Il dubbio che non sia lo Stato (con la S hegeliana e maiuscola) a dover educare le persone è un dubbio che ho anch’io, non confondetevi. Insomma, lo Stato Etico è uno di quei concetti così complessi che non mi sento nemmeno in grado di sfiorarlo con il pensiero. Quindi non è di missione educatrice dello Stato che voglio parlare (benché sia assolutamente tentato, ve lo confesso) e nemmeno di tutela dei più deboli (siano essi deboli economicamente o intellettualmente), che pure, invece, è una di quelle caratteristiche che chiederei con forza alla società a cui appartengo.
Però tra Stato “educatore” e Stato “approfittatore” mi pare ci possa essere una bella differenza: tutta una zona intermedia e neutrale in cui lo Stato stesso si potrebbe porre con beneficio comune, dei cittadini, come dello Stato che tali cittadini formano e sono; e con mia pace personale, che avrei qualcosa da obiettare, ma senza scandalizzarmi. Quando, però, lo Stato diventa in modo plaetale un vero e proprio borseggiatore dei suoi propri cittadini, mi pare davvero di cominciare a scorgere un immenso Leviatano che rischia, se non di distruggerci, almeno di farci parecchio male.
Vengo al punto, insomma: è normale che lo Stato si proponga di racimolare denaro, non – che ne so – accentuando il controllo su evasione ed elusione fiscale – ma circuendo la gente più semplice attraverso l’ulteriore potenziamento e la capillare diffusione di fenomeni come il Gratta e Vinci, il Superenalotto, le Videolotterie eccetera?
(La mia unica fonte è questa; ma non mi ha mai tradito, finora. E i numeri che propone sono assolutamente preoccupanti, se avete voglia di leggerli.)
Non lo so, a me sembra poco normale e anzi un po’ eccessivo. Mi sembra che lo Stato, in questo modo, si trasformi in una Wanna Marchi qualsiasi, che vende fasulle ricette per la felicità a quelli che hanno il torto di essere meno critici e meno attenti. È colpa loro? Qualcuno di quelli con cui parlo e di quelli di cui leggo i post sostiene di sì, che è colpa loro. Forse, a causa del mestiere che faccio, non riesco mai ad attribuire in toto la colpa ai più deboli (anche intellettualmente) e ho sempre l’impressione che non sia stato fatto abbastanza per dare loro maggiore forza (intellettuale, ovviamente).
Lo Stato non può farsi carico dell’attenzione critica delle persone, questo forse no. Ma nemmeno dovrebbe approfittarsene, come il primo furbastro che passa per la strada e ti convince a giocare con lui al gioco delle tre carte; sapendo che perderai sempre tu.
Forse, anzi, proprio attraverso la scuola, lo Stato dovrebbe accentuare la propensione di ognuno all’attenzione critica, in ogni sua forma. In modo da avere cittadini che non si fermino a giocare al gioco delle tre carte nelle stazioni della metropolitana. E che quindi non comprino i Gratta e vinci con i quali le percentuali di possibile vittoria sono ridicole e con i quali i cittadini più deboli (o più in difficoltà, in un dato momento della vita) vengono letteralmente derubati da chi li dovrebbe tutelare.
Può darsi però che io mi sbagli. Correggetemi, se vi pare il caso (gentilmente, però, che sono molto stanco.)


Anch’io sono stanco e non ho ancora finito…
E preferisco spendere i cinque minuti della mia pausa caffè cercando di risponderle (lo so: si starà dicendo “ma non potevi andare alle machinette come fanno tutti gli altri?).
Una cosa è dire che un tal prodotto ha determinati poteri, quando invece non ce li ha; una cosa è dire che ogni X gratta e vinci vi sono Y euro di vincita (mentendo sulla X e sulla Y); ma se le regole del gioco sono chiare, dove sta la truffa?
Ok: lei mi dirà che il gioco talvolta diventa malattia.
Vede: credo che ciò che spesso divide me e lei appartenga ad un ipotetico campo semantico del significato (magari esiste anche un termine tecnico che definisce il mio concetto, ma lo ignoro); a questo campo semantico appartengono i seguenti concetti: assistenzialismo, tolleranza, non-colpevolezza,…
Nessuno mi punta una pistola alla tempia e mi costringe a comprare un fortunello del superenalotto; se mi indebito di svariate migliaia di euro per darli ad una chiromante, non è colpa della chiromante.
Lo so. Non tutti hanno gli strumenti per difendersi. Ma questo va ricondotto ad una questione di contingenza o ad una semplice questione caratteriale?
Sono convinto che per buona parte siamo fautori del nostro destino, siamo noi a prendere le decisioni! Troppo comoda assumere un atteggiamento passivo, aspettando che qualcuno ci dia uno stipendio, una casa, magari una moglie!
E quando combiniamo qualche “marachella” ci sia uno stato pronto a rimediare alle nostre errate decisioni.
Pausa caffè finita (x su immensa gioia). Non ho neppure il tempo di rileggere: vorrà dire che mi perdonerà eventuali sviste!
caro nessuno, mi consenta, è vero che siamo noi a decidere del nostro destino, ma il “noi” che lo decide è molto di più dell’”io”.
voglio dire che se “noi” mettiamo un bambino nelle condizioni di avere cibo a sufficienza senza doverlo rubare per non morire di fame, se gli diamo un’educazione sentimentale nel rapporto con i suoi simili che gli permetta di sviluppare empatia e intelligenza emotiva, se gli forniamo un’educazione linguistica e scientifica che gli permetta di sviluppare una corretta razionalità con la quale può decodificare la complessa simbologia del nostro modo odierno, allora, se tutto questo è avviene, l’adulto che diventa è mediamente libero di scegliere la propria sorte.
altrimenti è schiavo della insufficiente capacità del “noi” collettivo di occuparsi dei processi di crescita degli individui che lo formano.
questa insufficiente capacità, se poi si approfitta della debolezza creata, si chiama cattiva gestione della cosa pubblica, che a volte diventa delinquenziale.
chiedo scusa al padrone di casa se ho usato parole forti, ma in certi casi non dire “delinquenziale” è ipocrisia..
Gentile Laura,
inizio col metterla in guardia quando usa certe espressioni: non vorrei che qualcuno si irritasse.
Delle tre parti del mio nome, poi, lei sceglie quella più offensiva, evidenziando, se non altro, una certa maleducazione; caratteristica di cui, purtroppo, non detiene l’esclusiva, ma che, al contrario, condivide con altri quando si esprime un parere contrario al loro.
Tuttavia, so distinguere un’analisi intelligente da una sciocchezza! Lei ha centrato il bersaglio: dobbiamo mettere le persone nella condizione di SAPER e POTER scegliere. Col proibizionismo, la storia insegna, non si va lontano. Alla fine non la pensiamo poi tanto diversamente.
Ah, dimenticavo: quando dico “certe esppressioni” mi riferivo al suo “mi consenta”…
caro 100000, v’è molta più profondità umana nel “nessuno” che non nel centomila o nell’uno, che son numeri.
ma se lei preferisce vederci una consolatoria (per lei) maleducazione, faccia pure, come già affermato, le scelte adulte di chi ha avuto quel che gli spettava, sono libere, come il fumare e giocare al gratta e vinci.
La maleducazione non mi consola, mi scoraggia…
Solo per informarvi che i dati sono stati da noi estrapolati da un articolo del Secolo XIX, il maggior quotidiano ligure, e sono assolutamnete attendibili.
Grazie a tutti
Vi ringrazio. Non trovando nessun link nel vostro articolo e nessuna voce su google news, ho ritenuto opportuno precisare. Ma immaginavo che aveste una fonte su cui contare. Grazie a voi.
La parola “truffa” non compare né nell’articolo del tenutario, né in quello di destradipopolo.net.
“lo Stato diventa in modo plaetale un vero e proprio borseggiatore dei suoi propri cittadini”
Fisicamente si borseggia con una rapina, se usato in senso metaforico con una truffa.
D’accordo che mi si muovano delle obiezioni, ma speravo di diversa natura…
La mia è una constatazione, non un’obiezione.
Borseggiare è un conto, truffare è tutt’altra cosa.
E se si parla di Stato, bè, non solo vende la scarsa possibilità di vincere, ma anche la morte. E più o meno allo stesso prezzo. (si gravita intorno ai 4 o 5 euro a pacchetto)
Poi che cosa fa? Non disponendo di mezzi adeguati per far fronte ai casini generati, si prodiga nello sviluppo e nella diffusione di campagne pubblicitarie che remano contro ciò che prima aveva egli stesso pubblicizzato.
No. Mi sbaglio.
In realtà è colpa del povero cittadino stolto che si lascia derubare.
Dannati siano i deboli, che vedono truffe e congiure in ogni dove.
Poi, magari, chi è meno debole fa determinate scelte di campo e, sempre magari, non casca sul “gratta e perdi”, ma su altri sistemi meno visibili e ancor più machiavellici. Ma sempre statali.
Visto che la cosa x lei è tanto importante, sostituisca la parola “truffa” con “borseggio”, il succo non cambia…
Mi sembra di capire che stasera tocca a lei l’ambita parte dell’avvocato dello scorfano: benissimo!
Quanto alle sigarette, beh sta parlando con una persona che ha smesso, quindi casca male…
Iniziare a fumare è stata una mia scelta, così come lo smettere; non mi è mai passato x l’anticamera del cervello di scaricare la responsabiltà di un mio errore sullo Stato. Anzi. Ho scelto perchè ero libero di farlo!
Lei (è lei nella foto?) stesso, sono certo, parlerebbe di uno Stato fascista se le proibisse di fumare. E magari anche lo Scorfano lo direbbe.
Ogni pretesto è buono per attaccare qs Governo, a costo anche di essere incoerenti!
Io non sostituisco proprio nulla e non credo proprio che il tenutario abbia bisogno di un avvocato.
E no, non parlerei di uno stato fascista, ma di uno stato coerente. Già, scrivo poco e con troppi omissis. E’ un mio limite. Non sono stato sufficientemente chiaro.
Lo Stato non può vendere la morte e poi porre veti (pubblicitari e no) affinché la gente smetta di fumare. “IL FUMO UCCIDE” “i minorenni non devono fumare” “mia nonna non deve fumare”.
Lo Stato non può vendere l’alcol, rompere prepotentemente i coglioni a chi beve una birra e poi censurare spot, nei quali il Celentano di turno (con aria visibilmente disgustata) dice “E’ amaro”.
Qualcuno cantava “ti vendono la morte pur di fare i quattrini”. Proprio vero.
Se lo Stato dovesse proibire il fumo, bè, me ne andrei da un’altra parte. A fumare, intendo.
Ché io son nomade e il movimento non mi turba nemmeno un po’.
Lo Stato (dato che tiene alla salute dei suoi cittadini (col cazzo, n.d.r.) avrebbe, a quel punto, tutte le sue ragioni (ovvio, no?) e la sua dannata coerenza.
Ribadisco: non sono un avvocato che di jus (o ius) intendo poco e niente.
@ The Dark Nomad
Io invece la trovo una cosa coerente: lo stato ti vende le sigarette, ma ti mette anche in guardia sui rischi che corre! E’ come se si facesse pubblicità al contrario tanto tiene alla tua salute.
Pensi cosa diremmo se ci tenesse nascosto i danni dal fumo.
Lo Stato ci dice che fumare e bere fa male (e qui finisce il suo compito di informare), poi ci lascia liberi di fare ciò che vogliamo.
PS Su via, usi un linguaggio un po’ più sobrio! Male non le farà, quantomeno non più di una sigaretta!
@1, nessuno, 10000: non posso, perché bevo parecchio.
Allora lo Stato di prima era incoerente. Ora mi è tutto più chiaro.
Lodate siano le campagne pubblicitarie contro il fumo e contro l’alcol.
Come ho fatto a non apprezzarle?
Eliminare il monopolio, come negli altri stati. Questa è coerenza.
No, mi sbaglio anche questa volta: lo Stato ci vuole bene e intanto “rùmega” nelle nostre tasche.
Che cuore d’oro.
Che sete. Via: caffè, ammazzacaffè e sigaretta.
Pardon: eravate 100000, non 10000
Non ti preoccupare, tanto gli zeri non contano
@1, nessuno, circa 100000:
E che cosa fa, mi scusi?
Prima mi dà del lei (e io mi giro a cercare mio padre) e poi mi dà del tu?
C’è un po’ di incoerenza, mi sembra di capire.
@ scorfano:
Non l’ho fatto prima, lo farò adesso: chiedo venia, caro professò, per aver scritto ben due parolacce sul suo guestbook. Mi pento e corro a mettermi in ginocchio sui ceci. Cotti.
E’ che tra un post e l’altro abbiamo fatto conoscenza…
@1, nessuno, nell’intorno dei 100000:
Si fa alla svelta, dalle sue parti!
Una sola precisazione: la questione Gratta e Vinci non è naturalmente attribuile a questo governo. Non credo di averlo detto e spero di non averlo fatto intendere.
Scorfano, son riuscito a farla uscire dalla tana!
Obiettivo raggiunto!
Tuttavia la questione nasce per un provvedimento preso da questo governo (le video lottery), ecco perchè mi è sorto spontaneo quanto detto.
Sono sicuro che avrebbe mosso le stesse critiche anche se al governo ci fosse stato Fassino…
Personalmente, conosco persone che giocano a vari gratta&vinci e superenalotto nonostante abbiano le conoscenze necessarie a valutare la stupidità del gesto. Come del resto conosco molte persone che fumano nonostante conoscano benissimo gli effetti deleteri che ciò comporta per la loro salute.
Quindi molto spesso non è una questione di aver ricevuto l’istruzione giusta: la partecipazione a tali giochi è diffusa in modo abbastanza uniforme dal punto di vista demografico (vedi Report to the National Gambling Impact Study Commission, pag. 31-32). Ciò che varia è il valore pro-capite speso per questi giochi, soprattutto in funzione inversa della ricchezza.
Un altro modo di vedere le cose: generalmente le suddette “fasce deboli” sono quelle che fruiscono delle maggiori detrazioni fiscali. In pratica lo Stato accorda loro un trattamento di favore sulla base del fatto che diversamente il loro reddito non consentirebbe loro di vivere dignitosamente. In pratica, queste persone stanno dando volontariamente allo Stato del denaro che, in assenza di tali concessioni, avrebbero comunque dovuto allo Stato. In fondo, quindi, si tratta di una forma di ottimizzazione delle risorse.
Se anche la spesa fosse ottimizzata quanto la raccolta, potresti andare all’ospedale a farti una TAC di controllo grazie ai soldi dei gratta-e-vinci, invece la macchina della TAC è rotta e i soldi per ripararla se li è mangiati il ponte sullo stretto, così ti tocca andare privatamente.
E’ un po’ lo stesso discorso che s’è fatto quando si sono chiuse le case “chiuse”: ma può lo stato esercitare un mestiere indecente com’è quello del lenone?
Certo che no.
E non dovrebbe esercitare neppure quello di biscazziere. Ovviamente.
Ma soltanto per una questione etica, per dare di sè, ai propri cittadini, un’immagine “credibile”. Anche se al punto in cui siamo di credibile gli è rimasto poco.
Mentre dal punto di vista pratico, per ciò che riguarda la tutela dei “deboli” credo, ahimè, che non cambi nulla.
I deboli, giocatori, clienti, prostitute, sono così affezionati alle loro debolezze che perso un biscazziere ci impiegheranno un amen a trovarsene un altro.
Un falso problema.
Un furto con destrezza, non proprio una rapina quindi.
Certo che si sono messi di impegno a ideare modi nuovi e più elaborati per estrarre liquidi dalla popolazione, se si applicassero con lo stesso impegno nella risoluzione dei problemi del paese, credo che otterrebbero risultati migliori degli attuali.
Senza contare che poi ogni telegiornale non fa che enfatizzare le notizie che riguardano vincite di superenalotto e simili, non è nemmeno connivenza è proprio favoreggiamento.
Si potrebbero dire molte cose, anche sul fatto che probabilmente un po più di cultura, e informazione, non farebbe male per evitare queste processioni verso le ricevitorie, ormai veri e propri luoghi di culto.
Ma forse non conviene a nessuno tranne che all’ignaro cittadino.
Premessa: io sarei qualle che, potendo, legalizzerebbe e tasserebbe la prostituzione, se questo garantisse la tutela delle prostitute.
A mio parere, l’errore è quello di considerare lo Stato un ente che debba agire eticamente. Semplicemente, e tristemente, e realisticamente, non trovo che sia così. O meglio (e qui, mi si permetta un ragionamento vagamente sofistico):
se lo Stato deve tutelare la collettività e i suoi interessi, e questo vuol dire – parlando di uno stato assistenziale come il nostro – garantire infrastrutture, fondi pensione, strutture scolastiche e sanitarie, ecc…, per farlo, deve avere delle risorse a cui attingere. Ecco che sceglie di trarre profitto da quelli che, prima che vizi, sono, dal suo punto di vista, attività estremamente lucrative, di cui vuole avere l’esclusiva. Approfittando della debolezza del singolo, lo Stato finanzia le strutture necessarie alla collettività. Sceglie quindi ‘un bene più grande’ dell’individuo.
Voi mi direte: non potrebbe, lo Stato, trarre altro guadagno in modalità più etiche (vedi, controllo dell’evasione fiscale? Certo, ma il guadagno non sarebbe altrettanto rapido e consistente. Senza contare che, ahimé, la lotta all’evasione deve per forza avere alla base un investimento nelle forze di polizia deputate a controllarla.
Inoltre, e scusate, lo Stato non costringe nessuno a abusare di alcool, fumare trenta sigarette al giorno, rovinare la famiglia al videopoker…
Bene, ora potete lapidarmi.
Siamo tutti a corto di prime pietre. Possiamo partire direttamente dalle seconde?
Maledizione! Stavolta mi ha briciato sul tempo
Se ricordi, tempo fa scrissi che io lancio sempre la mano e nascondo le pietre…
Passa da casa mia: ne ho quante ne vuoi
Infatti lo Stato non ti costringe.
Solo mi sembra che i due sistemi, quello di “vendita” e quello di “prevenzione”, cozzino un po’ tra loro…
Avanti, chi tra voi è senza peccato scagli la prima pietra!
Dal blog, pochi giorni fa, ho appreso con piacere l’etimologia di escort, ovvero la scorta come simbolo volgare di un principe dedito al vizio. Oggi, pensando con tristezza allo Stato biscazziere, mi è parso curioso recuperare l’etimologia di ladro: tra le tante, c’è n’è una che calza a pennello. Ladro, da làtero, ovvero il manigoldo che sta ai lati del principe e ne fa di cotte e di crude, protetto dal principe stesso.
Insomma, che stiano di lato o d’intorno, sempre i malvagi circondano il re. Sottolinearlo, come fai da tempo, sembra susciti dibattiti anziché riflessioni.
Insisti, ti prego, non cedere, che degli stupidi non ne posso più.
Ci ho messo due camel e un amaro, a leggervi…
L’amaro era amaro? Dai che ti censuro…
http://www.debonairmag.com/amaro-nonino-quintessentia
Ora è di moda l’amaro del capo.
Comunque non mi hai risposto.
E’ che non ho capito la domanda…
… e, quindi, glissavo…
P.S.: A Scorfo! Sei fortunato che non t’hanno detto nulla della foto di Wanna Marchi
“Forse, anzi, proprio attraverso la scuola, lo Stato dovrebbe accentuare la propensione di ognuno all’attenzione critica, in ogni sua forma.”
Tutto quadra, direi.
è uno stato dissociato, schizofrenico: ti vende le sigarette e gli alcolici e ci guadagna pure, poi spende i soldi per curare le malattie da fumo e da alcol.
in effetti un po’ di coerenza non guasterebbe, tuttavia sono anch’io convinta che alcool e fumo e lotterie prespererebbero comunque, che il proibizionismo non funziona, e quindi lo stato si troverebbe a dover solo spendere (per le malattie da fumo e da alcol) senza guadagnarci, o meglio, lasciando ad altri borseggiatori, diciamo privati, il guadagno.
spetta ai genitori e alla scuola – come è sempre stato, in saecula saeculorum – educare alla consapevolezza e al senso critico. e a far resuscitare (compito arduo, la resurrezione, lo ammetto. almeno tentiamo seriamente) il concetto di responsabilità personale, ormai morto e sepolto, al grido di “godi!” e “consuma!”.
e a trattare bene il nostro fegato e i nostri polmoni.
faccio un esmpio-paradosso: se per avere un fegato dovessimo pagare, diciamo, 500.000 euro (non è tanto, rapportato al costo di un appartamento) ci staremmo più attenti. siccome, invece, l’abbiamo avuto gratis, il fegato, siamo portati a fregarcene. perchè solo quello che ha un prezzo, vale.
“ti vende le sigarette e gli alcolici e ci guadagna pure, poi spende i soldi per curare le malattie da fumo e da alcol.” (e si lamenta, aggiungo io)
E’ proprio questo il punto. Questa è la dissonanza. L’accordo stonato.
Su un’altra cosa, invece, non sono tanto d’accordo (le definizioni non mi piacciono, ma ci dobbiamo pur convivere, dice quello): l’uso del termine “proibizionismo”. Ok. E’ esteso, ma dà davvero l’idea di uno Stato fascista.
Ché sulla differenza che passa tra “divieto” e “proibizione” se ne potrebbe parlare per ore.
Come ho scritto, in via del tutto estemporanea, credo che una soluzione potrebbe essere l’abolizione del monopolio, per ciò che concerne risorse economiche (se pensiamo al guadagno) quali tabacco ed alcol: lo Stato avrebbe comunque il suo introito. Si chiama I.V.A., se non vado errato.
“lasciando ad altri borseggiatori, diciamo privati, il guadagno.”
Lo fa già adesso, ché non proprio tutti i “canali di vendita non autorizzati” sono stati eliminati.
Trovo, però, abbastanza corretto il ragionamento sull’apprezzamento delle risorse umane (anche se paradossale):
“se per avere un fegato dovessimo pagare, diciamo, 500.000 euro (non è tanto, rapportato al costo di un appartamento) ci staremmo più attenti. siccome, invece, l’abbiamo avuto gratis, il fegato, siamo portati a fregarcene. perchè solo quello che ha un prezzo, vale.”
e però, in questo caso, non sono coinvolti solo “gli uomini deboli”, che necessitano delle cure di uno Stato assistenzialista quale è il nostro. (e comunque…)
Si ritorna, così, ad un discorso di coscienza individuale, che, mi pare, sia stato toccato dallo scorfano e affrontato anche in altri commenti.
E se l’uomo non “nasce imparato”, qualcuno dovrà pur farsi carico di una educazione che, mi par di capire, non esiste o è corrotta e malata.
Non solo: dovrà farsi anche carico di studiare e di mettere in produzione i giusti mezzi per informare il cittadino, al fine di prevenire danni di tipo economico o fisico.
Cose così, senza alcuna pretesa.
Un saluto
Caro scorfanino mio, salgo sullo sgabello (quello della cucina-angolo salotto) a darti un bacio sulla fronte: sono anni che lo dico, non ho MAI comprato un gratta e vinci, non per tirchieria, ma perchè ho sempre ritenuto già un ladrocinio le tasse che venivano tolte dallo statino dello stipendio (quanto è frustrante vedere le cifre che ti dicono: avresti dovuto prendere 2.500 euro, e invece te ne diamo sole 1.600 e ti sembra di sentire il ghigno di Gargamella) e quindi fosse inutile dare altri soldi allo Stato. Anche perchè, essendo fortunata in amore con 37 anni di matrimonio
, non sono mai stata fortunata al gioco.
Ma, boicottare queste lotterie, nooo?…
No per carità, a pensarci bene, sennò ci tasseranno sui blog e sui commenti
Cara Tea, oggi mi prendo il bacio sulla fronte. Le tasse sui commenti le farò pagare ai commentatori, quando sarà. E ci farò pure un po’ di cresta.