Leggo il primo capitolo dei Promessi sposi, in classe. Fa sempre effetto la questione delle “gride”: le leggi che ci sono ma non vengono rispettate; le leggi che minacciano e le minacce a cui non segue nulla; è una questione che provoca domande e riflessioni anche sull’oggi. Però è molto difficile che i ragazzi riescano a cogliere la beffarda ironia che sta dietro il lungo elenco dei nomi e dei titoli nobiliari dei promulgatori delle leggi; è un’ironia contro il potere, in tutte le sue forme, ma è un’ironia troppo adulta per loro, e a quindici anni si preferiscono le cose più serie. Gliela faccio notare, ci provo; dico loro: «Questa è l’ironia di Manzoni». Ma loro mi guardano e scrivono sul loro quaderno degli appunti «ironia di Manzoni», ma si vede benissimo che, tranne forse un paio, non capiscono quel che significhi.
Poi arriva Don Abbondio e invece ridono tutti. Prendo tre ragazzi e faccio loro recitare la scena del viottolo e dell’incontro con i “bravi”: Giorgio è Don Abbondio, Tiziano e Federico, con atteggiamento truce che viene loro benissimo, sono gli sgherri che devono spaventarlo. Seduti al loro posti tutti gli altri studenti della classe li guardano e ridono. (more…)
L’altra sera, mentre guardavo Annozero, pensavo che io non ci credo mica a questa cosa della libertà di informazione che in Italia non ci sarebbe. Pensavo che sui giornali italiani si parla di tutto in realtà; e che si può parlare di tutto, anche qui, sui blog e sulla rete. E che c’è anche Il fatto di Travaglio e Padellaro, adesso, se uno vuole proprio essere certo di non perdersi nulla.
Una delle più efficaci e consuete sparate mediatiche del ministro Gelmini riguarda l’insostenibilità, in Italia, della spesa per il personale della scuola e dunque l’inderogabile necessità di abbatterla, con tagli e rasoiate. Già l’anno scorso il ministro aveva più volte dichiarato che non era possibile che le spese per gli stipendi del personale scolastico rappresentassero più dell’80% della spesa complessiva del Ministero per la Pubblica Istruzione. E già l’anno scorso, gli si era fatto notare, che non solo era possibile, ma che poteva addirittura considerarsi poco. Grazie al solito bel grafico ricavato dalle 
Da non perdere
La giustificazione secondo cui si è fatta una cosa «perché la fanno anche tutti gli altri» è una delle più puerili e sciocche che si conoscano. Le mamme popolari, quelle come la mia, amorevoli ma severe, generalmente, rispondono così ai loro bambini, quando questi usano una tale ingenua giustificazione per una loro marachella: «E se gli altri si buttano dalla finestra, tu cosa fai, ti butti anche tu?»
In Italia c’e’ il 70% delle persone che rischia quotidianamente in prima persona, rispettando i criteri della meritocrazia e della trasparenza, mentre il restante 30% ha sempre vissuto in maniera parassitaria. Parlo dell’Italia che non rischia, che vive di rendita, l’Italia del nepotismo che fino ad oggi e’ stata peraltro sovrarappresentata.
La bellezza dei comunicati stampa del Ministero della Pubblica istruzione (arte in cui sono raffinatissimi, ce ne eravamo già accorti) sta nelle sfumature. Questo,
No, scherzavo in realtà.
Un paio di perle prelevate direttamente dall’i
Mi è venuta in mente una cosa, oggi, mentre leggevo in giro sul web alcune impressioni a proposito del film Videcocracy, che personalmente non ho visto, ma che riesco a immaginarmi benissimo, con i suoi Corona, i suoi Lele Mora, e il Billionaire e Briatore e la Gregoraci e tutto il vippaio di noialtri piccoli italiani devastati dalla tv. Mi è venuto in mente, leggendo in particolare
E invece, ci ripenso, e c’è qualcosa che proprio non mi convince. La dichiarazione è la stessa di prima (lo so, sono noioso, che cosa volete farci…). E il punto che mi lascia assolutamente perplesso è l’inciso, questa volta: nel loro intimo. Un inciso del tutto incongruente con il contesto in cui è pronunciato (e le parole sono importanti, lo sono sempre, e rivelano molto di più di quel che apparentemente dicono):
Io non sono d’accordo con quasi nulla di quello che ha dichiarato
L’articolo è davvero spaventoso
Quando è venuto l’antennista a casa mia, gli ho chiesto se poteva fare in modo che i cavi della parabola passassero direttamente dentro i muri, insieme a quelli dell’antenna normale. Lui mi ha risposto che proprio non si poteva, per una ragione che non ho capito, ma mi è sembrata davvero inutile. Allora io ho pensato: «Ce l’ha con me… Questo tizio sconosciuto ce l’ha con me!»
Quello che mi innervosisce di più, della figura misera e ridicola di Noemi Letizia, è che suscita la mia morbosa curiosità. Non riesco proprio a resistere. Vedo la notizia della sua intervista al Mail Online pubblicata in homepage su Repubblica e vado 
Livio Andronico era greco; fu fatto schiavo e condotto a Roma; a lui si fa, convenzionalmente, risalire l’inizio della letteratura latina. Ma il suo nome, Livio, era semplicemente quello del suo padrone. Anche Ennio era greco, di Rudiae: scrisse tantissimo; e i suoi Annales rappresentano l’autentico inizio della storiografia romana.
La prima reazione 
