Ecco, è primavera finalmente: si riaprono le finestre, riscopro che ho dei vicini di casa che stendono i panni al sole quasi tiepido, le giornate si allungano, il mio box si riempie di ragni sovradimensionati e spaventosi, a scuola arriva il pagellino.
Come il vino novello al supermercato, come la desolata e solitaria rondine: uno a fare autunno, l’altra a non far primavera. Così il pagellino, a far quasi Pasqua, come ogni anno. E come ogni anno, il pagellino arriva e semina il panico tra gli studenti («cosa mi mette in italiano, prof?»; «e se mi faccio interrogare?») e tra i genitori (ma almeno un venti per cento di loro non lo avranno mai ricevuto, il pagellino, lo scopriremo a giugno, che i ragazzi magari non studiano, ma la firma di mamma la sanno fare, eccome se la sanno fare); ma soprattutto il pagellino semina il panico tra gli insegnanti, coloro che più volentieri ne farebbero a meno e sulle cui spalle il pagellino cade, come una scure lanciata dal destino cinico e indifferente.
Perché il pagellino, sappiatelo, non è una pagella vera, è una “comunicazione infraquadrimestrale”: quindi non ci sono i voti, non si fanno gli scrutinii, e in teoria non si dovrebbe fare niente. (more…)
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