Il merito. E ci mancherebbe, il merito. La domanda arriva e la ministra Gelmini, puntuale e preparata come un’alunna preparata, risponde:
Dal 2012 gli insegnanti più meritevoli percepiranno 7 mila euro all’anno in più. Circa 1.000 milioni di euro saranno destinati a premiare merito e qualità del personale scolastico. Soldi, voglio sottolinearlo, che non saranno distribuiti “a pioggia”, ma terranno conto della professionalità, dell’impegno e della qualità del lavoro degli insegnanti. Stiamo valutando le modalità per attribuire queste risorse premianti secondo criteri che riconoscano, appunto, professionalità e qualità delle prestazioni.
Mi scusi, ministra, ma lei non mi sta entrando molto nel merito, in realtà. Non più di qualche frase generica, onestamente. Lo so anch’io che è necessario, lo sa chiunque; ma dipende tutto dal come, da cosa si intenda per professionalità, impegno e qualità del lavoro. Lo sa anche lei. (more…)
Ci sono anche cose facili da fare, nel mio mestiere di insegnante, praticamente facilissime. Talmente facili che finiscono per essere dimenticate, o ritenute superflue, o forse, non so, credute troppo facili e quindi un po’ snobbate, come si fa con i giochi dell’infanzia. E invece si preferiscono tutte le cose complicate, articolate secondo criteri psicopedagogici precisi e mirati, inattaccabili dal punto di vista legale, burocraticamente ineccepibili, firmate, controfirmate e protocollate.
Voti da assegnare. Voti da ricevere e da motivare. Voti da giustificare. Voti da concepire con il prezioso strumento delle griglie di valutazione. Voti da riportare sul registro, poi sul pc della scuola, poi sulla carta, poi sulla lettera di comunicazione alle famiglie, poi sul registro personale, negli appositi spazi, che sono tutti su pagine diverse, finché la biro non finisce e ce ne hai un’altra nella borsa; voti da riportare e da pesare e da mediare, costantemente. Voti da meditare. Voti da ripensare. Medie da calcolare senza la calcolatrice, che non si fa, ma da calcolare lo stesso, che gli studenti lo fanno e poi ti contestano, calcoli alla mano. Medie di voti con cui tutelarsi, difendersi, aggredire. Voti da cambiare durante lo scrutinio finale, perché il preside e i colleghi votano contro la tua proposta, e i voti tu li devi cambiare. Voti da proporre, infatti. Voti da prendere e da mandare. Voti, numeri, cifre decimali, crediti, sei su dieci, come dieci su quindici, come sessanta su cento, che è come il vecchio trentasei su sessanta; ma anche trenta su trenta che poi diventa, ma solo alla fine, centodieci su centodieci, secondo un calcolo che si impara a fare, perché certe cose si devono imparare; e alla fine, forse, la lode, in aggiunta, se sei stato così bravo che i numeri non bastano più.
