E continuiamo pure a chiamarli “nativi digitali”, d’accordo. Benché un conto sia la natività, un altro conto la consapevolezza: e anche su questo dovremmo essere ormai tutti d’accordo.
Prendete i cinque ragazzi quindicenni di Piacenza che hanno aperto un gruppo su Facebook per insultare la loro prof di italiano delle medie e che ora si trovano a dover subire un’inchiesta della Polizia postale: ecco, io me li immagino già, parecchio stupiti di avere suscitato un tale vespaio, per così poco, per quasi nulla, per un semplice scherzo tra coetanei.
Insomma, un gruppo su Facebook è per loro soltanto un gruppo su Facebook; e cioè un gioco, niente di grave, poco più che una piccola bravata, non è come appendere cartelli pieni di insulti su un muro della loro città. E poi la prof non è mica la loro prof attuale, ma una di qualche anno fa e quindi, mi immagino che lo pensino, loro non possono rischiare niente…
E invece, mamma mia, un gruppo su Facebook è come un cartello appeso ad un muro, quasi la stessa cosa, forse anche peggio: perché c’è la piccola differenza che tu, furbo, lo firmi pure, mentre il cartello sul muro, almeno, era anonimo. E c’è anche la differenza che il web sta sempre un po’ antipatico ai nostri nativi politici così arretrati e che siamo anche in un paese in cui un bel “giro di vite” punitivo non si nega mai a nessuno, almeno a parole.
E perché gli insulti su Facebook e non invece direttamente alla persona, visto che tanto non può più vendicarsi in nessun modo? Perché non aggredirla verbalmente fuori dalla vecchia scuola? Perché insultare una persona è brutto e scorretto; e ci si vergogna ed è una cosa per cui ci vuole un po’ di faccia tosta. E invece su Facebook no, tutto è possibile, e si rimane anche un po’ nascosti. Ed è anche più divertente, lo so, perché tanti altri arriveranno a dare il loro contributo. Tutti belli, giovani e digitalmente spensierati, tutti senza rendersi conto che un dito medio alzato sulla faccia dell’ex insegnante sarebbe stato per loro senz’altro meno rischioso.
Detto questo, speriamo non succeda nulla di grave a questi cinque ragazzi un po’ sprovveduti. Che sono giovani e impareranno. E speriamo che imparino alla svelta, anche; così, tanto per aggiungere alla loro natività anche quel briciolo di consapevolezza che non gli farà male. E che gli permetterà, speriamo, di ridere senza denunciare nessuno, quando scopriranno che c’è sempre qualcuno, nel mondo che frequentano e che frequenteranno, che ha tantissima voglia di insultarli e di aprire un gruppo su Facebook in cui dice tutto il peggio possibile di loro e delle loro abitudini. Perché così è e così sarà più o meno sempre, dove ci sono esseri umani che condividono piccoli spazi.
E speriamo pure che quel loro ridere e incassare con un minimo di nativa e consapevole eleganza possa essere, tra qualche anno, l’insulto postumo più appropriato che la loro vecchia prof, come tutti i nostri vecchi prof, si merita. Che indignarsi per qualche insulto di qualche inconsapevole nativo-digitale ragazzino è davvero cosa da poverissimi di spirito.


Respiro in questo post l’aria di chi vuol difendere una categoria…
Sto chiaramente scherzando. Comunque oltre alla “piccola” differenza dell’anonimo o meno, un gruppo su facebook rimarrà sempre negli archivi degli archivi digitali. Un cartello o una scritta si possono facilmente togliere.
In ogni caso io preferisco di gran lunga il coro in gruppo fuori da scuola. Se si è davvero in collera questo è il modo più immediato e forte per prendersi piccole e (concedimelo) anche un po’ insensate vendette.
Ben ritrovato Scorfano.
Sì, anch’io sono per il coro di gruppo fuori della scuola. Anche becero e volgare, se è il caso.
Ora, io sono tagliente come l’erba matta, e quindi dico: ‘ma perché ‘sti stronzetti sgallettati quindicenni dovrebbero passarla liscia?’ Insomma, questo ridacchiano e prendono in giro una persona su internet, e si dovrebbe pure chiudere un occhio? Ma non è così che deve andare, corpo di bacco! Ora, una denuncia non piace a nessuno, è una bella rogna, altroché, ma perché uno deve sempre stare zitto perché sennò è un ‘povero di spirito’?
Che imparino a imbrattare i muri con delle anonime bombolette, a rigare la macchina e a tagliare le gomme, ché una gomma tagliata non può mica dire chi è stato! Non è così che si è sempre fatto?
Mi sa che l’abbiamo già fatta, più o meno, una discussione come questa.
Io continuo a pensare che un’insegnante che denuncia dei quindicenni per ragioni come gli insulti su Facebook sia un po’ a corto di spirito (o di sale o di pepe…). Però capisco l’irritazione.
Stiamo per far partire una campagna-social network per educare i giovani a fare un buon uso di internet su
http://giovaniblogger.it (ancora è da lanciare)
giusto per dare un’idea che non tutti i 15enni usano internet in modo scorretto,
nicola
@ Nicola: non credo che siano solo i quindicenni a usare malamente internet. Vogliamo parlare del maggiorenne figlio del Senatur e dei suoi amichetti, e del gioco dell’estate ‘Rimbalza il clandestino’?
Comunque, pregevole iniziativa!
[...] letto e sentito in questi giorni, di questi studenti che hanno giustamente mannataffanc scorrettamente [...]
[...] vedere il post originale qui 0 people like this post. [...]
io sono per la selezione naturale. Cent’anni fa ce la faceva chi era più robusto, adesso ce la farà chi ha capito cos’è il digitale.
Quanto alla professoressa, ha fatto bene. Che i ragazzi si prendano il loro bello spago. Poi non so se andranno in tribunale, in fin dei conti…
Non so.
Credo di essere d’accordo con .mau., difendiamo un po’ troppo in nostri figli dalle responsabilità.
Ho già detto che son convinta che faccia meno male uno scappellotto in più che uno in meno?
Vero. Com’è vero, però, che una denuncia non è proprio uno scappellotto…
Infatti.
Se avessero ricevuto, a tempo debito, la giusta dose di scappellotti, ora non sarebbero nelle news.
una cosa del genere è successa qualche mese fa in un liceo della mia città.
credo che la questione di fondo sia il senso di impunità che il web talvolta produce. mi spiego: se i ragazzini erano consapevoli del fatto che, se avessero insultato la prof verbalmente o imbrattato il muro della scuola con una scritta offensiva, avrebbero dovuto fare i conti con delle sanzioni ufficiali (rimbrotto di presidi e insegnanti, sospensione…), mentre – nella loro ingenuità o stupidità – non hanno pensato che anche un insulto “virtuale” fosse perseguibile…
E’ esattamente quella che io chiamo consapevolezza del mezzo. Che sfugge a gran parte dei quindicenni, peraltro.
i quindicenni sarebbero stati consapevoli di cosa sarebbe loro successo con urla becere notturne e scritte sul muro? Se la risposta è sì, allora sono nativi digitali con un forte handicap; se è no, sono solo imbecilli.
[...] Che pensiero profondo! Ho letto questo questo questo ed ancora questo. Ed ecco cosa ne penso a riguardo. Pensiero [...]
[...] ispirato da “avere quindici anni ai tempi di facebook” di lo [...]