(di Gionata)
Lavoro in una libreria e l’altro giorno è venuto in cassa un signore per pagare una guida turistica della Mongolia. «Si prepara ad un bel viaggio», gli dico; «Sì, però vedi di farti i cazzi tuoi», mi risponde lui. Quella risposta mi ha gelato, tanto che anche nelle ore successive sono rimasto muto e con il cervello fermo, agile solo per i movimenti meccanici che richiede il mio lavoro di libraio. Guastato, ho rifiutato un invito serale di alcuni amici, guastato, sono tornato a casa, ho mangiato, ho terminato la mia rilettura di un libro di Kafka (serata esemplare), in rete ho cercato qualche informazione in più sullo scrittore praghese e infine, con sorpresa guasta, ho scoperto che esiste un gruppo musicale americano che di nome fa Gregor Samsa. Come il tizio che si sveglia scarafaggio.
Per pura curiosità, allora, mi sono procurato Rest, un loro album del 2008, e per autentica passione l’ho riascoltato un centinaio di volte, consigliandolo a chiunque mi capitasse a tiro e diventando un essere morboso e infrequentabile, come sempre divento quando una cosa mi piace tanto.
Il gruppo nasce in Virginia nel 2000, luogo che vede la pubblicazione di un paio di singoli e dell’album 55:12; poi i componenti decidono di traslocare a New York per avvalersi di particolari collaborazioni e per dare alla luce Rest, disco per me raro e sicuramente degno di affiancare qualsiasi capolavoro realizzato dai Sigur Ros e dai Low (i primissimi Low). I Gregor Samsa sono stati quasi sempre etichettati come gruppo post-rock, noise, post noise, shoegaze e via dicendo, ma a me non va di farvi cadere in trappole che rischiano di allontanarvi dalla vera natura di questo disco che è, perdonatemi la sicurezza, un disco di musica classica. Diciamo di musica classica moderna, dai. Il filo che infilza tutti i brani e li tiene insieme è l’atmosfera cameristica, l’ordine artigianale con cui ci vengono lentamente incontro pianoforte, archi (che fanno splendida figura) celesta, xilofono, clarino. Se è vero poi, come mi ha fatto giustamente notare qualche amico più lucido, che l’album deve molto ai Sigur Ros e pure ai Pink Floyd, è anche vero che il disco ha uno stile tutto personale nelle sospensioni, nelle scelte temporali, negli accostamenti strumentali e vocali e, personalmente, è quello che apprezzo di più, nella sua capacità di emozionarmi mentre lavo i piatti o rifaccio il letto. La marcia di Abutting Dismantling, il lento decollo di First mile Last mile e la delicatezza finale di Pseudonyms valgono il disco, mentre le restanti sei canzoni sono una finestra aperta (una frontiera aperta, ecco l’ho detto) che permette di vedere quello che pare a voi. Non è un disco recentissimo, e mi perdoni lo Scorfano se vengo già meno ai patti, ma non sono riuscito a non parlare di un album che implode più che esplodere e che sa portare lentamente a galla ciò di cui siamo maggiormente fatti: gli umori.


Bentornato.
Io sono un po’ frastornata, mentre eri via è successo un po’ di tutto.
Ti leggerò con calma i prossimi giorni.
Bentornata a te, nel frattempo.
Caro Gionata, i tempi non cambiano mai e le terapie, lasciamelo dire, sono sempre le stesse, ovvero quelle sbagliate.
Il tuo umore, dopo la risposta ‘secca’ del cliente, non poteva che divenire nero, come nero, probabilmente, era quello del cliente stesso: vedo già la sua fidanzata, dal piglio che definirei alternativo, nel momento in cui, decisa come chi fa solo vacanze intelligenti, gli propone un ‘Agosto in Mongolia’. E lui, che è un cretino, buono buono gli dice di sì, e poi se la prende con te, povero libraio.
E così tu, come Gregor Samsa, ti ritrovi chiuso nella tua stanza, abbandonando gli amici con cui avresti dovuto condividere il disagio di dover guardare il mondo negli occhi. Hai in questo modo applicato la terapia umorale, una terapia vecchia come il cucco, che recupera, o meglio, vorrebbe recuperare, il benessere attraverso gli elementi fondamentali quali l’acqua, l’aria, il fuoco e la terra. Mi dispiace dirti, però, che hai scelto la terra (la bile nera), che ha sede nella milza, capace solo ad aggiunger male al male. Dovevi invece ricorrere alla bile gialla, capace di risvegliare in te la collera per mandare a quel paese (magari in Mongolia…) quello stupido cliente.
Tu, però, che sei persona colta e gentile, sai che il vero povero è lui, il classico povero cristo, sceso al mondo per assolverci dai peccati di chi fa le vacanze intelligenti e poi, quando torna a casa, recupera la vita stupida di prima.
Per questo non gli hai risposto male, e ci regali così un post proprio bello, magari una rubrica che ci (mi) aiuti a trovare musiche diverse da quelle che si ascoltano lontano dal meraviglioso mondo sommerso del signor Scorfano.
Hai detto bene, bisognava rispondere ma è stato meglio non rispondere. L’importante, però, è essere sempre un pò gentilmente arrabbiati con il prossimo e con il traffico della vita. Come Oscar Wilde, che nella sua triste stanza e in punto di morte ebbe fiato per dire: “O se ne va quella carta da parati o me ne vado io”
Per il resto, prometto che farò di tutto per aiutarti a trovare buona musica e quindi a farti diventare sempre più Sogliola.
P.s La verità è che io vorrei tanto essere come quel signore che ora sarà in Mongolia. Avrei tanto voluto darla io quella risposta.
Con tutte queste allusioni ai Sigur Ròs non posso esimermi dall’ascoltarlo. Ed eventualmente darò pure una mia opinione.
Ti assicuro, però, che i Gregor Samsa stanno percorrendo una strada tutta loro. Attendo un tuo parere, ovviamente.
Dunque, ho ascoltato questo disco parecchie volte, e devo dire di non averne ricavato tutto l’entusiasmo che ho letto in questo post. Confesso di non aver prestato un’attenzione totale per motivi di forza maggiore (=studio), ma alcune volte mi sono fermato qualche minuto per ascoltare e riascoltare alcuni pezzi, e in nessun caso ne sono rimasto (molto) colpito. Diciamo che mi veniva voglia di shiftare verso altri dischi di genere attiguo (recentemente ascolto molto “rivers arm” dei balmorhea, che consiglio caldamente) o qualsiasi altra cosa dei sigur ros, che a mio parere si discostano molto (ma del resto lo dicesti pure tu)…
Da riascoltare, comunque, con maggiore attenzione…
…mi veniva voglia di shiftare…
Era una vita che non sentivo questo modo di dire.
E adesso, due volte nella stessa settimana
E io mica so cosa significa shiftare…
Solo dei veri NERD possono dire “mi veniva voglia di shiftare” parlando di musica…
complimenti al musicofilo Gionata per i dischi che ci fa ascoltare.Stefy
Più che musicofilo sono recensore confidenziale. Grazie per i complimenti.
Sono un grande sostenitore delle prime impressioni e penso che il tuo possa già essere un giudizio maturo. Se poi invece cambierai idea, fammelo sapere. Io continuo a pensare che sia un gran disco per la sua delicatezza (passami la parola).
I Balmorhea? Vedo di recuperare l’album che hai citato e magari la prossima volta ti faccio sapere.
Recuperare, recuperare… Vedi piuttosto di comprartelo che il download illegale è un reato…
Tu fatti gli affari tuoi, che questa è la mia rubrica. Sei come il prezzemolo….
L’ ho appena “recuperato” anche io
!
Grazie Fabrizio! Tu non lo sai e non lo sa lo Scorfano e non lo sa Gionata, ma è per merito tuo se son capitata qui. Ti ho trovato su Frosti. Ecco, ora che lo sapete tutti potete anche chiedervi “embeh!?”
Quest’angolo musicale mi piace sempre di più.
!
Grazie a tutti quelli che partecipano e a chi lo ospita
Ahah, ho dei piccoli meriti anch’io!
Parto con una sotto-rubrica musicale nella rubrica musicale?
Fammi sapere se ti piace, anche dalle mie parti se preferisci!