Oggi si sottoscrive quanto sostenuto da Antonio Scurati sulla Stampa:
Chiunque sia stato insegnante negli ultimi trent’anni, e cioè da quando è cominciata la precipitosa destabilizzazione della cultura e, con essa, il crollo di tutte le tradizionali istituzioni del sapere, si sarà trovato infinite volte a chiedersi: ma che senso ha tutto questo? Accasciato dietro la cattedra nella postura molle della sconfitta, lo sconfortato professore si sarà posto la domanda letale: che ci sto a fare qui? E se la sarà posta con l’assoluta certezza che la voce del suo sconforto si stava prolungando, in quel preciso istante, nella mente dei suoi trenta studenti, i quali gli facevano eco all’unisono protestando: a che serve tutto questo?! Insomma, una sorta di mesmerismo intellettuale del senso di inutilità collettivo. Questo è stata, troppo spesso e troppo a lungo, la scuola da quando l’avvento della società della comunicazione ha segnato l’eclissi del sistema professionale fondato sul principio in base al quale la classe dirigente doveva essere formata secondo i metodi della razionalità scientifica e umanistica.
Ma con una precisazione doverosa, che riguarda soprattutto il seguito dell’articolo. (more…)

