E continuiamo pure a chiamarli “nativi digitali”, d’accordo. Benché un conto sia la natività, un altro conto la consapevolezza: e anche su questo dovremmo essere ormai tutti d’accordo.
Prendete i cinque ragazzi quindicenni di Piacenza che hanno aperto un gruppo su Facebook per insultare la loro prof di italiano delle medie e che ora si trovano a dover subire un’inchiesta della Polizia postale: ecco, io me li immagino già, parecchio stupiti di avere suscitato un tale vespaio, per così poco, per quasi nulla, per un semplice scherzo tra coetanei.
Insomma, un gruppo su Facebook è per loro soltanto un gruppo su Facebook; e cioè un gioco, niente di grave, poco più che una piccola bravata, non è come appendere cartelli pieni di insulti su un muro della loro città. (more…)
Ricordo un tema fatto da tantissimi studenti di una seconda liceo, più di dieci anni fa. Insegnavo in una scuola privata, in quel periodo. Alla ventina di ragazzi che avevo davanti tutti i giorni, diedi una traccia che parlava di amicizia, ma che cercava di evitare il solito tema su quanto è bello avere degli amici, e senza gli amici la vita sarebbe triste, e io e i miei amici ci divertiamo tanto insieme.
