(Tornano, a gentile richiesta, i piccoli appunti su Dante; è stupefacente, lo so, ma ci sono state effettivamente un paio di gentili richieste…)
Il canto di Ulisse è talmente noto e famoso che pare superfluo farne un riassunto. Perché Ulisse è uno dei più grandi personaggi infernali e il suo lungo monologo è uno degli squarci più abbaglianti della storia della poesia occidentale. Ulisse, quindi, parte: perché Itaca non basta, l’amore non basta, la felicità non basta, il potere non basta: Ulisse si muove verso l’ignoto, oltre le colonne d’Ercole, oltre il limite stabilito alla conoscenza umana. Ulisse giunge fino a scorgere il profilo bruno della montagna del Purgatorio… Poi un turbine improvviso scende su di lui e la nave di Ulisse e dei suoi pochi compagni sprofonda. «Com’altrui piacque».
Ma il viaggio di Ulisse, freccia lanciata al di là di tutti i confini possibili, non è solo il viaggio dell’uomo che sfida i limiti impostigli dalla sua finitezza, e che dunque sfida Dio; non nell’ambito complessivo della Commedia dantesca. Il viaggio di Ulisse, «folle volo», è anche controcanto terribile al viaggio dantesco: stessa meta, stessa ansia di libertà, stesso desiderio di fare «esperienza» e di «seguir virtute e canoscenza». (more…)
Se avete un’edizione della Commedia dantesca che risale agli anni Settanta o prima, forse l’ultima parola del v.48 la troverete diversa. È possibile che il vostro testo reciti temesse. Non si tratta di un errore, naturalmente: la sostituzione della forma verbale temesse con quella più recente di tremesse è una scelta che è stata fatta dall’editore Petrocchi appunto negli anni ’70 e che è stata via via recepita da tutte le più imprtanti edizioni commentate del poema dantesco.
Il canto IV dell’Inferno non è esattamente uno di quei canti noti a chiunque, tramandati da generazioni di studenti e resi immortali dalla recitazione di attori più o meno noti. È invece un canto spesso tralasciato, letto molto poco nelle aule scolastiche e forse anche un po’ sottovalutato.
