Ce n’è una sola, per fortuna. Anche se io non ne ho mai viste tante come quest’anno, onestamente. Tante, tantissime mamme, tutte preoccupate, tremanti, fuori dalla porta, che mi guardavano per avere anche solo un piccolo segno, alcune anche in lacrime, sempre in ansia per i loro figli. È stata la maturità delle mamme, per certi versi.
In realtà, a pensarci, nessuna di loro è entrata direttamente nell’aula dell’esame; l’ingresso lo hanno lasciato agli amici, ai morosi e alle morose, ai compagni di scuola. La maggior parte si è fermata fuori, nel corridoio, ad aspettare, magari parlando con la bidella, o con alcuni altri ragazzi che erano lì, in attesa anche loro; o parlando con altre mamme, ovviamente. Come ai giardini pubblici, quando i ragazzi erano bambini.
E lo so benissimo anch’io che sarebbe facile uscirsene adesso con il più ovvio e ragionevole dei commenti: (more…)
Si apre la porta ed è il turno del prossimo studente. Che tira un respiro forte, guarda sconsolato gli amici che lo hanno accompagnato e poi entra. «Buongiorno», dice ad alta voce. «Buongiorno», rispondono i commissari, schierati a ferro di cavallo sui loro banchetti, fingendo un’aria accogliente; ma in realtà sono stanchi, hanno caldo, non ne possono più, aspettano solo che arrivi la fine anche di questa mattina. E sanno che ci saranno altre mattine come questa, fino a metà luglio, e che c’è pure da ascoltare una inutile e noiosa tesina, per lo più vigliaccamente copiata da internet, senza nulla di originale.
Alla fine della correzione degli scritti dell’esame di Stato, la commissaria (esterna) di matematica è un po’ nervosa. Tiene un paio di compiti davanti a sé, li guarda, li sfoglia, li confronta, scuote la testa. Poi sbotta: «L’alunno Alex ha copiato dall’alunna Stefania, ne sono sicura…» Gli altri commissari non dicono niente. In particolare, i tre commissari interni ritengono di non dover informare la commissaria di matematica che l’alunno Alex e l’alunna Stefania vivono una felice relazione sentimentale da quasi due anni, e sono quasi inseparabili.
In questi giorni tutti quelli con cui parlo mi chiedono come va l’esame. Proprio così, con queste parole, dopo pochi secondi che li ho incontrati: «E l’esame… come va l’esame?». Io provo a dire qualche parola sulle tracce, sulle correzioni, ma capisco subito che non è di me che vogliono sapere, naturalmente. È dei miei studenti che mi stanno chiedendo. «E i ragazzi, come vanno i ragazzi?», aggiungono appena io prendo fiato.
Io, personalmente, venni a sapere del voto finale che avevo preso all’esame di maturità ancora prima di guardare il tabellone finale con i risultati esposti. Mi ricordo che ero andato a Genova con mia madre e mia sorella, la mattina in cui uscivano i voti. Quindi arrivai a scuola molto tardi, all’ora di pranzo, ben più tardi di tutti gli altri. Mia madre mi lasciò dietro l’angolo, io scesi dalla macchina e non feci a tempo a fare due passi che mi fermarono alcuni amici, di un’altra quinta della mia scuola, e mi fecero i complimenti.
Non mi è sinceramente molto chiaro perché il Ministero della Pubblica istruzione, a partire da quest’anno,
Qualche giorno fa, in quinta, c’è stata la simulazione di prima prova. Vale a dire che tutte le classi quinte dell’istituto si sono fermate e per 6 ore hanno svolto il cosiddetto tema, che adesso non è più un tema ma un’analisi di testo, oppure un saggio breve, oppure un articolo di giornale, oppure una trattazione di argomento storico. Ma tra di noi lo si continua a chiamare «tema», che fa tanto casa nostra e ci piace di più.
Quindi la Gelmini si è «arresa», come titolavano
Bene. Anzi, male, molto male. Io non ci volevo proprio credere e quando me l’hanno detto, ho pure reagito in modo scomposto, perché mi pareva davvero troppo. E invece avevano ragione loro, quelli che me l’hanno detto (che erano i miei studenti di quinta, figuriamoci). E loro, che avevano ragione, mi hanno detto che da quest’anno per essere ammessi all’esame di Stato (alla maturità, insomma) è 
