Mariastella Gelmini è uno dei ministri più amati dagli italiani. Lo dicono le statistiche e lo ripetono le rilevazioni fatte un po’ a spanne, che in genere la piazzano subito dietro al simpatico Brunetta. (Ha anche tanti detrattori, naturalmente: ma, si sa, la persecuzione è l’altra faccia del successo.) Infatti, per esempio, è parecchio amata da mia madre, che ne ascolta le dichiarazioni ai tg e ne legge le interviste sui giornali e pensa che sia una politica «brava» e che io, figlio insegnante degenere, dovrei essere contento di avere un capo di tale fatta.
Io provo a spiegare a mia madre che non è proprio così. Che chiunque sia minimamente informato non può assolutamente apprezzare il non-lavoro della ministra; ma basta un rapido sguardo alle sue interviste (la ministra youtube è bravissima nel rilasciare interviste, una vera maestra in questo campo) per capire subito che si tratta di un mix assolutamente attraente e irresistibile di banalità e falsi tecnicismi, di luoghi comuni e stereotipi; insomma il cocktail perfetto per colpire al cuore l’opinione pubblica (se c’è un cuore, sia chiaro) e quindi anche quello di mia madre.
Un’occhiata alla sua intervista di ieri rilasciata alla Stampa è già sufficiente per comprendere il meccanismo elementare del successo gelminiano: si comincia parlando di un aumento (un minimo aumento) delle bocciature e in poche righe, alla prima risposta, la Gelmini ha già usato quattro delle sue sei parole d’ordine: «merito», «sessantotto», «buonismo», «valore»; e le ha condite con l’espressione «in soffitta», che io non userei nemmeno in una conversazione distratta con il mio benzinaio, ma che fa tanto “gente”, “territorio”, “parlare come si mangia”, e quindi funziona bene:
Io voglio una scuola del valore e del merito e devono saperlo anche gli studenti: la scuola del buonismo e del lassismo fa male soprattutto a loro. E’ in soffitta la cultura del Sessantotto…
Che sono formule, semplicemente formule a cui non corrisponde nulla di davvero fattuale: ma sono sicuro che se le ha lette mia madre (che compra la Stampa, infatti) avrà subito pensato: «Che brava!». Perché le capisce, perché sono pane quotidiano e le sembrano anche assolutamente ragionevoli.
Poi la ministra, dopo aver liquidato il Sessantotto in una riga e mezza («la cultura che ha prodotto il sei politico, il diciotto politico, che considera la valutazione un atto d’imperio e livella verso il basso») ed essersi accaparrata il consenso (non so quanto entusiasta) di Paola Mastrocola, arriva diretta al voto di condotta. E badate bene, accetta come inconfutabile il dato dei 10.000 bocciati a causa del voto in condotta… Che è un semplicemente un dato falso, completamente sballato, privo di qualsiasi riscontro reale, ma evidentemente, non avendo prodotto in più di un anno nessun altro risultato, la ministra non ha alcuna intenzione di negarne la veridicità. E ci costruisce anzi un bel pistolotto propagandistico, piuttosto:
Quando andavamo a scuola noi, al massimo uno tirava una pigna al bidello. Oggi al numero verde del ministero riceviamo sessanta segnalazioni al giorno. Molte sono dei professori. Bullismo, cyberbullismo,baby gang, baby gang di ragazze. Io non voglio finire come in Francia dove hanno sottovalutato il problema e adesso hanno dovuto mettere i metal detector. Io non voglio i metal detector nelle scuole. Meglio prevenire con i cinque in condotta.
Notare, per favore, le parole esplicitamente atte a spaventare mia madre: «cyberbullismo», «baby gang», «metal detector»; termini in cui è l’anglismo minaccioso a fare la differenza, a segnare il confine del decoro che è stato superato (o tempora o mores: «quando andavamo a scuola noi»…), con quel cyber che rimanda implicitamente a un futuro terribile, in cui tutto sarà fuori controllo. A questo punto mia madre è già assolutamente terrorizzata, infatti. E approverebbe anche il 3 in condotta, se fosse per lei. Che, si sa, la Francia è un posto di gente orribile…
Ma non è finita. Perché la modernità non è solo cyber-spavento-terribil-minacciosissimo, e questo lo sa anche mia madre. Il futuro è fatto di opportunità e «dobbiamo essere ottimisti» e dobbiamo credere al domani e alle nuove generazioni. Ed ecco quindi, il colpo successivo, quello che spalanca invece le porte di un avvenire radioso:
Il merito è fondamentale, ma ci vuole una scuola capace di integrarsi col mondo del lavoro. Con il ministro Sacconi stiamo studiando una scuola integrata con aziende che entrino nelle governance, nei consigli d’amministrazione. Da Confindustria ci dicono che ogni anno escono 150 mila studenti arruolabili e a loro ne servirebbe il doppio.
C’è di nuovo il «merito» naturalmente; ma, attenzione, spuntano alcune altre decisive parolette magiche: «mondo del lavoro» e «aziende», non a caso sintomo di grande praticità; «governance», che riabilita anche l’inglese, agli occhi terrorizzati di mia madre, e nel contempo le nasconde la verità; «studiare con il ministro Sacconi», che rimanda a chissà quali sforzi intellettuali (con il ministro Sacconi? boh…); «consigli d’amministrazione», che lascia invece intravvedere un mondo di decisioni e signori in doppiopetto, così bravi nel tenere le redini dell’economia; e infine «arruolabili», che ha giusto quel tocco di ordine spartano, quel sapore rassicurante di esercito e sicurezza, perfetto per far rientrare nelle loro consuete orbite le pupille della mia povera anziana genitrice.
A questo punto il gioco è fatto. La Gelmini può serenamente proseguire a parlare di università, dimostrando un piglio decisionista che fa tanto donna del terzo millennio:
La riforma, nella sua completezza, è un’opera complicata che prevede lunghi incontri coi rettori e i docenti, e ognuno ha un’idea diversa. Io però ho idee precise, ascolto tutti poi decido. Questo autunno sarà in aula e sarà legge nel 2010;
oppure rassicurarci sull’attenzione che il governo dedica a tutti, anche ai nipotini della mia mamma che un giorno cresceranno (e si beccheranno le scuola con la governance, poveri bimbi):
Il diritto allo studio va preservato col massimo del rigore. Prima troviamo il modo di aumentare le borse di studio, poi si vedrà.
Sì, si vedrà infatti. Si vedranno tante belle cose, pensa seduta nel suo tinello mia madre, con il giornale aperto sul tavolo, mentre mio padre sonnecchia in poltrona. E a questo punto anche la difesa d’ufficio del capo da parte della sua ancella-ministra, a proposito delle frequentazioni disinvolte con prostitute d’alto bordo, è quasi una sinecura, dopo che le parole d’ordine e le formulette magiche sono state tutte pronunciate e hanno sortito il loro effetto.
Invece io, quando devo spiegare alla stessa persona (che è mia madre, e quindi io sono suo figlio, e dovrebbe credermi un po’ di più che a una giovane signora capitata lì per caso quale è la Gelmini) che le cose stanno un po’ diversamente, ci metto un’ora e mezza, perché non uso formulette e paroline, perché provo a spiegarle i numeri, perché cerco di farle capire che il Sessantotto non si può ridurre a una riga e mezza di ovvietà. E in ogni caso non la convinco per niente. E sono sicuro che se, domani, in un sondaggio, chiedessero a mia madre la sua opinione sulla Gelmini, lei risponderebbe che è «brava». E nulla, nemmeno
suo figlio, potrebbe convincerla del contrario. Nemmeno i numeri veri, niente.
Nemmeno la foto della Gelmini stessa: che, mamma cara, se io, qualche anno fa, ti avessi portato a casa una fidanzata con uno sguardo rintronato del genere, diciamoci la verità, non mi avresti nemmeno aperto la porta di casa… E avresti fatto pure bene, per una volta.


La scuola poi dovrebbe insegnare ad odiarlo il lavoro….
Cmq hai scelto proprio la foto che riassume meglio il significato della parola “tonta”
Ti confesserò: è stata la foto a ispirare l’articolo, non viceversa…
Per non parlare di quei dati sulle bocciature agli esami di stato mentre noi (docenti e studenti di quinto anno di scuole superiori) gli esami li stavamo ancora facendo, o dei voti in condotta che sono serviti soprattutto ad arrotondare ed innalzare le medie dei crediti, o del calcolo per l’attribuzione dei bonus degli stessi esami di stato che in sede normativa non sono stati adeguati al cambiamento dei punteggi d’esame tra credito scolastico e colloqui (lo so, è un tecnicismo questo, ma è una dimenticanza che ha fatto scaturire voti più bassi agli esami, e loro, i governanti, sono riusciti anche a far diventare questa dimenticanza un segno di rigore agli occhi di un’opinione pubblica distratta e abbacinata).
Ormai è tutta una sequela di slogan studiati apposta per prendere la pancia dell’elettorato maggioritario, e il risultato è un paese incapace di rispondere alle richieste di cambiamento che vengono dalla realtà dei fatti.
Esatto, esattissimo: una disamina perfetta di quello che è accaduto nell’ultimo mese. E bisognerà cominciare anche a spiegare i tecnicismi, altrimenti avranno sempre ragione loro.
E’ la prima volta che leggo un’analisi così ben fatta, che vorrei aver fatto io e aver la possibilità di crogiolarmi di me stesso. Complimenti.
di solito evito le dichiarazioni della Gelmini e quindi non ho mai fatto molto caso a come si esprima ma, a proposito delle sue parole d’ordine, una mia amica insegnante mi ha fatto notare che “educazione” ed “educare” sono praticamente assenti dal suo vocabolario…
Infatti. Hai ragione: non ci si dovrebbe limitare all’analisi delle presenze, ma anche a quella delle assenze…
disamina sociolinguistica perfetta e inappuntabile del “gelminese”, complimenti!
eggià, spiegarlo alla “casalinga di Voghera” che quando al telegiornale parlano di “aumento cel 50% delle bocciature alle scuole medie” stiamo parlando del passaggio dal 3% dell’anno scorso al 4.5% di quest’anno – che, a rigore di matematica e statistica, è davvero un +50%, ma che a conti fatti è un incremento davvero risibile!
Lo scorfano: “e io, qualche anno fa, ti avessi portato a casa una fidanzata con uno sguardo rintronato del genere, diciamoci la verità, non mi avresti nemmeno aperto la porta di casa” …
Argomentare sulla fisionomia di una persona dimostra senz’altro l’assetto culturale, soprattutto di chi si (auto-)reputa non essere rimasto indietro per davvero. Diciamo di qualche decennio. Come minimo. Davvero: grande cultura questa.
Non so se hai presente, carissimo…
L’argomentazione sta nelle ottantacinque righe precedenti.
Della cultura altrui non ho titoli per discutere, invece.
Comoda parata, la tua. Ma mettiamoci un po’ di logica: non conta ciò che sta scritto ma l’intenzione di chi scrive? Come dire che il testo sopra è da intendere non come sta scritto, ma come “può essere o non essere” inteso da te. Tu chiamala ironia, altri invece la reputano una mossa astuta: tenere un solo piede in due staffe …
[...] Da il Blog di: Lo scorfano [...]
Egregio professore,
per una categoria tipicamente di sinistra essere “amministrati” da un politico di destra immagino debba essere un’esperienza per lo meno frustrante; per lo più se questo politico è pure una donna…..
Mi auguro che la sua trattazione non sia un banale attacco di misogenia, tanto violento da non risparmiare neppure sua madre!
Già… sua madre: la persona che meglio la dovrebbe conoscere non le crede… alquanto inquietante!
Il perpetrarsi di un corollario del mito di Cassandra? Può darsi…
Sarei curioso di sapere sulla base di cosa sostiene che i dati riportati dalla Gelmini -secondo i quali 10.000 studenti sono stati bocciati per cattiva condotta – sono falsi.
Invece di dedicarsi semplicemente alla pars destruens, non sarebbe più utile dedicarsi a quella construens?
Cordialmente
Gentile anonimo, il dato dei 10.000 bocciati per il voto in condotta è falso per un motivo banale. 10.000 sono gli studenti che sono stati bocciati con insufficienze varie, tra le quali anche il voto in condotta. E’ successo anche nella mia scuola: 6 ragazzi bocciati con 5 in condotta, ma tutti con 3 e 4 in varie discipline, cioè tutti studenti che sarebbero stati bocciati comunque.
E’ questo il dato che il ministero non sta diffondendo: quanti studenti, di questi 10.000, sono stati bocciati soltanto a causa del voto in condotta? Nel primo quadrimestre i dati dicevano che si trattava dello 0,3%di coloro che avevano il famoso 5 in condotta.
Capisce bene che questo sarebbe l’unico dato davvero significativo; che non viene mai pubblicizzato.
Per quanto riguarda la pars construens e la misoginia, tanti post del mio blog le possono essere di conforto e di risposta.
Proprio oggi Reppublica ha praticamente confermato le parole dello scorfano:
Bocciati, meno anche alle medie
smentite le indicazioni del ministero
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/scuola_e_universita/servizi/esame-terza-media/veri-risultati/veri-risultati.html
La mia domanda ora è questa: quando si arriverà a conoscere i dati veri quanto spazio mediatico sarà loro riservato?
Io ho l’impressione che sarà molto meno di quello che è stato riservato alle anticipazioni. A conferma che conta soltanto quello che mediaticamente si fa passare per vero. E quello che passerà per vero è che questa è la scuola del rigore.
Grazie per l’articolo, che non conoscevo e che conferma alcune delle mie idee.
Temo mai. Tuttavia: quanti sono gli insegnanti che se la sentono di darti per davvero un 5 in condotta, e quanti i genitori pronti ad accettare tale voto? Perciò: perché non diffondere false o comunque non vere notizie sul tema? Tranquilli tutti = l’unica verità che conta? A volte sembra.
Sembra anche a me, effettivamente.
Tanto per fare un esempio “storico”, anche questa politica mira(va) alla qualità …
Berlinguer: non maltrattiamo la nostra scuola, con la Riforma punteremo a rigore e qualita’
Luigi Berlinguer / Pagina 19
(6 febbraio 1999) – Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/1999/febbraio/06/Berlinguer_non_maltrattiamo_nostra_scuola_co_0_9902061445.shtml
Pertanto: slogan 1999 = slogan 2009 = slogan 2019 …
mi sei piaciuto. e non è mica facile.
Disapprovo quello che ha fatto la Ministra Gelmini sulle ricette che devono presentare gli utenti appartenenti alle categorie protette. Ogni volta che necessitano di medicina devono presentare richiesta del medico curante. Per tanto denuncio la Gelmini per la trappa burocrazia farmaceutica.
Ciao Scorfano.
Sono una mamma. Sono una mamma criticata perchè ho consigliato a mia figlia il classico (che scuola inutile! a che serve studiare lingue morte?).
Vorrei parlare della scuola del merito. All’ apertura dell’ anno scolastico il preside della scuola di mia figlia ci ha detto che se uno studente, impegnandosi con tutte le sue forze, non riesce ad andare oltre il 5, o se con una sforzo sovrumano un altro studente passa dal 3 al 5 1/2 cercheranno comunque di premiare la buona volontà…Lo trovo giusto e adesso lapidatemi se volete!
L’ho già detto: abbiamo finito le prime pietre…
Io credo che ogni caso vada valutato a sé: l’impegno è merito, e il preside di tua figlia ha fatto un ragionamento correttissimo. Poi però, se una scuola è davvero troppo difficile o troppo lontana dalle inclinazioni di una qualsiasi ragazza (anche se fosse tua figlia, guarda), credo che la cosa migliore sia consigliarle di cambiare indirizzo: non come punizione, ma proprio come occasione per mettere meglio a frutto i suoi propri talenti.
Questa è la mia opinione, per quel che può valere.
Ho grandissima considerazione della tua opinione.
Riguardo al merito…Forse sono un po’ prevenuta nei confronti della ministra, ho come l’ impressione che per merito intenda voti e non impegno.
Mia figlia ha cominciato il quarto ginnasio e ovviamente sono preoccupata (ma sono un caso limite, sono anima corpo e ansia) , spero che sia la scelta giusta.
Hai letto Diario di scuola di Pennac?
Non so cosa intenda la Gelmini, ma a dare i voti sono gli insegnanti; e quindi tutto dipende dalla visione della scuola che hanno gli insegnanti di tua figlia.
Ma tu non preoccuparti troppo, che la preoccupazione dei genitori non aiuta i ragazzi a trovare la loro strada: o almeno è quello che vedo io con gli occhi di chi sta dall’altra parte, dietro la cattedra.
(Pennac l’ho letto a metà: è un autore che proprio non riesco ad apprezzare, porta pazienza: sono idiosincrasie tutte mie personali.)