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Archivio per agosto 2009

Effettivamente, anche a me era venuto questo leggero timore il giorno in cui sono partito per un mese scrivendo sul blog che partivo per un mese. Poi mi sono rassicurato pensando al fatto che, dentro casa mia, non c’è niente da rubare, a parte qualche migliaio di libri. E che, visto che non ho il camino in cui bruciarli, anche quella del furto poteva essere una discreta soluzione… E quindi non mi sono nemmeno assicurato.

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riti segreti della scuola settembrinaC’è qualcosa di rassicurante nei riti, no? Servono anche a quello, no: a rassicurare le persone semplici…

Ecco, sì. Per cui, stamattina, in omaggio al sollievo che ogni rito reca inevitabilmente con sé, stamattina mi alzo presto, faccio rapidamente colazione con un caffè in tazza grande e un paio di biscotti secchi, mi lavo ritualmente  la faccia e i denti, mi metto finanche una camicia, ritualmente fumo la prima sigaretta del giorno sul terrazzo guardando un po’ di lago indifferente e prendo l’auto.

Poi  ritualmente guido per sei chilometri, ritualmente imprecando contro tutti quelli che superano i limiti di velocità in qualsiasi punto della strada statale lacustre che percorro; poi parcheggio nel solito parcheggio; e alla fine entro a scuola.         (more…)

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Soltanto ieri sette donne sono salite sul tetto dell’Ufficio scolastico Provinciale di Benevento e un marito e una moglie sul tetto dell’Ufficio di Caserta. Sono gli ultimi due casi di precari pronti a tutto, anche a togliersi la vita, in questo difficile avvio di anno scolastico che vedrà 42 mila e 500 insegnanti in meno in cattedra. Gli ultimi due casi alla fine di una settimana iniziata con l’occupazione dell’ufficio Scolastico Provinciale di Salerno e di quello di Trapani da parte di decine di precari, e poi l’avvio dello sciopero della fame a Palermo da parte di due tecnici di laboratorio padri di famiglia..

Quello che accade ai precari della scuola, mentre l’anno scolastico si apre all’insegna dell’incertezza, lo racconta piuttosto bene, oggi, Flavia Amabile su La Stampa.it. Ed è un qualcosa che comincia ad assomigliare un po’ alla disperazione.

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Risultati del sondaggio di SkyTg24: stai con Feltri e il Giornale o con i vescovi e l’Avvenire?

neanche più la chiesa

Io, ve lo confesso, sono rimasto sorpreso; e mi aspettavo una netta maggioranza a favore dei vescovi. Ma, evidentemente, la difesa a oltranza di tutto ciò che riguarda il premier è diventata un’esigenza popolare.

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meritocrazia gelminiana

E poi, per alcune selezionate ministre, ci sarà anche il tirocinio gratuito e obbligatorio. Ma di quello parliamo un’altra volta, eh?

(infinita riconoscenza a Gavavenezia)

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sette non è dieci teniamone contoGentile ministro Gelmini,

in merito al comunicato stampa da Lei diffuso nella giornata di ieri, mi permetta, in tutta chiarezza d’intenti e senza alcun sospetto di provocazione, di rivolgerLe alcune (sono solo sette, per la precisione) domande, riguardo ai concetti da Lei espressi sui nuovi sistemi di reclutamento degli insegnanti.

Premetto fin da ora che si trattava di un regolamento necessario, anche urgente; e che quindi siamo tutti felici che finalmente sia stato pubblicato; inoltre, aggiungo volentieri che la sostituzione delle Ssis con sistemi nuovi e più snelli di reclutamento mi trova senza dubbio d’accordo; e che già soltanto per questo motivo vorrei congratularmi con Lei e con il Suo staff.

Ma alcuni dubbi, già a una prima lettura, mi sono sorti spontanei e approfitterei di questo spazio che da solo mi sono ritagliato per porgerli alla Sua cortesissima attenzione. Ecco, dunque, i miei dubbi e le relative sette domande:     (more…)

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pretendevano delle risposte...

I miei alunni impareranno alla svelta. E anche loro mi faranno causa: «Domande chiaramente mirate a insinuare che il mio assistito possa non essere preparato», scriverà in una nota l’avvocato Ghedini.

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merci e mercantiIo ci ho passato tanto tempo, nella prima metà degli anni Novanta, in quella libreria di Porta Romana che sta chiudendo. Abitavo lì, ero studente universitario, compravo e leggevo tantissimi libri, un po’ per studio e un po’ per piacere. Mi facevano gli sconti. E soprattutto l’ambiente era molto piacevole, c’erano vetrate ampie da cui entrava la luce, i rumori dell’incrocio con via Santa Sofia erano molto attutiti, il personale gradevole e simpatico… Insomma, ci si stava bene.

Poi sono andato via da Milano e solo di rado mi è capitato di tornare in quella libreria. Magari aveva anche cambiato proprietario, non so. Ricordo di averci comprato ancora qualche romanzo, di recente, e forse una guida turistica. Poi nient’altro.

Poi, a dirla tutta, sono sei mesi che non ci entro proprio, in nessuna libreria. Per varie ragioni.           (more…)

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non tornare più indietroQuando ho letto che hai detto di essere «stanco dell’Italia» e di volere tornare in Senegal anche a costo di autodenunciarti, ho subito pensato «anch’io, anch’io sono stanco dell’Italia», con un sorriso beffardo, che voleva essere una stupida battuta.

Poi però mi sono detto che no, non andava bene, che sapeva troppo di presa in giro quell’«anch’io» pronunciato  tra le quattro mura della mia casa di proprietà, con quel sorriso e con la sigaretta in mano. E che era un’ultima presa in giro che non ti meritavi, non era una battuta.

Poi mi sono chiesto, visto che siamo quasi coetanei e che per quasi sei anni abbiamo vissuto nello stesso posto, nella stessa città, se ci siamo mai incontrati.          (more…)

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energie innominabiliForse ero l’unico a non saperlo; e voi lo sapevate già tutti. Fatto sta che ho scoperto solo oggi che, datosi che l’Italia non ha rispettato gli accordi del protocollo di Kyoto sulla salvaguardia dell’ambiente, che magari è anche inutile, ma che pure aveva sottoscritto volontariamente, ne ha ricevuto in cambio una multa di 555 milioni di euro. La quale multa, la pagheremo interamente noi, intestatari di contratto con l’Enel, oltre che con l’inevitabile peggioramento del nostro ambiente e del nostro territorio, con un aumento di quaranta euro delle nostre bollette della luce.

Le responsabilità si dividono equamente tra il governo Prodi di ieri e quello Berlusconi di oggi: e nessuno si fa mancare niente. Una spiegazione in dettaglio di quanto è avvenuto e sta ancora avvenendo la trovate qui.

Io, che l’ho saputo solo ieri, mi sento, come si dice da qualche parte, “cornuto e mazziato”; e anche, absit iniuria verbis,  un po’ preso per il culo.

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Questo è il trailer di Videocracy (via dottorcarlo), il film del bergamasco Erik Gandini sulla televisione degli ultimi 30 anni, che non vedremo mai sulla Rai (e nemmeno su Mediaset, ci mancherebbe), perché giudicato troppo critico nei confronti del governo (il trailer, non il film: proprio e soltanto il trailer…).

Personalmente, non ci trovo niente di incredibile o di sovversivo, in realtà. Ed è proprio questo che mi lascia perplesso: che cosa si può trasmettere oggi sulla tv pubblica, se anche un trailer come questo incorre nella censura?

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quanti saremo domani qui dentroPossiamo davvero discutere di tutto, per quanto riguarda la scuola. Possiamo accanirci sui prezzi degli zainetti e degli astucci; possiamo anche raccontarci splendide e meravigliose bugie su come l’insegnamento sia una missione e altre simili amenità; possiamo parlare fino allo sfinimento dei nuovi criteri di reclutamento dei dirigenti scolastici e degli insegnanti (che nessuno sta reclutando, in questo momento, ma chi se ne importa); possiamo insomma discutere di tutto lo scibile scolastico fino alla fine dei tempi e possiamo farlo anche con padronanza di idee e di lessico e di punteggiatura…

Ma finché non prendiamo atto che grandissima parte del lavoro che un insegnante può fare in una classe dipende solo da due variabili, saranno tutte discussioni inutili. E le due variabili sono, a mio parere, queste: 1. la sua personale preparazione, disciplinare e didattica (il che chiama in causa l’università e la scuola stessa, a bene vedere, e di cui non ho voglia di parlare, perché è agosto e mi sento clamorosamente impreparato, anche quest’anno); 2. il numero di alunni che tale insegnante ha di fronte nel momento in cui entra in classe e deve seguirne la formazione individuale. Dove individuale è ovviamente la parola chiave, quella a cui non si dovrebbe rinunciare.

Ecco perché trovo che quanto sta accadendo all’inizio di questo nuovo anno di scuola sia molto grave e che sia grave che nel frattempo si stia discutendo di zainetti e di tutt’altro;            (more…)

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fi-parma-90-1Permettetemi un festeggiamento privato. Perché oggi il più longevo e inossidabile degli amori della mia vita compie gli anni (che sono tanti, ma non importa: è bellissima lo stesso). E questa è anche una bella serata per festeggiarla.

Fate conto di non averlo mai saputo, grazie.

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Ma ora che la Lega e il Vaticano arrivano alla definitiva resa dei conti (armati di croci celtiche gli uni e di croci e basta gli altri), per chi bisogna fare il tifo, scusate?

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Beatrice, filiforme e color del latte, deve recuperare latino, greco e matematica (…) E con lei restano sospesi ben il 26,6% degli studenti delle superiori. Cifre impensabili neanche una manciata di anni fa, ai tempi del buonismo e del lassismo generalizzato. La sferzata che il ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini ha dato alla scuola italiana sta dando i primi frutti.

Attenzione, che l’autunno è già cominciato. E con lui la propaganda del regime mediatico (si può dire, vero? non è che ti tagliano la lingua, o le mani, dopo?). Violenta e incurante della verità, un po’ servile e un po’ animata dal disprezzo costante dei lettori.

Oggi se ne incarica anche (non solo: il Giornale punta sulle chiappe, che, si sa, sono non disprezzabile argomento – grazie a Caigo) il quotidiano Il Tempo, in tre pagine corredate di fotografie di giovani entusiasti e italianissimi, e in particolare la giornalista Natalia Poggi, di cui non so nulla e preferisco non sapere nulla, onestamente:       (more…)

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allarmi stagionali

E mi dispiace, ma non riesco proprio a commuovermi. E, ovviamente, nemmeno a scandalizzarmi. Un po’ perché tutti gli anni, quando arriva la fine dell’estate, ci si ricorda che esiste anche la scuola e non solo i coni gelato e i pedalò, e tutti gli anni, alla fine dell’estate, si ricicla lo stesso articolo giornalistico o lo stesso comunicato stampa cambiando (di poco) le cifre. E un po’ perché le spese per i libri scolastici, lo dico con franchezza, non mi sembrano affatto alte.

Intendiamoci: io lo so perfettamente che gran parte degli editori scolastici sono dei farabutti. So benissimo che le nuove edizioni sono identiche a quelle vecchie, a parte il colore in cui è stampato il titolo dei capitoli. E so anche che la gran parte dei libri di testo è di una qualità bassissima, a volte anche vergognosa. E però non ho sentito mai nessuno lamentarsi di quanto siano semplici e banali e diseducativi i nostri testi liceali, mai. Perché, finché non sono difficili, va tutto bene.

E d’altronde so anche benissimo che il concetto stesso di libro di testo potrebbe e dovrebbe essere del tutto sorpassato.       (more…)

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Lo so benissimo, guarda. Lo so benissimo, già per conto mio, che è del tutto inutile che uno metta in moto delle campagne di boicottaggio da solo, senza nessuno che lo segua. Però, tant’è, la tentazione te la fanno proprio venire, e pure molto forte, quasi irresistibile; perché sono troppo stupidi, davvero; e perché ti trattano troppo da stupido, soprattutto. E perché pensano che a forza di trattare la gente da stupida, questa si trasformi in stupida. (E perché forse hanno anche un po’ ragione, a pensarlo)

Per cui, visto che non riesco a reprimere un moto di stizza e di vergogna (mi vergogno di appartenere alla stessa loro specie: homo sapiens…) quando vedo la pubblicità del tonno Consorcio alla tv (e mi è capitato solo due volte, finora), ho deciso.

E, dentro di me (ma da adesso anche fuori di me), ho promesso che non comprerò mai più quel tonno, proprio mai più, per l’eternità, lo giuro. Perché lo spot è assolutamente ributtante e spaventoso e perché quel «consorziamo?» pronunciato all’ultimo secondo con fare ammiccante ha rischiato più volte di far partire violentemente la mia scarpa contro lo schermo.      (more…)

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non tutti come lui lo soSi parlava di sicurezza, qualche mese fa. Si diceva (lo dicevano altri, che avevano il loro bell’interesse a dirlo, effettivamente) che gli italiani soffrono di una terribile percezione di insicurezza e che questo soffrire rischiava di trasformarsi in intolleranza: il corpo sano del paese avrebbe reagito. Si diceva anche che la sicurezza è un tema che la sinistra avrebbe dovuto al più presto fare suo; e che se non lo avesse fatto non avrebbe mai più parlato all’«anima vera» del paese e della società.

Ma lo si diceva senza crederci, in realtà. Perché quello a cui già allora si credeva non pareva del tutto dicibile, non nelle sedi più pubbliche e più aperte al dibattito. Ci sono parole che non vanno pronunciate, insomma. E quello a cui già si credeva era ben più misera cosa: vale a dire che l’intolleranza già era intolleranza, che la sicurezza c’entrava poco (o nulla), che la percezione è parola fin troppo complicata, che l’intolleranza era un passo in bilico sul confine vuoto del razzismo.

La quale ultima parola è assai brutta parola e non si deve nemmeno pronunciare, perché gli italiani non sono razzisti, questo no.        (more…)

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Il lessico, si sa, è come una petite madeleine di Proust: risveglia ricordi sopiti che ci riportano indietro nel tempo, anche quello perduto, di cui andiamo ostinati alla ricerca. Così mi è accaduto oggi, leggendo la prosa vibrante di Vittorio Sgarbi sul Giornale.

... e anche quattro redde bulle per favore

E io, lo confesso, l’espressione “due Coca Cole” (o anche, secondo un’altra e più arguta versione, “due Coche Cole”), l’avevo sentita solo tanti, tantissimi anni fa, pronunciata dai simpatici e portuali avventori della Festa dell’Unità della mia città ligure, quando giovane e inesperto ancora mi interrogavo sui plurali, senza sentire affatto la necessità di interrogarmi sul pluralismo. E pensavo, in quel contesto, che tale avventato plurale fosse la licenza che volentieri si concedeva al popolo sovrano, alla sua festa per di più. Che nostalgia…

Ma come diavolo si fa, realmente e senza ortografiche incertezze, il plurale di Coca-Cola?        (more…)

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avanzi di estate

Entro in casa dopo un mese di assenza: appoggio le valigie sul pavimento, in un angolo del soggiorno; apro la finestra, guardo il lago. Con una rapida occhiata riprendo nota e possesso dei libri lasciati sul tavolino prima di partire, del portacenere vuoto, della posta lasciata in un angolo dalla signora che fa le pulizie, e delle altre stanze, caldissime. Poi apro il frigo. Che è naturalmente vuoto, o quasi.

Ed è in quel momento, solo in quel momento, che so finalmente di essere tornato a casa. In piedi, davanti al frigo vuoto.

Non mi è chiaro il motivo, nemmeno ora, dopo cinque giorni; non so di preciso se c’è davvero un motivo. Eppure è il frigo vuoto a darmi la secca e asciutta consapevolezza del rientro.               (more…)

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le facce che non ci sonoPoggioreale, Napoli, il più grande carcere d’Europa. “Fuori c’erano le transenne e una lunga fila. Parenti e bambini in attesa dei colloqui, ore sotto il sole.” Poi, 8-10 persone in una cella di venti metri quadrati, 2266 detenuti su una capienza di 1400 (…) Venti, ventidue ore in cella senza potersi muovere. Pii, 4 suicidi nel 2009, 521 detenuti tossici, 218 stranieri, solo 166 avviati al lavoro. Su 28 educatori previsti, presenti 14. A Fuorni, Salerno, celle femminili con il wc a vista, senza neanche una tenda. Bottigilie di plastica messe fuori dalla finestra per scaldare l’acqua per la doccia (…) A Lecce, l’altro ieri, un record: 1360 detenuti su una capienza di 640. A Marassi, Genova, in molte celle da due si è già aggiunta la terza branda. (more…)

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pic00300

Il progetto non è quello di prendere l’autobus, ovvio.

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il voto di quello che conta di piùEntro a passi leggerissimi  nella già rapidamente archiviata questione dei prof di religione, che il Tar del Lazio aveva estromesso dalle valutazioni conclusive del Consiglio di Classe e che il Regolamento per la valutazione degli alunni pubblicato pochi giorni fa dal Ministero riammette senza eccezioni. Lo faccio senza troppo addentrarmi nella questione della laicità della scuola pubblica, che è argomento molto più complesso di questo, che non può essere ridotto a una questione tecnica come questa e che quindi richiederebbe assai più ponderate parole e passi ben meno leggeri.

Quello che, in termini miseramente ed esclusivamente pratici, resta invece da dire è che gli alunni che opteranno per l’insegnamento della religione cattolica godranno di un piccolo vantaggio numerico. Il quale forse non sarà nemmeno così piccolo, in certi casi. (O, se preferite, com’è più corretto: resta il fatto che coloro che decideranno di non avvalersi dell’insegnamento della religione ne riceveranno in cambio uno svantaggio numerico di proporzioni variabili).        (more…)

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mattina bretone

ho abbracciato l'alba d'estate

Giuro che non ne metto altre, davvero. Ma questa, sulla spiaggia deserta di Douarnenez, mi piaceva troppo.

(Sarà perché sono di spalle, che ne dite?)

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Infinite sono le vie dell’integrazione; e infinite più una quelle della  disintegrazione, se ci mettessimo a contarle. Come prendere il Ramadan e farlo diventare una splendida occasione di business. Incontro e scontro tra due costumi, cultura della sottomissione contro cultura della sottomissione, preghiera e denaro, dio e mammona, quelli che pregano e quelli che vendono cose e servizi a quelli che pregano e hanno meno cose e meno servizi, bikini e burkini (in quanto costumi, ça va sans dire).

E ognuno che si inginocchia davanti al dio che ha, con le ginocchia sbucciate che ancora gli restano.

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(di Gionata)

samsaLavoro in una libreria e l’altro giorno è venuto in cassa un signore per pagare una guida turistica della Mongolia. «Si prepara ad un bel viaggio», gli dico; «Sì, però vedi di farti i cazzi tuoi», mi risponde lui. Quella risposta mi ha gelato, tanto che anche nelle ore successive sono rimasto muto e con il cervello fermo, agile solo per i movimenti meccanici che richiede il mio lavoro di libraio. Guastato, ho rifiutato un invito serale di alcuni amici, guastato, sono tornato a casa, ho mangiato, ho terminato la mia rilettura di un libro di Kafka (serata esemplare), in rete ho cercato qualche informazione in più sullo scrittore praghese e infine, con sorpresa guasta, ho scoperto che esiste un gruppo musicale americano che di nome fa Gregor Samsa. Come il tizio che si sveglia scarafaggio.

Per pura curiosità, allora, mi sono procurato Rest, un loro album del 2008, e per autentica passione l’ho riascoltato un centinaio di volte, consigliandolo a chiunque mi capitasse a tiro e diventando un essere morboso e infrequentabile, come sempre divento quando una cosa mi piace tanto.       (more…)

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una volta era il motore dell'auto che ti tradivaE continuiamo pure a chiamarli “nativi digitali”, d’accordo. Benché un conto sia la natività, un altro conto la consapevolezza: e anche su questo dovremmo essere ormai tutti d’accordo.

Prendete i cinque ragazzi quindicenni di Piacenza che hanno aperto un gruppo su Facebook per insultare la loro prof di italiano delle medie e che ora si trovano a dover subire un’inchiesta della Polizia postale: ecco, io me li immagino già, parecchio stupiti di avere suscitato un tale vespaio, per così poco, per quasi nulla, per un semplice scherzo tra coetanei.

Insomma, un gruppo su Facebook è per loro soltanto un gruppo su Facebook; e cioè un gioco, niente di grave, poco più che una piccola bravata, non è come appendere cartelli pieni di insulti su un muro della loro città.        (more…)

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kunta kinteIo mi ricordo che, quando ero bambino, mi avevano fatto vedere uno sceneggiato trasmesso dalla Rai, la tv pubblica di Stato, che si intitolava Radici. Era una lunga storia di schiavitù, che proseguiva per molte generazioni di schiavi, dal progenitore catturato in Africa e portato nelle piantagioni di cotone dell’America, fino all’ultimo discendente, che guadagnava la libertà grazie alle leggi di Lincoln.

Non mi ricordo molto di quella storia e forse sono stato molto impreciso anche nella sintesi. Ma mi ricordo benissimo (e di questo sono sicuro) il nome di quel primo africano strappato alla sua terra e che quella terra non riusciva mai a dimenticare: si chiamava Kunta Kinte, e non aveva mai smesso di odiare gli uomini che lo avevano condannato al suo destino di schiavo.

Non mi ricordo altro, in realtà;        (more…)

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i vertici della passione didatticaDicono: ci vuole la passione. È vero, dico io. Dicono: la scuola è una missione, prima ancora che un lavoro. E io non dico niente, che non importa. Dicono: bisogna sempre tirare fuori il meglio dai ragazzi, bisogna saperlo fare, bisogna guadagnarsi la fiducia dei ragazzi, conquistarsela, bisogna mettere i ragazzi al centro del proprio lavoro, bisogna… Ci vuole la passione, dicono.

E io li lascio sempre dire, ultimamamente. Anche perché, lo so benissimo, se facessi un altro lavoro e vedessi la realtà della scuola dal di fuori, direi le stesse identiche cose, senza dubbio. E allora non parlo più, non rispondo più; e lascio che dicano. E penso che hanno ragione, che hanno perfettamente e totalmente ragione. Ma che non sanno quello che dicono.      (more…)

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dordognaEravamo rimasti che preparavo le valigie; e che partivo per la Francia.

E infatti così è andata: che sono stato in Francia quasi un mese, che non ho mai acceso un pc per un mese, che non ho toccato per un intero mese nemmeno una tastiera. E ora che ricomincio a farlo mi sembra molto strano tutto questo tempo passato senza tasti, anche se poi, lo so, è strano il contrario, in realtà.

Della Francia mi restano un po’ di idee e di racconti. Per esempio mi rimane l’idea che Roussillon, in Provenza, sia un paese molto bello e molto caldo, con case rosse. E che è bellissimo vedere i cavalli bianchi della Camargue che passeggiano negli stagni.            (more…)

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