
Perché è il mese in cui tutto ricomincia. E perché è quello in cui tutto finisce. Perché è l’anello più debole nella catena del tempo e delle stagioni, il passo zoppicante, il tratto di penna più incerto; e come tutti gli anelli deboli alle catene, è quello che lascia intravvedere l’imprevista possibilità della fuga e del ritorno.
Perché si lascia scoprire di soppiatto, come un frusciare d’ali che non t’aspetti, che senti salire lentamente ed è come un lentissimo tuffo nel battito del sangue; quando esci la mattina, per esempio, e ti accorgi che il sole che scalda non ti fa più cercare l’ombra dei palazzi. O quando alle sei del pomeriggio guardi il cielo e il cielo ha un colore che appassisce. Come leggere, nella rosa che appassisce, i segni labili di quella che fiorisce, che è la stessa anche se è un’altra, in tutt’altro luogo del tempo e dello spazio.
Perché ha il sapore dell’incarbonirsi e del disfarsi e dello svanire. Ma contiene in sé una terribile promessa, che rimarrà nascosta per altri mesi, e che sarà un rimpianto. Perché è il tempo dei progetti e dei ripensamenti, il tempo del futuro semplice e del passato remoto.
Perché settembre ritorna, molto più di tutti gli altri mesi, tutti gli anni.
Perché non è una pagina voltata, non uno scatto che colpisce o una lama che ferisce; ma è l’atto stesso del voltarsi, lentamente; e anche quello del ferire, com’è inevitabile che così sia. Perché è il gesto che socchiude, senza coraggio, non abbastanza sfacciato da sembrare definitivo; ma è in quella sua timida, esitante lentezza che avverti una perentorietà che non ti lascia scampo. La porta sempre chiusa… Perché settembre non ammette repliche.
E anche perché il mare, a settembre, è bellissimo. Come se riportasse a terra la spossatezza e la folla e gli urli e i giochi e le corse e le rincorse dell’estate: disfatti. Come se li restituisse stancamente volentieri: piccolo omaggio alla transitorietà delle cose umane e lieve sussurro di rassicurazione, pronunciato controvoglia. Perché è il mese degli ossi di seppia e delle alghe marce e degli odori di acqua salata imputridita. E, infine, perché è inattesa luce nuova sul lento placarsi delle onde.
Vorrei morire in settembre. Se è vero, come mi dicono, che si tratta di verbo che, prima o poi, inevitabilmente, deve compiersi.


Delizioso.
E lo dico con una punta, piccolissima, di invidia.
Grazie.
Ha per caso cambiato marca di sigarette?
Sono nato a settembre e in effetti settembre è un mese molto bello se non fosse in un punto dell’anno balordo. Io odio settembre. Tanto tanto. Mi deprime.
Era l’inizio della scuola ed è l’inizio degli impegni lavorativi, la fine delle vacanze, l’inizio dell’autunno, delle giornate brevi e del freddo.
Da settembre vorrei passare direttamente a marzo, meglio aprile, e finire l’anno in agosto. Chiedo troppo?
Il post è bellissimo, perciò non lo dissacrerò con tutte le cose su settembre che invece vengono in mente a me
il mese delle ammissioni e delle riparazioni
Non merita di essere considerato solo un post!
Quando ho finito di leggerlo la prima volta mi ha lasciato dentro una sensazione strana…un po’ come quando qualcuno ti sussurra qualcosa sottovoce, tu non riesci subito a capire tutto ma dalla sua espressione riesci già a intuire quanto importante sia quello che ti sta dicendo…
Poi ho capito che era così, non è un post, non può essere letto come un post. Un testo così pieno di emozioni e pensieri ha già preso il volo con le prime parole che hai scritto. Lo puoi guardare, lo puoi ammirare ma non lo puoi più “toccare”.
Mi è dispiaciuto molto però leggere il tuo tag “scusatemi non lo farò mai più”. Secondo me siamo in molti a leggere le tue parole perchè hai una sensibilità in più rispetto a tanti altri, perchè ci fai vedere le cose sotto altri punti di vista, perchè sai usare le parole meglio di tanti altri. “Non farlo più” vorrebbe dire privarci di un mondo che a volte possiamo solo immaginare. Nella rete secondo me c’è posto per tutto e per tutti: chi poi non è interessato va oltre.
“Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridane,
Libera il vento sopra la pianura.
Ai frutti estremi imponi la pienezza;
dagli ancora due giorni di calore,
che sian perfetti, e infondi nel sapore
del denso vino l’ultima dolcezza.
Chi non ha casa, casa non avrà.
Chi vive solo, solo resterà,
leggendo, lunghe lettere scrivendo
nelle sue veglie; pei viali andrà
a spiar delle foglie il cader lento.”
Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere, e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.
É comunque Rilke, che comunque è sempre meglio poter leggere in tedesco.
‘Dove sono le canzoni di primavera? Oh, dove sono?
Non pensare a loro: anche tu, Autunno, hai la tua musica.
Nubi striate sbocciano nel giorno che dolcemente muore,
e toccano i campi di stoppie con una tinta di rosa;
allora geme un coro lamentoso di moscerini,
tra i salici del fiume, che si alza in aria
o affonda, al vivere ed al morire della brezza;
e l’agnello, ora cresciuto, bela forte dall’orizzonte di colline,
cantano i grilli, e ora, con dolci acuti
il pettirosso zufola dal giardino chiuso
e stormi di rondini garriscono nei cieli.’
(Ode all’Autunno, J. Keats)
La maglia rotta nella rete. Chapeau
Non so perché, ma mi ricorda tanto questo:
http://www.youtube.com/watch?v=EWY9r-dQgE0
(e qui sotto c’è il link al testo)
http://www.todotango.com/spanish/las_obras/letra.aspx?idletra=174
Dai tag: “scusatemi non lo farò mai più”.
Speriamo di no.
Letto tutto d’un fiato.
Il 15 me lo consegnerò come biglietto d’auguri.
Grazie.
Per ognuno di noi c’è un capodanno biologico: il tuo è settembre e lo hai espresso elegantemente, perchè avverto proprio eleganza nel tuo intimo, un eleganza nostalgica, scusa non so esprimermi come te, dico solo quello che mi hai trasmesso.
E’ qualche anno invece che io apprezzo i colori dell’autunno, delle foglie che cambiano colore nelle varie tonalità del rosso, delle caldarroste con il vino novello, delle serate umide e piovose, e noi chiusi in casa. Ecco per me l’inizio dell’anno è novembre.
Però solo da qualche anno… eh! Diciamo da dopo la cinquantina… chissà perchè…
Contributo poetico:
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera.
Accendere tutto
quel che è nato
per essere acceso.
Spegnere il mondo, invece,
facendolo scivolare via
come se fosse un cerchio
di cose gialle,
fino a fondere odori,
luce, radici,
e a far salire il vino all’uva,
coniare con pazienza
l’irregolare moneta
della cima dell’albero
e spargerla dopo
per disinteressate
strade deserte,
è compito di mani
virili.
P. Neruda
Grazie a tutti dei vostri commenti. Ho preferito tacere e intanto leggermi le vostre poesia, ascoltare le canzoni che aggiungevate. E’ stato bello così, per una volta.
Davide,
condivido in pieno le sensazioni che hai espresso… Anche per me settembre è il mese della “saudade”… Davvero pregevoli le tue righe: laddove la prosa sfuma nella poesia.
Bello.
Ci siamo!