(Tornano, a gentile richiesta, i piccoli appunti su Dante; è stupefacente, lo so, ma ci sono state effettivamente un paio di gentili richieste…)
Il canto di Ulisse è talmente noto e famoso che pare superfluo farne un riassunto. Perché Ulisse è uno dei più grandi personaggi infernali e il suo lungo monologo è uno degli squarci più abbaglianti della storia della poesia occidentale. Ulisse, quindi, parte: perché Itaca non basta, l’amore non basta, la felicità non basta, il potere non basta: Ulisse si muove verso l’ignoto, oltre le colonne d’Ercole, oltre il limite stabilito alla conoscenza umana. Ulisse giunge fino a scorgere il profilo bruno della montagna del Purgatorio… Poi un turbine improvviso scende su di lui e la nave di Ulisse e dei suoi pochi compagni sprofonda. «Com’altrui piacque».
Ma il viaggio di Ulisse, freccia lanciata al di là di tutti i confini possibili, non è solo il viaggio dell’uomo che sfida i limiti impostigli dalla sua finitezza, e che dunque sfida Dio; non nell’ambito complessivo della Commedia dantesca. Il viaggio di Ulisse, «folle volo», è anche controcanto terribile al viaggio dantesco: stessa meta, stessa ansia di libertà, stesso desiderio di fare «esperienza» e di «seguir virtute e canoscenza». (more…)
Io ho una sola cosa in testa, quando vado a lavorare a scuola: la letteratura.
Oggi preparo un po’ di testi del Novecento da leggere insieme ai ragazzi di quinta, nelle prossime settimane. Un po’ mi ci diverto anche, in questa compilation, ma non è questo il punto (non deve esserlo, insomma). Sono testi di autori noti ma anche meno noti, e secondo me molto utili per comprendere la natura della cultura letteraria del secolo appena concluso, che è poi, tutto sommato, anche la nostra del 2009, per molti versi.
Oggi, in quinta, interrogo Marta in letteratura italiana. Tra i tanti argomenti su cui potrei ascoltarla, il discorso cade sulle novelle di Verga e in particolare sulla novella La lupa, che abbiamo letto insieme in classe qualche settimana fa. Marta conosce bene la novella: la introduce con intelligenza, la riassume precisamente, parla dei personaggi, del coro popolare, della tecnica verghiana di presentazione degli eventi.
Certe cose si vedono con gli occhi, altre si immaginano con il pensiero: è ovvio, non occorre nemmeno dirlo. Leggere invece è un’operazione un po’ più complicata: perché leggere pretende che, mentre gli occhi vedono, il pensiero immagini qualcosa di cui non c’è traccia, se non nei piccoli segni alfabetici che punteggiano la pagina. Ecco perché leggere richiede un vedere diverso; ed ecco perché la letteratura è parente del cinema ma non ne è sorella; così come non è sorella della pittura e nemmeno lontana cugina della televisione. Perché non le è mai sufficiente il vedere senza l’immaginare.
Ambarabà ciccì coccò
