Niente mi angoscia di più della carta, niente.
Dell’anno scolastico che sta per iniziare, intendo. Non mi angosciano gli impegni e le lezioni e la disciplina e i voti in condotta e certi alunni che ancora non capisco che ci stanno a fare a scuola e i loro genitori e le valutazioni da mettere e le interrogazioni da fare e le riunioni pomeridiane senza costrutto e con costrutto (rare) e i discorsi nei corridoi e le maldicenza e il girare l’angolo non sapendo cosa succede alla tue spalle e la musica nell’autoradio la mattina e il caffè orrbile delle macchinette e il parcheggio impossibile quando è giorno di mercato e lo svegliarsi all’alba e il freddo che farà e il caldo che farà (nelle aule) e l’influenza che mi prenderò e gli starnuti degli allievi e le sigarette che ancora fumerò senza riuscire a smettere e i cattivi umori e i cattivi odori e le pareti già scrostate dell’edificio nuovo e quelle ampiamente scrostate dell’edificio vecchio; e non mi angosciano le rincorse e la pioggia e i litigi e le contestazioni e le occupazioni e le gite scolastiche a cui non vado nemmeno se mi torturano e i consigli di classe e la verbalizzazione e i libri di testo e i «non hai studiato niente» e gli «smettila prima che mi arrabbi davvero» e i ritardi e le giustificazioni ridicole dei ragazzi impreparati e i quaderni senza i compiti fatti e gli esercizi di latino e la perifrastica passiva sempre sbagliata e le verifiche da correggere e la penna rossa nella borsa e la borsa che pesa un etto di più ogni giorno che inutilmente passa e le scritte sull’asfalto tipo «io e te 3msc», tipo «Gesualdo culo», tipo «sei la mia stella tvb» e le lacrime delle ragazze lasciate dai ragazzi e gli sguardi dei ragazzi lasciati dalle ragazze e i motorini a tutto gas nel cortile e la segreteria che ha bisogno di qualcosa e i giorni di permesso che non saranno autorizzati e la domenica sera e il lunedì mattina e la stanchezza del sabato all’una e gli ingorghi di macchine quando le mamme vengono fuori da scuola ad aspettare i loro bambini e.
No. Niente di questo riesce ormai ad angosciarmi più tanto.
L’unica cosa che mi angoscia davvero, dell’anno scolastico che sta per cominciare, è la carta. Quella proprio non riesco ad accettarla. Quasi soltanto la carta, tutta la carta che dovrò compilare e fotocopiare in duplice copia e consegnare alla segretaria che la spedisca. Tutte le lettere a casa agli alunni con l’insufficienza. Tutti i moduli per i corsi di recupero. Tutte le comunicazioni alla famiglia da cui si desume che nulla è stato recuperato e che i corsi di recupero sono inutili, «perché lui non studia, cosa le devo dire, signora, se lui non studia, cosa ci devo fare io, se lui proprio non studia niente…»
Ma è davvero possibile che non ci sia un altro modo? Intendo dire: è proprio necessaria tutta questa carta? E a che scopo poi? Per informare le famiglie? Ma le famiglie non potrebbero informarsi da sole, per esempio? Insomma, i ragazzi sono loro figli, no? Sì, ma dobbiamo informarle sempre, però. Di ogni passo, di ogni interrogazione di ogni successo e insuccesso. È un nostro dovere: la comunicazione con la famiglia… Ma cosa devo comunicare, se poi la verità non la posso dire quasi mai? Comunichi delle bugie, se non può dire la verità. L’importante è comunicare, non è quello che si comunica. Ah, ecco.
E il web, non andrebbe bene il web, per comunicare tutte queste imprescindibili cose false? No, perché non tutte le famiglie possono essere obbligate ad accedere al web e invece noi dobbiamo essere sicuri di avere comunicato quello che dobbiamo comunicare affinché ci sia comunicazione… E quindi carta, tantissima carta, sempre carta, parole su carta che io non riesco nemmeno a immaginare che fine faccia, tutta questa carta.
E poi la stampante. Quella della sala professori che funziona un po’ a singhiozzo. E allora quella di casa mia, a cui finisce l’inchiostro, sempre. C’è per caso un complotto ordito dagli Uffici scolastici provinciali e dai produttori di stampanti? La Gelmini è per caso il braccio segreto del signor HP? Non lo so, mi disorienta tutta questa carta. Non avrei mai immaginato di dover fare un mestiere che mi costringe a girare nei corridoi con cumuli di carta in mano da prendere e portare da un angolo all’altro della scuola. Senza mai sapere che fine fa.
Cosa ne fanno le famiglie di tutta la carta che io spedisco loro? La buttano via? Immagino di sì… E usano o non usano la raccolta differenziata, almeno? Come la riciclano? Un po’ finisce nei miei sogni, però, questo è sicuro. E da lì, poi, finisce per sprofondare nel mio subconscio, dove diventa marcia, carta in putrefazione. E io viaggio per le strade del mondo con questo mucchio di carta marcia nel subconscio. E non è affatto un bel viaggiare, ve lo assicuro. Che poi mi sogno la carta e comincio l’anno già angosciato. E non mi preoccupo mica dei ragazzi, sapete, mica per niente. Mi preoccupo della carta, invece: che quella sì che desta preoccupazioni.
I ragazzi sono solo il pretesto, in fondo. Un pretesto che ci consente di comunicare, ripetutamente comunicare, con soddifazione comunicare… Siamo o non siamo nell’era delle comunicazioni? Sì, ci siamo. E allora io comunico, che non si sa mai. A volte nemmeno so bene cosa comunico, onestamente, ma almeno comunico, senz’altro comunico, sempre comunico.
Ergo sum.


Oddio come ti capisco.
Ieri riunione di dipartimento nella nuova scuola (ma non era vero: era una riunione per materie mascherata, un dipartimento dovrebbe essere altro), chiedo se ci possiamo scambiare le mail, per condividere piani di lavoro, materiali…Sguardi di incomprensione-compassione-stupore. Anche questo sarà un anno pieno di carta
E’ già cominciato, l’anno della carta. Tutto quello che abbiamo dovuto compilare per gli esami di riparazione… Ah no, è vero, non sono di riparazione…
Noi è parecchio che sulle varie istanze abbiamo previsto la voce “indirizzo email per comunicazioni” ed a più del 50% degli utenti del mio ufficio mandiamo tutto solo ed unicamente così.
In attesa di organizzarci per certificare tutte le caselle di posta, produciamo un unico originale, ne facciamo un pdf e via.
E’ veloce ed economico, oltre che ecologico.
Mi hai fatto venire in mente che lunedì inizio con 9 classi e non ho ancora il mio registro personale…
[...] è mica del tutto vero quello che ho scritto ieri, e cioè che la carta è l’unica cosa che mi angoscia dell’anno scolastico che dopodomani [...]