Possiamo davvero discutere di tutto, per quanto riguarda la scuola. Possiamo accanirci sui prezzi degli zainetti e degli astucci; possiamo anche raccontarci splendide e meravigliose bugie su come l’insegnamento sia una missione e altre simili amenità; possiamo parlare fino allo sfinimento dei nuovi criteri di reclutamento dei dirigenti scolastici e degli insegnanti (che nessuno sta reclutando, in questo momento, ma chi se ne importa); possiamo insomma discutere di tutto lo scibile scolastico fino alla fine dei tempi e possiamo farlo anche con padronanza di idee e di lessico e di punteggiatura…
Ma finché non prendiamo atto che grandissima parte del lavoro che un insegnante può fare in una classe dipende solo da due variabili, saranno tutte discussioni inutili. E le due variabili sono, a mio parere, queste: 1. la sua personale preparazione, disciplinare e didattica (il che chiama in causa l’università e la scuola stessa, a bene vedere, e di cui non ho voglia di parlare, perché è agosto e mi sento clamorosamente impreparato, anche quest’anno); 2. il numero di alunni che tale insegnante ha di fronte nel momento in cui entra in classe e deve seguirne la formazione individuale. Dove individuale è ovviamente la parola chiave, quella a cui non si dovrebbe rinunciare.
Ecco perché trovo che quanto sta accadendo all’inizio di questo nuovo anno di scuola sia molto grave e che sia grave che nel frattempo si stia discutendo di zainetti e di tutt’altro; (more…)

