- E quella a me: «Nessun maggior dolore
- Che ricordarsi del tempo felice
- Ne la miseria; e ciò sa ‘l tuo dottore.»
Dopo che Dante ha interrogato Francesca, come scritto nella precedente noterella, è lei, la donna lussuriosa, a prendere la parola; e sono quelli appena riportati sopra i versi d’esordio del suo famosissimo discorso. In questa sede non ci dilungheremo troppo su tutte le sue parole; perché è l’aggettivo «felice» quello che ci interessa e che costituisce l’oggetto di questa piccola nota. E, in subordine, la possibilità che un’anima dell’Inferno parli di felicità, mentre è dannata.
Esso, l’aggettivo «felice», compare 14 volte nella Commedia di Dante: 3 volte nell’Inferno, 4 nel Purgatorio e 7 nel Paradiso. In realtà, seppur con varie sfumature, 12 di queste occorrenze sono da riferirsi alla vita eterna o alla promessa di essa o semplicemente alla negazione della natura terrena della felicità; e quindi non ci interessano. Soltanto due ne restano fuori: una, relativa al canto XVI dell’Inferno, è però ascrivibile al repertorio, consueto in Dante, delle semplici formule di cortesia e quindi, tutto sommato, non è molto significativa neppure lei; l’altra è questa del canto V, appena riportata. Essendo pronunciata da Francesca da Rimini, appare già di per sé molto importante e forse ricca di sottintesi. E bisognerà quindi provare a comprenderla. (more…)

