contrario, conosco io studenti ammessi soltanto grazie a un alto voto in condotta, e poi anche promossi all’esame.
Infine, ultima ragione importante, c’è stata l’entrata a pieno regime (la scuola ha tempi lunghi, si sa) delle commissioni miste, quelle in cui tre commissari sono interni, ma altri tre, più il presidente, sono esterni. Anche questo ha molto influito: lentamente si sta ritornando a una pratica che per quasi dieci anni era stata abbandonata in favore di commissioni formate soltanto da interni; e lentamente (ci vogliono anni) questa pratica comincia a produrre dei risultati.
Pertanto, l’unico vero contributo dato dal ministero Gelmini a questo aumento delle bocciature è stato il cambiamento del clima mediatico; l’ho già detto e ne resto convinto. E non so come valutarlo, onestamente. Perché, anche questo va riconosciuto, una scuola rigorosa non è solo una scuola in cui aumentano i bocciati, bisognerebbe saperlo. Anche se indubbiamente una scuola in cui aumentano le bocciature induce a un maggior rigore nel futuro, quasi inevitabilmente, perché è spesso la paura che fa studiare di più i ragazzi. E lo studiare di più, poi, determina maggiori interessi e maggiore maturazione.
Ma facciamo attenzione, però. Questi dati così ampiamente sbandierati non migliorano, per adesso, in nulla la situazione che si vive dentro le scuole. Sono dati di cui ci si stupisce, più che altro. E che per esempio variano da tipo di istituto a tipo di istituto e da regione a regione: nessun aumento delle bocciature nei licei, per esempio; nessuna variazione di rilievo in tutte le scuola di ogni ordine della Lombardia, per esempio.
Come mai? I dati dicono che la Lombardia è sempre stata una delle regioni con i risultati migliori, in ambito scolastico, italiano ed europeo; e dicono anche che è negli istututi tecnici che l’Italia è molto più debole che in altri paesi. Quindi sembra che le cose stiano cominciando a migliorare solo dove andavano molto male. Dove andavano semplicemente male, come qui da me, in Lombardia e in un liceo, continuano ad andare semplicemente male. Ci consoliamo, insomma.
PS: ultima precisazione. Gira su tutti i quotidiani, in questi giorni, il dato secondo cui circa 9.500 studenti in Italia sarebbero stati bocciati a causa dell’insufficienza in condotta. Non è vero. Quello è il numero degli studenti bocciati che hanno avuto anche l’insufficienza in condotta, insieme a quella delle altre discipline. Non esiste, non viene fornito dal ministero, il numero di quelli bocciati con soltanto l’insuffcienza in condotta. Quelli, se esistono, sono i «bocciati» della Gelmini, quella è la meritocrazia della Gelmini; solo quelli. E mi dispiace per loro, sinceramente. Perché trovo che non ci sia nulla di più stupido del voto in condotta, davvero.


Ottimo post.
Sarei più benevolo con il commento di valentini, ma e’ un dettaglio. Rispetto all’editoriale tipo di repubblica, quello di citati e pirani per intendersi, siamo spanne sopra: si capisce che il ragazzo si e’ documentato prima di scrivere, che coi tempi che corrono e’ cosa da non sottovalutare
Be’, però avrai ben notato che ho parlato di “dati interessanti”: proprio perché è l’unico che li fornisce.
una domanda (da ignorante): è corretto decidere quest’anno che i voti degli anni passati contano di più nel totale? Perché onestamente mi sembra corretto far pesare il curriculum di più, ma credo anche che occorra saperlo fin dall’inizio (dalla terza superiore, insomma)
Con piacere vedo che certi particolari non sfuggono proprio a tutti: i ragazzi non sapevano… Poi sono anch’io nettamente a favore di un peso consistente del curriculum.
Ultima nota: anche questa, in ogni caso, è stata una misura di Fioroni.
Da sempre le brillanti innovazione del Ministero ci piovono addosso a metà anno scolastico e vanno applicate in corso d’opera, come si dice. Vale a dire cambiando le carte in tavola senza farsi troppe domande. Questa, da che insegno, è la consolidata prassi ministeriale, perché ai ministri, che si sentono effimeri nella durata del mandato, preme di lasciare – come fossero star di Hollywood – la loro imperitura impronta sul duttile pantano della scuola.
E il resto son cavoli nostri.
Non vorrei dire una stupidaggine, ma mi sembra di ricordare che Fioroni (introducendo la norma) ha previsto che valesse il primo anno solo per quelli del quinto anno, il secondo per quelli del quarto e del quinto e solo dal terzo anno per tutto il triennio.
Sicuramente se ne era discusso, ma non mi ricordo come poi è stata fatta effettivamente la norma quindi potrei sbagliare
@Champ: era quello che ricordavo anch’io: però da quanto ho capito quest’anno è cambiata non tanto la norma quanto il numero di punti assegnati al curriculum.
no, anche il peso è stato cambiato da Fioroni. Forse – riflettendoci – è la conferma che p entrata in vigore da quest’anno, visto che tutti la presentano come novità
A me sembra che sia stata introdotta da Fioroni e che sia entrata a pieno regime da quest’anno. In sostanza, i ragazzi lo potevano sapere. Però, ed è un però molto forte, a sedici anni (in terza) non sei una persona in grado di valutare che le norme faranno sì che due anni dopo avrai cinque punti in meno a disposizione all’orale e che dunque il tuo esame sarà più difficile di quello che gli altri stanno facendo nel frattempo. Senza dire, e qui c’è anche un mea culpa da fare, che gli insegnanti non hanno subito capito che questo riconteggio avrebbe avuto conseguenze non proprio trascurabili.
In una cosa sono stati penalizzati gli alunni di quest’anno rispetto a quelli dei prossimi: il loro voto in condotta ha fatto media solo per l’ultimo anno e non nei precedenti. Per chi invece era in terza quest’anno è un piccolo vantaggio sulla media e quindi anche sul punteggio finale dell’esame.
se così è però almeno viene meno l’obiezione della “suocera” che lamentava che le cose arrivano sulla testa di docenti e studenti a metà anno scolastico. Riconosciamo per una volta al Ministro Fioroni di aver ben operato.
Sarà che sto diventando un vecchio bacchettone, ma il fatto che uno studente debba rispondere del proprio studio in maniera continuativa, e non scommettere tutto sull’esame proprio non mi dispiace; e se uno ha pensato di navigare a vista in terza e quarta per impegnarsi in quinta, be’, è giusto che un po’ lo paghi.
Certo, se si fosse detto “ragazzi: da quest’anno l’esame di maturità è abolito e il voto con cui uscirete è la media degli ultimi tre anni”, allora certo sarebbe stata una forzatura; ma dato che, come spiega il pesce, si tratta di cinque centesimi di giudizio, non ci vedo nulla di male.
Il mestiere dello studente è studiare, in terza come in quinta: e lo sanno anche i bambini delle elementari che più si prendono voti alti più si fa bene il proprio lavoro.
La strage non è esattamente una strage; e forse nemmeno un boom, a essere precisi; è una progressione, una tendenza, un mutamento di clima, ma non una strage.
Consolati: quando parlano di mutamenti di clima in senso stretto usano il vocabolo “catastrofe”
La suocera ribadisce che è prassi del ministero sparare decreti a metà anno scolastico, seminando confusione fra docenti e studenti. Per quello che riguarda la normativa in questione, devo dire che non avendo avuto classi terminali negli ultimi due anni, probabilmente ho fatto confusione.
La Gelmini ha comunque confermato la regola di cui parlavo con le sue disposizioni sui voti in condotta, sul loro peso nella media e sulla promozione/bocciatura, e con diverse altre cose.
Per tornare alla mia tesi, ricordo ancora bene il caos del 1991, quando – all’alba di febbraio – il ministro di allora decise di punto in bianco di uniformare gli esami di maturità degli sperimentali (che presentavano tutte le materie) a quelli delle altre scuole (con le 4 materie estratte). Non ci crederete, ma gli studenti la presero malissimo, perchè a febbraio avevano già impostato il lavoro finalizzato agli esami, e dovevano buttare alle ortiche un sacco di studio.
Non è stato un caso isolato. Ogni nuovo ministro ci tiene a cancellare qualche traccia del precedente e a lasciarne una propria. E lo vuole fare in fretta, perché il governo da noi può cadere velocemente, e il tempo può scadere all’improvviso. Per questo motivo da noi non ci sono riforme, ma continue toppe ad un vestito già rivoltato 10 volte.
Pur continuando a ritenere, come sa chi mi conosce, che Fioroni sia stato il miglior ministro dell’Istruzione degli ultimi quindici anni (da quando insegno), mi sentirei di sottoscrivere tutte le parole della suocera, una per una (e anche per i provvedimenti di Fioroni, magari condivisibili – da me-, ma spesso intempestivi). Ne abbiamo viste tante…
curioso. abbiamo idee abbastanza similari su cosa bisognerebbe fare per migliorare la scuola italiana, credo di poter dire che c’è stima reciproca (seppur virtuale) eppure su Fioroni abbiamo un giudizio opposto…
Solo Gelmini infatti mi impedisce di dire che è stato il peggiore ministro degli ultimi 15 anni
Meglio così, dai. Che troppa somiglianza e aderenza di idee, a meno che non ci si chiami Angelino, è sospetta…
Giovane scorfanino, io insegno da 30 anni (primo incarico nel ‘79, in ruolo con concorso ordinario nel 1984) ein tutto questo tempo “ho visto cose che voi umani ..” ecc ecc.
io non contestavo l’esistenza della prassi (lungi da me negare l’evidenza), ma facevo notare che almeno in questo caso le cose erano andate come dovevano andare. Solo per tirarci un po’ su il morale
Scusa la domanda vagamente futile (cosa alla quale, temo, il tuo ruolo di Professore ti abbia anche un po’ abituato): l’immagine è l’interno di una cappella di qualch sacro monte? Oserei quasi azzardare Varallo.
Capisco di essere una nota stonata nell’interessante discussione, ma la curiosità – e la passione, tanto per restare in tema – è troppa. Grazie
Oseresti azzardare bene: è il Sacro Monte di Varallo, cappella XI, opera di Giacomo Paracca. Scelta solo perché quel bimbo a testa in giù mi pareva icastico…
Ragazzi,
questo blog è troppo culturato per me. Torno a leggere la Gazzetta online, che è il luogo che sento mi compete.
Se tu sapessi qual è la homepage impostata sul mio browser…
Da te certe cose non me le aspetterei mai. Vuoi dire che “viola,violae” non si riferisce alla tua passione per la botanica?
Zitto!
Che mi rovini il colto dibattito
Vabbé: ti ho risposto su FF
Evviva! Questo vuol dire che il mio docente di Storia dell’arte moderna non ha spiegato un anno i sacri monti inutilmente! E’ consolante pensare che anche qualche mio studente, ogni tanto, pensi la stessa cosa delle mie lezioni. O almeno io mi consolo pensandolo!
La mia prof di storia dell’arte (che peraltro mi sembra fu la prima ad andarsene) veniva soprannominata “la svampita”; ed era un pietoso eufemismo.
Ricordo quando io, che non ho mai saputo tenere in mano una matita senza sporcare immediatamente il foglio, le dissi che volevo iscrivermi ad architettura; e lei dopo un lampo di dubbio ne fu felice.