(di Gionata)

Ricordo che a una certa ora in fondo al cortile cinque o sei donne cominciavano a pregare.
Ero piccolo quando aggrappato alla ringhiera del balcone le sentivo balbettare sillabe appartenenti a una litania e a una musica interiore. Erano i giorni in cui i miei genitori, con i nonni, condivano con il pesto. Allora io me ne stavo in balcone perché non ne sopportavo l’odore. E le sentivo pregare e le vedevo con la testa china snocciolare il rosario. Quelle visioni dall’alto del balcone hanno suggerito una dimensione del sacro che ancora oggi ritrovo in certe occasioni, alla presenza di un’immagine, di un suono o di altro incastro quotidiano. E l’occasione si è ripresentata, sempre riportandomi ai quei minuti che sanno di pesto e preghiera, con una canzone di Yamin Levy, La alegria. Poi è venuta la scoperta di tutto il resto.
Il flamenco, i suoni del medio oriente, lo stile che ha il passo di una preghiera o di una ballata e, infine, anche se la sensazione è che non ci sia mai fine, il ladino come lingua per dire. (more…)



Eccoli, gli alunni del liceo, tutti seduti in Aula magna per partecipare a un “incontro” sulla storia della musica. Li guardo, solo perché sono obbligato, perché sono in orario di lezione, anche se non farò lezione, visto che le mie classi hanno aderito all’ “incontro”, e i miei alunni hanno pagato cinque euro a testa, per parteciparvi.
Magari la sua faccia non vi dice niente. Però sono sicuro che tra i vostri dischi ce ne sono diversi a cui lui aveva collaborato, come arrangiatore o anche come semplice strumentista. Lui è Beppe Quirici, 


C’era una canzone, nel disco di Pacifico del 2006, che non riuscivo a sentire senza commuovermi, nonostante l’ascoltassi ripetutamente. Forse perché parla di un’età che era la mia, che lo è tuttora. E parla della sottile sensazione di sconfitta che, per certe cose, ogni tanto, a quest’età, ti prende. La canzone si intitola L’incompiuta, ed è il motivo per cui mi sono tanto affezionato a quel disco e al suo autore. Da qualche giorno è uscito anche il nuovo cd di Pacifico. Si intitola Dentro ogni casa. Lo sto ascoltando in questi giorni e non ci ho trovato dentro niente di paragonabile a L’incompiuta; anzi, spesso ho l’impressione che certi arrangiamenti così orchestrali gli abbiano un po’ nuociuto. Però ci ho trovato altre cose che mi sono piaciute, alcune anche molto. Per esempio il primo minuto della prima canzone; o tutto il secondo brano, che si intitola Sembri una foglia ed è forse anche una bella canzone d’amore; o il finale di Spiccioli o il testo di Dentro ogni casa, il brano che chiude il disco. Pacifico è uno di quegli autori un po’ sottovalutati nel panorama della musica pop italiana, strangolata da una parte dai grandi cantautori della generazione precedente e dall’altra parte dalle Giusy e dalle Laure di turno. A me piace la sua sobrietà, il suo gusto in certi arrangiamenti, il suo saper elencare parole in particolarissime sequenze sillabiche e musicali che si rincorrono fino a ritornelli poco prevedibili e per questo efficacissimi. E poi c’era L’incompiuta, per la quale gli sarò sempre grato.
È di qualche mese fa
Di musica non parlo volentieri, perché non mi sento proprio un esperto del settore. Però sono un ascoltatore parecchio curioso, diciamo, e da semplice ascoltatore qualche cosa riesco anche a pensarla. E in questi giorni penso che mi piace davvero tanto il 
