Qualche giorno fa, eravamo in sala insegnanti, il collega Pancrazio, mentre parliamo del più e del meno, mi dice che me la tiro. Cioè, non me lo dice direttamente, «tu te la tiri», come se fosse un’accusa, un complimento o un rimprovero; lo accenna appena, in mezzo a tutt’altra frase, «tu, che te la tiri», come se fosse una cosa ovvia e risaputa.
Però è la seconda volta che lo fa in un mese, e questa volta lo interrompo. «In che senso me la tiro, scusa?». (more…)

