Immagina di avere una supplenza in una classe della tua scuola che non conosci. Immagina di entrare in perfetto orario e di non trovarci nessuno. Poi immagina di vederli arrivare uno per uno, un minuto dopo l’altro, tutti mangiando o bevendo qualcosa, con il cellulare in mano o all’orecchio, nessuno che va davvero a sedersi al suo posto, nessuno (o quasi) che nemmeno ti saluta.
Immagina di stare vivendo, tu, nel frattempo, un periodo estremamente faticoso. Perché hai tante cose da fare, tutte noiose e burocratiche e inutili; ma anche perché hai molte decisioni da prendere, che riguardano dei ragazzi giovani, che possono essere o non essere promossi. Immagina quindi di essere sotto pressione, per forza; e di essere un po’ nervoso.
Quindi immagina di essere lì, in quell’aula di quella classe che non conosci, in mezzo a ventotto quindicenni che sono tutti strafottenti e maleducati (non è vero, non proprio tutti: ma la maggior parte sì), tanto da fregarsene proprio che si sia o non ci sia qualcuno che li aspetta nella loro aula. Tanto da uscire e rientrare come se non ci fosse nessuno. E, se lo immagini bene, ti sarà subito chiaro quello che avresti voglia di fare. (more…)

