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Posts contrassegnato dai tag ‘entusiasmo’

magariNo, scherzavo in realtà.

Non è mica del tutto vero quello che ho scritto ieri, e cioè che la carta è l’unica cosa che mi angoscia dell’anno scolastico che dopodomani ricomincia. Non è solo quella, insomma. L’altra cosa che mi angoscia, e che forse mi angoscia ancora di più, ve lo dico senza preamboli, sono le otto di mattina.

Non le sette, ora in cui mi alzo e mi lavo la faccia; no, proprio le otto. Il problema non è mica alzarsi: anche d’estate o la domenica non mi succede più di alzarmi tanto tardi. È la vecchiaia, credo; il tempo che comincia ad avere una fine e che diventa un peccato buttare via. Sono proprio le otto che mi angosciano: e cioè è l’ora in cui la scuola inizia.

Perché, lo sapete tutti, la scuola non può essere solo trasmissione asettica di conoscenze e di nude informazioni, no? Lo dicono anche i giornalisti e i ministri e gli psicologi al sevizio dei ministri (e anche quelli al servizio di nessuno, lo dicono). La scuola è prima di tutto passione;                 (more…)

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Oggi si sottoscrive quanto sostenuto da Antonio Scurati sulla Stampa:

Chiunque sia stato insegnante negli ultimi trent’anni, e cioè da quando è cominciata la precipitosa destabilizzazione della cultura e, con essa, il crollo di tutte le tradizionali istituzioni del sapere, si sarà trovato infinite volte a chiedersi: ma che senso ha tutto questo? Accasciato dietro la cattedra nella postura molle della sconfitta, lo sconfortato professore si sarà posto la domanda letale: che ci sto a fare qui? E se la sarà posta con l’assoluta certezza che la voce del suo sconforto si stava prolungando, in quel preciso istante, nella mente dei suoi trenta studenti, i quali gli facevano eco all’unisono protestando: a che serve tutto questo?! Insomma, una sorta di mesmerismo intellettuale del senso di inutilità collettivo. Questo è stata, troppo spesso e troppo a lungo, la scuola da quando l’avvento della società della comunicazione ha segnato l’eclissi del sistema professionale fondato sul principio in base al quale la classe dirigente doveva essere formata secondo i metodi della razionalità scientifica e umanistica.

Ma con una precisazione doverosa, che riguarda soprattutto il seguito dell’articolo.       (more…)

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737-O-074-AD5716Greta ha di nuovo preso 6 in latino. È la seconda volta di seguito che Greta prende 6 nello scritto di latino e quindi mi sento di poter dire che ce l’ha fatta; che l’anno scolastico  le è servito e che finirà bene. Anche perché la verifica era parecchio difficile: traduzione dall’italiano, senza vocabolario. Necessità di ricordarsi le regole, di applicarle, di incrociarle e contemporaneamente necessità di aver memorizzato il lessico di base, i verbi, i paradigmi e i pronomi.

Greta ha di nuovo preso 6, insomma. Ai miei quattro gatti di lettori questo evento non dirà quasi nulla, lo so. E invece è un evento importante, direi quasi decisivo; anche per la nostra scuola pubblica.     (more…)

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sorelle d'italiaIo me lo immagino benissimo che non ve ne possa fregare di meno; e non vi biasimo. Però, anche se non ve ne frega nulla, sappiate che sul benedetto voto di condotta non è nemmeno detta l’ultima parola. Cioè, a oggi, mentre la ministra rilascia interviste su interviste a proposito di tutto e di più, non c’è ancora una circolare ministeriale che chiarisca se il voto di condotta farà media o no nel calcolo del credito scolastico di uno studente (il punteggio che ogni ragazzo ottiene negli ultimi tre anni di scuola).

Siamo sicuri che farà media per l’ammissione all’Esame di Stato, perché questo è stato espressamente detto. Ma che possa fare media anche negli anni precedenti non è mica del tutto evidente. Noi supponiamo di sì, sia chiaro: perché le interviste ai giornali vanno tutte in quella direzione. Ma lo supponiamo e basta, in realtà. Perché di comunicazioni ufficiali nemmeno l’ombra. Ve lo giuro, è così.

Anzi, a essere sinceri una piccola ombra, quella c’è: è la circolare del 7 maggio scorso che dice testualmente: «A partire dall’anno scolastico 2008-09 il voto di comportamento concorre alla valutazione complessiva dello studente…». Che non significa nulla, però.        (more…)

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se-ci-scappa-il-sorrisoCi sono anche cose facili da fare, nel mio mestiere di insegnante, praticamente facilissime. Talmente facili che finiscono per essere dimenticate, o ritenute superflue, o forse, non so, credute troppo facili e quindi un po’ snobbate, come si fa con i giochi dell’infanzia. E invece si preferiscono tutte le cose complicate, articolate secondo criteri psicopedagogici precisi e mirati, inattaccabili dal punto di vista legale, burocraticamente ineccepibili, firmate, controfirmate e protocollate.

Per esempio.     (more…)

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blindare-un-autore-per-troppo-amoreMe lo dico da solo, perché so per esperienza decennale che è l’unico sistema, e quindi so che non me lo dirà nessun altro: ieri, la lezione sulla poesia dei crepuscolari e di Guido Gozzano mi è venuta benissimo.  Ne sono proprio convinto: benissimo.

Ho letto, in quinta, la poesia Signorina Felicita e ho sentito che tutto funzionava a meraviglia: ero “dentro” il testo, lo sentivo, riuscivo a dire le cose giuste al momento giusto, lasciando parlare la poesia ma sottolineando con cura i momenti topici della trama testuale, senza strafare, senza invadere il campo, riuscendo proprio a essere la “voce di servizio” al poeta, quella che secondo me dovrebbe sempre essere la voce un qualunque buon insegnante di letteratura e che spesso però io non riesco a essere.

Bravo, bene così, dovrei dire. E invece no. Forse no.         (more…)

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la stanchezza esiste

Sono un’insegnante in procinto di andare in pensione (con una pensione da fame): sarei potuta rimanere qualche altro anno, ma per cosa? Alunni viziati e arroganti, genitori prepotenti e iperprotettivi, spesso neppure una sedia decente e un armadietto dove conservare le proprie cose, per ogni ministro che si succede un mare di cose e di “carte” da cambiare, riunioni interminabili, dirigenti spesso incompetenti, una fatica immensa di cui nessuno si rende conto e stipendi ridicoli?
Ma chiudiamole pure le scuole: non tremila, tutte!

A volte, purtroppo, prevale l’amarezza.

(da una lettera arrivata al quotidiano on line Blitz, a proposito dell’annunciata chiusura di tremila scuole italiane)

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Oggi, sul Sussidiario (mia rivista on line preferita, da qui all’eternità), è uscito un articolo a firma di Gianni Mereghetti, che commenta lo schema di regolamento per la valutazione degli studenti, pubblicato dal ministero della Pubblica Istruzione. In realtà il commento si riduce a una semplice segnalazione: manca del tutto, secondo Mereghetti, l’«aspetto dinamico della valutazione». Anzi, per essere più precisi:

Manca l’aspetto dinamico della valutazione, ossia il percorso che lo studente ha compiuto per raggiungere l’obiettivo prefissato. Valutare uno studente, infatti, non è solo considerare se abbia o non abbia raggiunto un risultato, ma anche il cammino fatto. In certi casi si dovrebbe premiare maggiormente uno studente che dal quattro passi al cinque che non quello che parte dal sei e non fa altro se non conservarlo.

Leggo e non mi convinco del tutto.        (more…)

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Leggo, su consiglio del mio amico Dario, la risposta che Beppe Severgnini dà a un genitore molto preoccupato (quasi disperato) per le difficoltà scolastiche del figlio. Scrive Severgnini, sul «Magazine» del Corriere della sera di giovedì 12 marzo:      (more…)

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due sfere

sono-cose-che-si-capiscono-da-soliTra le cose che ho imparato durante l’unico corso di metodologia didattica che abbia mai seguito c’è stata senz’altro la necessità di comprendere le reazioni anche silenziose degli studenti, il feedback come lo si ama chiamare, la risposta non verbalizzata che essi danno o meno alle iniziative del docente e che manifesta il loro interesse per un dato discorso.

Fu la professoressa Depelle a illuminarmi su questo aspetto così delicato del mio lavoro. Io all’epoca avevo meno di trent’anni, insegnavo in una scuola privata e avevo una quinta liceo con 31 alunni, alcuni molto bravi ma la maggior parte ripetenti, bocciati della scuola pubblica che si giocavano la loro ultima carta nella privata (una di loro aveva 22 anni, per dire). Facevo del mio meglio, ma era difficile spiegare la letteratura a così tanta gente di così diversa provenienza e potenzialità.

Poi cominciai a frequentare il corso della prof. Depelle e rimasi un po’ frastornato.       (more…)

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la-stanchezza-dellinsegnante-pieno-di-ex-entusiasmoUn episodio minimamente esemplare, di qualche anno fa: avevo frequentato con profitto (nel senso che vi avevo conosciuto colleghi molto bravi e giovani e pieni di entusiasmo e avevo avuto con loro interessanti discussioni sulla bellezza e sulla letteratura; nessun altro profitto) un corso abilitante riservato a chi, com’ero io, aveva alle spalle già diversi anni di insegnamento senza avere però una cattedra; quasi tutti rappresentanti della categoria cosiddetta dei “precari”, io invece insegnante di scuola privata.

Alla fine del corso bisognava sostenere un esame; prima uno scritto, niente di speciale, poi un orale, corredato di inutilissima tesina multimediale (bastava scrivere due idiozie su word ed era già multimediale, per intenderci; io, che ci inserii un paio di patetici link, suscitai l’entusiasmo della commissione giudicante).               (more…)

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