Un paio di perle prelevate direttamente dall’intervista rilasciata da Mariastella Gelmini a Panorama (settimanale di proprietà del suo presidente del Consiglio, per non dimenticare) e oggi pubblicata con sacrosanto e religioso rilievo. Giusto un paio, affinché non ci scordiamo delle mani in cui si trova il futuro della scuola del paese in questo momento.
1. Sui grembiuli nelle scuole: «Ho trovato stupende le divise fatte dai carcarerati della cooperativa Alice (…) Egualitarie, eque, una cosa di sinistra». Da cui consegue direttamente che le cose non egualitarie e inique sono una cosa di destra. Brava Gelmini.
2. «Non esiste alcuna azienda al mondo, nessuna, che spenda il 97% del proprio bilancio in stipendi». Sì, invece, ne esiste proprio ed esattamente solo una: la scuola portoghese. Non quella italiana, che ne spende l’80%, vale a dire la stessa percentuale che spendono, in media, le altre scuole europee. I numeri sono numeri: e sono questi (grafico n°6).
3.Lei ha mai avuto un’insufficienza? «Non mi faccia fare la maestrina, la mia storia non c’entra.» C’entra, invece, eccome se la sua storia c’entra. Lei frequentava un istituto privato di Brescia; e prendere le insufficienze negli istituti privati è evento raro, più raro che nelle scuole pubbliche, diciamo. Molti miei alunni, da me bocciati, hanno valutazione anche alte nelle scuole private di Brescia. Come mai non si iscrisse al liceo pubblico, per esempio? E infatti anche il concorso per diventare avvocato lo ha fatto a Reggio Calabria, perché a Brescia era difficile… Vede che c’entra? E quindi c’è poco da fare le maestrine, nel complesso.
4. E se non riesce a mantenere il suo impegno solenne sulle carriere? «Mi dimetto». Chiusura solenne dell’intervista, con efficace botto mediatico. Annuncio di dimissioni perentorio e assolutamente facile da dimenticare, tipo contratto con gli italiani di vespiana memoria. E, a proposito di vespe, bravo anche il giornalista, Luca Telese, che sa fare il suo mestiere, con inimitabile garbo e domande al vetriolo, con dati alla mano. Proprio.
PS delle ore 15.40. E poi, scusatemi la noia: come si fa ancora a dire che spendiamo troppo per la scuola pubblica quando i dati Ocse, appena pubbblicati, indicano il contrario? Ne ho mostrati alcuni ieri, ma mi tocca insistere. Guardate per esempio questo, che riguarda la spesa per studente: siamo o non siamo sotto la media? Ecco, tutto qui.



“Da cui consegue direttamente che le cose non egualitarie e inique sono una cosa di destra.”
(Quando fai così, ti adoro
)
Credo fosse Catanzaro e non Reggio Calabria…
A proposito di percentuale di bilancio sull’istruzione, a questo punto la domanda dovrebbe essere: diamo per buono che il 97% va in stipendi; ora che lei ha tagliato tutto il tagliabile, può dirci qual è questa percentuale?
Se vuole le rispondo io Signora Ministro: se era il 97% ora è il 97%, perchè non un euro di quello da lei risparmiato è stato reinvestito nella scuola: se li è tenuti tutti Tremonti
PS: ma perchè leggi Panorama?
Leggo la Rassegna stampa del Miur, quando ho tempo. Che è peggio che leggere Panorama, ti do ragione…
Spero dunque che il giornale lo prendo *solo* in prestito. Perche’ se prima boicotti il tonno e poi compri Panorama…
Chiaro. Sono un viscido parassita della carta stampata sul web…
E del tonno non se ne parla proprio più.
egregio professor Scorfano, vorrei farLe notare una grave disattenzione logica.
SE “le cose egualitarie ed eque sono di sinistra”, ALLORA una cosa è di destra quando è non egualitaria VEL iniqua.
(detto in modo più comprensibile: se Lei dice “promuoverò gli studenti che hanno studiato tutto l’anno e che hanno risposto correttamente al test finale” vuole che entrambe le condizioni siano soddisfatte, no?)
Eh già, questi matematici…
Io mi affidavo a una retorica di gusto un po’ più ciceroniano, mi sa; sono deformazioni professionali.
Ora bisogna chiedere alla Gelmini se preferisce che le cose siano non egualitarie vel inique.
Poi bisogna anche spiegarle tutta la faccenda della logica, però…
a questo punto Casini (che come tutti ricordiamo legge questo blog) si starà chiedendo: ma se le cose egualitarie ed eque sono di sinistra e se una cosa è di destra quando è non egualitaria vel iniqua, quando una cosa è di centro?
Potrei suggerire a PierFerdy di leggere “Maledette piramidi” di Terry Pratchett, dove si racconta di un territorio del Mondo Disco (corrispondente al nostro Egitto) e a quello che gli è successo
Quando è iniqua et equa contemporaneamente?
e con l’intuizionismo come la mettiamo? no, perché io ho sempre quella tesina che mi sta tirando scema…
Ahimè, Mariastella! Ripenso a me bambino, quando il grembiulino in pesante cotone nero copriva nonsolo le macchie di inchiostro, ma anche i rammendi e le pezze che portavamo sotto, non facendo distinzione di ceto sociale. Ora, per certo, ci sarà un D&G che lo ingentilirà con un fiore, o un Batman, depositando il relativo disegno e rivendocandone la proprietà. Ci sarà poi qualche televisione che lo renderà status symbol. E le mamme che lo compreranno. Non cambierà nulla, checchè Tu dica. Forse è meglio cambiare le maestre e le maestrine.
mariano
Eh già, il grembiule nero… E la mia cattivissima maestra, poi!
(trenta maschi di periferia in classe: oggi ci ripenso e mi chiedo come facesse)
Usavano la bacchetta?
(l’ho vista una maestra così. Ero alle elementari.)
Io non l’ho vista una maestra così.
Ce l’avevo. Come tutti.
Però era brava.
Per quanto riguarda la spesa per gli stipendi, credo che vada tenuto anche conto della percentuale del Pil destinata all’istruzione. L’80% del 5,9 % del Pil (media Ocse) è un conto, l’80% del 3.3% del Pil lascia disponibili per altri tipi di interventi un bel po’ di fondi in meno. (Senza contare che il Pil, che so, norvegese è un filino più alto di quello italiano)
domandi: Quando è iniqua et equa contemporaneamente?
al centro. nel centro non vale il principio del terzo escluso (o di contraddizione) dato che tengono un piede sia a destra che a sinistra.
se invece volevi scrivere Quando è non egualitaria e equa contemporaneamente?
quando non è “egualitaria o iniqua”
tutto questo per sottrarmi all’apparecchiamento della tavola per cena familiare. pensano che stia lavorando seriamente col computer e non mi chiamano.
domandi: Quando è iniqua et equa contemporaneamente?
risposta: al centro. nel centro non vale il principio del terzo escluso (o di contraddizione) dato che tengono un piede sia a destra che a sinistra.
se invece volevi domandare: Quando è non egualitaria e equa contemporaneamente?
risposta: quando non è “egualitaria o iniqua”
tutto questo per sottrarmi all’apparecchiamento della tavola per cena. pensano che stia lavorando seriamente col computer e non mi chiamano.
Esistono sistemi anche meno impegnativi, secondo me…
Tipo?
quando ti chiamano rispondergli: mavaffanc… !
Però mi indispone di più la foto di copertina. Non so se per gli occhiali – ma è solo una mia impressione, oppure è vero che ci vede benissimo anche senza?- o per la scollatura…
In tutta franchezza, la copertina è dell’anno scorso. Sono sponsorizzazioni di lunga durata…
senti, scorfy, sono appena tornata… sto cercando di fare il riassunto di quello che mi sono persa, che è già un’impresa… devo proprio leggermelo, l’articolo, o secondo te stanotte dormo lo stesso?
Direi che dormi lo stesso. E anche nei prossimi giorni, dormi lo stesso.
97% in stipendi è l’università italiana, non la scuola.
Nell’intervista non c’è nessun elemento che lo suggerisca. Se fosse così, “peggio mi sento” come dice un amico siciliano: che è proprio l’università quella in cui lo stato italiano investe assai di meno (molto di meno) della media europea.
Magari si potrebbe anche far notare che, se si spende una percentuale così alta in stipendi, è anche perché altre spese sono a carico di altri (la manutenzione delle scuole elementari e medie, tanto per dire, la pagano i comuni…).
Inoltre, sarebbe da ricordare che in altri stati (penso alla Francia) nel numero degli insegnanti non vengono conteggiati quelli di sostegno, oppure quelli di tecnica.
Insomma, così i numeri cambiano un poco.
S’, infatti.
Le spese di manutenzione degli edifici scolastici sono a carico dei proprietari, il comune nei casi delle scuole (pubbliche) dell’infanzia, primaria e secondaria inferiore, la provincia per gli istituti superiori.
E poi, chi eroga “servizi” in cosa dovrebbe spendere?
Con i numeri si può fare quello che si vuole, l’ho già scritto tante volte che mi sento quasi noioso a ripeterlo. Poi ci vuole anche la sfacciataggine di usarli a proprio piacimento. E questa invece è un dono di natura.