“Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d’accordo con il Vaticano” ha poi aggiunto il ministro Mariastella Gelmini. “A loro vanno garantite le stesse condizioni degli altri insegnanti, e credo che l’ora di religione debba avere pari dignità rispetto alle altre materie. L’Italia non può non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra (sic) storia e nella nostra tradizione”.
Benissimo, dico io: prendiamone atto e non fermiamoci qui, però. E facciamo le cose sul serio, quindi, e smettiamola con le semplici dichiarazioni alla stampa. E lasciamo magari perdere il Vaticano, che è uno stato estero e non credo che abbia molti titoli per parlare della scuola di un altro stato, che è il nostro. Però, facciamo quel che si deve fare, insomma. Anche perché questa menata degli insegnamenti alternativi è diventata un’ipocrisia così stucchevole che non se ne può più sentir parlare.
Pertanto, aboliamoli del tutto gli insegnamenti alternativi (non li fa e non li organizza nessuno, comunque). Rendiamo obbligatoria l’ora di religione, invece: obbligatoria, sul serio. E diamo a chi la insegna anche la responsabilità del voto numerico, come volete fare già da un po’ di tempo (è il segreto di Pulcinella, questo). Perché sono d’accordo anch’io: «L’Italia non può non riconoscere l’importanza della religione cattolica nella nostra (sic) storia e nella nostra tradizione». Anzi, aggiungerei «cultura», se è parola ancora pronunciabile. E non solo: che francamente un’ora soltanto mi pare poco. Prevediamo due ore di religione alla settimana, in ogni ordine e grado di scuola, soprattutto alle superiori.
E studiamo davvero il cristianesimo. Leggiamo la Bibbia, leggiamo e interpretiamo le Confessioni di sant’Agostino, l’Itinerarium mentis in Deum di san Bonaventura, gli Esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, il Cantico spirituale di Giovanni della Croce. Studiamo il Vangelo, riga per riga, quello che c’è scritto; indaghiamo sul significato profondo della parabola dei talenti e su quella del figliol prodigo (così avremo anche occasione di spiegare che “prodigo” non significa “che torna a casa”, come pensano tanti dei nostri studenti, ma è semplicemente il contrario di “avaro”). E approfondiamo anche lo studio della teologia, che è una delle discipline più interessanti e importanti del viaggio culturale (scusi la parola) dell’Occidente.
Non sto scherzando, davvero; non c’è nemmeno un pizzico di ironia, in quello che scrivo. Se non fosse soltanto un’operazione di tipo “politico”, fatta sulle spalle della scuola e non a vantaggio della scuola, sarei persino d’accordo con lei, ministro Gelmini. Naturalmente, però, facendo dell’ora di religione (due ore di religione) una disciplina uguale alle altre a tutti gli effetti: con un programma ministeriale o qualcosa di simile, con i commissari esterni all’esame di stato che interrogano, con un concorso a cattedra o comunque una forma di reclutamento identica a quella degli insegnanti delle altre discipline, con verifiche e interrogazioni e verbalizzazioni delle prove di recupero. Queste sono le «stesse condizioni», non altre.
E a questo patto io sarei favorevolissimo. E, intendiamoci, non favorevole a un generico insegnamento di “storia delle religioni del mondo”, no; proprio alla religione intesa come Cristianesimo, come radice culturale dell’Occidente e della sua cultura, nel bene e nel male. E mi parrebbe un grande passo avanti nella formazione dei nostri ragazzi: che finalmente saprebbero cos’è la religione della nostra “tradizione” e non si stupirebbero più del fatto che a Ferragosto si va a messa e che il venerdì prima di Pasqua è un giorno liturgicamente funesto e che l’Immacolata concezione non ha nulla a che vedere con la nascita di Cristo.
E se c’è qualcuno di altra confessione, pazienza: non gli farà mica male imparare qualcosa del Cristianesimo, no? Io, personalmente, non mi suiciderei affatto se qualcuno mi spiegasse per bene il Corano. Ho detto “per bene”, però. Mica voglio imparare a memoria i versetti e le sure; voglio che mi si spieghi che cos’è e perché e come mai; sarei felice di sentirmelo spiegare. Lo saranno anche gli altri, se glielo spiegheremo bene, senza cercare di convincerli.
Perché, se invece lasciamo tutto com’è e introduciamo soltanto il voto numerico anche per la religione, be’, secondo me non avremo fatto niente di utile: solo un dannato pasticcio; se l’ora di religione rimane un’ora in cui si studiano le altre materie oppure si legge la Gazzetta o non si fa un beato cazzo (scusi anche questa, di parola), o un’ora in cui si discute vanamente di aborto e di eutanasia, senza nessuna preparazione che non sia il “sentito dire”, se rischia di diventare semplicemente un’ora di indottrinamento un po’ moraleggiante, be’, non aiuta né la religione né i ragazzi. E dà fastidio a quelli di altra confessione; che hanno pure ragione, a quel punto.
Ma io sono quindi a favore dell’ora di religione, lo ribadisco. E lo dico senza remore: purché sia davvero tale, fatta bene e con tutte le caratteristiche della «pari dignità» rispetto alle altre discipline. Sono favorevole a due ore di religione, addirittura.
E lo dico da laico, da ateo, da agnostico, da quello che volete voi; da non credente, insomma. Anzi, di più: lo dico da materialista convinto, da persona che fermamente crede che l’anima non esista, che lo spirito sia un’invenzione, che Dio sia una bugia utile a consolarci del fatto che prima o poi moriremo, tutti; lo dico da persona che crede che esista solo il corpo, nient’altro che il corpo, e che quando moriremo saremo soltanto cibo per i vermi e che se non vivessimo sarebbe assolutamente uguale e che tra qualche milione di anni la terra non esisterà più, e non esisterà più la Cappella degli Scrovegni di Giotto e nemmeno la bellezza di Venezia o la filosofia di Hegel e tutto sarà stato inutile e sparirà nel nulla, tanto che se non ci fosse mai stato nemmeno un uomo nell’universo non sarebbe cambiato nulla, nessuno, in nessun luogo, mai.
Spero che basti, come patente di miscredenza; e spero che basti anche a significare che il Cristianesimo non è importante solo per chi crede o per chi ha bisogno dell’appoggio politico del Vaticano; ma può essere importante per tutti, se si cominciasse a conoscerlo un po’. Non solo a Natale, gentile ministro; non solo quando bisogna riportare alla propria parte politica qualche cardinale un po’ scocciato dai comportamenti del nostro (sic) capo.
“Sugli insegnanti di religione sono assolutamente d’accordo con il Vaticano” 

D’accordo con te. Anche se ritengo che in una società ossessionata dalla paura del fondamentalismo islamico, penso che sia essenziale spiegare ANCHE cosa sia davvero il Corano.
Di più: il fatto è che quella che il Vaticano vuole insegnare non è la religione. Ma l’etica. Vuole la scuola come un altro posto, l’ennesimo, dove fare catechismo.
E poi… questa mania di leggere la Bibbia! Guarda che questa è una posizione protestante, capito? Protestante! E noi cosa siamo: cattolici! Occhio, che ancora un po’ e mi finisci al rogo, pardon, alla brace!
E però lo scorfano sta meglio nella zuppa…
Son d’accordo con te, cara Ipazia.
Tra l’altro, negli ultimi due anni, ho avuto la fortuna ed il piacere di stare accanto a diversi islamici, che mi ha raccontato (e tuttora lo fanno) aspetti incredibili della loro religione ed il loro vero modo di vivere il proprio credo.
Un saluto al tenutario.
Tutto bene, sposo tutto dalla prima parola all’ultima. C’è però un problema, alla radice: la formazione degli insegnanti. Finché lo Stato non avrà i mezzi (culturali: facoltà di teologia et similia) per preparare adeguatamente i docenti, l’idoneità ecclesiastica (che equivale all’abilitazione all’insegnamento) resterà inevitabile, con tutto quel che ne consegue. Per il resto, figurati se non sono d’accordo. Solo, ti prego, concedi il beneficio del dubbio: ci sono tanti insegnanti di religione che nonostante la situazione niente affatto ideale e i mille ostacoli (pochissime ore, diffidenza, scarse aspettative da parte di famiglia, scuola e studenti, ecc.), di fatto insegnano la loro materia proprio nella linea che tu auspichi (e che è la linea della revisione del concordato, intendiamoci, altro che catechismo mascherato!). Con professionalità e dignità culturale.
(scopro anche che, da buon prof di latino, sei un lucreziano convinto, ma questo non è il peggior difetto possibile)
So benissimo che è così. Ho avuto colleghi di religione eccezionali. Anche grazie a loro ho finito per pensare quello che ho scritto oggi.
No, la scuola dovrebbe essere laica, e basta. Per studiare approfonditamente la religione cattolica (ed essere indottrinati) ci sono parrocchie, oratori, e associazioni varie.
L’ora di religione, mi sembra di capire dalla proposta, deve essere intesa non come ora di indottrinamento, ma come ora di a e propria formazione culturale, al pari della filosofia.
In effetti, se ci pensiamo, il cristianesimo, soprattutto dopo S. Paolo, si è innervato della cultura ellenistica e latina, e quindi è parte integrante del nostro percorso culturale.
Il problema di Dio se lo sono posti tutti, filosofi, letterati, cantanti, poeti, quindi mi sembra giusto prendere atto che la questione è e rimane attuale, anche per chi non ha intrapreso un vero percorso di fede.
Mi viene in mente la Buona novella di De Andrè, tanto per dirne una, che se fossi un prof. di religione mi piacerebbe tanto discutere.
TRa l’altro, qui sembrerò ratzingeriano ma pazienza, penso che se siamo finiti così (intendo società secolare, priva di una vera teleologia sociale, di qualunque segno essa sia) è perché tutti i discorsi diretti allo spirito dell’uomo e non alla sua carne sono stati banditi.
La fine di tutto questo è l’uomo/mercante o l’uomo/consumatore, senza altra prospettiva che quella di tentare l’impossibile realizzazione di sè attraverso il possesso di qualcosa.
Ecco, se tutto questo si potesse evitare, io sarei tra i primi a tornare al catechismo.
Ecco sì. Anch’io, molto dentro di me, concepisco certe possibilità come anticorpo a certe altre realtà. A che se a volte non me lo confesso nemmeno.
sottoscrivo tutto, anche le virgole.
anche in qualità di appassionata studiosa di teologia e filosofia.
alla facoltà teologica, che ho frequentato per qualche anno come uditrice (e che ho lasciato con grande rammarico, solo per impossibilità di conciliare lo studio con un lavoro a tempo pienissimo e una famiglia) ho conosciuto docenti dalle menti brillanti, persone non solo di cultura stratosferica, ma anche di rara apertura mentale.
il problema è che la teologia (studi biblici compresi) non se la fila proprio nessuno, in primo luogo la chiesa cattolica.
i teologi sono completamente ignorati, lasciati al loro “hortus conclusus”, con i quattro gatti che frequentano le loro lezioni.
un gruppo di sfigati di grande prestigio…
mog, tra “studiare approfonditamente la religione cattolica” e “essere indottrinati” c’è un abisso. non me li puoi mettere sullo stesso piano…
ipazia, hai ragione. nei paesi protestanti (germania in testa) la teologia ha ben altro spazio.
ma anche in francia, che ha una tradizione cattolica forte, la teologia è tenuta in considerazione.
il fatto è che qui noi abbiamo il vaticano…
un approccio filologico e metodologicamente serio all’insegnamento della religione cattolica potrebbe davvero contribuire a rendere l’Italia uno stato un pò più laico di quello che è. Metterebbe in evidenza le sfumature di un testo, storicizzarlo è la migliore delle maniere per sviluppare senso critico ed il tanto vituperato senso della relatività.
Ovviamente non c’è interesse da parte del Vaticano a battere questa via.
Io sottoscrivo beato cazzo, posso?
(e l’avatar è scomparso perché ho sbagliato email)
Vediamo (scusi, tenutario, se faccio prove sul suo guestbook… ehm…) che io ‘sta cosa dell’avatar non l’ho mai capita e, tra l’altro, le quattro mucche non mi piacciono un granché…
che cos’è, un ablativo assoluto ?
Like!
tu lo sai che io non so perché Ferragosto sia festa di precetto?
(sì, lo so che è stato un riciclo delle feste di mezza estate introdotte da Augusto a favore dei contadini. Lo so che la chiesa cattolica il 15 agosto festeggia l’assunzione in cielo in anima e corpo di Maria madre di Dio, mentre la chiesa ortodossa festeggia la Dormizione di Maria che è una cosa leggermente diversa. Ma il dogma è stato proclamato solo nel 1950, e immagino che la festa di precetto sia nata molto prima.)
Del resto per gli ortodossi la Dormizione di Maria (che è essenzialmente la stessa cosa dell’Assunzione) è una festa importantissima, ma non è mai stata definita dogmaticamente. Insomma, non c’è corrispondenza biunivoca tra festa di precetto e definizione dogmatica.
@Leo: dipende da che intendi per “essenzialmente”. Entrambe le feste ricordano il giorno in cui Maria “morì”, su questo non ci sono dubbi; ma se ho capito bene il discorso ortodosso si dice che Maria non è mai morta (come conseguenza logica dell’Immacolata Concezione, oserei dire), ma non si afferma che è già in cielo.
Ma no, anche per gli ortodossi Maria è già corporalmente in cielo. La differenza sta nel fatto che per loro Maria ha sperimentato la morte, e solo dopo sia stata assunta in cielo (immediatamente o al terzo giorno); per i cattolici, la definizione dogmatica in questo lascia la porta aperta a due diverse interpretazioni: Maria muore, poi è assunta in cielo; Maria è assunta in cielo da viva. Stranamente (ma solo per chi non sa cosa sia in realtà un “dogma”) il dogma cattolico è per certi versi meno vincolante della credenza ortodossa.
Perché mai un dogma (che concettualmente non è altro che un assioma, visto che ci si deve credere per fede e non per dimostrazione) dovrebbe necessariamente essere più vincolante di un’altra credenza?
Infatti. Il dogma è un estremo balzo della ragione. Come dire: guarda, non ho dubbi che ‘sta cosa sia vera perché ho ragione di fidarmi della testimonianza di un bel po’ di gente affidabile, ma se mi chiedi di spiegarti come sia andata, eh beh, campa cavallo. E quindi i vincoli sono piuttosto larghi. Nello specifico: Maria è corporalmente in cielo, punto. Come ci sia andata, come sia accaduto, se prima fosse morta o faceva finta di dormire, se è vestita o (‘nziamai) nuda, non lo so e francamente me ne infischio (cit.)
Più che “parabola del figliol prodigo” parlerei della parabola del “Padre misericordioso”…
Sottoscrivo, comunque. Perchè capire la religione cattolica (e le altre religioni, volendo) significa capire perchè al giorno d’oggi succedono certe cose (e Iran, Israele, e tutti gli altri sono in guerra!)
O anche parabola dell’altro fratello che giustamente ci rimane un po’ male e se la prende…
ma il padre gli dice “guarda che quello che è mio è tuo”, sottinteso “non preoccuparti dei tuoi soldi, l’eredità ormai è stata spartita e non c’è un Lodo Vitello Grasso”
E perché non la parabola del vitello grasso?
Che, come al solito, non c’entrava proprio nulla…
sul fatto che Marystar sia d’accordo col Vaticano non ci piove
Invece chiedo a voi: A quando l’abbattimento della statua di Giordano Bruno in Campo dei Fiori?
Tanto non ci crede nessuno che lei è ateo: la sua è solo una provocazione! Insegnare in un istituto privato sarebbe altrimenti stato un grave atto di incoerenza! Un po’ come Benigni accusato di girare film per la casa cinematografica di Berlusconi…
Non vorrei che la non esistenza di Dio sia in realtà una speranza…
Ci sono anche istituti privati laici: e comunque, coerenza per coerenza, qualsiasi non berlusconiano dovrebbe in questo momento astenersi dal lavorare nel pubblico.
Inoltre, mi pare che ‘ateo’ e ‘anticlericale’ siano concetti vagamente diversi, no?
Certo che sono diversi: lo scorfano dice di essere ateo ed io da lì sono partito…
Ignoravo l’esistenza di istituti privati laici, lo era anche il suo Scorfano?
Sono ateo e non sono anticlericale, che è il primo punto. Il secondo punto è che ho lavorato in un istituto privato cattolico e mi ci sono trovato assai bene. Non ci ritornerei mai, e ho già spiegato altrove il perché. Nessuno mi ha mai chiesto se fossi credente, in quegli anni: mi chiedevano di insegnare bene la letteratura, purtroppo, di pronuovere il più possibile, sempre e in qualsiasi condizione.
E in realtà non sono nemmeno nato “non credente” se è per quello. Ancora a trent’anni avevo posizioni molto più incerte e sfumate su questo tema. Oggi no, oggi penso quello che ho scritto.
La coerenza, mi si permetta, è altra cosa, però.
Ho sentito di persone che hanno trovato la fede col passare del tempo (come l’innominato in letteratura), ma di persone che l’avevano e poi l’hanno persa è davvero il primo caso!
E immagino abbia lasciato l’istituto cattolico non appena si è reso conto di essere ateo…
No no, allora è stato coerente
No, lo Scorfano non è il primo e unico caso di sconversione. Io a vent’anni ero di fede saldissima. A trenta ho cominciato anche io a maturare posizioni incerte e sfumate. A quaranta mi ritrovo nel marasma di chi l’unica cosa che sa è di non saper nulla, con l’aggravante di avere i figli piccoli: con i quali o fai finta di credere in qualcosa o condividi i tuoi dubbi, e in entrambi i casi rischi di fare danni incacolabili.
Ma ho l’impressione che il problema non sia solo teologico. A vent’anni ero tranquillo, sereno e integrato. A quaranta sono incazzato come una bestia, mi sembra di vivere fuori dal mondo e a volte ho voglia di imbracciare un mitra e sparare nelle gambe di certa gente. Ossia, l’esatto contrario di quello che succede normalmente.
Ci deve essere qualcosa che non va nell’anno di nascita, nel piano astrale, nell’educazione ricevuta; o nelle letture fatte. Nelle amicizie no, non credo: parecchi dei miei amici a vent’anni non credevano in niente, a quaranta sono cattolici integralisti.
Forse c’è del marcio in Danimarca.
@ Gaddo
Non intendevo dire che quello dello Scorfano (anche se resto fermamente che non sia ateo, ma speri che qualcuno lo convinca di esserlo) sia l’unico caso al mondo, semplicemente è l’unico che io conosco!
Mi dispiace che si sia “sconvertito”.
Intendiamoci: non ho verotà in tasca da venderle; credo solo che la deriva verso la quale questa nuova generazione sta andando (fenomeni di bullismo, casi come quello di Novi Ligure, babycriminalità, maleducazione dilagante, etc etc.) non possa essere completamente scollegata dal progressivo allontanamento dalla fede.
So che la fede è un dono, ma pretenderla di averla senza cercarla è un po’ come sperare di vincere al superenalotto senza giocare la schedina!
@ 1, nessuno, 100.000
Io sarei un pò più cauto nei giudizi. A dar retta televisioni e giornali viviamo nel peggiore dei mondi possibili: eppure solo 60 anni fa l’Europa era un luogo molto meno salubre in cui vivere: e “Dio lo vuole!” all’epoca era uno dei motti preferiti dai nazisti, se non vado errato.
Tutto questo per dire che agli esordi del terzo millennio dovremmo essere ormai maturi, come uomini, per compiere le nostre scelte su basi etiche e non più su basi religiose. Fermo restando il rispetto per chi crede, in qualunque cosa abbia la fortuna di credere.
Anche perchè credo che un insegnante di italiano (che penso abbia studiato greco) sappia la differenza che c’è tra ateo e agnosta…
Chi ha mai sostenuto il contrario?
Rilegga…
… qualsiasi non berlusconiano dovrebbe in questo momento astenersi dal lavorare nel pubblico…
Ben detta
Lei, prof, fa quasi politica…
“Io, personalmente, non mi suiciderei affatto se qualcuno mi spiegasse per bene il Corano.”
E neppure io.
Così come non mi suiciderei se qualcuno mi spiegasse per bene il buddhismo, il confucianesimo, il taoismo…
Dunque non capisco perché, se fossi uno studente, dovrei studiare proprio il cristianesimo.
Non un’ora ma due.
@fma: ad esempio per capire meglio tutta la storia dell’arte medievale e rinascimentale. Oppure per capire l’Illuminismo e la formazione degli stati nazionali europei. O ancora per scoprire come mai la matematica britannica rimase per un secolo e mezzo dietro quella europea; o per avere un’idea del Sogno Americano.
o per capire meglio la Commedia di Dante, tutta la storia e la filosofia del medioevo e del rinscimento – non solo quella artistica – insomma per comprendere meglio tutta quella che va sotto il nome di cultura occidentale…
Perché è la religione su cui si è formata la nostra cultura. Per lo stesso motivo per cui si studia letteratura italiana e non letteratura russa. Non perché la letteratura russa sia peggio o sia poco importante.
E perchè dovremmo privilegiare la “nostra” cultura sulla cultura in generale?
Io per esempio sono uscito dal liceo conoscendo Pulci e Tassoni, ma non Shakespeare o Dostoewskij, e ancora oggi ho dei grossi dubbi d’aver fatto un affare.
Be’, perché è alla ricerca della nostra memoria che si va, nello studio; almeno in quello scolastico.
Tutto il percorso delle discipline, in ambito umanistico, è orientato proprio in quella direzione: costruire una memoria collettiva in cui i ragazzi giovani si riconoscano, sentendosi parte della cultura che li ha generati e di cui faranno parte. Magari per cercare di mutarla in futuro, anche questo.
Spero che non sia così, se lo fosse sarebbe pericoloso.
Penso agli studenti soldato di Erich Maria Remarque in “Im Westen nichts Neues”
Ma anche alla conferenza del professor Felet, dell’altra sera, sull’identità veneta: “Il Nord-Est tra passato e futuro, il bellum Aquileiense e la politica di Massimino il Trace.”
Dimmi che ho capito male.
Sì, che hai capito male…
Massimino il Trace!
ah, naturalmente nell’ora di religione tutte queste cose attualmente non le insegnano, sia ben chiaro. Ma non me le insegnavano nemmeno nell’ora di religione del liceo cattolico che ho frequentato troppi anni fa… (occhei, il prete che ci faceva italiano ce le faceva notare lui: in compenso letteratura italiana la conosco molto poco
)
Dopo aver lasciato un paio di commenti ca%%eggiani (ma è colpa tua, Sco’, ci hai incitati al fanca%%ismo), vorrei dire una cosa (seria) in merito:
Sottoscrivo il post intero, per tutti i motivi in esso contenuti e perché è la religione su cui si è formata la nostra cultura. Per lo stesso motivo per cui si studia letteratura italiana e non letteratura russa. Non perché la letteratura russa sia peggio o sia poco importante..
Ciò detto, credo che la battaglia contro l’insegnamento della religione tout court sia una di quelle battaglie che la sinistra (della quale sostengo far parte) ha intrapreso mentre c’era (e c’è) ben altro per cui lottare.
Applauso. Non so come fai ad avare sempre una visione così limpida, concreta e di buon senso – e a scriverla così bene.
Se mi è consentito, dissento energicamente!
Perché l’ora di religione deve diventare, da un oretta sul dibattito su temi sociali o altro, a una propaggine dell’ora di filosofia?!
Io non ho avuto il piacere di insegnare in una scuola ma recentemente mi sono imbattuto in ragazzi che avevano bisogno di ripetizioni di matematica e fisica.E affermo in base a questa scarna esperienza che non c’è bisogno di una aggiunta di ore per la formazione umanistica dei ragazzi.
Non vedo la necessita per ragazzi provenienti dallo scientifico che non sanno nemmeno risolvere una equazione di primo grado a una variabile, di sapere dove fosse nato S.Agostino.
Mi spiace per chi ritiene che le ore date all’insegnamento delle materie umanistiche siano poche ma è allarmante il vuoto di preparazione scientifica che comincia a formarsi ,già quando ero io al liceo ritenevo che gli insegnamenti scientifici fossero penalizzati, ma ora credo che la situazione sia ben peggiore.
Ovviamente questa è un opinione personale (anche se ho scoperto essere largamente condivisa).La mia riflessione è che queste ore potrebbero utilizzate meglio, che sia fatta bene o male l’ora di teologia secondo me è irrilevante, anche perché penso che potrebbe essere benissimo inclusa nelle ora di filosofia.
E se proprio vogliamo essere onesti ritengo che i prerequisiti necessari per comprendere certi argomenti non siano in possesso dei programmi didattici di scuole professionali per esempio.
Spero di non scatenare le ire di nessuno
Una sola obiezione, senza nessun tipo di ira da parte di nessuno (non da parte mia, almeno): la filosofia e la teologia sono discipline con una loro ben specifica autonomia. Io non sarei assolutamente dell’idea di delegare all’insegnante di filosofia anche questo compito, francamente.
Sulle discipline scientifiche, hai ragione. Certo, l’ora di religione per come è adesso non aiuta le discipline scientifiche: a meno che non si parli di copiare i compiti di matematica…
ricordo comunque che io sono laureato in matematica e in informatica: direi che la mia formazione scientifica non ha avuto troppi problemi a causa della formazione umanistica
Ovviamente non è uno scontro tra materie, anche perché non mi sembra di avere sostenuto che Dante fosse dannoso
E cmq credo ci sia da fare un distinguo, il professore di filosofia non dovrebbe insegnare teologia, ma il prof di matematica può insegnare ad esempio scienze o fisica?
Ora io credo che un insegnante di matematica (tanto per ricalcare l’esempio di prima) possa insegnare quelle materie,ma mi sembra discriminatorio che un “filosofo” non possa perdere un po di tempo dietro la teologia…. a meno che oltre la preparazione non ci siano altri motivi che non afferro, in tal caso sarei ben lieto di conoscerli.
d’accordissimo con te.
sono stufa di spiegare IO i sette peccati capitali quando inizio Dante o l’obbligo del celibato quando affronto la Riforma a gente che ha ricevuto comunione e cresima e fa religione da sette – dico SETTE – anni e non sa una beatissima mazza di nulla; non ha quei quattro riferimenti in croce che servono per capire i fondamenti della storia, della letteratura, della storia dell’arte.
@kanzeon: per insegnare qualunque disciplina, oltre ad uno specifico diploma di laurea, è necessario aver seguito anche un piano di studi che preveda determinati esami. se si dovesse affidare l’insegnamento della religione ai docenti di storia e filosofia bisognerebbe prevdere esami specifici all’Università.
Hai perfettamente ragione, ecco perché non mi “spiego” il perché di certi drift disciplinari, rispetto ad alcune materie e non ad altre.
ottimo post! Esco un attimo dalle tenebre solo per segnalare che qui a Varazze (SV) – ma credo anche a Genova – le ore di religione in prima elementare sono già due (almeno, così è da programma poi non so come verrà applicato).
Ah, già che ci sono: lo so che non deve essere uno scontro tra materie, ma nello… scontro tra materie umanistiche e scientifiche, l’educazione fisica dove la mettete? La formazione del pensiero deve per forza andare a scapito di quella del corpo?
Io, un po’ scherzando un po’ no, ho sempre auspicato la nascita di un indirizzo umanistico-sportivo, una roba tipo antica Grecia, mens sana in corpore sano… Ma naturalmente nessuno mi ha dato ascolto.
Saluti alla tua provincia, che è anche la mia (benché da tanto ci viva lontano).
Io sarei per una separazione forte tra Stato e Chiesa, in un Paese come l’Italia. Poi il mio amico venuto su in una famiglia atea mi chiede se i protestanti hanno il confessionale, e che c’entra l’Esodo con Martin Luther King, e tendo a concordare con lo Scorfano.
(Per inciso, Scorfano: ora di cultura cristiana o cattolica? Nel primo caso, un laureato all’università valdese di Teologia può insegnare?)
Diciamo cristiana, tanto per cominciare. Che una volta fatto il salto poi sono questioni che si risolvono. Però diciamo pure cristiana in senso lato.
cristiana indubbiamente. Se non si fa tutto il protestantesimo non si capisce il ’700 e l’800. (Il ’500 e il ’600 li do per scontati
)
In particolare @Gaddo:
Dopo aver letto il tuo commento, mi sono convinta di essere fortunata a non sapere da sempre se credo in qualcosa o meno e, soprattutto, a che la cosa non mi tocchi particolarmente.
@ Thumper
Non lo so: a volte penso che il problema non sia tanto sapere se si crede in qualcosa, quanto credere di saperlo. Temo che questa convinzione sia radice di molti mali del mondo: a vent’anni me ne fregavo, perchè sapevo di credere; a quaranta non posso, perchè credo di non sapere praticamente nulla.
E come te comincio anche a convincermi (se ho capito il succo del tuo discorso) che alla fine sapere o non sapere, credere o non credere, non faccia molta differenza. Guardando alla cosa anche da prospettive meno siderali di quelle saggiamente considerate dallo Scorfano.
Circa.
Mi spiego meglio:
Come molti della mia generazione sono andata scout, in gita con i gruppi parrocchiali, al cinema dalle suore (non necessariamente in quest’ordine), senza chiedermi il perché; lo facevano tutti.
Crescendo, avevo davanti tre strade:
crederci, ma bisognava crederci seriamente,
abiurare, ma bisognava non crederci seriamente,
continuare a vivere senza farsi troppe domande in merito, fragandomene allegramente (e così ho fatto).
Non frequento abitualmente chiese e ambienti ecclesiastici, ma non mi ritraggo schifata da occasioni in cui la mia presenza è in qualche modo richiesta (leggasi matrimoni, battesimi, funerali…).
Non so se sono atea, sicuramente non sono fedele.
Ma, ha importanza?
No, non credo abbia molta importanza.
Solo che invidio da matti la tua divina leggerezza (leggi il termine dandogli un’accezione positiva, non negativa): vorrei riuscire anche io a vivere senza farmi troppe domande in merito. Ma sono greve come un elefante, e ormai ho perso le speranze.
Trovo che divina leggerezza sia così carino che lo userò ogni qualvolta mi si chiederà la mia posizione in merito
[...] -Lo Scorfano [...]
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